Chiedere perdono per sentirsi di nuovo liberi


“Non possiamo perdonarci da soli” e “il perdono dei nostri peccati non è frutto dei nostri sforzi”, ma “un dono” che “scaturisce direttamente dal mistero pasquale” e grazie al quale “quando vado a confessarmi è per guarirmi, guarirmi l’anima, guarirmi il cuore per qualcosa che ho fatto e che non sta bene”. Il sacramento della riconciliazione e in particolare la “necessità di confessare umilmente e fiduciosamente i propri peccati al ministro della Chiesa”, anche se “mi vergogno”, è stato l’argomento del quale papa Francesco ha parlato oggi alle 25mila persone presenti in piazza san Pietro per l’udienza generale, in una giornata molto ventosa, tra le quali è lungamente passato, come di consueto, benedicendo, baciando bambini, scambiando lo zucchetto, bevendo un sorso di mate.

L’incontro settimanale è stato anche occasione per il Papa per dirsi “preoccupato per quanto in questi giorni sta accadendo a Kiev” e di esprimere la propria “vicinanza al popolo ucraino”. “Prego – ha aggiunto – per le vittime delle violenza, i loro familiari e i feriti. Invito tutte le parti a cessare ogni azione violenta e a cercare la concordia e la pace nel Paese”.

In precedenza, nella catechesi, in gran parte improvvisata, aveva detto che “attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana, il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia l’uomo riceve la vita nuova in Cristo. Ora, questa vita, noi la portiamo «in vasi di creta», siamo ancora sottomessi alla tentazione, alla sofferenza, alla morte e, a causa del peccato, possiamo persino perdere la nuova vita. Per questo il Signore Gesù ha voluto che la Chiesa continui la sua opera di salvezza anche verso le proprie membra, in particolare con il sacramento della Riconciliazione e quello dell’Unzione degli infermi, che possono essere uniti sotto il nome di sacramenti di guarigione”.

 

continua su: http://www.asianews.it/notizie-it/Papa:-il-perdono-dei-peccati-si-chiede-a-Gesù-attraverso-la-Chiesa,-anche-se-ci-vergogniamo-30347.html

Horror vacui


La mossa del segretario ovvero quella di raccogliere il bambino con l’acqua sporca, genera perplessità. Il discorso si segue fino a quando non termina ed è allora che sorgono i dubbi. La trovata rischia di macchiare inesorabilmente la fedina politica immacolata e promettente del sindaco di Firenze. Renzi sa di rischiare, lo dice, ma il pericolo è che commetta errori di scala perché la proposta fatta stupisce, spaventa e forse rischia l’irrisione con buona pace del corredo di clausole mirabolanti (vedi l’orizzonte spostato al 2018). Noi elettori, seduti sul davanzale, vediamo arrivare la sagoma di un funambolo. Da quella distanza potrebbe benissimo essere un De Gaulle, riformatore furioso finito all’Eliseo con dinamiche simili ma dall’esito fortunato. Il pericolo sarebbe quello di accorgersi troppo tardi di aver contemplato a lungo Coluche, stella effimera degli annali della politica francese, meteora infrantasi sul muro ruvido della realtà.
Che il governo Renzi abbia inizio, nel segno amletico del dubbio. Un dubbio terribile, quello dell’horror vacui.

Jimmy Guinea

Finti sostenitori del proporzionale: prime cause del maggioritario.


                                                                   di Gianluca Popolla

Cari amici,
da giorni impazza il toto legge elettorale: collegi uninominali o plurinominali, premio di maggioranza si o premio di maggioranza no, soglia di sbarramento alta o soglia di sbarramento bassa, ma soprattutto proporzionale o maggioritario?

Su questo ultimo tema si gioca una grande partita che vede come protagonisti l’ipocrisia’ spero inconsapevole, di molte persone che si proclamano strenui difensori del proporzionale e che in realtà, a mio giudizio, costituiscono la prima causa del maggioritario.

La formula elettorale proporzionale è affiancata di regola ad una soglia di sbarramento bassa e all’assenza di premio di maggioranza, il che implica l’impossibilità da parte di una coalizione omogenea di guidare il paese; pertanto condizione necessaria per il buon funzionamento delle istituzioni, con tale formula, deve essere la capacità di tolleranza, riconoscimento e accettazione della diversità di pensiero di forze politiche eterogenee.

Molto spesso forze diverse devono governare insieme, per cinque anni.

Alla luce di questo mi chiedo, è proponibile un sistema proporzionale?

Teoricamente sì, sostanzialmente no.
E’ bella quanto ipocrita la frase fatta di chi combatte affinché tutte le forze politiche siano rappresentate, soprattutto se dette da chi dell’intolleranza o della mancata accettazione della diversità di pensiero fa il nucleo forte del suo credo politico.

In Parlamento, infatti, ora abbiamo una forza del 25% che si è dichiarata indisponibile a qualsiasi tipo di alleanza con altri partiti e, perciò, pronta a governare solo se avrà la maggioranza assoluta dei seggi; ipotesi questa impossibile con un sistema proporzionale puro (richiederebbe il 51% dei voti), fattibile col maggioritario o con sistema misto con premio di maggioranza (stile italicum).                                                                                                                                                                                        Sarebbe utile domandarsi perché una forza consapevole di non poter governare con il proporzionale, proponga una battaglia a favore di tale formula elettorale; soprattutto se si pensa che il governo del paese sia l’unica condizione che gli consentirebbe di emanare le loro riforme, vista l’indisponibilità al dialogo con gli atri partiti.

