Il destino della cultura nel mondo presente.


Carissimi!

Ex multo tempore che non scrivo mobilitato da sì gravi impegni ma questa sera eccomi qui, bonus ad audiendum vobis. Vorrei parlare di un tema forse sciocco o meglio sottovalutato: il beneficio della cultura. Il motivo per cui scrivo su questa tema è da ricercarsi nell’idea che mi sono fatto osservando,ad vivum, la realtà ceccanese specie quella giovanile.


Regna, carissimi amici, una vera e propria ignoranza, un vero e proprio allontanamento dalla cultura, intesa nel suo senso più generico. 
Molti,adulescens, sono talmente pieni di sé da ritenere vano l’interessarsi a qualunque tema sociale che viene loro indirizzato: la cosa alquanto mi turba e mi fa porre una domanda: cos’è oggi la cultura e come viene interpretata?  Il quesito richiede attenzione e analisi. Oggi la cultura vive un momento di crisi o meglio un momento di spaesamento giacché essa si è talmente ramificata in tanti piccoli temi da non poter risalire al tronco, al centro di essa. L’immagine dell’albero aiuta e ci fa comprendere etiam come un tale essere vivente, pur nella sua florida bellezza rappresentata dai rami, si fiacca a causa di forze esterne e interne che minano la sua stessa sopravvivenza.  La cultura oggi giorno ha perso quel “sublime unicuum” che la contraddistingueva: oggi giorno essa vive quasi di espedienti come qualcosa di “extra hominem” “fuori dalla vita dell’uomo”.  In realtà vive nella mente dell’uomo, insita in lui e lo induce a compiere le actiones più giuste, più belle e più vive. 

La cultura del XXI secolo non deve apparire come qualcosa di fuori moda: la figura dell’intellettuale perde vigore, diventa quasi una noia, un onore da portare con sé. Leopardi,in quel suo lucido pessimismo, lo aveva predetto: gli uomini prossimi perderanno il significato della cultura e chi lo capirà sarà condannato all’infelicità. 

Ora la massima del poeta recanatese può essere considerata come un’iperbole ma in parte mi sento di condividere questo suo pensiero. Chi fa cultura, chi si interessa delle attività classiche, chi di quelle giuridiche, chi di quelle musicali, trova davanti a sé, sovente, un muro, una barriera rappresentata dalla società che blocca quell’ “Energia vitale” cara a Bergson e fa appassire la pianta le cui foglie si vanno via viva staccando fino ad arrivare allo scheletro, al vuoto totale.

Desideriamo che ciò avvenga? Riteniamo la cultura cosa vetusta e priva di utilità? No: noi concepiamo la cultura come quel flusso che ci attraversa che, simile alla spada ci trafigge il petto ma da esso non sangue ma vita fuoriesce!

Perdonerete certo i toni dal sapore dannunziano di questo ultimo periodo ma ho voluto rendere pubblico un qualcosa che viene aperte ex corde meo. 

Chiediamo ai governi di finanziare le opere culturali, i moderni Convivi, le associazioni che si propongono come fine quello di trasmettere ciò che è dentro di loro, affinché essa si trasmetta alle generazioni che ci succederanno ma anche a quelle presenti, affinché dalla notte che loro credono giorno, passino alla vera lux che è la cultura, che è pace, che è serenità, che è vita!

M.T.C

 

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Falcone e Borsellino muoiono ogni giorno: l’ergastolo della democrazia


Via D’Amelio, Palermo lì 19 luglio 1992

Capaci, (Pa) lì 23 maggio 1992

Falsi simulacri che si ergono nella bassezza della nostra società.

Soprammobili di fine ottocento buoni da mostrare agli amici per vantarsi.

Stelle fisse e lucentissime di un cielo al quale nessuno ha più coraggio di guardare.

Altari sui quali semel in anno si immola l’illegalità e l’obiezione civica.
Miti omerici dei quali tanto si narra e poco si segue.

Li prendiamo in giro ogni giorno: vantandoci di essere più furbi degli altri dopo l’ultima “piccola” illegalità per poi nasconderci nel tradizionale “così fan tutti” di matrice craxista, primo motore immobile di una società scevra di valori e priva della volontà di mantenerli saldi.

Li uccidiamo ogni giorno subordinando l’interesse generale al personale, rinunciando a lottare ai diritti di tutti per i privilegi di pochi; li uccidiamo ogni giorno quando abbandoniamo la speranza in un futuro migliore e così facendo appendiamo al chiodo le nostre coscienze civiche.

Se loro si fossero adagiati al “così fan tutti”, all’illegalità di rito, al seguire certi schemi per favorire il “sistema”, forse l’Italia non esisterebbe più o sarebbe diventata una Repubblica fondata sulla criminalità organizzata e non sul lavoro.

