Imboscata 2011!


Cari amici!

Ieri sera, grandioso concorso di popolo, per la riuscitissima prima serata dell’Imboscata 2011!  Vi consegno, dunque, questo articolo che vuole essere un elegio di questa bella inziiativa. Anzitutto il locus ossia la villa comunale di Ceccano, così bella, così degradata ma che ha voluto accogliere queste schiere di musici che hanno fatto quasi da “condimento” a una dolce serata estiva: gli alberi palpitavano all’udire i suoni, alle volte più forti, alle volte più calmi, le ombre dei vivi si stagliavano contro le fronde, Pegaso dominava il cielo con Vega ed Altair. All’ora della “secunda vigilia” il rito sta per compiersi:  ecco che comincia, mentre la folla, accorsa all’evento, quasi si calma, frena la lingua, ed ecco, apparire, dopo i soliti rituali, un vir, dall’aspetto quasi etereo, tutto di bianco vestito: assieme ad egli altre 4 figure , ognuna diversa dall’altra ma che facevano simpatica corolla attorno al caput.  Ed egli cominciò a cantare, la sua voce si librava lungo le foglie e scendeva fino ai viali, ove i primi secchi già fanno mucchio, ma egli cantava: la vox era la sua! Nessun playback come fanno d’oggi i musici! Ma la cosa che colpiva era l’abito: pareva quasi uscito da un opulento affresco barocco, ove tutto pare cadere: oh, l’ars theatralis ove l’uomo è maschera oggi di un re, oggi di un povero! Ecco la bellezza di una musica che diventa teatro in cui l’habitus fa da corona e da accento indelebile! Essere maschere o se stessi, nell’arte teatrale-musicale, non conta! Vi sussiste quasi una metamorfosi, un radicale mutamento ove Panta rei:  ecco il donum maximum che nasce da quest’Imboscata e di cui io, parvus vir, mi sono sempre fatto auctorque mens: il sentirsi mutati e il sentirsi quasi diversi: finisco qui, chè è bene: plauso generale alla mens che è interprete vivacissimo di questo blog! Lascio anche a voi l’idea del mutamento, del cambiamento sempre continuo e perenne. Chi siamo in fondo noi se non maschere di noi stessi? M.T.C

Imboscata 2011: Sere di Rock


Imboscata 2011

Stasera e domani sera, i ragazzi dell’associazione culturale Indiegesta ci regaleranno una due giorni di rock nella cornice della Villa Comunale di Ceccano. Siete tutti invitati a partecipare.
Qui, potete leggere il programma:

Venerdì 26 Agosto, ore 21.30
HUNGED HEADS + G.P (Il cantautore provvisorio)
DIENAMITE
LA RIVOLTA
AT THE WEEKENDS

Sabato 27 Agosto, ore 21.00

ANGELS 69
HANGOVER
RAZORLIPS

Special Guest:
THEATRES DES VAMPIRES
(Data del Moonlight Waltz World Tour 2011)

http://www.facebook.com/event.php?eid=253156394695028
G.P.

Napoli tra vizi e virtù.


Carissimi amici e lettori!

E’da tanto tempo che non ci sentiamo sia per la deficenza di tempo sia per la mancanza di argomenti che meritano di essere letti ma oggi, in questo clima così di festa, vi consegno questo articolo dedicato a Napoli città, lo dico già nel titolo, di vizi e virtù.  Direte : a che pro ci consegni questo lavoro?  La mia risposta è semplice e lapidaria: affinchè  venga sfatato il mito di città monnezza e affinchè si conoscano le bellezze di un posto che, nel XVII, Goethe definì magico: “Vedi Napoli e puoi muori!”. 

Domenica scorsa eccomi su, lontano dai classici itinerari turistici: non a Piazza del Plebiscito, nè al Duomo, nè lungo via Acton, nè a Posilippo ma su, al Vòmero, alla certosa di S. Martino: essa sta su a dominio del golfo, decantato fin dall’epoca classica: sembra una piccola fortezza, un piccolo luogo ma con sè porta le bellezze del barroco napoletano di inizio settecento: la Chiesa maggiore, dedicata al Santo francese, appare risplendente di marmi policromi e di intarsi: le volte barocche paiono quasi effimere, pronte a cadere sulle teste di chi va a visitarle, il silenzio regna e impera!  Nel Chiostro, poi, si respira l’aria di incensi dal sapore d’annunziano, si respira l’aria vetusta che sa di tradizione, vi si sente in quel “locus amoenus” che cantò Viriglio nelle sue Gerorighe e qui trovò la sua sepoltura al parco virigiliano sotto la certosa.  Penserete o direte che tale articolo appare come una guida turistica, ma nessuna guida turistica può trasmettere le emozioni e i sentimenti di chi va in un posto:  la sezione presepiale, vi è un presepe con 300 figure, è il vanto di questa certosa!  Non vi ero mai stato, lo ammetto, ma vi ritornerei subito e anzi invito voi, lettori, ad andarci per immergersi nella bellezza e nella meditazione contornati dallo sterminator Vesevo, da Capri, pallida isola, dalle straducce che scendono a Posilippo da cui, dietro, appare Ischia, superba con il suo Monte Epomeo!

