Si alzò e andò in fretta….


di Gizzi Pierfrancesco

301-Domenico_ghirlandaio_visitazione_louvre_01In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Lc 1,39-45

È il primo viaggio di Gesù di cui abbiamo documentazione: nel grembo di Maria viene portato fino alla casa della cugina Elisabetta. È un viaggio senza motivi apparenti: «Maria si alzò e andò in fretta». Perché? Aveva forse saputo che Elisabetta attendeva un figlio? Voleva confidarsi e raccontarle che un angelo le era apparso e le aveva predetto cose meravigliose?
Le due cugine erano certamente intime amiche, anche se non potevano incontrarsi e parlarsi con la frequenza dei giovani di oggi. Possiamo allora pensare che il linguaggio del cuore e degli affetti può comunicare senza strumenti umani: le persone che si vogliono bene, sensibili ai bisogni degli altri, sanno sempre cosa bisogna fare e trovano il modo opportuno per realizzarlo.
Nei gesti di Maria sorprendono i due verbi «si alzò e andò in fretta». Alzarsi è un gesto che indica prendere coscienza di un bisogno; sapere che il tempo delle scelte è arrivato e a noi è chiesto di intervenire. Ma alzarsi significa anche acquisire dignità, raggiungere uno stato superiore di vita. Maria si alza dunque con la consapevolezza che qualcosa di grande sta avvenendo e lei vuole essere protagonista, compartecipe.
Maria «andò in fretta». La fretta, talvolta cattiva consigliera, in questo caso è sinonimo di trepidazione, di amore che non può attendere, di desiderio di vita e condivisione.
È questo il messaggio per il Natale ormai imminente. A noi è chiesto di accogliere Gesù che viene con il decoro di chi si alza per dare dignità al nascituro e con l’urgenza di chi non può attendere nulla di più grande e più importante che Gesù bambino.
Nel bambino Giovanni che sussulta nel grembo di Elisabetta, abbiamo la conferma che Maria ha scelto la via migliore.
Una via oggi richiesta anche alla nostra vita: vogliamo alzarci e accogliere in fretta Gesù nel nostro cuore?

Parola della settimana: 

Umiltà

«Maria Vergine, la quale all’annunzio dell’angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore.» (Lumen Gentium, 53)

Parte sopra tratto da “Date voi stessi da mangiare, testo per la meditazione personale Azione Cattolica Italiana, 2012-2013”

Alzarsi e andare in fretta. Lo facciamo quasi sempre tutte le mattine, chi corre in reparto, chi a prendere il treno, chi perché ha lezione e non è mai in orario. Poi alzarsi non è molto più presente tra le nostre azioni quotidiane, abbiamo le connessione a fibra ottica o in LTE, basta un click e possiamo fare qualsiasi cosa: parlare, massaggiare, vedersi.

Allora quale è la differenza tra il nostro alzarci e quello di Maria? L’amore, la trepidazione, il voler essere parte di questa storia e non solo comparsa. Banale?

Ogni giorno ci alziamo e andiamo a lavorare, studiare, seguire lezione , in questi giorni intorno a noi vediamo persone, sentiamo venti, viviamo esperienze, che molto spesso ci scivolano sopra come pioggia, nulla ci tocca, ormai siamo automi indipendenti con l’istinto della sopravvivenza. Siamo diventati machine da formula 1, siamo tecnicamente capaci di compiere grandi cose, di andare alla velocità massima, ma siamo utili solo su un percorso costruito adatto a noi. La nostra vita è una corsa solitaria, un testa a testa con l’altro per sopraffarlo in tutti modi; dobbiamo cominciare a rallentare, a scendere di marcia, goderci il panorama (quel poco che ci è rimasto almeno).

Ad esempio avete presente le stazioni ferroviare? Bene quelli sono luoghi pieni di velocisti durante il giorno, ma la notte si trasformano in luoghi pieni di solitudine e di richiesta di aiuto. Provate ad andare specialmente ora, vi stupirete. Quei luoghi diventano il punto di raccolta di chi ha perso la casa, oppure di chi una casa non l’ha e non è l’unica cosa che gli manca. Con la “Comunità Primavalle di Sant’Egidio” (la quale ringrazio), abbiamo vistato una stazione di Roma, dove molte persone (dico persone e non barboni o clochard come spesso la stampa usa dire), si ritrovavano per (e fate attenzione) il ristoro e l’ascolto. Il ristoro a volte non basta mai, perché chi ha bisogno aumenta sempre di più ogni settimana, per non parlare di chi vive sotto i ponti che per colpa di una società cieca e dedita ai soldi e al potere, lascia queste povere persone senza una coperta per la notte e un luogo dove dormire al caldo. Si, avete letto bene senza una coperta con tutto il freddo che fa in questi giorni! Il punto è che queste persone sono state sfortunate nella vita, non hanno avuto nessuno vicino per aiutarli veramente ed ascoltare le loro storie ci fa capire che chiunque può ritrovarsi da solo, senza più una speranza in cui credere, abbandonato a se stesso. Alzarsi e andare in fretta? Si, e aggiungerei anche “più veloce di Speedy Gonzales”, sono un esempio le persone che sono nella cmunità Primavalle che si impegnano per cercare coperte o sacchi a pelo, chiedendo anche alle famiglie di fare un regalo di Natale solidare, poiché di aiuto ce ne è sempre bisogno, oppure quelle aiutano l’ormai famoso “angelo di Milano” per assistere chi è nel bisogno ma ha paura ha chiedere aiuto.

