Natale 2014.


“Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”

Ancora una volta è Natale ed ancora una volta il mio pensiero è quello di un augurio vivo, genuino, fresco a voi che seguite questo blog! Buon Natale! Tra poche ore ci si ritroverà a commemorare la nascita di Cristo. Sembra che sia passato davvero un attimo dallo scorso anno ma in realtà sono passi dodici mesi più o meno lieti ed ora eccoci qui, di nuovo, a festeggiare il Natale.
Isaia si esprime in modo suggestivo:il figlio di Dio irrompe nella storia illuminando, a giorno, la via di coloro che erano nella notte e lo fa scegliendo la via più umile, la via della povertà. In questo tempo difficile mi sembra davvero forte ricordare un simbolo del Natale, spesso passato in secondo piano, trascurato: il simbolo della capanna che è espressione di una completa umiltà che Dio ha voluto scegliere, che si esprime verso Maria e Giuseppe e e verso i pastori, ultimi tra gli ultimi, che per primi accorrono a venerare quel bambino in quella notte che per noi cristiani, diventa notte santa. L’immagine è semplice e incisiva nello stesso tempo: la via dell’umiltà ci appare una via tortuosa, una via non agevole e spesso si preferiscono altre strade, altri atteggiamenti tra cui quello della totale personalità di sé che può sconfinare nella superbia, questo male che ai giorni nostri si è tanto acutizzato, mietendo vittime seppur inconsciamente. Ecco il Natale è una scuola che ogni anno fornisce a noi tutti degli elementi nuovi e in questo 2014 ci insegna a prendere coscienza di noi stessi, del nostro essere “granelli sparsi nell’oceano” quasi insignificanti ma tutti egualmente belli dinnanzi a Dio. E’la scuola dell’umiltà il Natale: l’umiltà che ci fa essere virtuosi, capaci di gesti di accoglienza, di fraternità, di amore. Maria è maestra e madre dell’umiltà: nel Magnifcat si esprime al meglio allorché afferma “Perché si è ricordato dell’umiltà della sua serva” e Giuseppe anche egli, è maestro in tal senso: avrebbe potuto ripudiare Maria, l’avrebbe potuta condurla alla morte ma invece ha accettato questo tesoro che Ella custodiva, per nove mesi, fino a una terra quasi abbandonata ove Dio volle che suo Figlio si manifestasse. S. Leone Magno raccomandava: “Agnosce, Christiane, dignitatem tuam!”, una dignità che proprio con il ricordo del Natale si concretizza, si fa vita e rischiara, sebbene forse solo per un po’, il nostro cammino terreno: è la festa dell’amore è vero ma che questo amore non sia unilaterale ma si diffonda a tutti, agli emarginati, ai soli, ai deboli ma anche a coloro che hanno fatto di sé la propria divinità, a coloro che mirano al proprio tornaconto personale trascurando quella “dignità” della condivisione e della scelta di essere piccoli.
Sia dunque questo il mio pensiero per questo Natale 2014: un’opzione di pensabilità che voglio fornirvi, con questo mezzo, a voi tutti. Il Natale ci da forza e ci da vita, ci infonde coraggio! Che questo non rimanga carta morta ma tra le diverse realtà della nostra quotidianità si esprima e si sviluppi affinché scaturisca in noi un inno unanime e di gioia, il nostro Gloria, la nostra salvezza! Auguri! M.T.C

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