XVII Domenica del Tempo ordinario


tratto integralmente da: azione cattolica italiana

 

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

 

Il Vangelo di Matteo presenta le ultime tre delle sette parabole sul regno dei cieli. Regno di Dio, scrive Marco, Regno dei cieli, scrive Matteo, secondo la consuetudine del linguaggio rabbinico. Le due espressioni sono equivalenti. Gesù dà al regno di Dio il primo posto nella sua predicazione. L’insegnamento con cui si rivela ai discepoli, offre anche a noi la possibilità di addentrarci in quella realtà del regno a cui tutti siamo gratuitamente chiamati. Il regno dei cieli-regno di Dio è la dimora di Dio; è il progetto del Padre concepito per noi da tutta l’eternità, nel Figlio attraverso lo Spirito. È la sua presenza, vicinissima, di amore e di misericordia nella sua creazione, in noi sue creature, in tutto ciò che esiste. Presenza resa visibile e operante in Gesù Cristo che ci rende figli di Dio e fratelli: è Lui il compimento del Regno. Padre nostro che sei nei cieli… venga il tuo regno, ci ha insegnato a pregare Gesù.
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo… è simile a un mercante di perle…». È comune alle due parabole la gioia di cercare e trovare Dio e di decidersi a possederlo anche rinunciando ai propri beni. Occorre prima di tutto saper cogliere il valore del tesoro e della perla, stimare come primario e assoluto il regno al di sopra di ogni altra cosa o persona. Il regno è il dono di Dio per eccellenza, il valore essenziale che bisogna acquistare a prezzo di tutto ciò che si possiede. È necessario avere un cuore di “povero”, un atteggiamento di “bambino”, attivare la “ricerca” del regno e della sua giustizia, fare la volontà del Padre collaborando al servizio di una società giusta e fraterna. Noi discepoli di Gesù siamo in grado, in forza dello Spirito che ci abita, di estrarre cose nuove e cose antiche per camminare sempre più speditamente nel Regno dei cieli.

 

Parola della settimana: 
Cercare
 

Nell’epoca moderna l’attuazione del bene comune trova la sua indicazione di fondo nei diritti e nei doveri della persona. Per cui i compiti precipui dei poteri pubblici consistono nel riconoscere, rispettare, tutelare e promuovere quei diritti; e nel contribuire a rendere più facile l’adempimento dei rispettivi doveri (PIT 36).

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II Domenica del Tempo Ordinario….


Vedendo Gesù venire verso di lui, Giovanni disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 
Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio»

Giovanni 1,29-34 

CRISTO CI INVITA A PARTECIPARE ALLA SUA VITTORIA

Giovanni Battista oggi ci rende partecipi del suo stupore di fronte a quanto noi abbiamo contemplato la scorsa domenica e testimonia che «Gesù è il Figlio di Dio». Non si tratta di una semplice ripetizione di quanto abbiamo ascoltato una settimana fa: Giovanni ci invita a penetrare in profondità nel mistero di Gesù, in quella realtà di salvezza che mai finirà di renderci gioiosi e grati. Giovanni la annuncia così: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!». 

Gesù, all’inizio del Vangelo di Giovanni, ci viene presentato attraverso l’immagine dell’agnello, del capro espiatorio di cui ci parla l’antico libro del Levitico: «Aronne poserà entrambe le mani sul capo del capro vivo, confesserà su di esso tutte le colpe degli Israeliti, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati e li riverserà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di ciò, lo manderà via nel deserto. Così il capro porterà sopra di sé tutte le loro colpe in una regione remota, ed egli invierà il capro nel deserto».

 

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“Mai avere paura della tenerezza”….


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ll Natale per me è speranza e tenerezza…».

Francesco racconta a «La Stampa» il suo primo Natale da vescovo di Roma. Casa Santa Marta, martedì 10 dicembre, ore 12.50. Il Papa ci accoglie in una sala accanto al refettorio.