Abbiamo inseguito per anni il giudizio penale, mai ne abbiamo introdotto uno civico, e pure basterebbe chiederci “Stiamo mantenendo in vita il loro messaggio?”

Importa relativamente chi abbia premuto il bottone a Capaci o in via D’Amelio: è fondamentale conoscere chi ogni giorno uccide il loro impegno e dedizione per lo Stato, chi rompe quella solenne promessa di unione con la legalità “finchè morte non li separi”, chi ogni giorno non fa che cancellarne l’esempio.

E per la verità non servirà una sentenza, basterà per alcuni uno specchio.

Via D’Amelio, 19 luglio 1992
Capaci 23 maggio 1992

Qui giacciono le nostre coscienze.

gianluca popolla

Tra pochi giorni la premiazione del “Liliana Bragaglia”


Tra un paio di settimane a Ceccano si rinnoverà un nuovo appuntamento con la cultura: giovedì 8 marzo nell’Aula Magna ‘Francesco Alviti’ del Liceo Scientifico di Ceccano alle 17.30 è infatti prevista la premiazione dei vincitori della XX° Edizione del Premio Letterario “Liliana Bragaglia”. Un evento organizzato come ogni anno dall’associazione culturale Fabraterni, uno dei sodalizi più longevi della città di Ceccano, che dopo un’esperienza ventennale ricchissima di eventi e soddisfazioni continua a dimostrare la sua intraprendenza e la sua ostinazione, specie in un momento così duro dal punto di vista economico che sta avendo conseguenze nefaste anche nel settore della cultura, gravato da tagli sempre più frequenti e dall’abbandono sempre più assordante delle istituzioni pubbliche che dovrebbero invece valorizzare le risorse intellettuali che ogni territorio possiede – ricordiamo infatti che la Fabraterni, così come altre associazioni ceccanesi, non ha al momento alcuna sede permanente, ma è costretta a racimolare ospitalità presso altre strutture per svolgere i propri eventi… In barba a tutte le difficoltà, con la determinazione che da sempre la caratterizza, l’Associazione Fabraterni, con il presidente Ennio Serra in primis, invita tutta la cittadinanza a partecipare numerosa alla premiazione del concorso (la foto di destra si riferisce alla premiazione del concorso di poesia ‘Carmelina Spada’ del luglio 2011).

Membri della giuria di quest’anno sono il prof. e poeta Alfonso Cardamone, il prof. Maurizio Lo Forti, lo scrittore Rodolfo Coccia, la prof.ssa Silvana Giardina e il dott. Alessandro Liburdi. L’evento sarà inoltre allietato dagli interventi musicali di Paola Staccone e Francesco Samani.

Alessandro Liburdi

Me lo merito, finalmente!!!!


Salve a tutti!!!

Brevissima notizia di pura informazione: i voucher per il ritiro dei biglietti agevolati sono in corso di spedizione telematica. A breve chiunque abbia fatto richiesta del suddetto biglietto, una volta ricevuto il voucher (via e-mail) ed averlo stampato, potrà andare a ritirarlo presso una stazione metro A o B, presentando anche un documento d’identità. Tutte le informazioni su come ritirarlo sono presenti nella mail.
Finalmente una buona notizia!

– La redazione –

Generatività…


di Gizzi Pierfrancesco

 

Hi followers!

 “Per uscire dalla crisi, che non è solo economica, occorre ritrovare il coraggio dell’impresa declinandolo in maniera moderna, e cioè coinvolgendo i molteplici «capitali» comunitari (umano, relazionale, sociale, economico).”

Generatività, essere generativi di valore, cosa vuol dire? Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare una piccola ricerca in rete e troverà la nostra risposta qui: http://www.generativita.it/progetto/

Genius Loci: un progetto che fa scoprire le “bellezze” italiane, opera di imprenditori che hanno avuto coraggio di mettersi in gioco. Questo progetto serve a mettere in collegamento più realtà insieme per creare una rete della generatività del valore, in modo tale, da stimolare sempre di più le idee espressive di un “valore multidimensionale”.

Uscire dalla crisi è possibile, e molte realtà che Genius Loci ci presenta ne sono anche una prova, basta solo essere coraggiosi e credere che il guadagno economico deve essere in stretto collegamento con il guadagno sociale, cioè le persone devono essere il centro di evoluzione di un impresa e non solo una materia prima.

Questa è solo una presentazione, molto breve di cos’è questo progetto, perché dovrà essere vostro il compito di scoprire le realtà a noi nascoste, ma inserite in questa rete di generatività!

Link utili: http://www.generativita.it/category/storie/

Volunia…


di Gizzi Pierfrancesco

Signori e signore vi presento Volunia.
Non so se avete sentito questo nome prima d’ora, ma questo Volunia è un innovazione ideata e progettata in Italia.

