Per essere presenti comunque…


di Pierfrancesco Gizzi

beatificazione G. P. II - Parrocchia san pietro

Informo tutti i nostri lettori di una serie di appuntamenti da non mancare per essere vicini ai milioni di fedeli che da tutto il mondo verranno a Roma per la beatificazione di Giovanni Paolo II.

La parrocchia di San Pietro Apostolo a Ceccano ha voluto indire questi due appuntamenti (come potrete vedere meglio sul volantino cliccando sull’immagine) per essere presenti nonostante tutto!

Al prossimo articolo per l’elogio di questo grand’uomo, gran Papa, che tutti stimavano ed amavano.

Prof. Domenico Cipriani un anno fa…


di Pierfrancesco Gizzi

Un anno fa, in questo stesso giorno il prof. Domenico Cipriani ci ha lasciato inaspettatamente!

Ad un anno dalla sua scomparsa vogliamo ricordarlo in particolar modo oggi, giorno del suo anniversario, nella messa a suffragio che la famiglia farà celebrare oggi pomeriggio, alle ore 18, nella Chiesa di S. Giovanni Battista in Ceccano.

Questi alcuni link in suo ricordo:

http://liceoceccano.com/2011/04/20/memmino-un-anno-fa/

http://www.youtube.com/watch?v=FRVFlSZ-sjQ

http://liceoceccano.com/2010/05/02/caro-prof-ti-vogliamo-bene/

https://cogitanscribens.wordpress.com/2010/04/30/in-morte-del-professor-domenico-cipriani-le-parole-che-non-ti-ho-detto/

Ciao prof. ti porteremo sempre con noi!

Superati i blocchi mentali scopro me stesso


di John Lilburne

La lettura dell’ultimo articolo di Gianluca ha ridestato in me la voglia di proporvi una riflessione che da mesi covo in segreto.

Probabilmente sono arrivato ad un punto della maturazione delle mie idee politiche tale da potermi permettere di passare in rassegna, alla luce di queste rinnovate convinzioni, molte delle cose che ho detto e fatto, molte delle appartenenze cui mi sono fregiato.

Alla fine l’ho scoperto o meglio, sono all’interno di un cammino che mi insegnerà a conoscermi, insomma, non credo di essere propriamente di sinistra. Dirò meglio glissando su un dato di fatto quale è la presa di coscienza della morte delle ideologie: mi sento un liberale. Spesso, come dicevo, mi sono vestito di epiteti che credevo di conoscere senza lasciare il giusto spazio all’analisi. Cercando nelle idee sul mondo (a livello di massimi sistemi) comincio a capire quali di queste sento come mie mettendo da parte l’oggi e mi rendo conto che molto di ciò che ho detto in passato non mi appartiene. Se penso alla ricetta che possa salvare l’Italia non posso guardare a proposte che credo alterne ma non alternative. Cerco una risposta politica che voglia riformare la società dalle fondamenta e non individuo nei molti dei contenitori possibili ( mi sono sentito di appartenere ad  alcuni di questi) una volontà simile quanto piuttosto quella di ridisegnare gli organigrammi e occupare i posti di comando senza operare una riforma della radicale della società, a mio avviso necessaria. Fare riferimento ad un certo elettorato con precise istanze sociali vincolerebbe la capacità di riforma del partito che veltronianamente ho deciso di non nominare.

Detto questo ho scavato molto prima che questo processo di ridefinizione dei confini fosse compiuto e mi sono accorto che l’unico motivo per cui dicevo di essere di sinistra, anzi ancora più precisamente di essere un follower del PD. era l’antiberlusconismo, che ritengo tuttavia  ancora un valore alla base delle mie idee politiche. Detto questo cosa veniva dopo? Molto non era farina del mio sacco, tutto salvo l’antiberlusconismo.