L’incontro durerà un’ora e mezza. Per due volte, durante il colloquio, dal volto di Francesco sparisce la serenità che tutto il mondo ha imparato a conoscere, quando accenna alla sofferenza innocente dei bambini e parla della tragedia della fame nel mondo. Nell’intervista il Papa parla anche dei rapporti con le altre confessioni cristiane e dell’«ecumenismo del sangue» che le unisce nella persecuzione, accenna alle questioni del matrimonio e della famiglia che saranno trattate dal prossimo Sinodo, risponde a chi lo ha criticato dagli Usa definendolo «un marxista» e parla del rapporto tra Chiesa e politica.

continua su: http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/30620/ 

Si alzò e andò in fretta….


di Gizzi Pierfrancesco

301-Domenico_ghirlandaio_visitazione_louvre_01In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Lc 1,39-45

È il primo viaggio di Gesù di cui abbiamo documentazione: nel grembo di Maria viene portato fino alla casa della cugina Elisabetta. È un viaggio senza motivi apparenti: «Maria si alzò e andò in fretta». Perché? Aveva forse saputo che Elisabetta attendeva un figlio? Voleva confidarsi e raccontarle che un angelo le era apparso e le aveva predetto cose meravigliose?
Le due cugine erano certamente intime amiche, anche se non potevano incontrarsi e parlarsi con la frequenza dei giovani di oggi. Possiamo allora pensare che il linguaggio del cuore e degli affetti può comunicare senza strumenti umani: le persone che si vogliono bene, sensibili ai bisogni degli altri, sanno sempre cosa bisogna fare e trovano il modo opportuno per realizzarlo.
Nei gesti di Maria sorprendono i due verbi «si alzò e andò in fretta». Alzarsi è un gesto che indica prendere coscienza di un bisogno; sapere che il tempo delle scelte è arrivato e a noi è chiesto di intervenire. Ma alzarsi significa anche acquisire dignità, raggiungere uno stato superiore di vita. Maria si alza dunque con la consapevolezza che qualcosa di grande sta avvenendo e lei vuole essere protagonista, compartecipe.
Maria «andò in fretta». La fretta, talvolta cattiva consigliera, in questo caso è sinonimo di trepidazione, di amore che non può attendere, di desiderio di vita e condivisione.
È questo il messaggio per il Natale ormai imminente. A noi è chiesto di accogliere Gesù che viene con il decoro di chi si alza per dare dignità al nascituro e con l’urgenza di chi non può attendere nulla di più grande e più importante che Gesù bambino.
Nel bambino Giovanni che sussulta nel grembo di Elisabetta, abbiamo la conferma che Maria ha scelto la via migliore.
Una via oggi richiesta anche alla nostra vita: vogliamo alzarci e accogliere in fretta Gesù nel nostro cuore?

Parola della settimana: 

Umiltà

«Maria Vergine, la quale all’annunzio dell’angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore.» (Lumen Gentium, 53)

Parte sopra tratto da “Date voi stessi da mangiare, testo per la meditazione personale Azione Cattolica Italiana, 2012-2013”

Alzarsi e andare in fretta. Lo facciamo quasi sempre tutte le mattine, chi corre in reparto, chi a prendere il treno, chi perché ha lezione e non è mai in orario. Poi alzarsi non è molto più presente tra le nostre azioni quotidiane, abbiamo le connessione a fibra ottica o in LTE, basta un click e possiamo fare qualsiasi cosa: parlare, massaggiare, vedersi.

Allora quale è la differenza tra il nostro alzarci e quello di Maria? L’amore, la trepidazione, il voler essere parte di questa storia e non solo comparsa. Banale?

