L’amaca di Michele Serra del 30/01/2014


amaca
“Leggendo i commenti più o meno autorevoli e tentando di ricavarne una media, il sedicente Italicum parrebbe meglio del Porcellum, ma con almeno un paio di gravi difetti: più o meno gravi, i difetti, a seconda che chi li misura veda favorita o sfavorita dai nuovi meccanismi elettorali la propria parrocchia. Come è umano che sia.
Ma al netto di ogni discussione l’Italicum, qualora arrivasse in porto, avrebbe una caratteristica decisamente unica, e alla luce del recente passato addirittura straordinaria: quella di esistere. Vorrei ricordare a tutti, per primo a me stesso, gli anni scialati attorno al nulla, con il povero Giachetti a digiunare e tutti gli altri a maledirlo, quel nulla, come prova provata di inettitudine politica, quando non di boicottaggio mascherato. E ciascuno di questi anni introdotto dal solenne e comune impegno a fare urgentemente una nuova legge elettorale, tanto ributtante era quella in vigore. Non serve essere renziani o antirenziani per cogliere, se l’Italicum arriva in porto, il nocciolo della questione: ci ha messo un mese a fare quello che gli altri non sono riusciti a fare in cinque o sei anni.”

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Caos.


Tra le tante deficienze che il mondo di oggi sicuramente possiede, quella che maggiormente appare è il caos. Questa parola è al centro di numerosi significati se non altro per la sua portata così vasta, così viva ma così oscura sopratutto a quanti vivono nel caos senza mai accorgersene. Viviamo in un’epoca che può essere sintetizzata come il crepuscolo dell’esistenza umana  tanto che si suole parlare di macchina e non di uomo ovvero di uomo-macchina, binomio troppo forte e pauroso! Il caos regna sovrano nella società del tempo presente ma la mia non vuole essere una critica anche perché non posso distaccarmi da questa realtà che è caotica, perché bisogna viverci per forza ma anche perché alla fine è piacevole (ah la terribile prassi della quotidianità) starci. Il mondo è al caos: il caos travolge le coscienze umane che perdono allora quella “profonda autonomia di pensiero trasformandosi in essere privi di mens o meglio essere mancati della mens umana”, divenendo quindi “meri esecutori perdendo la possibilità di decidere il cosa fare per una forma di mancanza di pensiero e anche per la non volontà”.  Caos nell’osservare gli squallidi movimenti che riecheggiano a periodi torbidi della società trascinandosi dietro a motti di battaglia che a stento essi stessi capiscono. E il caos li travolge.  Caos nella politica, infima ed egoista, in ossequio a tanti progetti di natura varia che naufragano come barche alla deriva, senza un timoniere. Io paragonerei questa nostra realtà a un mare in tempesta, quello dei grandi quadri ottocenteschi che i romantici amavano disegnare, privo di una meta, privo di un capo in cui tutti sono protagonisti, in cui nessuno è protagonista. La nave viene spinta dai marosi avvistando, ex longe, rade, illusorie spiagge ma non è meglio vivere in un pneuma piuttosto che assumere delle responsabilità? E’più facile, più economico in ossequio al quel famoso epiteto romano “Scialla” “Falla semplice”. Io vorrei che fosse tutto semplice, ah come sarebbe bello: nessun discorso, nessuna “palla” (mi si passi questo termine) filosofica ma questo non è stato concesso a noi uomini in quanto ci è stato dato questo “dono” di pensare e dobbiamo usarlo facendo parte del nostro essere. Certo, mi si dirà: ma si pensa, si fanno discorsi di senso con domande che suonano “Chi sono io?” “Ma perché sto sul mondo”. Ecco mi si aggiungerà noi pensiamo, non fare lo snob tu! Ma qui, ragazzi miei, non è questione di fare lo snob qui occorre prendere coscienza di quello che siamo diventati e non perché c’è stato imposto ma perché abbiamo voluto che ciò accadesse. La storia si sa è magistra vitae: l’esempio di coloro che c’hanno preceduto non si risolve in una dimensione del passato ma deve entrate nel nostro tempo come diceva ben Seneca “Hi tibi dabunt ad aeternitatem iter et te in illum locum ex quo nemo deicitur, sublevabunt”.  E siamo ancora nel caos e quanto ci piace essere nel caos! 