Sembrebbre un paesaggio dal sapore del “Grand Tour” illuministico ma Napoli non è solo virtù: veniamo ai vizi allora!!  Parlerò ora, in breve, della sua gente, dei Napoletani che noi, ciociari, riteniamo subordinati manco fossimo noi i meglio di Italia!  La gens napoletana è un agglomerato di individui diversi i quali sono come i figuranti di un’opera teatrale, in cui,però, manca il soggetto principale:  il napoletano non è inscrittibile dietro un unico stereotipo perchè esso varia da rione, a rione: il caso più eclatante?  Andate al rione Montesanto e salite al Vòmero con la funicolare,vedrete la differenza, quasi eclatante, dell’ homo napoletano: colpisce , sopratutto, il modo di presentarsi dei napoletani i quali sono un variopinto arcobaleno di colori, di modi, di suoni, di gesti ma, tra di loro non stonano, anzi sembrerebbe che ognuno dia all’altro quello che manca, creando così il vero napoletano.  Volete un esempio? Bene, ve lo darò: andate nella metropolitana e aspettate il treno, vedrete l’intraprendenza dei giovani i quali saltano come cavallette da un binario all’altro, sine metu, ma nel contempo vedrete signori o signore dell’alta società, un po’ scorbutici (diciamola tutta!): ecco a me questo maggiormente piace di Napoli, città amata e vissuta: mi piace il sentirmi quasi in una eterna festa, mi piace sentire il suono di quel dialetto così fresco, così vero: mi piace il passeggiare, per quelle stradine in cui s’affacciano case antiche, in cui s’ode il profumo del ragù, o da dove si scorgono figure di donne che stendono i panni dal balcone: mi piace quel chiasso dei motorini che, basta allontanarsi un poco, cessa di colpo.

Oh! Sì, Napoli è la città di chi vuole meraviglarsi, è la città di chi odia una vita gessata e monotona: è una città in cui si scorgono tesori d’arte girando lo sguardo: è la città ove si sente l’Italia!

E la “monnezza”? E’un problema troppo ingigantito: badate bene che io non ne ho mai visto quantità industriali, ed io a Napoli vado 3 o 4 volte l’anno!: Napoli non è un problema, Napoli non è l’anticamera dell’inferno o della puzza: Napoli è una città che vuole RINASCERE E NON VUOLE ESSERE DEFINITA CITTA’DELLA MONEZZA! 

Ebbene, concludo qui: l’articolo mi sta infervorando troppo ed è  meglio    concludere! Ve lo consegno così, senza troppa retorica, con le parole fresche di chi ha origini napoletane! Vi lascio con una frase, spero che vi illumini!

“Da quanto si dica, si narri, o si dipinga, Napoli supera tutto: la riva, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le passeggiate… Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi! (Goethe)”

Salvarci, o affondare?


È tempo di crisi, ragazzo. Salvati finché sei in tempo…

È questo il caldo consiglio che ci sentiremo ronzare attorno nei prossimi mesi, visto che gli scricchiolii sinistri continuano a risuonare, e la nave Italia cola sempre più a picco nelle vendite finanziare. E nell’autostima. Ma, in qualche modo, questo “si salvi chi può” è già da un po’ di tempo che lo sentiamo sfrigolare dalle parti del nostro didietro, come una fiammella scappata dal falò che ci rincorre e ci fa scappare via gridando aiuto! a tutto spiano. Questo grido remissivo ci arriva da ogni direzione: dai nostri nonni, che continuano a rinfacciarci la nostra scelta universitaria e ci tartassano di raccomandazioni sul nostro futuro; dai nostri genitori che hanno più esperienza di noi e hanno fiutato gli eventi, e ci pressano con la parola dei loro inequivocabili sguardi a sbrigarci, a darci una mossa, a trovare una “sistemazione”; dai nostri amici – più o meno studenti, precarizzati nel lavoro o sfiduciati nella società – che hanno mangiato la foglia e si arrendono, e si chiudono nell’unica filosofia accettabile e comune, ossia il sordo indifferente nichilismo di marijuana e rock insano, perché tanto “le cose non le puoi cambiare”, “rimarrà tutto così, e noi possiamo solo adeguarci” eccetera eccetera. Un vocabolario della disillusione e della sfiducia che si aggiorna a ogni settimana di nuove agghiaccianti voci…