Ogni giorno ci alziamo e andiamo a lavorare, studiare, seguire lezione , in questi giorni intorno a noi vediamo persone, sentiamo venti, viviamo esperienze, che molto spesso ci scivolano sopra come pioggia, nulla ci tocca, ormai siamo automi indipendenti con l’istinto della sopravvivenza. Siamo diventati machine da formula 1, siamo tecnicamente capaci di compiere grandi cose, di andare alla velocità massima, ma siamo utili solo su un percorso costruito adatto a noi. La nostra vita è una corsa solitaria, un testa a testa con l’altro per sopraffarlo in tutti modi; dobbiamo cominciare a rallentare, a scendere di marcia, goderci il panorama (quel poco che ci è rimasto almeno).

Ad esempio avete presente le stazioni ferroviare? Bene quelli sono luoghi pieni di velocisti durante il giorno, ma la notte si trasformano in luoghi pieni di solitudine e di richiesta di aiuto. Provate ad andare specialmente ora, vi stupirete. Quei luoghi diventano il punto di raccolta di chi ha perso la casa, oppure di chi una casa non l’ha e non è l’unica cosa che gli manca. Con la “Comunità Primavalle di Sant’Egidio” (la quale ringrazio), abbiamo vistato una stazione di Roma, dove molte persone (dico persone e non barboni o clochard come spesso la stampa usa dire), si ritrovavano per (e fate attenzione) il ristoro e l’ascolto. Il ristoro a volte non basta mai, perché chi ha bisogno aumenta sempre di più ogni settimana, per non parlare di chi vive sotto i ponti che per colpa di una società cieca e dedita ai soldi e al potere, lascia queste povere persone senza una coperta per la notte e un luogo dove dormire al caldo. Si, avete letto bene senza una coperta con tutto il freddo che fa in questi giorni! Il punto è che queste persone sono state sfortunate nella vita, non hanno avuto nessuno vicino per aiutarli veramente ed ascoltare le loro storie ci fa capire che chiunque può ritrovarsi da solo, senza più una speranza in cui credere, abbandonato a se stesso. Alzarsi e andare in fretta? Si, e aggiungerei anche “più veloce di Speedy Gonzales”, sono un esempio le persone che sono nella cmunità Primavalle che si impegnano per cercare coperte o sacchi a pelo, chiedendo anche alle famiglie di fare un regalo di Natale solidare, poiché di aiuto ce ne è sempre bisogno, oppure quelle aiutano l’ormai famoso “angelo di Milano” per assistere chi è nel bisogno ma ha paura ha chiedere aiuto.

Ora un ultimo punto sui giovani, molto breve sennò nessuno vedendo quest’articolo lo leggerà! Cosa ci sta offrendo ogni la nostra società? Oppure le nostre città, i nostri politici? Fa tutto schifo? La nostra Italia è un orrore rispetto ai nostri altri alleati europei? Non ci sono politici veri? Nella nostra città non c’è niente di accogliente e adatto a noi giovani per divertirsi in compagnia?

<<…si alzò e andò in fretta>>. Non essere solo una comparsa nella storia del tuo paese, sii tu il protagonista, cambia insieme agli altri le cose che non vanno. C’è un problema? Confrontati, risolvilo collaborando. Ti sei laureato ma il lavoro non c’è, crealo, credi nei tuoi sogni, mettici la passione, sollevati, alzati! Ama il prossimo tuo come te stesso cosicché creerai una società giusta, costruita intorno all’uomo e per l’uomo, e non intorno al denaro e al profitto.

Basta così, sennò vi annoio troppo! Buon Santo Natale a tutti e felice anno nuovo. Che il Signore benedica voi e le vostre famiglie. Pace a voi!

La chiesa bella del concilio…la nostra esperienza


Di Gizzi Pierfrancesco

Il tempo non era dei migliori, le nuvole minacciavano un bel temporale dai finestrini dell’autobus, ma questo non ha scoraggiato noi giovani e giovanissimi dell’Azione Cattolica della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino. Siamo partiti con grande gioia e convinti che lì a San Pietro ci aspettava qualcosa di grande e di bello insieme: la chiesa bella del concilio, appunto. A  Roma nonostante il tradizionale traffico siamo riusciti a giungere in perfetto orario a Castel San’Angelo dove abbiamo trovato subito lo stand “Accoglienza” dell’AC, che dopo le varie indicazioni e i rifornimenti di materiale, ci ha indicato il punto di raccolta davanti al palco del primo momento della serata.