“Volunia nasce dall’incontro tra Mariano Pireddu e Massimo Marchiori e dalla loro condivisa convinzione che il web avesse delle potenzialità ancora inespresse e che qualcosa di innovativo, rispetto all’esistente, dovesse significare necessariamente un modo nuovo di esplorare e vivere la rete, da parte degli utenti di tutto il mondo.

Prende così forma il concetto del SEEK & MEET (cerca & incontra), due innovazioni complementari che rivoluzionano sia il modo di cercare nel web che quello di incontrarsi nel web. Il tutto per offrire una nuova esperienza visiva e di socialità integrate in un unico servizio aperto a tutti e senza l’obbligo di registrazione”.(tratto dal sito Volunia)

Adesso capiamo alcune piccole cose.

tu, studente, dev fare una ricerca per un progetto da presentare alla classe, cosa fai?
1) vai su un motore di ricerca qualsiasi, digiti la tua parola o argomento da cercare e via; il motore di ricerca ti trova moltissimi risultati su quell’argomento che a te basta scegliere e cercare;

2) ma a volte non si trova subito quello che si cerca, allora la maggior parte delle volte si va su dei forum, o sui social network per chiedere a qualcuno se sa dove possiamo trovare quello che ci serve;

3)trovato il sito (che può contenere le informazioni a noi necessarie) comincia la seconda grande ricerca delle informazioni a noi necessarie.

 Quanto tempo occorre per fare tutto questo? Molto! Ma come si dice spesso nelle televendite caro studente ho la soluzione hai tuoi problemi: Volunia.

Volunia non è un altro motore di ricerca (sennò che razza di innovazione sarebbe), ma è più, continuiamo con l’esempio:
1.1) devi cercare qualcosa sul web, bene metti la tua parola o argomento nella barra di ricerca ed avrai tutti i risultati che avresti con un altro stesso motore di ricerca (funzione SEEK, cerca);

 2.2) non trovi la parola che cerchi? Nessun problema, volunia è anche MEET: quando siete sulla Homepage di Volunia avete un barra nella parte alta dello schermo che non vi lascerà mai e lì potete vedere tutte le persone (NB sempre rispettando la privacy) che sono su quella pagina oppure se ci sono dei vostri amici collegati con cui poter parlare e cercare insieme. Con Volunia non servono più né social network né telefonate dispendiose agli amici, basta collegarsi con volunia, diventare amici e con pochi semplici click trovare, insieme, quello che serve;
3.3) adesso siete arrivati alla pagina che secondo voi contiene il vostro “tesoro”(le informazioni che state cercando) ma il sito a volte può tramutarsi in una giungla inviolabile per cui diventa veramente un eccessivo dispendio di tempo. Volunia invece vi assiste anche qui, anzi, anche prima: viene creata una mappa dove voi potete cercare l’argomento che vi interessa senza ancora entrare nel sito; potete anche vedere se c’è già qualche vostro amico in quel sito, pensate un po’.

Certo, voi lettori, adesso non ci credete, anzi vi starete domandando come sia possibile tutto questo? Oppure, “Cosa sta dicendo? Non riesco a capire che cosa sta farfugliando?

Vedere per credere e per capire meglio: http://www.unipd-cmela.it/volunia/

Si può fare! Come il business sociale può creare un capitalismo più umano…


di Gizzi Pierfrancesco

Salve a tutti i nostri followers!!!! Ciao Cogitanti!!

Anch’io oggi voglio unirmi ai miei colleghi e consigliarvi, attraverso una recensione, un libro che parla di economia ma anche di speranza.

Si può fare!

Come il business sociale può creare un capitalismo più umano.

In questo libro Muhammad Yunus vuole presentarci un nuovo strumento che rivoluzionerà l’economia mondiale e non solo: il business sociale. Abbattere la povertà, per farla diventare solo un ricordo, è sempre stato l’obiettivo chiave di Yunus fin dal principio quando con i suoi pochi dollari diede l’inizio al “Microcredito”. Ora il “banchiere dei poveri”(nomigliolo dato dai giornalisti a Yunus) ci presenta un’altra grande realtà (e non sogno): il business sociale; non dico sogno perché nel libro egli ci presenta degli esempi reali di business sociale ad opera di aziende multinazionali che in joint venture con la Grameen, hanno creato “le prime scintille di una fiamma”, di una rivoluzione che cambierà il mondo dell’economia e del welfare. Nel libro Yunus delinea bene quest’idea di business sociale in modo che non la si possa confondere con altre entità cosidette “sociali”, delineando una lista di principi da rispettare per essere definiti un impresa con finalità sociali.

