Noi, ragazzi di questi tempi


I 33 gradi della calda mattinata del 28 agosto non ci hanno affatto fermato. Determinati obiettivi necessitano di sudore, di fatica, di attese ma comportano a volte delle belle soddisfazioni come nel caso della manifestazione riguardante l’inquinamento del fiume Sacco e la città di Ceccano. Noi ragazzi del comitato Ceccano Viva e di Gioventù italiana abbiamo illustrato ai passanti, cittadini di Ceccano, le condizioni del fiume, gli interventi annunciati dal comune di Ceccano ma mai attuati, il nostro desiderio di dire basta a questo tipo di mentalità che ci circonda ormai da troppo tempo, la linea di pensiero del “che ci vuoi fare?” il sistema corrosivo dell’eterno differimento che troppo spesso apre le porte all’abbandono, al menefreghismo e alla fuga. Ascoltando le opinioni dei passanti abbiamo riscontrato vivo interesse riguardo la questione dell’inquinamento a Ceccano soprattutto venendo a conoscenza di un passato felice, pulito e purtroppo lontano. “Di questi tempi facevamo il bagno nel fiume quando eravamo giovani” ci é stato detto da un passante con accento malinconico. Noi, invece, ragazzi di questi tempi non ci ricordiamo affatto, possiamo solo affidarci all’immaginazione suscitata dai racconti. Noi, di questi tempi,continuiamo a manifestare nonostante i molti dell’amministrazione comunale che ci descrivono come ragazzi “strumentalizzati” usando gli stessi giri di parole ormai da un anno. Noi, di questi tempi vogliamo operare al fine di riportare alla luce ciò che per troppo tempo é stato occultato dall’atteggiamento del “si farà” “si vedrà” mai realizzato. Esigiamo condizioni migliori in quanto cittadini, in particolare ragazzi per i quali intervenire nella cosa pubblica è un dovere, un aspetto della vita che ci riguarda in prima persona. Il disinteresse fa comodo, l’accontentarsi di questo status quo ancor di più, noi vogliamo agire spinti dall’ostinazione (che facilmente si può perdere davanti ai silenzi, al mancato confronto, al mancato dialogo con l’amministrazione). Non si devono fare grandi cose, si deve fare ciò che si deve , ciò di cui una città necessita. Non occorre recuperare una vecchia fabbrica sulle rive del Sacco e rifinirla con oro e bronzo, occorre recuperare la fabbrica; non è necessario fare un giardino all’inglese nel quartiere Di Vittorio, è necessario tagliare l’erba per far si che anche i bambini di quel quartiere possano giocare a pallone.  “La gloria consiste nel far ciò che si deve, non ciò che si può” ci ricorda il buon caro Seneca.

 

 

Sara Bucciarelli

 

 

Manifestiamo per il Sacco


Il giorno 28Agosto dalle ore 10 il Comitato “Ceccano Viva” insieme al movimento giovanile “Gioventù Italiana” manifesterà presso l’Annunziata contro l’inquinamento ed il degrado che quotidianamente colpisce il nostro paese e derivante una fallimentare gestione politico-amministrativa.

L’emblema di tali problemi è il Fiume Sacco che ha provocato, provoca e provocherà, in assenza di grandi e repentini interventi, malati e morti tra i nostri concittadini.

Protesteremo per dare un segnale chiaro: “Non vogliamo disattenzione e disinteresse da parte di chi ha il dovere di salvaguardare la nostra integrità, non vogliamo che questioni di tale importanza per il futuro della nostra comunità siano messe in secondo piano”.

Rivolgiamo inoltre un invito a partecipare alla cittadinanza tutta.

Gianluca Popolla

Quella notte del 24 agosto 1572…


Carissimi!