In questo primo momento ci sono state le testimonianze di quei giorni caldi del pre-concilio, seguiti da canti del coro di Roma, molto belli, ma la cosa più bella di questo momento era che ovunque voltavi lo sguardo, vedevi le bandiere dell’AC sventolare in aria con grande fierezza, e su ognuna c’era scritto il luogo di provenienza del gruppo. E’ stato bello perché proprio in questi momenti ti senti parte di qualcosa di più grande di te, in questi momenti sei parte del popolo di Dio. Infatti una maggior convinzione di questo è stata resa ancora più evidente nel momento della fiaccolata verso San Pietro, là si che si poteva cantare realmente “Il tuo popolo è in cammino”. Un fiume di fiaccole nella notte dell’undici ottobre, sembrava una fotografia della fede del nostro tempo, piccole luci di fede nella notte (buio delle tenebre del peccato) che insieme però riscaldavano il cuore e davano un bagliore di faro a tutta Roma e al mondo. Arrivati in piazza San Pietro, il presentatore della serata ha annunciato che eravamo oltre 50mila che avevano preso parte all’evento. Poi ci sono stati i discorsi del presidente dell’AC Franco Miano e di mons. Sigalini.

Il primo ha parlato di come tutti ci sentiamo in cammino e in cammino insieme.” La Chiesa è popolo di Dio che cammina nella storia. Siamo qui per testimoniare che con umiltà ci assumiamo le nostre responsabilità per questo tratto di strada che ci è affidato, a servizio del Vangelo e solidali con gli uomini e le donne del nostro tempo, a cominciare dai più poveri, per trasmettere con gioia il dono della fede alle giovani generazioni. Siamo qui, convinti che questo è il momento favorevole in cui operare insieme, in cui “stare nel presente per potere dare forma al futuro” (Benedetto XVI udienza generale 10 ottobre 2012) e fare un passo ulteriore nella costruzione del Regno. Siamo qui perché vogliamo impegnarci a far fruttificare il grande dono ricevuto cinquanta anni fa: il dono della Chiesa bella del Concilio”.

Mons. Sigalini ha aggiunto nel suo discorso che bisognava celebrare quel momento in quanto “Noi siamo  il popolo di Dio, nato dal Concilio, siamo la bella chiesa del Concilio: bella perché Gesù ne è il Signore Crocifisso e Risorto che noi ogni giorno celebriamo nell’Eucaristia, bella perché sta ad ascoltare Dio che parla, non vive di congetture o di intellettualismi, ma di Parola di Dio; bella perché è un popolo non abbandonato a se stesso che ha delle guide sicure; bella perché tutti ci sentiamo corresponsabili, non collaboratori chiamati e lasciati secondo i bisogni, bella perchè condividiamo le gioie e le speranze di tutti gli uomini”.

In conclusione della serata il papa Benedetto XVI ha ricordato che 50 anni fa anche lui era lì in piazza ad ascoltare le parole del beato papa Giovanni XVIII e che in quella piazza si respirava grande gioia ed entusiasmo. Ma nonostante questo il papa ha ricordato che “In questi 50 anni abbiamo imparato ed esperito che il peccato originale esiste e si traduce sempre, di nuovo, in peccati personali che possono anche divenire strutture del peccato. Abbiamo visto che nel campo del Signore c’è sempre anche la zizzania. Abbiamo visto che nella rete di Pietro si trovano anche pesci cattivi. Abbiamo visto che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa, che la nave della Chiesa sta navigando anche con vento contrario, con tempeste che minacciano la nave. E qualche volta abbiamo pensato: “Il Signore dorme e ci ha dimenticato?”, questa è una parte delle esperienze fatte in questi 50 anni.”

