Parole nel Cassetto (prima edizione), il finale al Castello dei Conti


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CECCANO – Il 29 giugno, è questa la data prevista per l’attesa premiazione dei vincitori del concorso letterario “Parole nel Cassetto”, organizzato quest’anno dall’associazione culturale Indiegesta. Ben 35 scrittori e i loro relativi racconti provenienti da tutta Italia, di cui alcuni presentati nella categoria “Bonsai” (meno di 200 parole) si sono confrontati con il tema “Mezzanotte in….”. Un vero successo per una prima edizione non a tema libero.
L’evento sarà animato da momenti di reading curati dall’attore Alessio Marzilli, con la collaborazione della band “Esercizi Base per le Cinque Dita”. L’intera giornata di sabato, invece, sarà dedicata al workshop di scrittura creativa tenuto dallo scrittore Giuseppe Truini, dal titolo “Storie, MiniStorie e MicroStorie”. Le iscrizioni al workshop resteranno aperte fino a pochi minuti prima dell’inizio dell’evento per permettere a chiunque lo vorrà di partecipare. La giuria scelta per valutare i racconti finalisti è presieduta da Vincenzo Martorella (critico e saggista), e composta da Ettore Zanca (giornalista e blogger), Carlo Ruggiero (scrittore), Giorgia Cappella (scrittrice) e Sveva Germani, a rappresentare l’Associazione IndieGesta. Condurrà la serata Giovanni Proietta. Al termine della premiazione gli “Esercizi Base per le Cinque Dita” presenteranno il loro ultimo album “Dalle viscere”. Anche e non solo la cittadinanza è invitata a partecipare.

V.G.

P.S. Ecco il video dello spot realizzato dai ragazzi dell’associazione.


I 75 anni di Superman!


Vivere leggendo, un blog per essere informativi su libri, fumetti, e su tutto quello che riguarda il mondo della lettura.

Vivere leggendo

superman75 anni fa’, il 10 giugno 1938, la DC (che sta per Detective Comics) pubblicò la prima storia di Superman, ideata nel 1933 da due giovani studenti della Glenvile High School di Cleveland, Jerry Siegel e Joe Shuster.

Come tutti voi saprete, Superman, o meglio Kal-El,è un alieno venuto dal lontano pianeta Krypton. A mandarlo da noi fu il padre, Jor-El, nel disperato tentativo di salvarlo dall’imminente distruzione del loro pianeta. Il piccolo Kal-El, all’interno di un’astronave, percorse diversi anni luce ed atterrò nei pressi di Metropolis sotto gli occhi dei coniugi Jonathan e Martha Kent, che erano lì per caso. I due, che vivevano in un piccolo paese, non a caso chiamato Smallville, decisero di adottarlo e lo chiamarono Clark Kent.

Già da subito i genitori adottivi del piccolo si resero conto che qualcosa non andava. Il bambino, infatti…

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Festival Francesco Alviti, chi paga?


Da leggere per renderci conto di chi ci amministra…

Pietroalviti's Weblog

_MJH7048Meglio le bocce… C’è stata una forte discussione in giunta, a Ceccano, sul Festival Francesco Alviti: il patrocinio è stato concesso soltanto ieri, 21 giugno, a soli 4 giorni dall’inizio di una manifestazione molto complessa, che nella sua V Edizione raggiunge  11 serate, la prima il 25 giugno, l’ultima il 7 luglio.  Insomma sembra che l’amministrazione di Ceccano non gradisca che vengano organizzati ben 11 concerti in piazza S. Giovanni, gran parte dei quali di altissimo rilievo artistico. Forse Palazzo Antonelli non ha ben chiara la situazione del Festival: è una festa dell’amicizia e della musica che coinvolge tutti i complessi musicali di cui faceva parte Francesco Alviti, scomparso il 23 febbraio del 2009. Orchestre sinfoniche, bande, percussionisti, cantanti, cori… tutti si esibiscono, gratuitamente, in nome dell’amicizia che li legava a Francesco. Così Piazza S. Giovanni per 11 serate diventa un bellissimo palcoscenico dove si esibiranno oltre 500 musicisti che…

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#1 Note a margine de “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino


