Il Grande Bluff


Esiste un concetto utile per spiegare l’acqua che passa sotto i ponti della politica italiana: il cosiddetto combinato disposto. Sarà utile rispolverare questa pietra miliare del dibattito all’italiana per comprendere in futuro quanto i giorni che stiamo vivendo ora siano significativi per la nostra democrazia in futuro.

Il dato di fondo è la ghettizzazione messa in atto dai partiti verso il m5s, un fenomeno assolutamente giustificato ma operato senza una doverosa presa di coscienza di quello che questo enorme “no” potrebbe diventare dopodomani.

Inventare un istituto giuridico inesistente, mai applicato in oltre sessant’anni di storia repubblicana dovrà pure avere qualche significato per non parlare del capitolo interessante delle reazioni. Nonostante il frame dell’invasione grillina dei banchi del governo sia stato nel 90% dei casi la sovrastruttura ideologica del concetto per il quale il movimento cinque stelle rappresenta
l’eversione e i partiti la pace sociale, la gran parte dei cittadini non è stata al gioco mediatico.

Sarà l’effetto della sdoganata partecipazione nei talk di pubblico più largo (Di Battista nel salotto della Bignardi e la Lupo in quello domenicale di Massimo Giletti) ma fatto sta che l’inganno mediatico inizia a scricchiolare. Molti hanno visto una donna
presa a pugni da un uomo senza che si levasse una sola voce anche solo per scusare il gesto ed è per questo che non hanno potuto accettare l’ennesima fatwa femminista (gridare troppo spesso “al lupo” è la strada che conduce verso lindifferenza collettiva)
dal Presidente della Camera.

Arrivano, poi, le accuse di fascismo inconsapevole da parte di Corrado Augias, ricambiate peraltro dal rogo di un suo libro, ma abbandonarsi nelle braccia di una metafora avvincente senza andare a fondo nell’analisi assume il significato di una guerra senza esclusione di colpi tra membri del medesimo gruppo di interessi e un movimento politico che ne minaccia la stabilità quando la necessità prima è quella di comprendere, senza il bisogno di prendere parte nella rissa. In questo senso la mente va invece alla Repubblica di Weimar, un regime debole e inefficente che regalò a una minoranza riottosa le chiavi di un Paese distrutto e non in quanto i grillini ricordino il nazionalsocialismo, sia chiaro.

Insomma in una settimana politica che non ricorderemo certo per il passaggio di Casini nella casa delle libertà vigilate di Berlusconi fatto passare come insulsamente ideologico (vedi i sondaggi), magari sarebbe bene prestare un orecchio a un’opposizione che minaccia di essere davvero eversiva e quindi pericolosa se verrà costretta a questo ruolo da comportamenti sia istituzionali che partitici, questi sì, davvero colpevoli.
C’è negli occhi di questi attori la colpevole inconsapevolezza dell’entità di un fenomeno con il quale bisognerà prima o poi rapportarsi seriamente. Guardare dall’altra parte, fare melina, compiere la mossa molto furba dell’accorpamento del decreto su Bankitalia con quello relativo al pagamente dell’IMU col tentativo davvero stupido di porre i grillini davanti al voto per la vita, fanno parte del corredo di una strategia fallimentare, capace soltanto di peggiorare le cose.

 Jimmy Guinea

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Si alzò e andò in fretta….


di Gizzi Pierfrancesco

301-Domenico_ghirlandaio_visitazione_louvre_01In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Lc 1,39-45