Anche aggiunto questo: “Abbiamo avuto anche la nuova esperienza della presenza del Signore, della Sua bontà, della Sua forza. Il fuoco dello Spirito Santo, il fuoco di Cristo, non è il fuoco divoratore e distruttivo, è un fuoco silenzioso, è una piccola fiamma di bontà e di verità, che trasforma, dà luce e calore. Abbiamo visto che il Signore non ci dimentica, anche oggi in modo umile il Signore è presente e dà calore ai cuori, nostra vita, crea carismi di bontà e carità che illuminano il mondo e sono per noi garanzia della bontà di Dio.

Se Cristo vive è con noi anche oggi e possiamo essere felici anche oggi perché la sua bontà non si spegne, è forte anche oggi.”

La serata si è quindi conclusa con le parole del Beato Giovanni XVIII che resero famosa quella notte (Andate a casa, date un bacio ai bambini e dite che è del papa), che Benedetto XVI ha fatto sue, e con la benedizione finale.

Tornando verso l’autobus, ci siamo sentiti tutti più uniti e pronti per continuare il cammino. Siamo convinti che la strada che abbiamo davanti è ancora lunga, che la chiesa bella del concilio deve ancora risplendere del tutto, abbiamo fatto un piccolo passo. L’AC come associazione è vicina al papa e alla chiesa e con loro lavora per fare la sua parte qui, oggi. Tornare a casa dopo questo grande giorno ci rende consapevoli che la zizzania c’è ed anche tanta, che il vento contrario è forte, ma noi dobbiamo avere fede in Gesù perché Lui non dorme, sulla prua della barca della chiesa, ma veglia sempre su di noi, basta avere  fede in Lui e la tempesta si placa e la zizzania verrà divisa dal grano buono.

Buona Santa Pasqua del Signore…


di Gizzi Pierfrancesco 

ImmagineUn augurio di una Santa e felice Pasqua a tutti i nostri followers!

Che in questi momenti difficile di crisi, non solo economica, ma sopratutto morale e interiore, non si dimentichi mai che Gesù Cristo è risorto ed è vivente per sempre in mezzo a noi. Grazie a Lui siamo stati liberati dalla morte per ricongiungerci al nostro Padre Celeste, per l’eternità. Il vangelo di questa Santa Pasqua ci racconterà la scoperta della tomba vuota da parte delle donne e di due discepoli. In merito a questo vi invito a leggere quest’illuminante commento di mons. Domenico Sigalini: http://www2.azionecattolica.it/anche-noi-come-quei-due-verso-emmaus

Il Signore ci conceda la grazia di essere luce e gioia del/nel mondo, affinché la pietra, che chiude il nostro cuore all’Amore, scivoli via così che possiamo finalmente credere e testimonare a tutto il mondo, l’amore di Cristo per tutti noi!

Pope2you…


di Pierfrancesco Gizzi

Salve a tutti,

è da molto tempo che non si sentiva la mia voce qui! Oggi vi voglio rendere partecipi di una notizia molto innovativa: il Papa è su Internet! Mi spiego meglio.

A questo indiizzo: http://pope2you.net/ si possono vedere tutti gli eventi più importanti dove risiede il Papa. Si possono, ad esempio, ascoltare gli angelus della Domenica oppure ascoltare i maggiori messaggi del pontefice, tutto rigorosamente su YouTube!

Ma non solo, c’è anche un archivio di notizie del sito ed una parte in costruzione  sui messaggi del Papa! Dimenticavo, c’è anche un applicazione per Facebook e per Iphone/Ipad.

Di certo ora non si può proprio dire che la Chiesa (e il Papa Benedetto XVI ) non sta a passo con i tempi…

A voi la scoperta di questo grande strumento!