Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?


 

Ancora tu

La firma di un contratto obbliga le parti a rispettarne il contenuto salvo diritto al recesso. Quello politico invece non prevede questa clausola, quando i politici smettono di rispettare il mandato elettorale dovrebbero avere l’educazione e il buonsenso (non il dovere, per carità) di tornare all’urne evitando strane interferenze. Fare altrimenti vuol dire costruire un’improbabile democrazia dei politici, indipendente da quella degli elettori salvo durante le elezioni. In tempi di pace non si capisce perché venga improvvisamente concessa alla politica la licenza poetica.

A Ceccano il PD rientra in giunta e forse sarebbe meglio aggiungere che lo fa dalla finestra. Maurizio Cerroni, leader della compagine piddìna, candidato sindaco nel nome delle primarie autoescluse dalla candidatura “pilotata” (da Schietroma) ma uscita vittoriosa dalle urne  di Manuela Maliziola da tempo ha cambiato idea senza pensare tornare dai ceccanesi.  Tutta l’enfasi retorica spesa in campagna elettorale per sconfessare l’esperienza deludente del matrimonio Socialisti-PD (era Ciotoli) si è spenta, felicemente, in questi giorni. Qualche esponente locale tenta una piroetta verbale di comprensibile difficoltà ma al netto dei commenti il fatto resta emblematico.

Chi si era presentato un anno fa agli elettori spiegando perché fosse necessario andare alle elezioni separati dall’altra parte del centrosinistra, ora non si fa più problemi, tuffandosi nelle braccia dei recenti nemici. Le elezioni?  Si scherzava.  Se canticchiare “Aggiungi un posto a tavola” può sembrare (e forse lo è) becera demagogia grillina, chiedere che vengano rispettati gli esiti elettorali mi sembra il minimo per una classe politica ormai così distante dai cittadini da far sembrare naturale il passaggio, persino scontato.  Senza che tutto ciò venga nemmeno spiegato. Altro che metodo Boldrini, centralismo democratico o altro, questa pratica è forse degna di  un Cencelli da strapazzo, utile magari per accontentare  un paio di persone ma nemico della logica e di qualsiasi tipo di ragionamento serio.

Vittorio Gapi

25 aprile 1945, 25 aprile 2013.


Carissimi!