È il primo viaggio di Gesù di cui abbiamo documentazione: nel grembo di Maria viene portato fino alla casa della cugina Elisabetta. È un viaggio senza motivi apparenti: «Maria si alzò e andò in fretta». Perché? Aveva forse saputo che Elisabetta attendeva un figlio? Voleva confidarsi e raccontarle che un angelo le era apparso e le aveva predetto cose meravigliose?
Le due cugine erano certamente intime amiche, anche se non potevano incontrarsi e parlarsi con la frequenza dei giovani di oggi. Possiamo allora pensare che il linguaggio del cuore e degli affetti può comunicare senza strumenti umani: le persone che si vogliono bene, sensibili ai bisogni degli altri, sanno sempre cosa bisogna fare e trovano il modo opportuno per realizzarlo.
Nei gesti di Maria sorprendono i due verbi «si alzò e andò in fretta». Alzarsi è un gesto che indica prendere coscienza di un bisogno; sapere che il tempo delle scelte è arrivato e a noi è chiesto di intervenire. Ma alzarsi significa anche acquisire dignità, raggiungere uno stato superiore di vita. Maria si alza dunque con la consapevolezza che qualcosa di grande sta avvenendo e lei vuole essere protagonista, compartecipe.
Maria «andò in fretta». La fretta, talvolta cattiva consigliera, in questo caso è sinonimo di trepidazione, di amore che non può attendere, di desiderio di vita e condivisione.
È questo il messaggio per il Natale ormai imminente. A noi è chiesto di accogliere Gesù che viene con il decoro di chi si alza per dare dignità al nascituro e con l’urgenza di chi non può attendere nulla di più grande e più importante che Gesù bambino.
Nel bambino Giovanni che sussulta nel grembo di Elisabetta, abbiamo la conferma che Maria ha scelto la via migliore.
Una via oggi richiesta anche alla nostra vita: vogliamo alzarci e accogliere in fretta Gesù nel nostro cuore?

Parola della settimana: 

Umiltà

«Maria Vergine, la quale all’annunzio dell’angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore.» (Lumen Gentium, 53)

Parte sopra tratto da “Date voi stessi da mangiare, testo per la meditazione personale Azione Cattolica Italiana, 2012-2013”

Alzarsi e andare in fretta. Lo facciamo quasi sempre tutte le mattine, chi corre in reparto, chi a prendere il treno, chi perché ha lezione e non è mai in orario. Poi alzarsi non è molto più presente tra le nostre azioni quotidiane, abbiamo le connessione a fibra ottica o in LTE, basta un click e possiamo fare qualsiasi cosa: parlare, massaggiare, vedersi.

Allora quale è la differenza tra il nostro alzarci e quello di Maria? L’amore, la trepidazione, il voler essere parte di questa storia e non solo comparsa. Banale?

Ogni giorno ci alziamo e andiamo a lavorare, studiare, seguire lezione , in questi giorni intorno a noi vediamo persone, sentiamo venti, viviamo esperienze, che molto spesso ci scivolano sopra come pioggia, nulla ci tocca, ormai siamo automi indipendenti con l’istinto della sopravvivenza. Siamo diventati machine da formula 1, siamo tecnicamente capaci di compiere grandi cose, di andare alla velocità massima, ma siamo utili solo su un percorso costruito adatto a noi. La nostra vita è una corsa solitaria, un testa a testa con l’altro per sopraffarlo in tutti modi; dobbiamo cominciare a rallentare, a scendere di marcia, goderci il panorama (quel poco che ci è rimasto almeno).

Ad esempio avete presente le stazioni ferroviare? Bene quelli sono luoghi pieni di velocisti durante il giorno, ma la notte si trasformano in luoghi pieni di solitudine e di richiesta di aiuto. Provate ad andare specialmente ora, vi stupirete. Quei luoghi diventano il punto di raccolta di chi ha perso la casa, oppure di chi una casa non l’ha e non è l’unica cosa che gli manca. Con la “Comunità Primavalle di Sant’Egidio” (la quale ringrazio), abbiamo vistato una stazione di Roma, dove molte persone (dico persone e non barboni o clochard come spesso la stampa usa dire), si ritrovavano per (e fate attenzione) il ristoro e l’ascolto. Il ristoro a volte non basta mai, perché chi ha bisogno aumenta sempre di più ogni settimana, per non parlare di chi vive sotto i ponti che per colpa di una società cieca e dedita ai soldi e al potere, lascia queste povere persone senza una coperta per la notte e un luogo dove dormire al caldo. Si, avete letto bene senza una coperta con tutto il freddo che fa in questi giorni! Il punto è che queste persone sono state sfortunate nella vita, non hanno avuto nessuno vicino per aiutarli veramente ed ascoltare le loro storie ci fa capire che chiunque può ritrovarsi da solo, senza più una speranza in cui credere, abbandonato a se stesso. Alzarsi e andare in fretta? Si, e aggiungerei anche “più veloce di Speedy Gonzales”, sono un esempio le persone che sono nella cmunità Primavalle che si impegnano per cercare coperte o sacchi a pelo, chiedendo anche alle famiglie di fare un regalo di Natale solidare, poiché di aiuto ce ne è sempre bisogno, oppure quelle aiutano l’ormai famoso “angelo di Milano” per assistere chi è nel bisogno ma ha paura ha chiedere aiuto.