L’Italia, però è tanto altro, tanti altri problemi, tante altre soluzioni cui è impossibile guardare senza dare una propria personale risposta. Deluderò chi di voi penserà ad una mia mancata coerenza, ma otterrò la comprensione dei più intelligenti che avranno la pazienza di capire che ad un adolescente sono permessi foga, ardore, faziosità, rabbia, mentre ad un adulto è richiesta (o almeno sarebbe) una certa onestà intellettuale, una certa coerenza soprattutto verso se stessi prima che verso gli altri. Agli “ideologici ” spiegherò invano che non sono diventato fascista o destroide come non lo furono Tocqueville e Voltaire; per gli altri mi limiterò ad un ultima riflessione, spero intelligente: continuerò, come continuo, ad essere sempre me stesso, anzi è proprio per capire questo che ogni tanto mi concedo spazi di outing,  come questo. Non  mi concentro tanto sul fatto che le mie idee sul mondo non sono immanenti come quelle di nessuno, quanto sull’aspetto ben più importante che bisogna innanzitutto capire quali sono le proprie idee, per essere veramente se stessi.

Tanti auguri…


di Pierfrncesco Gizzi

A tutti i followers di CogitanScribens un augurio di una buona Santa Pasqua di Risurrezione a tutti voi!

L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».
Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli.
Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». (Mt 28,1-10)

Il Signore ci precede, la nostra speranza non è vana!

Questo è un piccolo commento x il Vangelo di oggi: http://www2.azionecattolica.it/leggi-medita/pasqua-di-risurrezione

Il blocco mentale


Il blocco mentale è quella convinzione che plasma il nostro io ed innesta in noi un rigido meccanismo di divisione tra ciò che è giusto e ciò che non lo è partendo dal presupposto che chi la pensa diversamente da noi è sempre nel torto, qualsiasi cosa esso dica.

Questa patologia molto diffusa nel ventesimo secolo rende affini i cittadini, e nello specifico l’elettorato, ad una massa di tifosi né dormienti, né benpensanti, bensì chiusi dalle (e nelle) proprie idee senza possibilità di alcuna integrazione: non sbagliava Anders a definirci una società di eremiti evidenziando come la nostra mente e le sue idee siano un rifugio inaccessibile all’altro.

Ma senza l’altro si muore, nella mente, nel cuore e nel corpo: le leggi della natura lo insegnano, il grande beneficio che si ha dopo aver aiutato una persona in difficoltà lo conferma, il dramma della solitudine ne delinea la mancanza.

Nella società di oggi, dell’individualismo imperante, della spersonalizzazione dell’uomo, del relativismo a tutti costi stiamo perdendo di vista il relazionarsi e il dialogo che hanno consentito all’uomo di evolversi nei secoli e di portare dei benefici all’intera società: essa sarà mal ridotta, di sicuro non all’altezza dei nostri sogni, magari anche insensibile ai nostri bisogni ma abbiamo fatto dei passi in avanti non indifferenti.

All’inizio del secolo scorso varcare il suolo lunare così come raggiungere la democrazia erano sogni proibiti che grazie al sacrificio dei nostri avi abbiamo conquistato; nonostante le grandi guerre, l’uccisione della libertà nei regimi autoritari, il terrorismo diffuso, ora possiamo fissare nuovi limiti nell’Universo e contemporaneamente partecipare in prima persona alla risoluzione dei problemi della comunità in cui ci troviamo, tutto questo non è possibile senza ciò che è diverso da noi.

Diffidate di chi auspica l’eliminazione fisica dell’avversario, di chi spera che un giorno tutti assumeranno il suo stesso comportamento, di chi non cambia mai idea e trova nella fine del dialogo, e non nell’inizio, una grande vittoria.

Preoccupatevi di non trovare nessuno che la pensi diversamente da voi, perchè non avete possibilità di sondare nuovi orizzonti, di guardare la realtà da altre prospettive, di contribuire alla società e di averne un contributo.

Riflettete su cosa saremmo ora se non avessimo avuto modo di confrontare le nostre idee, di raccontarci le nostre esperienze di vita, le nostre gioie e i nostri dolori, le ansie ed i timori, chi non ha mai avuto modo di farlo, chi non ne ha mai avuto un beneficio?

Il vero nemico è invisibile ai più e si insinua nelle nostre teste, ci divide, distanze incolmabili quelle dell’autodeterminazione che rendono inaccessibile il confronto; dietro ogni uomo c’è una storia nascosta, se solo potessimo viverla impareremmo ad apprezzare la diversità: l’empatia è il superamento del blocco mentale.

