Quelli che vogliono assumere un laureato a zero euro


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[Fonte: Giornalettismo]

L’Arpa della Val d’Aosta finisce nella bufera per un bando pubblicato dal suo sito nel quale asserisce di cercare un laureato per un posto ma senza avere intenzione di pagare un compenso. Racconta La Stampa:

L’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente, ha pubblicato un avviso di selezione per «il conferimento di incarichi di collaborazione a titolo gratuito per l’espletamento di attività di “fundraising”», ossia di ricerca di finanziamenti per l’ente stesso. Il termine per presentare le domande scade oggi a mezzogiorno e chissà se ci sarà la corsa a portare i curriculum perchè l’agenzia regionale, oltre a sottolineare il fatto che non vuole sborsare neppure un euro per ricompensare il lavoro svolto, specifica che «nessun compenso sarà erogato neppure sotto forma di rimborso spese». E non è che si accontenti di candidati qualunque: i requisiti per l’ammissione prevedono la laurea magistrale in discipline tecnico-scientifiche o politiche ed economico-gestionali.

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Il foglio bianco


Il foglio non tradisce mai.
Non parla mai alle tue spalle, non critica, è muto se non hai voglia di ascoltare, il più convinto ascoltatore se hai voglia di parlare.

Puoi trascurarlo, calpestarlo e dirgli cose illogiche, inaspettate, sconvolgenti e senza senso ma resta lì fermo immobile, pendente dalle tue labbra come il più fervente dei seguaci.
Si ciba dell’euforia adolescenziale, rassicura le tue più intime paure, condivide la gioia e addolcisce i difetti, il rifugio più sicuro dagli errori.

 

Il foglio non delude mai.
Non una parola fuori posto, sempre la cosa giusta al momento giusto.
In un pomeriggio assolato, durante un temporale, è sempre lì ad aspettarti.
E non si lamenta per il ritardo, né rivendica l’esclusiva delle emozioni, delle risate, degli sbadigli, dei sorrisi e dei pianti spavaldo e consapevole che non c’è dogana che lo precluda all’anima.
Si fa bianco per riflettere i tuoi colori, nero per assorbirli fino all’ultima stilla.

 

Il foglio non cambia mai.
Eppure può essere una montagna da scalare o un cioccolatino da scartare avidamente.
E lo affronti con felicità come il migliore degli amici, e lo temi come il più profondo dei salti nel vuoto.
Può premiarti nelle sere più tempestose, e lasciarti a bocca asciutta nei giorni più lieti.
E senza essere scortese ti invita a riprovare se non riesci, e con fierezza ti invita a replicare se raggiungi l’obiettivo.

 

E sei contento se lo riempi di te, se riesci ad intingere il pennello di ogni singolo colore della tua anima, e non ti abbatti se resta bianco perché non ti nega mai una chance di colorarlo.

 

Un foglio bianco può colorare i tuoi giorni.

 

 

Gianluca Popolla

 

 

Si alzò e andò in fretta….


di Gizzi Pierfrancesco

301-Domenico_ghirlandaio_visitazione_louvre_01In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Lc 1,39-45