Ora un ultimo punto sui giovani, molto breve sennò nessuno vedendo quest’articolo lo leggerà! Cosa ci sta offrendo ogni la nostra società? Oppure le nostre città, i nostri politici? Fa tutto schifo? La nostra Italia è un orrore rispetto ai nostri altri alleati europei? Non ci sono politici veri? Nella nostra città non c’è niente di accogliente e adatto a noi giovani per divertirsi in compagnia?

<<…si alzò e andò in fretta>>. Non essere solo una comparsa nella storia del tuo paese, sii tu il protagonista, cambia insieme agli altri le cose che non vanno. C’è un problema? Confrontati, risolvilo collaborando. Ti sei laureato ma il lavoro non c’è, crealo, credi nei tuoi sogni, mettici la passione, sollevati, alzati! Ama il prossimo tuo come te stesso cosicché creerai una società giusta, costruita intorno all’uomo e per l’uomo, e non intorno al denaro e al profitto.

Basta così, sennò vi annoio troppo! Buon Santo Natale a tutti e felice anno nuovo. Che il Signore benedica voi e le vostre famiglie. Pace a voi!

Imagine


di Gianluca Popolla

Alcune volte basterebbe ascoltare. Ascoltare per davvero.
Ogni cosa che ci circonda ci cambia e lascia dei segnali che sta a noi, soltanto a noi, recepire e trasformare in realtà, trasformandoci.
Lezioni di vita, consigli fraterni di chi sa percepire un’altra realtà dietro etichette stantie, schemi rassicuranti creati per noi e da noi per convincerci che spegnere il cervello, smettere di pensare, lasciare che siano ad altri a realizzare i nostri sogni sia il modo migliore per ottenere risultati perché il meno faticoso.

Così: nero giusto, bianco sbagliato; carta vince, carta perde; un concetto di sinistra è stupendo, uno di destra è ignobile e viceversa.

Scegliamo di non fare scelte, ma non ci accorgiamo di farne altrettante senza l’aiuto del pensiero.

Ripensavo proprio ieri, tornando a casa, che se oggi John Lennon fosse interrogato sui problemi politici del nostro paese risponderebbe: “Imagine there’s no parties..Imagine all the people living for today”.

Forse non dobbiamo fare lo sforzo di immaginare per sottolineare l’evidente mancanza dei partiti: nei contenuti, nel contatto con le persone e con la realtà, nel risolvere i problemi del paese; ma il messaggio è un altro.

Troppo spesso abbiamo cantato quella canzone, l’abbiamo venerata ed eletta come una tra le migliori del ventesimo secolo, ma le stesse volte ne abbiamo perso il significato, quel tocco vitale che trasforma un semplice insieme di parole in qualcosa di più della loro somma.

Pensate soltanto a cosa l’uomo avrebbe potuto fare se avesse lasciato ad altri i vessilli di una guerra politica fatta di simboli, frasi fatte e cene elettorali e avesse condotto una sfida comune all’inefficienza, all’ignoranza che imperversano il nostro paese, il nostro mondo.

Mi chiedo quanto ci è costato il non ascoltare le altrui opinioni perché provenienti da esponenti di un altro partito, e quanto non dissentire da opinioni ascoltate nel nostro gruppo politico e per noi improponibili e inefficaci; quanto ci è costato avere fede in simboli creati da noi per dividerci più di quanto le nostre divergenze ideali facessero prima; quanto ci è costato non ascoltare davvero il nostro vicino di casa, l’amico di una vita, il compagno di banco, il collega di lavoro non perché non credessimo in lui ma perché coscienti della sua appartenenza ad un partito?

Creiamo degli schemi per “semplificarci” la vita, dei partiti politici per unire persone con le stesse idee eppure non ci chiediamo quali siano i risvolti dell’avere una vita “semplice” e di un gruppo di persone che non conoscano altro che una sola idea.

“Even if you are not political, politics will come to you”


14 Novembre, Domenica mattina

E’ lontano il ricordo dei problemi, sembrano non potermi toccare in alcun modo i problemi della mia città, della mia nazione, della mia vita.