Ho voluto iniziare questo articolo che segna, magna cum laude,  il mio ritorno a scrivere dopo una ventina di giorni, con una data che, pur nella sua antichità, rappresenta un giorno importantissimo ma, al tempo stesso, dolorossisimo per quanti vi perirono o per quanti ne restarono illesi. Il 24 agosto 1572, cioè più di quattrocento anni fa, in Francia accadde un fatto che sanciva di fatto la crisi del sistema di quei tempi che viveva unicamente sotto la difesa della cattolicità: la strage di San Bartolomeo.  Sia, dunque, per questo dies infaustus, che oggi scrivo non per inveire ma per fare un raffronto tra il 1572 e il 2010 dedicato per l’appunto alla difesa delle religioni.  Senza scendere nei minimi dettagli di questa vicenda (anche se sono solletticato a farlo) si puo’dire, benissimo, che tale strage venne ordita da Caterina de Medici la quale, assieme all’inetto figlio Carlo IX, compì questo scellerato delitto o meglio una serie di scellerati delitti che sancirono, di fatto, l’apoteosi della lotta al protestantesimo iniziata, fin dal 1525 (Dieta di Samalcada, Carlo V).  In Francia si era, via via, acutizzato un odio verso i protestanti che, invece, riuscirono, sotto Enrico IV (Parigi val bene una messa) addiritura a prendere il trono nel 1589 inaugrando la dinastia borbonica finita, tra più riprese, nel 1830 con Carlo X.  Non vorrei abbandonarmi nelle braccia della madre storia ma vorrei fare un raffronto: la situazione odierna del cristianesimo in generale, senza dividere cattolici da protestanti o i copti dagli anglicani. In Europa, luogo principe delle lotte religiose, oggi vediamo una pace forte che tuttavia nasconde alcune crepe che, man mano, si vanno aprendo sempre più: tuttavia non è il vecchio continente a essere il focolare di tali episodi, ma il nostro orizzonte raggiunge l’Oriente sia vicino sia lontano. Ecco che qui, nei luoghi ove nacquero le religioni, si assiste a una lotta senza tregua tra stato e religione. La libertà religiosa è minacciata e non dobbiamo pensare che ciò sia lontano e che noi siamo esenti dal pronunziare parole di vicinanza o prodigarci dall’aiutare quei nostri fratelli che credono in un unico Dio.  Dio, proprio questa parola, non è una moda passeggera ma è un vocabolo così bello, così eloquente che ispira, anche alla mente più menefreghista, una parola.  Leggevo, ultimamente, un piccolo libro: i cristiani perseguitati nel XX secolo ed ecco che, dinnanzi agli occhi miei, è apparsa una scia di vittime del cristianesimo, nuovi martiri. Noi dobbiamo presevare la libertà religiosa che è sinonimo di uno stato giusto e democratico.  E qui, concludo, questo articolo de difesa fidei affermando che, dalla strage di San Bartolomeo, molto è cambiato e molto ancora cambierà e noi, uomini e donne del terzo millenio, mentre volgiamo il nostro sguardo verso questi tristi fatti, non possiamo che affermare un’unica ,sola, eloquente  parola: pace!

Giancarlo.

Chi tardi arriva male alloggia


di Giovanni Proietta

Cantavano i Pooh:“Il passato non si dimentica” ed avevano ragione. La schiera dei finiani che hanno scoperto loro malgrado i metodi antidemocratici di Berlusconi non mi fa pena neanche un po‘. Erano dall’altro lato della barricata, per così dire, quando si parlava delle 10 domande di Repubblica relativamente allo scandalo Noemi Letizia, ed ora che il Giornale fa una campagna quotidiana di bassissimo gusto giornalistico, indegna persino del peggior settimanale di gossip, Fli si riscopre Paladina della libertà di opinione, vittima sacrificale del berlusconismo, contraria al conflitto di interessi esistente, ai diktat.
Quando, 10 anni fa, la sinistra diceva le stesse cose, era faziosa perchè bisognava difendere l’unico motivo di unione nell’area centrodestra (staremo a guardare, curiosissimi, la destra post-berlusconiana), ma adesso che Mr. B esagera, e soprattutto da amico, sponsor vincente, eterno alleato, si trasforma nel miglior nemico del dissenso interno al suo partito, i Finiani arrivano alla agognata scoperta dell’acqua calda?