L’unico scenario possibile per la formazione di un governo sarebbe quindi una nuova alleanza tra centrodestra e centrosinistra, le larghe intese, il governo di servizio al paese o “nell’interesse nazionale” che fino ad ora ha prodotto poco o nulla, nonostante gli sforzi dall’una e dall’altra parte.
Come si può sostenere, quindi, il proporzionale se ogni volta che si incontrano i leader dei due principali partiti si producono teorie del complotto, dell’inciucio, del colpo di stato?

E non mi riferisco solo agli attivisti cinque stelle, di certo più obiettivi e realisti dei loro leader sul tema, ma anche e soprattutto ai militanti di lungo corso del centrosinistra che stigmatizzano eventi del genere (vedi incontro Renzi-Berlusconi su legge elettorale) e sono pronti a dire tutto il contrario di tutto pur di non far coincidere le loro posizioni con quelle di un avversario politico o di una forza politica loro eterogenea; lotta di classe, che nostalgia!

Bene, queste due tipi di soggetti apparentemente i maggiori sostenitori del proporzionale, sostanzialmente le due maggiori cause per le quali è necessario che la nostra formula elettorale sia sbilanciata più verso il maggioritario.

Parliamoci chiaro: siamo italiani, della partigianeria (in senso a-storico) facciamo un vanto, non siamo ancora tanto maturi da accettare di convivere con persone che la pensano spesso diversamente da noi, ci sentiamo confortati da chi in ogni modo ci approva e siamo schivi nei confronti di chi ci dà nuove chiavi di lettura della realtà.
Indossiamo una maglia, magari inconsapevolmente in gioventù, e non siamo più in grado di smetterla in alcun modo; preferiamo che la nostra cattiva idea si realizzi piuttosto che vederla superata dalla migliore altrui.

Quando saremo in grado di far funzionare il nostro stato con il sistema proporzionale, vorrà dire che saremo cresciuti in civiltà, ma non è ancora tempo, ahimè.


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Il Grande Bluff


Esiste un concetto utile per spiegare l’acqua che passa sotto i ponti della politica italiana: il cosiddetto combinato disposto. Sarà utile rispolverare questa pietra miliare del dibattito all’italiana per comprendere in futuro quanto i giorni che stiamo vivendo ora siano significativi per la nostra democrazia in futuro.

Il dato di fondo è la ghettizzazione messa in atto dai partiti verso il m5s, un fenomeno assolutamente giustificato ma operato senza una doverosa presa di coscienza di quello che questo enorme “no” potrebbe diventare dopodomani.

Inventare un istituto giuridico inesistente, mai applicato in oltre sessant’anni di storia repubblicana dovrà pure avere qualche significato per non parlare del capitolo interessante delle reazioni. Nonostante il frame dell’invasione grillina dei banchi del governo sia stato nel 90% dei casi la sovrastruttura ideologica del concetto per il quale il movimento cinque stelle rappresenta
l’eversione e i partiti la pace sociale, la gran parte dei cittadini non è stata al gioco mediatico.

Sarà l’effetto della sdoganata partecipazione nei talk di pubblico più largo (Di Battista nel salotto della Bignardi e la Lupo in quello domenicale di Massimo Giletti) ma fatto sta che l’inganno mediatico inizia a scricchiolare. Molti hanno visto una donna
presa a pugni da un uomo senza che si levasse una sola voce anche solo per scusare il gesto ed è per questo che non hanno potuto accettare l’ennesima fatwa femminista (gridare troppo spesso “al lupo” è la strada che conduce verso lindifferenza collettiva)
dal Presidente della Camera.

Arrivano, poi, le accuse di fascismo inconsapevole da parte di Corrado Augias, ricambiate peraltro dal rogo di un suo libro, ma abbandonarsi nelle braccia di una metafora avvincente senza andare a fondo nell’analisi assume il significato di una guerra senza esclusione di colpi tra membri del medesimo gruppo di interessi e un movimento politico che ne minaccia la stabilità quando la necessità prima è quella di comprendere, senza il bisogno di prendere parte nella rissa. In questo senso la mente va invece alla Repubblica di Weimar, un regime debole e inefficente che regalò a una minoranza riottosa le chiavi di un Paese distrutto e non in quanto i grillini ricordino il nazionalsocialismo, sia chiaro.

Insomma in una settimana politica che non ricorderemo certo per il passaggio di Casini nella casa delle libertà vigilate di Berlusconi fatto passare come insulsamente ideologico (vedi i sondaggi), magari sarebbe bene prestare un orecchio a un’opposizione che minaccia di essere davvero eversiva e quindi pericolosa se verrà costretta a questo ruolo da comportamenti sia istituzionali che partitici, questi sì, davvero colpevoli.
C’è negli occhi di questi attori la colpevole inconsapevolezza dell’entità di un fenomeno con il quale bisognerà prima o poi rapportarsi seriamente. Guardare dall’altra parte, fare melina, compiere la mossa molto furba dell’accorpamento del decreto su Bankitalia con quello relativo al pagamente dell’IMU col tentativo davvero stupido di porre i grillini davanti al voto per la vita, fanno parte del corredo di una strategia fallimentare, capace soltanto di peggiorare le cose.

 Jimmy Guinea

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