Ora un ultimo punto sui giovani, molto breve sennò nessuno vedendo quest’articolo lo leggerà! Cosa ci sta offrendo ogni la nostra società? Oppure le nostre città, i nostri politici? Fa tutto schifo? La nostra Italia è un orrore rispetto ai nostri altri alleati europei? Non ci sono politici veri? Nella nostra città non c’è niente di accogliente e adatto a noi giovani per divertirsi in compagnia?

<<…si alzò e andò in fretta>>. Non essere solo una comparsa nella storia del tuo paese, sii tu il protagonista, cambia insieme agli altri le cose che non vanno. C’è un problema? Confrontati, risolvilo collaborando. Ti sei laureato ma il lavoro non c’è, crealo, credi nei tuoi sogni, mettici la passione, sollevati, alzati! Ama il prossimo tuo come te stesso cosicché creerai una società giusta, costruita intorno all’uomo e per l’uomo, e non intorno al denaro e al profitto.

Basta così, sennò vi annoio troppo! Buon Santo Natale a tutti e felice anno nuovo. Che il Signore benedica voi e le vostre famiglie. Pace a voi!

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Natale 2012.


Carissimi!

Puer natus est nobis, et fílius datus est nobis”.

Le belle parole della liturgia del giorno di Natale vogliono essere l’inizio di questa riflessione nel momento in cui ci si appresta a celebrare il S. Natale. Dopo un periodo di attesa in cui le pagine evangeliche ci hanno offerto un crescendo di emozioni, tutto si concretizza  nella nascita del Signore. Poche, pochissime ore ci separano dal rinnovare, ancora una volta,  il Natale. Quest’anno, nell’anno 2012, una nuova linfa vitale sia per quanti lo festeggiano e che riconoscano nel Signore che nasce una guida, una salvezza. Il messaggio è per tutti: omnes populi qui veniunt adorare Eum.  Nessuno sia escluso da questa gioia, da questa lieta novella. Vengono alle labbra le parole di S. Leone I Magno: “Agnosce, Christiane, dignitatem tuam”.  Sì,  se siamo cristiani, riconosciamo la nostra dignità nel momento in cui “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”., nel momento in cui ancora una volta ci troviamo a ricordare, a poter vivere,intima cum cura, quanto è carissimo per noi tutti.  Ma ciò non vale solo per coloro che si dicono “cristiani”: è un invito universale, un invito alla fratellanza, a riunirsi sub pacis spiritu, a vivere di nuovo secondo l’ideale dell’uomo come essere buono e non come essere belligerante. E’la Chiesa che chiama a questa raccolta: uniamoci tutti! Ve lo ripeto: non vale solo per coloro che sono intra  ma vale pure per quelli che si dicono fuori: è Natale, la festa più bella!

Nel momento in cui, alla mezzanotte del 25 dicembre, le campane unite alla voce del sacerdote intoneranno l’inno del Gloria, Gesù nascerà di nuovo. Egli viene per riportare la luce a quanti sono nel buio, viene a donarci una possibilità di fiducia. Egli nasce tra i poveri perché il suo messaggio e il messaggio dell’intero edificio ecclesiale nasce dai più deboli e si allarga fino alle sfere più alte in cui tutti sono uniti ut fratri sint.  Rivolgiamo dunque il nostro sguardo a questo Natale, rinnoviamo sempre l’attesa: eccolo il Signore, viene, nasce per noi, nasce affinché l’umanità veda in Lui, un fratello, un amico, il Salvatore. Cristo viene per tutti, lo ripetiamo.  Nessuno sia esente e rimanga prigioniero tra le sue mura: venite tutti. E’la grande festa dell’amore che, sebbene sembra perdere i suoi connotati originari e primari, ancora sussiste. E’la gioia che deve invaderci, è la gioia di chi, si sente fratello e amico. Così sia, dunque, per questo Natale che viene.

Auguri! MTC.

Immacolata Concezione di Maria….


