Il coraggio della legalità


tratto integralmente da: Avvenire

“Abbiate speranza. La speranza non delude. Non lasciatevi rubare la speranza”. In queste parole, a braccio, che Papa Francesco ha rivolto ai casertani al termine dell’omelia sta il messaggio forte a un popolo che soffre, come ha ricordato in un passaggio, per l’illegalità e il mancato rispetto dell’ambiente e della natura.

 

“Ma Cosa fare per possedere il regno di Dio?” Ha domandato ancora Francesco al popolo cristiano raccolto intorno all’altare. “Su questo punto Gesù è molto esplicito: non basta l’entusiasmo, la gioia della scoperta. Occorre anteporre la perla preziosa del regno ad ogni altro bene terreno; occorre mettere Dio al primo posto nella nostra vita, preferirlo a tutto. Dare il primato a Dio significa avere il coraggio di dire no al male, alla violenza, alle sopraffazioni, per vivere una vita di servizio agli altri e in favore della legalità e del bene comune. Quando una persona scopre Dio, il vero tesoro, abbandona uno stile di vita egoistico e cerca di condividere con gli altri la carità che viene da Dio. Chi diventa amico di Dio, ama i fratelli, si impegna a salvaguardare la loro vita e la loro salute anche rispettando l’ambiente e la natura. Ciò è particolarmente importante in questa vostra bella terra che richiede di essere tutelata e preservata, richiede di avere il coraggio di dire no ad ogni forma di corruzione e di illegalità”.

 

per l’articolo integrale vai su: Il Papa a Caserta: il coraggio della legalità

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XVII Domenica del Tempo ordinario


tratto integralmente da: azione cattolica italiana

 

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

 

Il Vangelo di Matteo presenta le ultime tre delle sette parabole sul regno dei cieli. Regno di Dio, scrive Marco, Regno dei cieli, scrive Matteo, secondo la consuetudine del linguaggio rabbinico. Le due espressioni sono equivalenti. Gesù dà al regno di Dio il primo posto nella sua predicazione. L’insegnamento con cui si rivela ai discepoli, offre anche a noi la possibilità di addentrarci in quella realtà del regno a cui tutti siamo gratuitamente chiamati. Il regno dei cieli-regno di Dio è la dimora di Dio; è il progetto del Padre concepito per noi da tutta l’eternità, nel Figlio attraverso lo Spirito. È la sua presenza, vicinissima, di amore e di misericordia nella sua creazione, in noi sue creature, in tutto ciò che esiste. Presenza resa visibile e operante in Gesù Cristo che ci rende figli di Dio e fratelli: è Lui il compimento del Regno. Padre nostro che sei nei cieli… venga il tuo regno, ci ha insegnato a pregare Gesù.
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo… è simile a un mercante di perle…». È comune alle due parabole la gioia di cercare e trovare Dio e di decidersi a possederlo anche rinunciando ai propri beni. Occorre prima di tutto saper cogliere il valore del tesoro e della perla, stimare come primario e assoluto il regno al di sopra di ogni altra cosa o persona. Il regno è il dono di Dio per eccellenza, il valore essenziale che bisogna acquistare a prezzo di tutto ciò che si possiede. È necessario avere un cuore di “povero”, un atteggiamento di “bambino”, attivare la “ricerca” del regno e della sua giustizia, fare la volontà del Padre collaborando al servizio di una società giusta e fraterna. Noi discepoli di Gesù siamo in grado, in forza dello Spirito che ci abita, di estrarre cose nuove e cose antiche per camminare sempre più speditamente nel Regno dei cieli.

 

Parola della settimana: 
Cercare
 

Nell’epoca moderna l’attuazione del bene comune trova la sua indicazione di fondo nei diritti e nei doveri della persona. Per cui i compiti precipui dei poteri pubblici consistono nel riconoscere, rispettare, tutelare e promuovere quei diritti; e nel contribuire a rendere più facile l’adempimento dei rispettivi doveri (PIT 36).

XVI Domenica del Tempo ordinario


Grano d'oratoIn quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo:«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».

Gesù continua a parlarci in parabole, il linguaggio più appropriato per comunicare i segreti di Dio. In questo caso sarà Gesù stesso a svelare il significato nascosto nella prima parabola.
Non dubiteremo, dunque, che tutto il mondo è campo di Dio e che Lui non semina se non buona semente.
Non possiamo ignorare che un nemico agisce anche nel campo, perciò troviamo simultaneamente in esso il bene e il male. Con pazienza Dio aspetta i frutti; siamo noi a dimostrare fretta, intolleranza, nel voler separare il bene dal male, i buoni dai cattivi, ignorando che ambedue si trovano in noi, nella società e nella storia. Altri servitori, spiega Gesù, realizzeranno la definitiva separazione. Nella seconda parabola è un seme a catturare l’attenzione degli ascoltatori, perché pur essendo “il più piccolo”, diventerà un albero, il “più alto” tra le piante dell’orto e accoglierà gli uccelli tra i suoi rami. Se il regno dei cieli è simile al granello di senapa e a questo albero accogliente, perché temere o diffidare dei piccoli semi di bene che vediamo crescere, invece di affidarci alla forza germinativa inarrestabile della presenza di Dio tra noi? Qualcosa di simile ci suggerisce la terza parabola. Poco lievito fa fermentare una quantità enorme di farina, e ciò senza che la donna faccia nulla da parte sua. Quante volte Gesù fanciullo avrà visto sua madre Maria impastare il pane e a quante domande sue lei avrà risposto! Di nuovo ci immaginiamo la spiegazione di Gesù ai suoi: il Regno sta dentro di voi, temete il lievito dei farisei, ma sapete che nel mondo agisce silenziosamente un altro lievito. Viviamo fiduciosi in Dio, padrone buono del nostro campo, senza disprezzare i piccoli semi di beni che possiamo offrire ai nostri fratelli o che troviamo sparsi nell’umanità. Rallegriamoci, perché c’è un lievito che, senza rumore, sta sempre agendo perché fermenti il Regno in questo nostro mondo.

Parola della settimana: 
Gradualità

Non si dimentichi che la gradualità è la legge della vita in tutte le sue espressioni; per cui anche nelle istituzioni umane, non si riesce a innovare verso il meglio se non agendo dal di dentro di esse gradualmente (PIT 86).

 

fonte: http://www2.azionecattolica.it//leggi-medita/xvi-domenica-tempo-ordinario-2