Io non ci sto… Certo è che il fine giustifica i mezzi, ovvero non si può non essere contenti che un’altra fetta d’Italia si sia accorta finalmente della mostruosa verità sul caso Berlusconi, ma detto questo gli elogi si fermano qui.
Non mi racconteranno che sono i paladini del dissenso, quando hanno vissuto in un’Italia dal vento sempre in poppa (per loro s’intende) per 15 anni. Dov’erano quando in Parlamento si mangiava mortadella per onorare la sconfitta di Prodi gli “uomini delle istituzioni” di Fli?
Erano per caso distratti quando, nel 2006, si gridò ai brogli elettorali per mesi e mesi contro un governo Prodi instabile già nella culla?
Io non la bevo e mi arrabbio, perchè certe cose le ho sempre dette sotto l’etichetta vilipesa dell’uomo di sinistra, e non mi servono lezioni o nuovi profeti di verità che già conosco. Quando dire certe cose era fuorimoda, miei cari finiani dell’ultim’ora, io le dicevo, le urlavo e passavo per un pazzo fazioso di sinistra, ora che l’onere del berlusconismo è toccato a voi, non lamentatevi di questo fenomeno che avete contribuito a costruire, abbiamo una storia diversa e invalicabile, l’unico vantaggio che posso prendermi ora è quello di dire, finalmente:” Ve l’avevo detto”

In morte al Picconatore…


Navigando su internet o vedendo la tv si leggono e vedono molte notizie e documentari su Cossiga ma nessuno uguale; tutti diversi causa proprio la difficile interpretazione della figura del Picconatore. Non voglio fare un elogio e neppure un necrologio della sua vita, per non cadere in una <<retorica spericolata>> come si può leggere in quest’articolo del “Corriere della Sera”:http://www.corriere.it/editoriali/10_agosto_19/ostilita-e-retorica-spericolata-editoriale-pierluigi-battista_26cd3474-ab4f-11df-94af-00144f02aabe.shtml. Il mio voglia essere solo un ricordo dovuto ad uomo che nonostante tutto ha scritto la storia d’Italia, essendo presente negli anni più bui dell’Italia repubblicana, prendendosi sempre la responsabilità delle sue azioni e non avendo mai paura della verità dicendo (causandosi attacchi personali) quello che doveva essere detto…Il soprannome del <<Picconatore>> forse non è stato proprio così errato per la sua persona, infatti per alcuni fece grandi cose in momenti difficili per altri fu solo un disastro, ma questo vi dico lasciamolo dire alla storia.

Di seguito alcune sue frasi per ricordare la sua personalità ed il suo carattere:

«L’Italia è sempre stato un Paese “incompiuto”: il Risorgimento incompleto, la Vittoria mutilata, la Resistenza tradita, la Costituzione inattuata, la democrazia incompiuta. Il paradigma culturale dell’imperfezione genetica lega con un filo forte la storia dello sviluppo politico dell’Italia unita» (da “Libero”)

«I nomi esprimono la realtà. Lei si chiama Palamara e ricorda benissimo l’ottimo tonno che si chiama Palamara». Gennaio 2008: il presidente emerito si rivolge al segretario dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara.

«Io ho concorso ad uccidere o a lasciar uccidere Moro quando scelsi di non trattare con le Br e lo accetto come mia responsabilità, a differenza di molte anime candide della Dc», 15 febbraio 2001

«Se Berlusconi è il nuovo De Gasperi, io sono il nuovo Carlo Magno». 18 aprile 1998, in risposta a don Gianni Baget Bozzo che esalta Berlusconi.

«Io ho dato al sistema picconate tali che non possa essere restaurato, ma debba essere cambiato». 11 novembre 1991, alla presentazione del libro «Cossiga, uomo solo» di Paolo Guzzanti.