Di Gizzi Pierfrancesco

Anche se con molto ma proprio molto ritardo (scusatemi) volevo condividere con voi questo bellissimo commento alla Parola di Dio. Un commento che porta felicità, speranza e voglia di mettersi in gioco, specialmente ora dove tutto può sembrare nero, ma basta solo trovare l’interruttore giusto per accendere la luce. Buona lettura e buona riflessione 🙂

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26Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

Il Signore rivolge noi le stesse parole che l’Angelo rivolge a Maria. Non temere, giovane alla ricerca della felicità: il Signore ti ha pensato prima ancora che tu nascessi e ha in serbo per te grandi cose. Guarda a Lui e spiccherai il volo nell’orizzonte della santità. Non temete, giovani sposi: affidate la vostra unione a Dio che la consacra, la rafforza e a benedice in un “per sempre” da rinnovare ogni mattino. Non temete, mamma e papà: sappiate sempre stupirvi della Grazia che il Signore vi dona nella vostra famiglia, nel sorriso dei vostri bambini, nell’armonia e nelle fatiche del vostro amore. Non temere, tu che hai consacrato la tua vita a Dio: affida tutto a Lui, che farà meraviglie con te e per te. Non temere, tu che con la fatica del tuo lavoro collabori all’opera creatrice di Dio: il Signore ti sostiene nelle piccole e grandi soddisfazioni e nelle prove. Non temere, tu che ti spendi ogni giorno per il tuo Paese, la tua città o il tuo quartiere: la parola di Dio guidi le tue scelte e ti renda attento al bene di tutti, degli ultimi in particolare. Non temere, tu che sevi la Chiesa formando coscienze umane e cristiane: il Signore ti donala pazienza e la costanza di chi semina, anche se sa che non toccherà a lui raccogliere i frutti. Non temete, voi tutti che avete fede in Dio, di testimoniarlo con le parole e i gesti i ogni giorno: in famiglia, a lavoro, in parrocchie nei luoghi dove il Signore ha pensato la vostra storia. <<Ecco io sono la serva del Signore; mi sai fatto secondo la tua parola>>  è la risposta di Maria. E noi, siamo capaci i abbandonarci a Lui o crediamo di bastare a noi stessi?

 

(Tratto integralmente da “Di domenica in domenica testo per la meditazione personale Date voi stessi da mangiare”, 2012-2013, Azione Cattolica)

Cinema Teatro Antares: un triste epilogo


di: John L

CECCANO – Qual è lo stato di salute della cultura nella provincia di Frosinone? Bella domanda. Tastare il polso di questo spicchio interessante dell’attività intellettuale ciociara vuol dire innanzitutto rivolgersi ad una prospettiva economica scadente in cui si inserisce però una domanda ineducata, passiva e il più delle volte pigra. Si sa, dai diamanti non nasce niente mentre proprio oggi un nuovo capitolo di questa triste storia, nella sezione “Spiragli” rischia di essere scritto. Il Comune di Frosinone si aggiudica all’asta l’ex cinema Vittoria, alle spalle di Corso della Repubblica (leggi: in centro) per 70 mila euro. Ancora numeri: 350 i posti a sedere (210 in platea e 130 in galleria); valore di mercato: 410 mila euro. Missione compiuta. In tempi di magra “globale” meglio un uovo oggi che una gallina domani, così l’amministrazione Ottaviani rinuncia al megaprogetto del Casaleno per un realismo che forse può portare lontano. Il panorama (desertico) è quello di un capoluogo di provincia (per non parlare del circondario) che vive senza una stagione teatrale degna da troppo tempo dove le eccellenze si contano sulle dita di una mano, due su tutte: l’esperienza ceccanese del Dieciminuti Film Festival che anche quest’anno aprirà i battenti ai corti di mezzo mondo e il tentativo del Cinema Arci di Frosinone di educare i cinefili ciociari al cinema d’essai. Questa occasione di dibattito riporta alla mente l’operazione ormai di qualche anno fa portata avanti dal comune di Ceccano: la rinascita del cinema-teatro “Antares”. Dopo l’entusiasmo degli albori (un’ottima stagione teatrale con il contributo dell’ETI, una carrellata discutibile di “grande” cinema) il fuoco di paglia ha esaurito la propria ragion d’essere e i politici si sono dimenticati anche di questo interessante polo d’attrazione culturale rimasto ormai ospite solo di sparute manifestazioni per grazia ricevuta e sempre meno eventi di un certo taglio. A futura memoria una solitaria e generica proposta del PD in campagna elettorale per creare una fondazione, un annuncio che, ad oggi, lascia il tempo che trova. Tralasciando l’ottima parentesi del Festival realizzato dall’Associazione culturale Indiegesta, giunto ormai all’ottava edizione, numerose iniziative si trovano a dover incontrare il cartellino rosso dell’amministrazione davanti alle proprie richieste di usufruire dei locali del teatro. La causa: problemi all’impianto di riscaldamento. Salta così l’anniversario annuale del complesso bandistico ceccanese (in programma per il 1° dicembre) e la manifestazione organizzata dall’AVIS per il 21 dicembre, nel silenzio generale. Sperare che la situazione si evolva velocemente è perlomeno lecito ma la denuncia dei fatti, a questo punto, diventa imperativa. Non possiamo certo chiedere una politica lungimirante di gestione di beni pubblici e delle attività culturali a chi è affetto da comprovata miopia (vedi le possibilità offerte per anni dalla “prateria” del capoluogo, a pochi chilometri di distanza) ma non per questo dobbiamo elemosinare un’amministrazione civile e degna di questo nome. Auspichiamo che il governo della città si muova in tempi utili ripristinando, nei fatti, il diritto che una comunità ha di usufruire dei propri beni pubblici. Natale è alle porte, oltre al freddo speriamo in qualche sorpresa.