Per noi ragazzi sembra quasi non esserci scampo: questo Paese, con le sue macchinazioni  e i suoi funzionamenti, esige che ci spogliamo prima possibile di ogni ambizione rivoluzionaria e di ogni aspettativa di giustizia sociale; ci costringe ad adattarci, a comprometterci (nel doppio senso di “fare compromessi” e “rovinarci la reputazione”), a trovare asilo presso i politichetti di turno – gli unici in grado di garantirci un futuro, previo scambio di voto. In Italia quasi non si ha più nemmeno il tempo di crescere, di maturare, di educarsi nel nome delle idee, dei progetti a lunga scadenza. Dobbiamo crescere, e in fretta: dobbiamo immetterci, come carne da macello, sul mercato; dobbiamo riempire i nostri curriculum, cercare la zampata giusta, l’amicizia giusta, la parentela dell’amicizia giusta… E così via: ecco, il senso della giustizia di questo fottutissimo Paese…

Qualche settimana fa, a Formia, ho ascoltato le parole di Mario Calabresi, direttore de La Stampa e valido giornalista: ed è stata davvero una boccata d’aria fresca, per me che vivo in apnea continua. Una ventata di aria pulita, se considero tutta la diffidenza che circonda me, i miei veri amici e il mio piccolo mondo provinciale. Si parlava di giovani e politica: e Calabresi è intervenuto alla grande, dicendo che non è possibile cambiare il Paese se poi i genitori ai propri figli ricordano di continuo, come un rosario lamentevole e grottesco, che la loro sarà la prima generazione senza pensione, che dovranno fare una fatica immane per sopravvivere, e via piagnucolando… Beh, Calabresi ha centrato esattamente il punto. Certo, la sua quasi ventennale esperienza lo mette in condizione di poter ottimisticamente vedere il mondo italico, ma il fatto è che, finché si proseguirà a mettere i bastoni tra le ruote dei giovani, finché si continuerà a frustrarne i sogni di cambiamento collettivi, questo Paese permarrà nel suo marciume morale e politico, e non avrà scampo.

Non aspettatevi che le rivoluzioni vengano dall’alto, dai palazzi. I palazzi sono stati eretti per conservare il potere. Ma anche per essere distrutti… Sta a noi ragazzi (ri)prendere la sfida.

Rimaniamo sintonizzati…


di Gizzi Pierfrancesco

Ultimamente in questi giorni tra vacanze (mare o montagna che sia) e feste ci si può perdere nella confusione estiva di notizie e di accadimenti.
Sappiamo, almeno, che in questi giorni le borse finanziare stanno dando dei brutti segnali al mondo occidentale, facendo cadere le  speranze di molti che credevano in una rinascita.

In Italia questa situazione ha fatto in modo che dopo molto, ma proprio molto tempo, si riuscisse finalmente in qualcosa che per molti era ormai un utopia: fare delle riforme!
Molti dicono che le riforme ( o meglio i tagli) da poco varate siano anti-crisi ma io invece penso che siano riforme su una migliore gestione della cosa pubblica troppo appesantita da “singoli interessi personali”. Certo la manovra non è la miglior cosa che si poteva tirar fuori dal cappello ma sempre meglio di niente!
Vi linko un articolo del Sole 24ore sulla manovra: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-15/labc-manovra-ferragosto-135520.shtml?grafici&uuid=AalpwTwD

 

 

Cronache da una città in attesa della RD…


Anche di agosto, in questo agosto caldo, eppure torrido per le tante notizie di crisi che aleggiano nell’atmosfera italica, si possono fare scoperte interessanti. Ad esempio, si può scoprire il miglior modo – o uno dei modi migliori – per conoscere la propria città. E proprio stamattina mi sono imbattuto in questa scoperta: sono andato a conoscere un po’ Ceccano. E l’ho fatto camminando, perché forse è camminando, con lentezza, che recuperiamo il significato dei luoghi che passiamo, vediamo angoli o particolari che abbiamo trascurato mentre, qualche ora o giorno prima, correvamo affannati e frenetici dietro i nostri impegni.

Ho camminato per Ceccano, l’ho in qualche modo attraversata e, come in un collage da banlieue parigina, ho assistito, sgomento e preoccupato, a due fenomeni tristissimi. Fenomeni purtroppo non rari, ma che si sono ripetuti e continuano a ripetersi testimoniando lo scarso livello civico ed ecologico di certi cittadini.