Chi pensa ai problemi che ci circondano la domenica mattina?

Chi pensa ai problemi che li circonda il sabato sera?

Pensiamo ai problemi che rischiano di compromettere il nostro futuro?

Mi accorgo che la risposta a queste tre domande è no.

Questa convinzione penetra dentro me, quando leggo il messaggio personale su un famoso social network di un famoso cardine della democrazia, Aung San Suu Kyi– ecco le sue parole: “Even if you are not political, politics will come to you” tradotto “anche se non siete politici, la politica verrà da voi”.

La testimonianza  di una donna che ha passato 15 degli ultimi 21 anni segregata da un regime anti-democratico, una donna che alla morte del marito non è voluta andare al funerale per paura di non poter più rientrare nel suo paese, una donna che non ha visto i suoi figli per 10 anni con un solo fine: permettere ai suoi connazionali di poter esprimere i loro pensieri, le loro opinioni, in una sola parola democrazia.

Penso e spero che ognuno di noi si rapporti con il messaggio di Aung San Suu Kyi e si chieda: “Faccio davvero qualcosa per la democrazia? Posso impegnarmi maggiormente per il mio futuro?”

Nella vita ci sono scelte, anche di Domenica mattina: possiamo restare nelle calde e rassicuranti coperte del nostro letto, possiamo lasciare che questa testimonianza passi inosservata oppure ragionarci un pò su…e a decidere siamo solo noi…

Link utili:

http://www.facebook.com/aungsansuukyi

http://it.wikipedia.org/wiki/Aung_San_Suu_Kyi

http://www.corriere.it/esteri/10_novembre_14/aung-san-suu-kyi-primo-discorso_6dee12b2-efc7-11df-aa12-00144f02aabc.shtml


Gianluca    Popolla

A scuola di Costituzione..


Rappresentare un gruppo, significa tutelare gli interessi di una moltitudine di persone e mediare, quindi, quegli aspetti della loro personalità che sembrano essere incompatibili: occorre fissare dei principi che garantiscano a tutti libertà individuali e sociali; il diritto a vivere libero in quanto essere umano e il diritto di professare il proprio credo, di esprimere le proprie opinioni ed anche il proprio indirizzo politico.

Non bisogna però dimenticare che l’aumentare dei diritti implica una restrizione della possibilità di goderne.

La giusta legislazione della disciplina delle libertà impone infatti che ci sia un meccanismo di bilanciamento (checks and balances) il quale in base ai criteri di ragionevolezza e proporzionalità cerca un punto di equilibrio tra i diritti e le libertà contrastanti: vale a dire che più interessi (includenti diritti e libertà) sono tra loro in conflitto e più limitazioni ad esse verranno poste.

Affascinante è il principio per il quale una norma che affermi un diritto è giudicata legittima:

-nel momento in cui garantisca l’operatività minima dei diritti confliggenti ovvero la possibilità di esercizio di un diritto e la tutela di un determinato interesse;

-inoltre dove sia accertato che non esista un altro strumento di legislazione in grado di limitare in maniera minore i suddetti diritti secondo il principio “less restrictive means”.

Meccanismi a dir poco venerandi e se pensiamo che sono stati stabiliti dai Nostri Padri Fondatori mettono in risalto la lungimiranza e la minuzia di un progetto che ancora oggi non può dirsi pienamente realizzato o meglio attuato.

Meccanismi allo stesso modo complessi e che non possono essere analizzati in maniera superficiale, come purtroppo oggi avviene sia da parte di noi cittadini che da chi dovrebbe concretamente attuarli: i politici.

Questo richiede un grande dibattito democratico, che deve trascendere le appartenenze politiche e che, arma a doppio taglio, deve definire da un lato i nostri diritti ma dall’altro i doveri a cui dobbiamo adempiere.

Un esempio concreto? Eccolo.

Nel momento in cui si parla di aborto abbiamo due diritti confliggenti: il diritto alla vita del nascituro e il diritto alla salute della donna gravida.

In questo caso è difficile stabilire una linea di confine tra comportamento legittimo ed illegittimo: sino a dove può essere tutelato il diritto alla vita del nascituro? Può essere tutelato anche nel caso di gravi rischi di salute della donna gravida?