È il primo viaggio di Gesù di cui abbiamo documentazione: nel grembo di Maria viene portato fino alla casa della cugina Elisabetta. È un viaggio senza motivi apparenti: «Maria si alzò e andò in fretta». Perché? Aveva forse saputo che Elisabetta attendeva un figlio? Voleva confidarsi e raccontarle che un angelo le era apparso e le aveva predetto cose meravigliose?
Le due cugine erano certamente intime amiche, anche se non potevano incontrarsi e parlarsi con la frequenza dei giovani di oggi. Possiamo allora pensare che il linguaggio del cuore e degli affetti può comunicare senza strumenti umani: le persone che si vogliono bene, sensibili ai bisogni degli altri, sanno sempre cosa bisogna fare e trovano il modo opportuno per realizzarlo.
Nei gesti di Maria sorprendono i due verbi «si alzò e andò in fretta». Alzarsi è un gesto che indica prendere coscienza di un bisogno; sapere che il tempo delle scelte è arrivato e a noi è chiesto di intervenire. Ma alzarsi significa anche acquisire dignità, raggiungere uno stato superiore di vita. Maria si alza dunque con la consapevolezza che qualcosa di grande sta avvenendo e lei vuole essere protagonista, compartecipe.
Maria «andò in fretta». La fretta, talvolta cattiva consigliera, in questo caso è sinonimo di trepidazione, di amore che non può attendere, di desiderio di vita e condivisione.
È questo il messaggio per il Natale ormai imminente. A noi è chiesto di accogliere Gesù che viene con il decoro di chi si alza per dare dignità al nascituro e con l’urgenza di chi non può attendere nulla di più grande e più importante che Gesù bambino.
Nel bambino Giovanni che sussulta nel grembo di Elisabetta, abbiamo la conferma che Maria ha scelto la via migliore.
Una via oggi richiesta anche alla nostra vita: vogliamo alzarci e accogliere in fretta Gesù nel nostro cuore?

Parola della settimana: 

Umiltà

«Maria Vergine, la quale all’annunzio dell’angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore.» (Lumen Gentium, 53)

Parte sopra tratto da “Date voi stessi da mangiare, testo per la meditazione personale Azione Cattolica Italiana, 2012-2013”

Alzarsi e andare in fretta. Lo facciamo quasi sempre tutte le mattine, chi corre in reparto, chi a prendere il treno, chi perché ha lezione e non è mai in orario. Poi alzarsi non è molto più presente tra le nostre azioni quotidiane, abbiamo le connessione a fibra ottica o in LTE, basta un click e possiamo fare qualsiasi cosa: parlare, massaggiare, vedersi.

Allora quale è la differenza tra il nostro alzarci e quello di Maria? L’amore, la trepidazione, il voler essere parte di questa storia e non solo comparsa. Banale?

Ogni giorno ci alziamo e andiamo a lavorare, studiare, seguire lezione , in questi giorni intorno a noi vediamo persone, sentiamo venti, viviamo esperienze, che molto spesso ci scivolano sopra come pioggia, nulla ci tocca, ormai siamo automi indipendenti con l’istinto della sopravvivenza. Siamo diventati machine da formula 1, siamo tecnicamente capaci di compiere grandi cose, di andare alla velocità massima, ma siamo utili solo su un percorso costruito adatto a noi. La nostra vita è una corsa solitaria, un testa a testa con l’altro per sopraffarlo in tutti modi; dobbiamo cominciare a rallentare, a scendere di marcia, goderci il panorama (quel poco che ci è rimasto almeno).

Ad esempio avete presente le stazioni ferroviare? Bene quelli sono luoghi pieni di velocisti durante il giorno, ma la notte si trasformano in luoghi pieni di solitudine e di richiesta di aiuto. Provate ad andare specialmente ora, vi stupirete. Quei luoghi diventano il punto di raccolta di chi ha perso la casa, oppure di chi una casa non l’ha e non è l’unica cosa che gli manca. Con la “Comunità Primavalle di Sant’Egidio” (la quale ringrazio), abbiamo vistato una stazione di Roma, dove molte persone (dico persone e non barboni o clochard come spesso la stampa usa dire), si ritrovavano per (e fate attenzione) il ristoro e l’ascolto. Il ristoro a volte non basta mai, perché chi ha bisogno aumenta sempre di più ogni settimana, per non parlare di chi vive sotto i ponti che per colpa di una società cieca e dedita ai soldi e al potere, lascia queste povere persone senza una coperta per la notte e un luogo dove dormire al caldo. Si, avete letto bene senza una coperta con tutto il freddo che fa in questi giorni! Il punto è che queste persone sono state sfortunate nella vita, non hanno avuto nessuno vicino per aiutarli veramente ed ascoltare le loro storie ci fa capire che chiunque può ritrovarsi da solo, senza più una speranza in cui credere, abbandonato a se stesso. Alzarsi e andare in fretta? Si, e aggiungerei anche “più veloce di Speedy Gonzales”, sono un esempio le persone che sono nella cmunità Primavalle che si impegnano per cercare coperte o sacchi a pelo, chiedendo anche alle famiglie di fare un regalo di Natale solidare, poiché di aiuto ce ne è sempre bisogno, oppure quelle aiutano l’ormai famoso “angelo di Milano” per assistere chi è nel bisogno ma ha paura ha chiedere aiuto.