Perdonerete il ritardo con il quale oggi io mi presento per scrivere su una data la cui eco ancora perdura nella mente e negli animi di quanti possono definirsi partecipi di codesta vicenda. Ieri in una armoniosa giornata di primavera l’Italia ha ricordato la festa della liberazione. Sono passati numerosi anni ma ancora s’ode quel richiamo dolce e vivo alla libertà, una libertà che era stata negata per oltre vent’anni ma che tuonò in quel 25 aprile del 1945 per tutta l’Italia. Non starò qui di certo a prendere nota contro quanti, per una valutazione forse bieca non guardano all’importanza di questa ricorrenza, ma vorrei solo ricordare il tema pressante che accompagna questo giorno: la libertà.  Per chi studia materie giuridiche, il tema della libertà è un tema faticoso, irto, la cui trattazione non è di facile lettura: una libertà o tante libertà? Il principio è univoco ed oggi nella festa della liberazione assistiamo al suo trionfo: facciamo sì, autocritica di taluni errori che possono essere capitati, dei modi in cui si è arrivato a questo vento novello di pace e di serenità ma quanto è accaduto, è accaduto per una reazione alle scelleratezze di quanti, imbevuti dal potere, s’erano lasciati andare a comportamenti destinati a soccombere prima o poi. Il potere del popolo, si sa, è un’arma a doppio taglio: esso elemento vivo di quello che viene chiamato “Stato” è capace di ribellarsi, modificando il sistema: andrebbe quindi disciplinato, la sua forza attutita? Noi dissentiamo da quanti hanno codesta idea e attribuiamo tanta rilevanza al popolo, titolare della libertà.  La festa che ieri l’Italia tutta, da Milano fino a Trapani, ha commemorato, non è un semplice ricordo, quanto una conquista, conquista dei ciò che era stato perso ma non dimenticato.  Taluni è vero, non hanno correttamente svolto quanto a loro era stato affidato: l’eccesso di potere colpisce entrambe le parti ed è il senso civico a dover far riflettere ed ad ammettere in un franco quanto solidale dibattito i perché e i quando. “Libertas magna in homine est. Non homo sine liberate esse potest”.  Mi ricorda questo angoscioso tema di sentirsi “liberi” il grande Tacito e nell’ambito a noi più vicino il grande Vittorio Alfieri che nel più celebre sonetto “Tacito orror di solitaria selva” enuncia il principio della libertà contro il secol vile. La storicità, carissimi amici, di codesto tema cioè della libertà, è un tema antico ma attuale ed è diletto all’animo poterne parlare sopratutto in queste occasioni di siffatta letizia in cui la fratellanza e l’armonia devono sussistere. La nostra bella Italia soffre di tanti mali: la crisi che affligge, la crisi della politica: che essa trovi in questo giorno (cioè ieri) quello spirito vittorioso che è proprio della terra cantata dai sommi. La libertà oggi quasi ci è negata: non già come accadeva nelle monarchie assolute, quanto siamo noi stessi che poniamo agli altri limitazioni della libertà con polemiche inutili e sterili finalizzate solo ad arrecare fastidio o molestia verso coloro che noi chiamiamo come nemici e non come fratelli. “Fratres sunt qui in libertate pedes eorum ducunt”: la libertà ci rende dunque fratelli, capaci di porre sentimenti di gioia e di gaudio perché la libertà è nostra.  Non possiamo celare il dispiacere nel quale versano coloro che si sentono negati della libertà, coloro che spersi nell’orbe a gran voce dicono: libertà! Libertà. La cosa è terrificante e siamo quasi inermi, diciamolo francamente, di ascoltare questo pressante richiamo e sovente anziché porre in questa missione che è nostro dovere, litighiamo sulla nostra di libertà, negandone i presupposti cercando di addurre chissà quali pseudo argomenti i quali sono costruiti su castelli di sabbia che il vento del presente spazza via. Abbiamo dunque fatto quanto è dovuto per assicurare non già a noi stessi ma a coloro che ne sono privi , questa angoscia di libertà? Non ne abbiamo una risposta.

Dunque, noi salutiamo questo giorno come di ricordo e di serenità: pace ai morti, pace ai vinti e ai vincitori. Nell’ora in cui saremo polvere, guai a colui che avrà negato a libertà ai suo simili! La libertà, carissimi, è un diritto a cui tutti siamo chiamati: nessuno si senta escluso, tutti partecipate alla libertà. Essa vi compenserà con abbondantissimi frutti!

Ceccano e il Quirinale, tutto il mondo è Paese


di: Vittorio Gapi

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Da giorni si fa un gran parlare dell’ingresso, dalla porta sul retro, del PD o di qualche altro relitto socialista nei meandri della giunta Maliziola. Obiettivo conclamato: utilizzare l’unità delle sinistre come comodo grimaldello per scardinarla volontà degli elettori e ancor prima dei politici. Le due forze, sostanzialmente i democratici e i socialisti, sono andate separatamente alle urne e dal giorno dopo le elezioni, vista l’impossibilità di un improbabile consolato, la giunta ha dovuto fare i conti con gli appelli dei cugini remoti. La vittoria, si sa, unisce.  Aggiungiamo che un sindaco osannato fino al giorno prima come testa d’ariete dei soliti noti, rivelata la propria volontà di escludere dalla giunta i cattivi ricordi del passato, sia diventato il nemico pubblico numero uno per tanti ex amici che non avevano intuito prima le sue intenzioni. Finora l’architettura ha tenuto nonostante gli scossoni made in PD e le lotte per riemergere degli esclusi dal teorema Maliziola (“esecutivo composto da persone che dello stesso non abbiano mai fatto parte”) ma siccome sono emersi ad oggi alcuni nomi e, fortunatamente, c ‘è stata l’ennesima smentita (seppure sibillina come vedremo) da parte del sindaco occorre, per onestà, un punto della situazione nel segno del rispetto dovuto ad alcuni dei personaggi in campo. Al netto dei giochetti che non ci interessano e su cui ci siamo già dilungati fin troppo sarebbe opportuno ricordare che il membro della giunta da spodestare per fare spazio ai politici pilotati è il vicesindaco Pasquale Casalese. Si tratta non solo (come ricorda Antonio Nalli nell’articolo citato), di una personalità che ottenne il placet della sezione socialista ceccanese nel dopo voto  ma di un esempio di alta moralità, riconosciuto da tutti come faro di onestà e punto di riferimento all’interno della giunta. Fare fuori lui per far posto a chiunque altro del suo partito o meno, oltre che costituire un tradimento clamoroso del mandato elettorale, significherebbe mandare un messaggio di rifiuto all’indirizzo della buona politica. Vorrebbe dire che essere una brava persona non paga mai, nemmeno in politica e non sarebbe difficile tentare la metafora con il Quirinale dove le alchimie del potere vigono sconfessate dalla volontà degli elettori. Nulla di cui meravigliarsi?