Forse la mia indagine sarà densa di quella allucinazione che capita sovente a certi individui e forse il mio discorso potrebbe essere liquidato con un sardonico, lapidale ma insignificante “è pazzo”. Mi sovviene l’Enrico IV del grande Pirandello; la pazzia, cari amici, la pazzia. Il pazzo dice ciò che vuole ma fosse la verità? Non lo so: almeno la superbia, quella no, non credo io d’averla. E allora come definire questo mio scritto? Una visione lucida su quanto io percepisco qui vicino a me: è la mia, non deve essere  necessariamente condivisa. A me fanno ridere, ve lo confesso, quanti assumono atteggiamenti da “super uomo”, quanti si pavoneggiano nella loro nebbia che, parafraso Pascoli, tutto avvolge in questo caso la veridicità dell’uomo. Ripeto: è un opinione mia, lucida forse ma personale.

Direte: ma che noia! Tutto questo proclama non ha una sua via d’uscita, una proposta concreta per superare questa mistificazione? Ebbene le risposte ci sono e le vie sono tante ma convergono all’uno. La riscoperta di sé. Ancora Seneca: “coditie apud me causam dico” cioè “e ogni giorno faccio il processo davanti a me stesso”. ma badiamo bene, non si tratta di gesti estremi ma di ritirarsi un po’ nella solitudine del proprio io, della propria unità. Ma, mi direte: non c’è tempo, il tempo è breve, il tempo fugge ed ecco Petrarca “La vita fugge et non s’arresta una hora” ma attenzione che vale pure la possibilità di una tregua. Ognuno di noi è forse portato a non voler vedere i problemi: “O greggia mia che posi, oh te beata che la miseria tua non sai!  dice Leopardi . Non cerchiamo di assumere connotati che non c’appartengono, non desideriamo essere qualcosa che non possiamo essere, non ci leghiamo dietro a cose che sappiamo essere fallaci e non corriamo dietro a falsi miti . Eviteremo pure una grande fatica, una spesa in termini vari;  non è una critica, è una candida esortazione che già so che non sortirà effetto. Indignatio? No , ve lo ripeto, riflessione critica sul mio essere uomo e in quello che io osservo.. Credo che sia tutto, già vi ho ammorbato e me ne scuso. Mi premeva di dirvelo. 

Con affetto. 

Brutta aria


Riceviamo e pubblichiamo:
I diritti delle donne, la democrazia, il rispetto delle minoranze, sono solo la forma da far assumere ai propri discorsi per strappare qualche applauso in qualche conferenza luccicante. Che senso hanno le fiere di politicanti che sfilano in nome di questi concetti di fronte a quanto sta avvenendo oggi in Italia? Si può essere d’accordo o meno con le teorie cosmogoniche pittoresche della Casaleggio Associati, supportando magari il teorema della mano invisibile del leader, passando per la ridicola lista della spesa del qualunquismo nella quale convivono stipati a caso Bilderberg, la massoneria, i servizi segreti deviati, la criminalità organizzata, Topolin, Zorro e chi più ne ha più ne metta. Si può ed è bene marcare le proprie distanze qualora questo si renda ulteriormente necessario. Bisogna tuttavia riconoscere per onestà intellettuale, che trascende lo sciovinismo politico e le questioni di tifoseria, la grande violenza messa in atto verso uno dei movimenti politici democraticamente eletti alle scorse elezioni da tanti italiani, le cui posizioni possono essere legittimamente criticate ma che non vanno assolutamente annientate a colpi di mano e sotterfugi per sfuggire al messaggio globale di quella discesa in campo. Non sarà infatti grazie a queste scorciatoie che il sentimento di odio represso del Paese verso la propria classe politica verrà calmierato, anzi probabilmente la messa in atto di una dinamica escludente avrà forse il risultato di avverare una profezia temuta, cui neanche i membri del movimento vorrebbero mai prestare orecchio: una dittatura, sebbene sui generis. Molti dei lettori orientati piuttosto sulle posizioni del Partito Democratico, potrebbero obiettare che è proprio quello stesso atteggiamento di chiusura invalicabile ad appartenere alle dinamiche e ai comportamenti del parlamentari pentastellati. Ed è a questo punto della discussione che propongo la visione di tre video, e la lettura dell’articolo che accompagna l’ultimo in ordine di presentazione. Perché questi video mi hanno mostrato una violenza inaudita e qualunque sia la mia posizione politica –per la cronaca, lontana anni luce da quel grillismo integralista che anima la quasi totalità dei commentatori sempre in linea con il m5s- mi sono sentito in dovere di condannare, anche solo anonimamente una reazione che non lascia ben sperare a un tentativo talvolta ostruzionista ma il più delle volte onesto e genuino, un gesto nel quale molti di noi avrebbero facilità a immedesimarsi.