Parliamo d’attualità, un nuovo punto di vista


E’ sempre un piacere scoprire che qualcuno si aggiunge al coro delle voci narranti sulla rete e quando lo fa una persona che stimi capace di creare un buon prodotto, non puoi che fargli pubblicità. Nel mare di internet è comodo, se non avere isole amiche, perlomeno sapere che non è navigato solo da pirati, ma anche da eleganti barche a vela.
Un nuovo blog, infatti, si fa largo nelle maglie del web: http://www.parliamodattualita.blogspot.com ; creato da un amico di molte discussioni e ragionamenti, un osservatore che, spero, reputerete come ho fatto io io, intelligente. Siamo solo agli inizi ma già si parla di Unione Europea, di Karol Woityla, temi tenuti a debita distanza dai più e affrontati senza ombra di dilettantismo in un blog che sembra promettere bene.

Nel fare gli auguri all’intero Staff di “Parliamodattualità”, annuncio subito che tra noi ci sarà un rapporto proficuo e scambievole, sarà un piacere poter pubblicare i vostri ragionamenti ed i vostri pensieri, ottimi spunti di riflessione.
Rimandando vi al blog
Un saluto
Gio.P

Pope2you…


di Pierfrancesco Gizzi

Salve a tutti,

è da molto tempo che non si sentiva la mia voce qui! Oggi vi voglio rendere partecipi di una notizia molto innovativa: il Papa è su Internet! Mi spiego meglio.

A questo indiizzo: http://pope2you.net/ si possono vedere tutti gli eventi più importanti dove risiede il Papa. Si possono, ad esempio, ascoltare gli angelus della Domenica oppure ascoltare i maggiori messaggi del pontefice, tutto rigorosamente su YouTube!

Ma non solo, c’è anche un archivio di notizie del sito ed una parte in costruzione  sui messaggi del Papa! Dimenticavo, c’è anche un applicazione per Facebook e per Iphone/Ipad.

Di certo ora non si può proprio dire che la Chiesa (e il Papa Benedetto XVI ) non sta a passo con i tempi…

A voi la scoperta di questo grande strumento!

La Via Crucis di un popolo.


Carissimi!

L’articolo che oggi scrivo non ha bisogno di presentazioni: il teto è di per sè così esplicito che induce l’animo a passare direttamentegomento “ex abrupto”. Sabato 16 aprile,  un sabato che sarebbe passato innoservato: cala la sera e nell’aria così permeata da sapori primaverili appare una croce , una candela, un arzillo sacerdote, un canto e un popolo. Cos’è ciò che Ceccano ha potuto vedere alle primi luci della sera? Un teatro? Uno spettacolo? O la prova di una fede viva radicata nei suoi pueri? Ecco: i pueri , o meglio, la grammatica ammonisce!, gli adulescentes.  Con le prime luci della sera, questo mistico corteo è partito intonando: “Ecce lignum crucis  in quo salus  mundi pependit. “Un popolo che avanza, cantando:  le torce accese che vogliono portare luce in questa città ferita. Poteva essere un evento, per pochi, per coloro che si professano credenti ma invece, benchè in maniera modesta, è stato un qualcosa per tutti. La piazza, locus princeps, era quasi desolata: si ha paura di Cristo e della sua Croce? O si ha paura di se stessi quoniam Christus vivt in animo? Un silenzio quasi di tomba avvolgeva le strade buie, un’eco, ecco che si sprigiona!, “lumen Christi: Deo gratias…”. Molti credono che noi, giovani, non crediamo in Dio: molti affermano che Cristo è solo per i vecchi, non per i giovani. Cristo è forse da solo in questa città? Sabato Lui c’era e c’era sui volti di chi cantava, sui volti di chi portava la Croce e c’era anche nei volti di coloro che hanno osato ascoltare: lì c’era Cristo, lì c’era la fede! C’è chi bestemmiava, chi inneggiava contro questo: sono voci, queste, che non hanno eco perchè “magna gloria est Tua, Domine!”. Ceccano, 16 aprile 2011, Via Crucis di un popolo, Via Crucis per noi:  fissando quella croce anche lo spettatore più distratto trasale: il Cristo immolato scuote gli animi, li risveglia dal torpore e li porta alla salvezza.