«Io non sono matto, faccio il matto. Io sono il finto matto che dice le cose come stanno»: è il 1990 e Cossiga, fino ad allora un silenzioso e potente uomo politico democristiano, si trasforma di punto in bianco nel picconatore.

Ricordo che le frasi su riportate sono state prese dal “Corriere della Sera”  nel reportage : <<Veleni ed ironia, le frasi di Cossiga>>.

Pierfrancesco Gizzi

Grazie internet…


Un nostro follower ci ha segnalato questo sito: http://parlamento.openpolis.it/ .

Openpolis ci rende informati su tutto quello che succede in parlamento ed in senato, è un opportunità per capire se chi abbiamo eletto fa davvero il proprio dovere. Si possono vedere gli indici di partecipazione dei deputati e senatori alle sedute, informarsi sui decreti e sulle leggi approvate in parlamento e soprattutto si può intervenire con proprie opinioni nel blog del sito. Il sito <<è un’iniziativa del progetto openpolis gestito dall’associazione omonima che è indipendente, apartitica, aconfessionale e senza scopo di lucro>>.

Quando si dice che internet ha veramente distrutto tutte le barriere erette intorno all’informazione, ha veramente ragione. Vi invito a seguirlo questo sito affiché anche noi tutti possiamo essere partecipi all’interno della gestione del nostro caro paese, poi a voi giudicare se è un buono ed affidabile strumento oppure no.

Qui di seguito alcuni link:

http://parlamento.openpolis.it/parlamentari/camera/assenze/desc

http://parlamento.openpolis.it/parlamentari/senato/assenze/desc

Pierfrancesco Gizzi

Complotto o verità evidente


di  Gianluca Popolla

http://www.corriere.it/politica/10_agosto_03/famiglia-cristiana-polemica-ministri_5ddca46c-9f0c-11df-ad0c-00144f02aabe.shtml

Adesso anche la Chiesa ci si mette!!

Tutti contro il governo, vogliamo parlare di complotto o di un problema reale di una certa “politica”?

Prima il Pd, poi i giudici, poi l’Udc, poi Fini, ora la Chiesa.

Una domanda, vista l’eterogeneità del fronte critico nei confronti del premier e del suo governo:

un complotto o una verità evidente?

Il Cinema di Q. Tarantino – Riflessioni personali


Mr. TarantinoAlla domanda fatidica “Che cos’è il cinema di Quentin Tarantino?” risponderanno in tanti meglio e più abbondantemente di me, ma quello che mi interessa questa sera (e si evince dal titolo spero) è parlarvi di quella parte di Tarantino che in questi giorni non smette mai di colpirmi con nuovi giochi di luce inaspettati.

Guardo “Bastardi senza Gloria” da turista occasionale del Cinema e dei suoi derivati artistici, avvinto più da un bel romanzo che da un bel film, e mi rendo conto di essere seduto di fronte ad un capolavoro.  La scelta di quelle parole, di quegli attimi, di quei profumi, è lavoro di un cesellatore abile, la cui mente non può che lasciarmi basito, stupito e catturato, dalle perversioni, dalle idee folgoranti.

Tarantino mi racconta finalmente qualcosa in un mondo in cui forse non ha più senso dire altro. Dire qualcosa di nuovo e stupefacente è la grande caratteristica del suo cinema. Toccare tutte le corde dell’animo umano, le più basse come le più alte, stimolare la fantasia, anche quella più abietta, per svelare come tutte le sfaccettature che propagano dall’umanità possano essere degnamente raccolte nella fondamentale tensione Bene-Male.

Appassionarsi a questo cinema è difficile, come dice lo stesso regista “O lo si odia o lo si ama”, ma non è un cinema insipido, che lascia in bocca il sapore del nulla. E’ piuttosto un film saporito che può facilmente trasformarsi in disgustoso.