Un conflitto difficile da dipanare che richiede delle posizioni aperte al dialogo o perlomeno non statiche su dogmi, religiosi e non, che portano all’impossibilità di un compromesso tra le parti.

Sì, compromesso, in questo caso è il termine più giusto: orribile sarebbe vedere l’aborto nelle mani dell’una e dell’altra fazione e l’alternanza di decisioni opposte porterebbe ad un fallimento poco proficuo.

Pertanto in questo caso sarebbe necessario stabilire quali misure siano universalmente o quasi riconosciute nell’ambito della questione, a grandi linee: come gli abortisti saranno d’accordo nel limitare la possibilità d’aborto in casi di stretta necessità, cosi gli anti-abortisti daranno il consenso ad una norma che fissi dei casi-limite nei quali è consentito abortire.

Non solo affermare i principi da seguire, ma definirli, stabilire i limiti della loro portata certficandone così la validità: è questo l’obiettivo della nostra Costituzione.

E sarebbe giusto secondo me, visto lo stato in cui vige la nostra nazione, insegnarLa nelle scuole: dalle elementari alle superiori, che sono i luoghi dove maggiormente vengono indottrinati molti ragazzi che la Costituzione non sanno nemmeno cosa sia…

Chi sta dalla mia parte?

Gianluca  Popolla

Un Cambiamento positivo – Che fine ha fatto Fabrateria Vetus?


Ricominciare…

Da mesi sono tartassato da questo dubbio: cosa vuol dire ricominciare?

Ho visto molti programmi, sentito tantissimi convegni ed altrettante manifestazione; tutti che parlavano di <<ricominciare>>.. Ma da cosa?

Il vero significato di questo vocabolo secondo me è ammantato dalla realtà odierna, satura ormai di un’inutilità fatta di talk show, rubriche e reality. Questa però è tutt’altra storia.

Riprendiamo il discorso. Ricominciare premette un cominciare, interrotto durante il cammino per poi essere ripreso; ora cosa abbiamo cominciato in questo paese che poi si è interrotto nel cammino? Il paniere di “start and stop” che abbiamo in cronologia è immenso. Si pensi solamente alla sanità a Ceccano: due ospedali immensi e ben funzionanti, un manicomio e un centro di riposo. Ora è rimasto un piccolo pronto soccorso. Haut ignota loquor (dico cose ignote)?

Non voglio entrare in merito del problema della “mala sanità”, come si dice oggi giorno, dato che era solamente un esempio, ma voglio entrare, invece, nel merito della seguente questione: perché a Ceccano, città secondo me con un grande potenziale, abbiamo tutto ma non lo usiamo o non lo usiamo bene?

E questo spreco è tanto colpa dei nostri “politici” quanto di noi stessi che a volte preferiamo rimanere immobili a vedere tutto scorrere invece di agire, dicendo con la solita nenia “Vabbè che ci fa, è sempre stato così”. Se un paese non funziona non vuol dire solamente che non ci siano bravi politici al governo ma che anche la popolazione non fa il suo dovere come cittadini e come elettori.

Sentirsi “ceccanese” non basta ad elevare lo status culturale-conoscitivo della città, anzi secondo me serve solo ad obnubilare le nostre colpe di non far nulla pro civitate. Si prenda ad esempio la vita ceccanese. Essa sta diventando un vero e proprio stillicidio di monotonia e d’ imbarbarimento. Nessuna rappresentazione teatrale, nessun concerto, nessuna presentazione di libri o conferenze culturali, nessuna visita guidata dei due castelli. I nostri avi ci hanno lasciato una città grandissima e bellissima e noi piano piano la stiamo demolendo, facendola diventare un monotono hotel, anzi una casa di riposo. Fabrateria vetus che fine hai fatto? Emendare gli errori commessi è difficile, ma prima di tutto correggiamo i nostri; applicchiamoci per aiutare Ceccano per sentirci veramente e giustamente fieri di essere ceccanesi.

Il famoso attore Massimo Troisi in un suo film diceva: “Ricomincio da Tre”, perché in tutta la sua vita tre cose gli erano riuscite bene; noi potremo dire lo stesso?