M.T.C

Privacy, Facebook e Google


di: Stefano Balassone

 ” fonte wikipedia: Stefano Balassone (Sequals1943) è un produttore televisivoautore televisivo e scrittore italiano.
Il suo operato come consigliere d’amministrazione Rai dal 1998 al 2002 e, precedentemente, come vicedirettore di Raitre al fianco di Angelo Guglielmi (con il quale ha pubblicato numerosi saggi), lo annovera certamente tra i personaggi che hanno ideato un nuovo modello di televisione in Italia.
Negli anni che vanno dal 1987 al 1994 Raitre diviene infatti una rete innovativa, cinica e coraggiosa; per la prima volta in Italia si parla di “TV verità” e programmi come Milano, ItaliaQuelli che il calcioAvanziSamarcandaBlobTelefono giallo,Mi manda LubranoChi l’ha visto? e Un giorno in pretura vengono messi in onda per la prima volta innalzando lo share della terza rete Rai dal 2% ad oltre il 10%.

Riecco apocalittici e integrati che, come mezzo secolo or sono per l’homo videns, se le danno di santa ragione a proposito di business e privacy sui server del web 2.0. Prima Bauman  lanciato da Repubblica e ripreso da Fazio ha parlato del carattere fasullo degli “amici” affastellati nel social network, poi Report con l’inchiesta su Facebook, Google e affini ha spiegato che  gli utenti del web sono il prodotto che viene venduto per fini di propaganda, pubblicità e, non ultimo, di intelligence. Fra tante suggestioni, ci pare di avere capito che aderire a un social network facendosi precedere dal proprio “profilo” è un po’ come andare in piazza e mostrarsi con il vestito che ci pare più adatto. A qualcuno sembreremo belli, ad altri appariremo ridicoli e questi giudizi dedotti dalla nostra esteriorità alimenteranno la nostra notorietà; mentre al lato privato provvederanno rapporti più rari e intimi, magari frutto di spunti nati in rete, ma non esauribili nella comoda relazionalità che questa consente. Tutto sommato non ci pare di essere in presenza di rischi drammatici solo perché la piazza del paese si è allargata a dismisura. Più intrigante ci pare il lato dei quattrini. Sul web si stanno confrontando infatti due concezioni circa il modo di ottenere ricavi dalla pubblicità. Quella più simile all’antico modello di business dei mass media è praticata da Facebook, un colossale profilatore di target grazie al possesso dei profili auto redatti dagli iscritti. A quelli piace il rock, a quegli altri la disco music, c’è chi abita nel paesello e chi nella grande città, di qua i laureati di là i meno istruiti, da una parte i gay dall’altra i seguaci del bunga bunga eterosessuale. Ogni prodotto o servizio può ritagliarsi con l’aiuto di Facebook il pezzo di società a cui gli pare più utile offrirsi. Messo così Facebook ci sembra omogenea alla società che più conosciamo, quella della tv di Cologno Monzese, anche se potrà contenderle la pubblicità di inserzionisti minori che puntano al target ristretto e vogliono sfuggire ai costi del classico spot teletrasmesso. Il risultato di fatturato ad oggi sembra essere di un paio di miliardi di dollari l’anno. Rispettabile, ma contenuto se si pensa alla rilevanza sociale che Facebook ha assunto. Radicalmente innovativa è invece l’idea di Google. Chi va a fare pubblicità su Google sa che la sua offerta non verrà diffusa a un target prestabilito, ma che sarà visto da singoli individui le cui ricerche fanno supporre una potenziale attenzione a quel che l’inserzionista intende offrire. Tant’è che Google otterrà il suo ricavo solo se l’utente avrà effettivamente clikkato sul minuscolo ads-esca e sarà entrato a vedersi la pubblicità vera e propria. Così con pochi soldi ogni aspirante venditore può sperare di ottenere qualche click di attenzione. Con questo servizio Google ha raggiunto in pochi anni 29 miliardi di dollari di fatturato stracciando qualunque altro motore di ricerca, segno, a nostro parere, dell’aver costruito una opportunità davvero nuova, e forse la prima davvero bilaterale, per realizzare l’incontro tra domande e offerte. Per capirci: la marea di pubblicità che gli oligopoli del detersivo, del dolciume, etc riversano negli schermi della tv serve ad occupare la domanda e funziona essenzialmente come barriera mediatica contro l’apparizione di eventuali concorrenti. Tant’è che quando a tener fuori i concorrenti ci pensa la crisi, la spesa per pubblicità è la prima ad essere tagliata (alla faccia delle chiacchiere sul fatto che invece proprio con la crisi servirebbe un po’ più di sollecitazione a spendere). Invece anche negli anni di crisi i ricavi di Google hanno continuato a crescere. C’è dunque, e Google lo ha interpretato, un bisogno socialmente diffuso, staremmo per dire “democratico”, di offrire agli altri quel che si ha da vendere.  L’idea che ci siamo fatta è che la disponibilità di un modello commerciale e relazionale così “su  misura” sia un potente aiuto per una società dove siano più forti gli individui e contino meno oligopoli e corporazioni.  Detto questo, non ignoriamo i lati problematici della questione, che non riguardano tanto la privacy (anche se son queste le cose che rimbombano sui media) quanto le regole di disponibilità dei contenuti (fronte degli Autori e degli Editori) e quelle della tassazione sulle transazioni (fronte del Fisco). Proprio per questo converrà schivare i dibattiti epocali e cercare invece, a partire dalle attività professionali e d’impresa, di spremere più sugo possibile da questi frutti della rete.   