Genio e sregolatezza si rincorrono nei capolavori folli di un pazzo. Nella trilogia Pulp (Una vita al Massimo, Le Iene e Pulp Fiction) è contenuta una concezione del mondo che strizza l’occhio ad una generazione di adolescenti vissuti e viventi in un mondo cadente, ai quali questo sguardo sicuramente trasversale regala un sorriso beffardo, ironico, infantile. Si può ancora ridere di questo mondo? Della violenza?

Se, da una parte, Tarantino ci insegna a giocare con le regole tradizionali della morale, per ricomporle a suo e a nostro favore; dall’altra è un’abile descrittore dei bassifondi della vita e dell’uomo mostrato nella sua veste peggiore. In medio stat virtus e la sua virtù è riassunta abbastanza bene in una scena di Pulp Fiction dove Vincent Vega (J. Travolta) e Jules (Samuel L. Jackson) mentre battibeccano come due allegre comari, ripuliscono con Vetril e guanti da casalinga, i resti di un cadavere ucciso accidentalmente da Vega.

Date una telecamera in mano ad un adolescente colto, pazzo, visionario e vedrete cosa succede… Ne verrà fuori uno schifoso cinema ben fatto…”pulp”, mescolato nel frullatore sporco di Budd, in Kill Bill 2…

Per menti folli e stomaci forti

il ReCensore

2 agosto 1980, 2 agosto 2010..Bologna trent’anni


L’articolo che oggi scrivo non riguarda, benchè vi siano tanti fatti che meriterebbero attenzione, la nostra civtias ma, cogliendo la data alquanto propizia, sposta il suo baricentro verso il centro Italia: oggi è 2 agosto 2010, trent’anni fa, in questo stesso giorno, scoppiava la bomba che provocò 85 morti alla stazione di Bologna. Trent’anni! Un arco di tempo non indifferente che non deve essere dimenticato ma che invita, proprio per la sua lunghezza temporale, a riflettere ancora una volta. Un periodo buio in cui neanche lo Stato poteva fare molto: l’Italia di quell’agosto del 1980 era formata da un popolo  che viaggiava su un treno pronto a deragliare o per lo meno si affacciava al 2000 con occhi stanchi: Bologna 1980 rappresenta uno dei fatti più drammatici per la nostra storia repubblicana che vive, proprio con suddetto fatto, una piaga, l’incapacità di reagire. Dal 1969 si apre proprio questo periodo fosco disseminato da morti, omicidi, per quale ragione se non la motivazione politica? Due anni prima, il 9 maggio 1978, l’omicidio Moro, pareva essere l’apoteosi del terrorismo che ancora, e lo dico con dolore, ancora impera. Bologna 1980 non è un evento che deve passare inosservato, non è un semplice tassello in un puzzle di terrore: questa strage rappresenta l’odio di pochi per uno stato amato da molti. Neanche io, per ragioni anagrafiche, ricordo cosa è successo ma sono convinto che ancora, nelle menti di quanti vi restarono feriti o per coloro che hanno perso i loro cari, rimanga quell’imago mortis di cui Bologna ne fu testimonianza viva. Quell’anno, il 1980, rimane segnato negli annali storici per le vittime del terrorismo: lo stesso dirottamento qualche settiamana prima, agli albori dell’estate, di un aereo presso Ustica, rappresenta una mala voglia di redimire e sopratutto di indurre alla sofferenza.

Ed oggi a trent’anni cosa rimane? Rimane, putroppo, ancora un velo di falsità che avvolge questi eventi e che, tuttavia, li rende quasi magici.  Bologna la dotta, non si è accasciata ma ha ripreso il suo volo non dimenticando ma anzi lottando con vigore e con forza e invita ognuno di noi a pensare, a riflettere su cosa accade: se la storia è magistra vitae, allora noi ne dobbiamo essere suoi discepoli e cercare di preservare l’equilibrio giacchè è minacciato. Occorre costituire un futuro pensando al passato e cercando di non riplicarlo! L’Italia, la Saturnia tellus di virigliana memoria, torni di nuovo a vedere il sole affinchè tra di noi si respiri aria pulita e le nuvole vengano dissipate da un dolce vento di pace!

Giancarlo