Qui il comunicato “sibillino” del sindaco nella narrazione di Antonio Nalli : http://urly.it/21wn

Awà: la diversità sotto scacco


di : Vittorio Gapi

Awà, la tribu più minacciata al mondo

La biodiversità è una ricchezza da proteggere anche quando ad addormentarsi per sempre non sono esemplari del mondo animale o vegetale tout court. La civiltà umana intesa nella sua totalità è una risorsa culturale inestimabile, la prima a meritare le nostre cure come l’opera d’arte  più bella che possiamo lasciare in eredità all’umanità del futuro. Solo con questa disposizione d’animo possiamo essere capaci di leggere la storia, gli usi e le tradizioni millenarie di un popolo differente dal nostro, animati da una curiosità autentica nei confronti dell’altro.

La convivenza, si sa, è sempre un compromesso. Si cede qualcosa per acquistare diritti, sicurezze,possibilità. La società occidentale ha rinunciato a un bagaglio antichissimo di conoscenze con l’obiettivo di innovarsi continuamente e sono state forse l’elasticità e la continua capacità di riadattamento le vere fortune di questa frammento di umanità. La direttrice storica su cui viaggiano le grandi conquiste tecnologiche e scientifiche  della nostra parte di mondo è tutto quello che abbiamo e non possiamo che prescindere da questo quando approcciamo realtà differenti , è il nostro difetto di fabbrica. Con la mente ai disastri che questa categoria del pensiero ha causato in giro per il mondo (uno su tutti il caso del genocidio delle popolazioni indigene lungo tutto il continente americano) dobbiamo porci a guardare il mondo dall’alto e forse proprio per questo più da vicino. E’ proprio osservando le cose da un altro punto di vista che si comprende con facilità quanto molto spesso siamo e siamo stati esportatori di inciviltà e altre tremende malattie.

La storia che raccontiamo ha inizio in Amazzonia  quando – siamo negli anni 70’- vede la luce Programma Gran Carajás finanziato dalla Banca mondiale e dall’Unione Europea con lo scopo di sfruttare i giacimenti  locali di ferro tramite la costruzione di una miniera e di una ferrovia. La conversione al capitalismo selvaggio – questo sì-  incontra sulla propria strada una fetta importante della foresta e la tribù che abita questa  zona, quasi completamente debellate entrambe a colpi di deforestazione selvaggia e sindrome influenzale. Fortuna vuole che la caparbietà di qualche sognatore diventi realtà ed è così che l’associazione internazionale Survival  punta quest’anno i riflettori  sulla condizione divenuta insostenibile degli Awà (che vuol dire “uomo” nella loro lingua), popolo nomade di raccoglitori e cacciatori minacciato periodicamente da un esercito di taglialegna che, nel silenzio dell’illegalità, massacrano quotidianamente quella che ormai è stata definita come “la tribù più in pericolo del mondo”. E’ questo poi il claim della campagna virale inaugurata dalla stessa associazione nel dicembre del 2012 in tutto il mondo. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale perché faccia pressione nei confronti di una classe politica (quella brasiliana in particolar modo) troppe volte indifferente a tematiche di questo tipo . Capita talvolta che le buone idee abbiano  dalla loro parte – per fortuna- i numeri , i nomi e i volti per poter imporsi con coraggio nell’agenda delle cose da fare assolutamente. Survival ci sta riuscendo. La pensano così anche i 41.000 folli (sottoscritto compreso) che hanno inviato una mail al ministro della Giustizia  brasiliano per spingerlo a intervenire, tramite il form sul sito www.survival.it/awa. Uno dei volti è quello di Colin Firth, protagonista mediatico e non solo della campagna. Protagonisti però sono tutti coloro che credono che la diversità sia sempre e comunque un valore da difendere; un ideale, questo,  per cui vale la pena combattere.