Ora un ultimo punto sui giovani, molto breve sennò nessuno vedendo quest’articolo lo leggerà! Cosa ci sta offrendo ogni la nostra società? Oppure le nostre città, i nostri politici? Fa tutto schifo? La nostra Italia è un orrore rispetto ai nostri altri alleati europei? Non ci sono politici veri? Nella nostra città non c’è niente di accogliente e adatto a noi giovani per divertirsi in compagnia?

<<…si alzò e andò in fretta>>. Non essere solo una comparsa nella storia del tuo paese, sii tu il protagonista, cambia insieme agli altri le cose che non vanno. C’è un problema? Confrontati, risolvilo collaborando. Ti sei laureato ma il lavoro non c’è, crealo, credi nei tuoi sogni, mettici la passione, sollevati, alzati! Ama il prossimo tuo come te stesso cosicché creerai una società giusta, costruita intorno all’uomo e per l’uomo, e non intorno al denaro e al profitto.

Basta così, sennò vi annoio troppo! Buon Santo Natale a tutti e felice anno nuovo. Che il Signore benedica voi e le vostre famiglie. Pace a voi!

Il programma di Matteo Renzi: 1-Ritrovare la democrazia (parte 1)


di Gianluca Popolla

“Ritrovare la democrazia”
, questo è il primo dei 10 punti dell’agenda politica del sindaco di Firenze Matteo Renzi.

La democrazia, spiega, “e’, prima di tutto, l’idea che una comunità possa determinare il proprio destino, che non sia in balia degli eventi o di una qualche forza superiore” e necessità di una politica degna del suo nome: “la politica non è credibile se continua a chiedere sacrifici senza mai farne.”

Il concetto generale di rinnovamento dello Stato viene specificato con una serie di proposte tese a snellire gli organi politico-amministrativi rendendoli più efficienti, legati all’elettorato e meno costosi.

L’eliminazione di una camera, sostituita da un organismo non elettivo legato alle regioni e agli enti locali (“composto da delegati delle Regioni e da sindaci”), porterebbe ad un sistema monocamerale composto da un numero di persone “non superiore alle 500”.

La possibilità, inoltre, dell’organismo non elettivo di “proporre emendamenti alla legislazione statale su cui la Camera elettiva decide in ultima istanza, eventualmente a maggioranza qualificata.” è ritenuta da Renzi una soluzione per sviluppare una sana collaborazione tra i differenti livelli di Governo mettendo fine al sistema attuale definito di “bicameralismo dei doppioni inutili”.

Un filo diretto tra elettori e cittadini si potrà avere con l’elezione diretta del primo ministro sulla base dei successi già ottenuti a livello cittadino: l’investitura popolare servirà a garantire maggiore governabilità e stabilità dell’esecutivo; anche i singoli deputati “devono essere scelti tutti direttamente, nessuno escluso, dai cittadini”.

Le proposte anti-casta sono incentrate sull’abolizione di tutti i vitalizi, l’adeguamento alla media europea delle risorse per i parlamentari, nonché la definizione di un costo standard “per il complessivo funzionamento delle assemblee legislative regionali fissandolo ad un valore compreso tra gli 8 e i 10 euro annui per abitante” relativamente al compenso e, sottolineando la necessità di “un budget per le attività di servizio uguale in tutte le regioni”.

N.b.
Per motivi di spazio il rimanente del primo punto verrà discusso nell’articolo successivo.

Il mistero volge al termine: “Fabrateria is ‘borning'”


Che cos’è Fabrateria?!?!?!