“Se puoi sognarlo puoi farlo” (Walt Disney)

<<Tutto cominciò prestando un paio di dollari ad alcune donne del mio villaggio…>> dice Yunus <<volevo rendermi utile per il mio villaggio e scoprii che invece potevo essere d’aiuto a più persone… Tutto parte da un piccolo gesto, non dovete cercare di risolvere, in primo acchito, grandi e complessi problemi, ma piccoli e poi risolti quelli, vedere se quelle risoluzioni sono buone per risolvere problemi in altri punti della terra…dovete prendere il “seme” di quello che avete fatto in una zona e piantarlo in un’altra>>[1]. Se uno può sognarlo, vuol dire che si può fare: Yunus ha avuto come sogno di far sparire la povertà nel suo piccolo villaggio, ora la povertà potrà sparire in tutto il mondo. Non importa quanto grande o fattibile sia questo sogno, bisogna sempre crederci, perché un piccolo gesto di solidarietà nel nostro piccolo è una goccia che andrà a formare un oceano. Creare un’impresa con finalità sociali è più difficile  che crearne una con finalità lucrative poiché nella prima non c’è un profitto per gli investitori ma solo un miglioramento/soluzione di un problema sociale. C’è bisogno di sognatori che siano preparati al business sociale, ma c’è bisogno soprattutto che essi siano sempre “gioiosi” nel mettersi  in gioco per migliorare il mondo. Noi non siamo stelle, eterni spettatori della realtà del mondo (come diceva sir Barrie), ma dobbiamo essere i fautori del nostro destino.

Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno.

Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita. (Proverbio Cinese)

Come mette in evidenza bene Yunus nella descrizione di Cos’è e cosa non è il business sociale nel capitolo 2, un impresa sociale non è una fondazione di beneficienza (può accogliere soldi da una fondazione o da una Ong), è un impresa con finalità sociali che si impegna a migliorare e risolvere (se è possibile) un problema sociale importante, mantenendo l’autosufficienza economica e finanziaria, rispettando una linea di condotta aziendale sostenibile dal punto di vista ambientale, concedendo ai dipendenti salari pari alla media di mercato e condizioni di lavoro superiori alla media. (estratto dai 7 punti stilati da Yunus per definire un impresa con finalità sociali).

La beneficienza è molto importante perché indica quanto le persone vogliono aiutare chi  è nel bisogno e questo Yunus lo sottolinea nel suo libro dicendo anche che ogni volta che parla di business sociale a uomini d’affari o altri professionisti viene sempre travolto dalla numerose domande e dall’entusiasmo di queste persone che vogliono intraprendere la strada del business sociale. Proprio da questa voglia di fare che arrivano grandi idee e grandi soluzioni come la Gramen-Danone oppure la Gramen-Veolia, le quali non sono solo opere di carità ma vere e proprie imprese con cui risolvere sia l’attività economica del paese (dando occupazione ed insegnando un mestiere a chi era senza lavoro e non sapeva far nulla) sia un problema di welfare (migliorando le condizioni di vita), due piccioni con una fava insomma.  Non si danno pesci, ormai si danno solo lezioni di pesca!

Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. (Matteo 25, 40)[2]

L’ultima crisi, che ancora sta colpendo milioni di persone, ha messo in discussione questo capitalismo selvaggio senza etica e senza un volto umano, le persone vogliono poter aiutare, vogliono essere il centro di quest’economia e non solo il mezzo (come auspica Benedetto XVI nella sua Caritas in veritate). Sarà proprio dalla benevolenza del macellaio, usando una frase di Smith, che l’economia potrà cambiare, infatti essendo le persone, con le loro relazioni (e con i loro sentimenti) a creare il mercato, renderà quest’ultimo ricco di quella caratteristica fino ad ora dimenticata: la carità. Sono i sentimenti (le motivazioni) a creare le azione e quindi è giusto che vengano considerate nelle teoria economica.

Le opportunità del business sociale sono limitate solo alla nostra immaginazione, bisogna essere creativi e gioiosi. Le imprese scese in campo a livello internazionale per attivare imprese con finalità sociale sono numerose, tanto quanto le persone che vogliono contribuire a migliorare questo concetto di business sociale e tanto quanto le idee messe in campo dai numerosi studiosi di tutto il mondo (come un mercato di azioni di imprese sociali, corsi di studio di business sociale, trust fiduciari, e chi lo sa cosa ci aspetta nel domani). Il tempo è pronto: si può fare!

La disponibilità verso Dio apre alla disponibilità verso i fratelli e verso una vita intesa come compito solidale e gioioso.[3]


[1] Yunus Muhammad, Si può fare!, Feltrinelli, 2010

[2] La Sacra Bibbia, San Paolo Edizioni, 2010

[3]  Benedetto XVI, Caritas in Veritate, Libreria Editrice Vaticana, 2009