Il buono, il brutto e cattivo – Colpevoli di onesta intellettuale


di: John Lilburne

Hey! Wait! I’ve got a new complaint” cantavano i Nirvana nella misteriosa “Heart shaped box”. Oggi vi parlerò di un disturbo che allontana dai più e rende la propria presenza mai benvoluta. Attenzione, se detta in un discorso tra “yes man” “amici”, può sembrare un concetto pulito e sacrosanto, ma state attenti alle apparenze, perchè di questo si tratta.

Onestà intellettuale, una bella coppia di parole, una boccata d’ossigeno che porta con sé concetti quali libertà, coscienza critica, analisi, ricerca; una caratteristica che, se guardata con attenzione, svela tutta la sua negatività.

Se da un lato l’onestà intellettuale sembrerebbe essere un attributo stimato da molti, in realtà, dire in maniera spassionata il proprio parere, senza filtri ideologici, ma non per questo senza filtri intellettuali, è un qualcosa capace di attirare molti nemici, prima che molto onore. Obbedire al proprio pensiero, sempre, peccando, magari, di incoerenza (o presunta tale), è credere in un certo valore senza mitigare la forza delle proprie idee in nome di una credenza superiore: per amicizia, per stima, per non rovinare rapporti. Avere una manifesta coscienza critica, come state iniziando a vedere, non paga affatto; ciò avrà, forse, la compassione di altri seguaci, sempre pochi ma buoni, ma di certo non porterà che rogne.
Vivrà cento e più anni, invece, nella tranquillità, chi saprà sempre adattare il proprio pensiero alle vicende del caso, essendo sempre preparato ad affrontare qualsiasi vento; chi sceglierà, insomma, di non avere idee chiare per non dover mai portare sulle proprie spalle il peso del dover cambiare idea. Un sistema inespugnabile dalla logica, in cui tutto “andrà bene”, in cui ogni nuova situazione troverà una casella preesistente in cui essere collocata facendo combaciare le parti.
Perché tutto questo? Accettare tutto vuol dire essere accettati, essere sempre dalla parte del bene e dei buoni, quando la maggior parte delle volte essere veramente se stessi in modo esplicito è sintomo di cattiveria e arroganza. A noi sta la scelta: dire la nostra e avere molti nemici o non dire mai quello che pensiamo veramente, credendo sia giusto mitigare i propri pensieri alla luce della nostra condizione; dire: “Tutto va bene” o decidere di non accettare tutto ed essere marchiati.

Da che parte siamo? E soprattutto Cosa siamo?