Pierfrancesco Gizzi

Parole, parole, parole – Buschini e Ciotoli, come Mina e Alberto Lupo


Quest’anno, alle incombenti elezioni regionali, avevo deciso di cedere alla tentazione di non votare più, finalmente, per protesta. Faccio qualche giro su internet, non basta, do un occhiata ai giornali,non ci siamo ancora, seguo da outsider, insomma, questa campagna elettorale, spenta l’indignazione per il “pasticciaccio” con le liste, per provare a capirci qualcosa e magari, come dicevo, iniziare a votare qualcuno, per qualche motivo.
Spiegare le mie idee politiche comporterebbe un dispiego inutile e fin troppo vasto di energie, anche perchè temo che il mio pensiero emerga, in modo abbastanza chiaro, in quello che, di solito, scrivo. Avrete capito che, in poche parole, sono un liberalsocialsta, riformista,  “un liberalismo,se così è lecito esprimersi,di sinistra”, quello di Popper, di La Pira, passando per Enrico Berlinguer, la tradizione democratica statunitense (Roosvelt), Walter Veltroni, Matteo Renzi, con una forte attenzione puntata verso i movimenti del Popolo Viola, un’attenzione che va da Marco Travaglio (che di sinistra non è) agli stimati Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris, il terribile visionario Giorgio Bocca, Eugenio Scalfari, Curzio Maltese e tanti altri.
Siccome ho,come dicevo, “tentazioni democratiche”, ho apprezzato l’idea del candidato Mauro Buschini, di mettere in rete, non solo i suoi movimenti sul territorio, ma anche una Videolettera alla quale inviare commenti ai quali Mauro Buschini risponderà, insomma un passo da gigante rispetto all’esempio traballante del tardivo antoniociotoli.com ed il suo comunque strabiliante successo (vedi i commenti super entusiastici). Mi siedo davanti al PC e mi gusto le videolettere, l’ultima, la terza, mi stupisce davvero. Molte parole, tutte eccellenti, idee e principi ottimi, nei quali mi riconosco, ottimi preamboli. E i progetti? Il concreto insomma, i contenuti, quando Buschini pensa a rivalutare il turismo nella Provincia di Frosinone, cosa ha in mente?

La mia va alla 5a città, per abitanti, della Provincia, più grande in territorio del Capoluogo, la città in cui vivo, Ceccano; che, nonstante uno dei  cavalli di battaglia di Ciotoli&Co (altro gruppo fecondo di proposte)  sia quello di  portarla in alto, mi sembra che, nei discorsi dei candidati alla Regione, manchi all’appello. Non voglio dire che il suo nome sia assente, anzi, spruzzarlo qua e là nei discorsi, è sempre un’ottimo modo di far pensare alla gente che qualcuno se ne stia occupando, ma ora siamo stufi; vogliamo progetti concreti, contenuti ,basta con le parole.

Buschini è un parolaio, ma evidentemente, nelle scuole di Partito della Provincia di Frosinone, insegnano solo a fare discorsi e slogan, dato che ormai, occorre avere un cognome “telegenico” per candidarsi ( per una sanità più FORTE, oppure con tanto di Margheritone gigante che ricorda una marca d’abbigliamento dell’imprenditore Matteo Cambi, la frase emblematica: il Futuro è FIORITO) oppure cercare uno slogan degno: per Foglietta il Centro sei tu- che, per adesso, è ancora vero ( io sto a sinistra), ma visti i precedenti movimenti tellurici di questo personaggio politico, mi vedranno costretto a farmi sempre più in là per continuare a dargli ragione (anzi probabilmente mi sorpasserà).

Sarebbe una critica blanda e satirica la mia, se rimanesse su temi marginali quali  i cartelloni pubblicitari (encomiabili strategie di marketing), ho fatto questo discorso per giungere ad una conclusione, Mauro Buschini è in parte giustificato, non è di Ceccano ( anche se qui c’è un comitato che promuove la sua candidatura), ma io mi chiedo con che faccia venga a chiedere il mio voto per il Turismo e per l’Ambiente, uno che ha fatto di Turismo e Ambiente i momenti peggiori del suo governo.

Insomma niente progetti per la mia città, “parole, soltanto parole” da chi ormai, può solo parlare. Mi rassegnerò a votare per protesta,

Buschini e Ciotoli non somiglieranno a De Gasperi e La Pira quanto piuttosto  a Mina e Alberto Lupo… “parole, soltanto parole, parole d’…..

Giovanni Proietta