Buona visione e grazie ai ragazzi di CS per lo spazio

1) bit.ly/MzKCIA
2) bit.ly/1exI2sU
3)bit.ly/1dQCR6f

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Boldrini, M5S e la ghigliottina


Per “ghigliottina”, nel linguaggio parlamentare, s’intende il passaggio diretto al voto finale di un decreto legge a prescindere dalla fase dell’esame dell’Aula in cui si è arrivati. Ma di quale norma si parla e perché non è mai stata applicata, sebbene, in passato, si sia minacciato più volte di farlo? La ricerca nell’indice analitico del regolamento può trarre in inganno, la voce “ghigliottina” ovviamente non c’è. Questo istituto, al contrario del Senato, discende da un’interpretazione della Presidenza della Camera della XIII legislatura, riconfermata nelle legislature successive. Le riforme regolamentari del 1997 hanno stabilito che l’organizzazione delle discussioni dei progetti di legge, esaminati dall’Assemblea, avviene, di norma, attraverso il contingentamento dei tempi, in modo da dare attuazione al principio per cui “i lavori della Camera sono organizzati secondo il metodo della programmazione”.La deroga più importante a questa regola generale è quella dettata dall’ultimo articolo del Regolamento della Camera…

continua su http://www.lastampa.it/2014/01/28/italia/i-tuoi-diritti/cittadino-e-istituzioni/approfondimenti/la-ghigliottina-nel-diritto-parlamentare-1VhXbYFKYymuj79f5ANGfI/pagina.html

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Francesco Bartoli: un ricordo commosso dall’Argentina


La foto riprende Mario Alvarez e Francesco Bartoli nel 2003 nella casa-atelier dell’artista ceccanese.[Fonte: Ceccano24]

Anche l’artista italo-argentino Mario Alvarez si unisce al cordoglio di congiunti, parenti, amici e di tutto il mondo dell’arte, per la prematura scomparsa del pittore e scultore ceccanese Francesco Bartoli. Mario Alvarez, che ha saputo della scomparsa dell’amico artista mentre si trova in Argentina, non potendo intervenire personalmente per l’ultimo saluto, vuole partecipare a distanza con un commosso ricordo del caro amico. Aveva conosciuto Francesco Bartoli più di dieci anni fa, mentre si trovava in Ciociaria per ritrovare le sue origini e ripercorrere i passi del suo nonno materno, italiano e ciociaro, di Ceccano, proprio come il caro amico.

Continua a leggere su: http://bit.ly/1d65LPN

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Biblioteca di strada, libri per viandanti nei luoghi di Macchiavelli


di Daniela Grondona (ANSA)

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FIRENZE- “Un libro sotto braccio camminando per i boschi, e i pensieri che vagano liberi. Così, pare facesse Niccolò Machiavelli, esule nel suo podere dell’Albergaccio, in Sant’Andrea in Percussina, a San Casciano Val di Pesa, poco fuori Firenze. Così, sono invitati a fare i visitatori che passano di qui.

E’ l’idea realizzata da un gruppo di abitanti della zona, desiderosi di valorizzare questi luoghi ricchi di storia e cultura: ecco, dunque, la prima ‘biblioteca di strada’ del Chianti, ovviamente dedicata all’autore del Principe che qui completò la sua opera di cui si sono tenute le celebrazioni per i 500 anni. I libri sono a disposizione di tutti, a titolo gratuito, presso una teca realizzata da due con il legno di vecchi pancali. Ci si può sedere a leggere vicino alla casa di Machiavelli oppure camminare per boschetti e colline con il libro nello zaino alla ricerca del luogo giusto per immergersi nella lettura. A disposizione di lettori, escursionisti e visitatori anche un libretto su cui lasciare i propri pensieri.”

Continua a leggere su: bit.ly/1f6Lj3N

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