Chiedere perdono per sentirsi di nuovo liberi


“Non possiamo perdonarci da soli” e “il perdono dei nostri peccati non è frutto dei nostri sforzi”, ma “un dono” che “scaturisce direttamente dal mistero pasquale” e grazie al quale “quando vado a confessarmi è per guarirmi, guarirmi l’anima, guarirmi il cuore per qualcosa che ho fatto e che non sta bene”. Il sacramento della riconciliazione e in particolare la “necessità di confessare umilmente e fiduciosamente i propri peccati al ministro della Chiesa”, anche se “mi vergogno”, è stato l’argomento del quale papa Francesco ha parlato oggi alle 25mila persone presenti in piazza san Pietro per l’udienza generale, in una giornata molto ventosa, tra le quali è lungamente passato, come di consueto, benedicendo, baciando bambini, scambiando lo zucchetto, bevendo un sorso di mate.

L’incontro settimanale è stato anche occasione per il Papa per dirsi “preoccupato per quanto in questi giorni sta accadendo a Kiev” e di esprimere la propria “vicinanza al popolo ucraino”. “Prego – ha aggiunto – per le vittime delle violenza, i loro familiari e i feriti. Invito tutte le parti a cessare ogni azione violenta e a cercare la concordia e la pace nel Paese”.

In precedenza, nella catechesi, in gran parte improvvisata, aveva detto che “attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana, il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia l’uomo riceve la vita nuova in Cristo. Ora, questa vita, noi la portiamo «in vasi di creta», siamo ancora sottomessi alla tentazione, alla sofferenza, alla morte e, a causa del peccato, possiamo persino perdere la nuova vita. Per questo il Signore Gesù ha voluto che la Chiesa continui la sua opera di salvezza anche verso le proprie membra, in particolare con il sacramento della Riconciliazione e quello dell’Unzione degli infermi, che possono essere uniti sotto il nome di sacramenti di guarigione”.

 

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“Mai avere paura della tenerezza”….


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ll Natale per me è speranza e tenerezza…».

Francesco racconta a «La Stampa» il suo primo Natale da vescovo di Roma. Casa Santa Marta, martedì 10 dicembre, ore 12.50. Il Papa ci accoglie in una sala accanto al refettorio.

L’incontro durerà un’ora e mezza. Per due volte, durante il colloquio, dal volto di Francesco sparisce la serenità che tutto il mondo ha imparato a conoscere, quando accenna alla sofferenza innocente dei bambini e parla della tragedia della fame nel mondo. Nell’intervista il Papa parla anche dei rapporti con le altre confessioni cristiane e dell’«ecumenismo del sangue» che le unisce nella persecuzione, accenna alle questioni del matrimonio e della famiglia che saranno trattate dal prossimo Sinodo, risponde a chi lo ha criticato dagli Usa definendolo «un marxista» e parla del rapporto tra Chiesa e politica.

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