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Se Paolo Sorrentino morisse domani (non glielo auguriamo), oppure questo stesso pomeriggio stando a Proust, non ci sarebbe alcun problema: ha appena girato il suo film migliore. Un traguardo e una trappola, allo  stesso tempo. Solo nel prossimo film infatti potremo osservare se il regista sia stato poi ammaliato dal fascino della ripetizione.  Nel frattempo auguri a tutti i critici cinematografici perché dovranno lavorare d’impegno stavolta mentre  al resto degli scribacchini, come me, non resta che testimoniare (e a favore).
Innanzitutto bisognerà procedere per categorie e incasellamenti, in secondo luogo evitando monumenti equestri e mitizzazioni eccessive , attenti alla logorrea delle citazioni. Paolo Sorrentino ultimo epigono del cinema felliniano?  No. Un film sulla decadenza del nostro Paese? Non solo. C’è tutto questo certo ma sarebbe da scriteriati ridursi alla banalità di una sinossi (ricompresa in un trailer impietoso col senno di poi). Nell’insiemistica ricca della cinematografia mondiale sapremmo riconoscere questo film grazie al volto del suo vicino di banco, 8 e ½ (film preferito dal regista N.d.A), in un paragone sicuramente esagerato ma calzante. Anche questo una riflessione globale sul cinema e sulla vita umana, sul rapporto tra la spiritualità e le passioni mondane, critica socio-politica e poetica delle nuvole, momenti di intimità dell’alto e del basso. Un film ricco eppure vuoto.  Tutto e niente come il tema del romanzo dei sogni di Flaubert. In questo slalom vive la grande bellezza di questo capolavoro, ineffabile come la cornucopia di metafore contrastanti che Sorrentino ci offre. Pontificare, per adesso, è un’operazione facile ma occorre puntare gli occhi sui film che verranno. ”La grande bellezza” è un passo avanti rispetto alla video arte stancante di “This must be the place” e la trama è forse più nelle corde del suo regista perché sebbene più opulento del precedente a livello di scrittura risulta organico e scorrevole. La lentezza di “Le conseguenze dell’amore” è stata vittima di un perfetto lavoro di cesellatura, ora le pause non intimoriscono gli spettatori. L’opera forse più adulta di Sorrentino presenta invece qualche tratto in comune con “L’uomo in più”. Qua e là però, è bene notarlo,  si avverte un certo scricchiolio di quelle dinamiche consolidate nel cinema di Sorrentino, in futuro potrebbe aprirsi la valanga. La napoletanità falso nobiliare ostentata  dall’eterno personaggio interpretato da Tony Servillo finirebbe per annoiare. E la ricerca maniacale dei colori diventerebbe un vezzo inutile. Ancora una volta: il prossimo film ci dirà se siamo al vertice di una piramide o in un punto imprecisato di una direttrice cosmica. Non ci resta che cercare il filo, delle nostre vite come di questo film.

Vittorio Gapi

Ci sono cose che mi/ci offendono di più


grillo vs grilloCi sono cose che mi offendono di più rispetto alle cretinerie di un leader urlante. Ci sono freni ben più imponenti, montati in nome del mio, del nostro essere ciociari. Una patina sedimentata negli anni cui la piccola pagina scritta da Beppe Grillo non va che ad aggiungersi, timidamente.  Non per questo eviteremo di criticarlo soprattutto poi per aver creato un movimento autarchico a sua immagine e somiglianza, impermeabile alla critica interna ed esterna. Duri, puri e intransigenti come vagoni che si infrangono contro il muro altrettanto intransigente della realtà.  Ci sono cose che mi offendono di più. Come l’arroganza e il provincialismo diffuso di tanti concittadini che esportato come sintomo endemico di un’intera, antica regione nasconde tutti i passi fatti per emanciparsi dallo stigma di rozzi, incolti d’Italia quando la Ciociaria ha prodotto nel suo recente passato (ogni elenco sarebbe parziale) scrittori di livello internazionale come Giuseppe Bonaviri e Tommaso Landolfi, nonché buona parte di quella leva cinematografica che ha reso la letteratura italiana su pellicola degna di essere studiata in tutto il mondo. Una terra, aggiungerei, che produce tuttora eccellenze degne di nota a cui sarebbe interessante chiedere quanto ha pesato o giovato, nel proprio cammino, l’essere ciociari. Proporre una comica ipotesi di eugenetica ciociara fa sorridere (sarebbe questo un razzismo al contrario) né tantomeno sembra interessante ripetere la cronologia di pregiudizio costruito negli anni (dal “Manfredi” barista di Ceccano in giù). Tutto ciò per un motivo semplice. Il video di Grillo ha un lontanissimo grado di parentela con tutto ciò. Ci sono cose che mi offendono di più. L’arroganza di quei politici che cancellano dalle proprie biografia i passi falsi, come quei membri del m5s che hanno rimosso l’oggetto della discussione. Dovrebbero imparare che s’impara,  sbagliando; che redimere la propria fedina politica può servire solo ai fanatici dell’estetica. In politica i problemi non si guardano, né si dimenticano, semplicemente si risolvono, consumandosi nei tentativi. Questo almeno dovrebbero averlo imparato visto quanto predicano da mesi. Può un movimento prodotto per cambiare tutto  essere nato col difetto di fabbrica della propria imperturbabilità, progettato com’è per non cambiare mai? Si può pretendere, ancora, una rivoluzione se non si è capaci prima di mutare se stessi? E’ legittimo chiedere delle scuse, consigliare un cambio di rotta senza essere insultati oppure bisognerà aspettare che emendare le proprie colpe diventi di moda come dire basta alla casta? Due domande che vanno ad accrescere le pagine della critica antigrillina. Unire alla nostra feroce volontà analitica il prurito provocato da un video innocente e i suoi piccoli proclama, invece di lasciarlo alla gogna del dimenticatoio è fare il favore del nostro duplice nemico che intanto beatamente ignora i propri accenti illiberali puntando l’attenzione sugli altrui difetti.

Vittorio Gapi