La chiesa bella del concilio…la nostra esperienza


Di Gizzi Pierfrancesco

Il tempo non era dei migliori, le nuvole minacciavano un bel temporale dai finestrini dell’autobus, ma questo non ha scoraggiato noi giovani e giovanissimi dell’Azione Cattolica della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino. Siamo partiti con grande gioia e convinti che lì a San Pietro ci aspettava qualcosa di grande e di bello insieme: la chiesa bella del concilio, appunto. A  Roma nonostante il tradizionale traffico siamo riusciti a giungere in perfetto orario a Castel San’Angelo dove abbiamo trovato subito lo stand “Accoglienza” dell’AC, che dopo le varie indicazioni e i rifornimenti di materiale, ci ha indicato il punto di raccolta davanti al palco del primo momento della serata.

In questo primo momento ci sono state le testimonianze di quei giorni caldi del pre-concilio, seguiti da canti del coro di Roma, molto belli, ma la cosa più bella di questo momento era che ovunque voltavi lo sguardo, vedevi le bandiere dell’AC sventolare in aria con grande fierezza, e su ognuna c’era scritto il luogo di provenienza del gruppo. E’ stato bello perché proprio in questi momenti ti senti parte di qualcosa di più grande di te, in questi momenti sei parte del popolo di Dio. Infatti una maggior convinzione di questo è stata resa ancora più evidente nel momento della fiaccolata verso San Pietro, là si che si poteva cantare realmente “Il tuo popolo è in cammino”. Un fiume di fiaccole nella notte dell’undici ottobre, sembrava una fotografia della fede del nostro tempo, piccole luci di fede nella notte (buio delle tenebre del peccato) che insieme però riscaldavano il cuore e davano un bagliore di faro a tutta Roma e al mondo. Arrivati in piazza San Pietro, il presentatore della serata ha annunciato che eravamo oltre 50mila che avevano preso parte all’evento. Poi ci sono stati i discorsi del presidente dell’AC Franco Miano e di mons. Sigalini.

Il primo ha parlato di come tutti ci sentiamo in cammino e in cammino insieme.” La Chiesa è popolo di Dio che cammina nella storia. Siamo qui per testimoniare che con umiltà ci assumiamo le nostre responsabilità per questo tratto di strada che ci è affidato, a servizio del Vangelo e solidali con gli uomini e le donne del nostro tempo, a cominciare dai più poveri, per trasmettere con gioia il dono della fede alle giovani generazioni. Siamo qui, convinti che questo è il momento favorevole in cui operare insieme, in cui “stare nel presente per potere dare forma al futuro” (Benedetto XVI udienza generale 10 ottobre 2012) e fare un passo ulteriore nella costruzione del Regno. Siamo qui perché vogliamo impegnarci a far fruttificare il grande dono ricevuto cinquanta anni fa: il dono della Chiesa bella del Concilio”.

Mons. Sigalini ha aggiunto nel suo discorso che bisognava celebrare quel momento in quanto “Noi siamo  il popolo di Dio, nato dal Concilio, siamo la bella chiesa del Concilio: bella perché Gesù ne è il Signore Crocifisso e Risorto che noi ogni giorno celebriamo nell’Eucaristia, bella perché sta ad ascoltare Dio che parla, non vive di congetture o di intellettualismi, ma di Parola di Dio; bella perché è un popolo non abbandonato a se stesso che ha delle guide sicure; bella perché tutti ci sentiamo corresponsabili, non collaboratori chiamati e lasciati secondo i bisogni, bella perchè condividiamo le gioie e le speranze di tutti gli uomini”.

In conclusione della serata il papa Benedetto XVI ha ricordato che 50 anni fa anche lui era lì in piazza ad ascoltare le parole del beato papa Giovanni XVIII e che in quella piazza si respirava grande gioia ed entusiasmo. Ma nonostante questo il papa ha ricordato che “In questi 50 anni abbiamo imparato ed esperito che il peccato originale esiste e si traduce sempre, di nuovo, in peccati personali che possono anche divenire strutture del peccato. Abbiamo visto che nel campo del Signore c’è sempre anche la zizzania. Abbiamo visto che nella rete di Pietro si trovano anche pesci cattivi. Abbiamo visto che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa, che la nave della Chiesa sta navigando anche con vento contrario, con tempeste che minacciano la nave. E qualche volta abbiamo pensato: “Il Signore dorme e ci ha dimenticato?”, questa è una parte delle esperienze fatte in questi 50 anni.”

Anche aggiunto questo: “Abbiamo avuto anche la nuova esperienza della presenza del Signore, della Sua bontà, della Sua forza. Il fuoco dello Spirito Santo, il fuoco di Cristo, non è il fuoco divoratore e distruttivo, è un fuoco silenzioso, è una piccola fiamma di bontà e di verità, che trasforma, dà luce e calore. Abbiamo visto che il Signore non ci dimentica, anche oggi in modo umile il Signore è presente e dà calore ai cuori, nostra vita, crea carismi di bontà e carità che illuminano il mondo e sono per noi garanzia della bontà di Dio.

Se Cristo vive è con noi anche oggi e possiamo essere felici anche oggi perché la sua bontà non si spegne, è forte anche oggi.”

La serata si è quindi conclusa con le parole del Beato Giovanni XVIII che resero famosa quella notte (Andate a casa, date un bacio ai bambini e dite che è del papa), che Benedetto XVI ha fatto sue, e con la benedizione finale.

Tornando verso l’autobus, ci siamo sentiti tutti più uniti e pronti per continuare il cammino. Siamo convinti che la strada che abbiamo davanti è ancora lunga, che la chiesa bella del concilio deve ancora risplendere del tutto, abbiamo fatto un piccolo passo. L’AC come associazione è vicina al papa e alla chiesa e con loro lavora per fare la sua parte qui, oggi. Tornare a casa dopo questo grande giorno ci rende consapevoli che la zizzania c’è ed anche tanta, che il vento contrario è forte, ma noi dobbiamo avere fede in Gesù perché Lui non dorme, sulla prua della barca della chiesa, ma veglia sempre su di noi, basta avere  fede in Lui e la tempesta si placa e la zizzania verrà divisa dal grano buono.

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