(pubblicato nel numero di febbraio del giornale universitario della LUISS “360- il giornale con l’università intorno”)

Consiglio comunale in diretta web, niente da fare, costa troppo


Niente consiglio comunale, costa troppo..
Direttamente dal blog del dott.Alviti.

Pietroalviti's Weblog

Niente da fare: il consiglio comunale di Ceccano non verrà trasmesso via web, sembra sia una cosa troppo cara. E fra l’altro c’è chi ha provato a riprendere la seduta ed è stato bloccato dal presidente. Ne parla Ceccano 2012 che della pubblicità on line delle sedute ha fatto una bandiera. Fra l’altro a Frosinone funziona…

Ecco il parere di Ceccano 2012cam

Era il 28 gennaio 2013 quando apprendevamo dall’Albo Pretorio l’approvazione del regolamento per la videoripresa e la trasmissione delle sedute del Consiglio Comunale.
Presi dall’entusiasmo e incoraggiati da questo primo importante segno di apertura credevamo nel miracolo e pubblicavamo il seguente articolo:
http://www.ceccano2012.net/ammin/251-la-vittoria-della-perseveranza.html
Oggi 15 aprile 2013 ci accorgiamo che nulla è cambiato.
L’approvazione del regolamento si è rilevato il solito atteggiamento di facciata.
Chi dirige l’orchestra ha detto NO. E state pur certi che non è la Sindaca di Ceccano.
Pare che una webcam costi 10.000 euro.

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Ceccano: mancate sorprese post-elettorali


ImmagineLa fase post-elettorale ha lasciato la nostra città con più dubbi che soluzioni, interrogativi che intatti permangono da anni sembrano destinati ad un lungo e deleterio soggiorno nelle nostre vite.
Il primo anno della ‘nuova’ giunta non hanno sortito quelle risposte che, con la candidatura di un soggetto nuovo proveniente dalla società civile quale Manuela Maliziola, in molti si aspettavano.
Nulla di nuovo sotto il sole, o meglio, qualcosa di nuovo c’è, ma niente è cambiato o sta cambiando.

Se si approfondisce l’analisi, e ci si lascia alle spalle la superficialità degli avvenimenti si capisce come si stia verificando niente di più prevedibile: una figura credibile e di buona volontà, così il sottoscritto ritiene il Sindaco, è poco per smuovere un sistema incancrenito dotato di profonde radici.

Perchè il male atavico del nostro paese è l’assenza di partecipazione, della condivisione di idee e di un dibattito sano sul bene e per il bene di Ceccano.

Nonostante l’intento del primo cittadino nel senso di una politica partecipata, i risultati stentano ad arrivare; ancora in bilico la situazione sulla diretta web del consiglio comunale, la prospettiva di avere un bilancio partecipato (in cui i cittadini decidano verso quali servizi impegnare una parte del capitale comunale fabraterno) è ancora remota.
Neanche la consuetudine elettorale degli incontri con le associazioni di rappresentanza è stata mantenuta in vita.

Ma era prevedibile.

Ricordiamoci che lo stesso Sindaco che ha prospettato il cambiamento connotandolo nel senso della condivisione con i cittadini di scelte politiche cruciali per il nostro futuro, ha in più occasioni riconosciuto l’ottimo lavoro compiuto dalla decennale amministrazione Ciotoli.
Qui le radici, qui le basi dell’attuale fallimento.

La contraddizione era ovvia, non si può essere e non essere allo stesso tempo; e quando sotto elezioni si produce un’evidente antinomia nelle dichiarazioni è logico che ad essere sacrificati saranno i buoni propositi.

La natura non fa i salti, la politica ancora meno, chi è benedetto dai ferventi sostenitori della chiusura oltranzista alla città, non può il giorno dopo costruire pareti di vetro a Palazzo Antonelli.

La maggior parte della colpa, però, va a noi, che crediamo di più a un loro cambiamento che alla nostra possibilità di essere decisivi nel cambiamento del paese.

Gianluca Popolla