Dopo aver spammato il web con messaggi che infastidiranno molti, spero di aver colpito nel segno gli animi più sensibili al loro destino ed a quello della loro cittadina, del posto dove comunque, volenti o nolenti, vivono. Siamo vicini alla nascita di Fabrateria, la cui gestazione è iniziata qualche settimana fa. Si tratterà di un contenuto (e qui svelo anche se parzialmente il mistero) che sarà in rete questa sera alle 21:30 sul sito www.fabrateria.it (per chi non fosse ancora vittima dei miei messaggi pubblicitari).

Cercherò di sbottonarmi e darvi qualche anticipazione, almeno per quanto riguarda il pubblico di CogitanScribens, sarò più bonario. Chiunuque abbia a cuore Ceccano o più genericamente l’impegno dei giovani nella realizzazione di un obiettivo sano e giusto, è invitato quasi naturalmente a partecipare a questo evento.

Insomma, amici, colleghi, lettori, followers di CogitanScribens…siete ufficialmente invitati a seguire anche questa imminente avventura che coinvolge parte dello Staff di questo blog. Coinvolgete quante più persone possibile e siate clementi.

                                                                                                                                                                               – Parte dello Staff di CogitanScribens

Protesto per la legalità e non per le accuse del corvo…


Ieri alle ore17 circa presso il teatro comunale “Antares” si è svolta una conferenza sulla legalità a cui ha partecipato tra gli altri  Don Ciotti, presidente dell’associazione “Libera”, ed a cui erano presenti il Sindaco Ciotoli e l’Assessore alla cultura Pietro D’Annibale.

Insieme ad altri amici ho protestato per il rispetto della legalità che, come ha detto lo stesso Don Ciotti, non è un principio ma è, deve essere, un pre-requisito degli atti che compiamo quotidianamente..

Corvo o non corvo, non è questo il problema, almeno per ora: sulle accuse nei confronti dei nostri amminsitratori, sui presunti reati descritti nella lettera di cinque pagine sentenzierà la magistratura e non sarò pertanto io ad ergermi come giudice e non sarò io a condannare i presunti colpevoli, anzi presunti innocenti secondo il principio “in dubio pro reo” (nel dubbio a favore dell’accusato) sancito dalla nostra Costituzione.

La mia protesta è più generale e se permettete di più ampia portata: riconduce al suddetto pre-requisito di legalità e al principio di trasparenza, principi che lettera o non lettera, veridicità o meno delle accuse sono sempre da difendere e dai quali non si può prescindere in una società democratica.

Per questo protesto, e lo faccio per chi è assetato di verità, e non per gli accusatori a prescindere, e lo faccio per chi vuole dimostrare la propria innocenza in tutti i modi, anche e soprattutto istituendo una commissione d’inchiestan”tecnica” per raggiungere tale fine.

Protesto per difendere un principio e non per attaccare i partiti o l’amministrazione, protesto perchè voglio che la giustizia faccia il suo corso e accerti i presunti reati permettendomi o di togliere il “presunti” davanti ai reati o di etichettare le accuse del fantomatico Corvo come “insulse”, protesto inoltre perchè un Comune nel quale si organizzano convegni e conferenze per la legalità e nei quali si intitolano una piazza ed una Mediateca a “Peppino Impastato” non può rigettare la proposta di istituzione di una Commissione di tecnici esterni per accertare eventuali responsabilità politiche.

Protesto perchè non si può essere visti ogni volta come guastafeste o complici dell’opposizione  nel momento in cui esprimo il mio dissenso o divergenza; protesto perchè il Sindaco nel rispondere su tali questioni ha solamente etichettato come infami i diffusori della lettera senza però spiegare il no compatto della maggioranza alla Commissione.

Non credo sia una questione politica, non lo è, e lo sarà solo nel caso in cui i presunti reati siano accertati dagli organi competenti, evidenziando così tali responsabilità.

Perciò ora nè giudice nè proibizionista, ma solo un cittadino che vuole difendere la legalità.

Gianluca Popolla