Primo punto: ho visto, zona Colle Pirolo, un vecchio signore che buttava nel cassonetto vicino casa un mucchio di canne e di rami già rinsecchiti dal sole. E lo buttava, tranquillamente, nel cassonetto che invece dovrebbe “ospitare” ben altri rifiuti. Mi è sembrato ancor più paradossale notare che mi trovavo in aperta campagna, e perciò mi è stato incredibile che un anziano, detentore di quell’invidiabile esperienza umana chiamata “saggezza contadina”, potesse trasgredire la pratica secolare con cui si produceva concime fai-da-te semplicemente con rifiuti animali e scarti vegetali…

Secondo punto: continuando il mio minitour, ho guardato a 200 metrida me e speravo di sbagliarmi, ma via via che mi avvicinavo facevo a mente gli scongiuri, perché avevo capito di cosa si trattava, e ho affrettato il passo davanti al raccapricciante spettacolo. Qualche imbecille aveva dato fuoco a uno dei cassonetti dietro l’ex Ospedale, nei pressi di fosso Rovagno, vicino l’imbocco di Vicolo Borgo Berardi. La plastica si era già volatilizzata in diossina e per terra, come un sinistro rituale, c’erano alcune lingue di fuoco in posizione circolare. Insieme alle fiamme, di quel cassonetto è rimasto lo scheletro, e con esso la viltà e l’inciviltà del gesto: inutile mettersi a spiegare il perché medico – clinico… Speravo che le immagini dei cassonetti bruciati dall’esasperazione – e dalla camorra… – di Napoli non appartenessero (più) anche a questo territorio. E invece, drammaticamente, e con il fumo negli occhi, mi sono dovuto ricredere…

Per questo, spero vivamente che la raccolta differenziata che si appresta a partire parta sul serio; sensibilizzando le coscienze di questi cittadini arretrati o puramente imbarbariti ed eventualmente punendoli con multe e ammende; eliminando quei cassonetti obsoleti, puzzolenti e fracassati che qualche buontempone si diverte a tenere alzati tramite bacchette perché fa troppa fatica nell’abbassare il pedale; agendo per sfatare il rischio di nuovi falò chimici; spingendo le forze di polizia a vigilare su questi casi e, più semplicemente, educando da subito bambini e ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori per evitare che anche loro compromettano il loro ambiente e il loro territorio inquinandolo con rifiuti di ogni sorta, dal bricchetto di thé alla tettoia di amianto. Mi auguro che i ceccanesi, tutti indissolubilmente, partecipino attivamente alla buona riuscita di questo progetto per la città che, già gravata da una condizione ambientale disastrosa, non può prendersi il lusso di bruciarsi ancora addosso…

Alessandro Liburdi

Un eroe metropolitano, Gaetano Ferrieri


di: Giovanni Proietta

“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia da raccontare e qualcuno a cui raccontarla”. (Alessandro Baricco)

Partito con l’idea di fare un articolo sul futuro protagonista della scena politica italiana (la previsione è ardita, sia chiaro), ovvero sulla meteora Mario Monti, mi sono imbattuto in una buona storia, così bella da costringermi ad utilizzare tutto il potere mediale di cui dispongo per rendervi partecipi di questa curiosa scoperta che spero, parzialmente, di rendere pubblica tramite questa pagina di blog.

Tra Parolisi e il tristemente noto Zio Michele c’era già poco spazio per Aung San Sukij e Ghandi, figuriamoci per uno sconosciuto eroe metropolitano che da circa due mesi (dal 21 giugno per essere precisi) è in sciopero della fame fuori da Montecitorio per chiedere tagli al mondo della politica. Gaetano Ferrieri, questo è il suo nome, è un cinquantenne che crede nel suo Paese secondo un patriottismo per pochi, un padre di famiglia dal coraggio invidiabile che, al di là delle potenzialità e dell’aiuto datogli dalla rete (cui bisogna aggiungere quello degli amici di Radio 105) è stato snobbato praticamente da tutti i media convenzionali.

Guardando le immagini da fine Impero fatte di speculatori che investono sempre meno in quella grande impresa chiamata Italia, non ci resta che ammirare l’azionista di maggioranza di quello che ormai è un paese da anni in default morale e politico. Gaetano ha investito la sua vita per combattere per noi, italiani assonnati, ai quali non resta che il compito di conoscere perlomeno la sua infausta missione. Noi che davanti allo sfacelo stentiamo a scommettere sul futuro del nostro Paese.

P.S. : Spero che queste parole passino sotto gli occhi di molti e che tra questi ci siano magari quelli di Gaetano cui va tutta la mia stima personale. Asseriva Ezra Pound che “se un uomo non è disponibile a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o è lui che non vale nulla” ed è con queste parole che mando un saluto telematico, lontano, al mio eroe di oggi, sperando che questa bottiglia abbandonata alla corrente impervia della rete, porti il suo messaggio al destinatario principe dell’articolo diventato, in conclusione, una potenziale missiva.