La disarmante stupidità di certa critica antigrillina (è in buona compagnia)


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“Ecco a voi il video che ha dato inizio al dibattito più interessante del secolo nel frusinate. Guardandolo dopo le segnalazioni indignate  di molti compaesani  non ho visto altro che qualche battuta sulla bellezza prorompente di Frosinone e provincia (di una goliardia davvero innocua) e una coda dedicata a un ragionamento politico serio e argomentato. L’aspetto interessante questa volta non è stato lo stesso messaggio quanto l’esegesi del Grillo pensiero messa in atto dai motori dell’antigrillismo. Una serie di interpretazioni sparse per il web e non solo che minano alle basi della logica più struggente in nome di una piccola e becera ideologia da salotto. Davanti a queste critiche timide e ininfluenti non potremo che essere sommersi dalla valanga a cinque stelle. La retroguardia, infatti, sembra  essere armata di spade di legno. Alle critiche sul modello di Report, a quelle sul funzionamento para-democratico di quel gruppo o, ancora,  a quel bersaglio facile che è il tenore del dibattito politico interno (dall’ormai aulico “vaffa” ai vari surrogati) le spalle deboli di cui sopra preferiscono arroccarsi nel proprio fallace rancore regalando il podio del bon ton e dell’onestà intellettuale a Grillo, a prescindere dall’idea che si può avere dell’individuo e dei suoi seguaci. Davanti a un capolavoro semmai della videografia trash di scarsa qualità non sappiamo fare niente di meglio che prendere alcune parole, legarle al filo della nostra avversione verso il movimento pentastellato e ordire così un ragionamento fazioso e inutile.  A.A.A. Fantasia al potere cercasi.”

Questo avrei voluto scrivere a commento del video pubblicato recentemente in cui Beppe Grillo cita semplicemente alcuni piccoli centri del basso Lazio. Per spezzare una lancia una tantum in nome di un giudizio sincero. E invece ho appreso, poco prima di chiudere questo articolo, che il video è stato rimosso. Sarà interessante, d’ora in poi, osservare questa guerra di logoramento che si concluderà con la vittoria non tanto del più intelligente, quanto del meno scemo.  C’è da ben sperare.

Vittorio Gapi

E’ solo uno sport, no, è lo sport più bello del mondo…


di Gizzi Pierfrancesco

Gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre. (W. Churchill)

Il calcio. Lo sport più bello del mondo., quello sport dove tutto è possibile, dove il racconto di Davide e Golia si rispecchia e si ripete molto spesso in quel rettangolo verde.

Ieri si è disputata la partita più importante per il mondo del calcio fra club, la finale di Champions, dovei si sono incontrati due squadre tedesche Bayer Monaco e Borussia Dortmund.

Due squadre che hanno costruito questa finale in modo per alcuni punti diverso, ma con la stessa passione per il calcio, come gioco di squadra, e con molta pazienza e costanza.
Per il Bayer, l’abbiamo visto ieri, il gioco di squadra è il punto di forza e questo è uno dei tanti motivi per cui ha conquistato la vittoria di ieri, tanto agognata.
Per il Borussia, il suo punto di forza è la grande presenza di giovani ragazzi in campo, cosa che difficilmente si vede in una finale di Champions, per molti dei quali era la prima volta ad un livello così elevato di gioco.
Progetto e pazienza. Queste squadre devono tutto, non ad un continuo esonero di allenatori, o ad un continua gogna sociale dei tifosi, ma una continua costruzione di una “Squadra”, termine che in Italia è presente solo nel Vocabolario.

Roma e Lazio, finale di Coppa Italia. La partita più sentita, a livello emotivo, di tutti i tempi. La sconfitta di una squadra sarebbe la manna dal cielo dell’altra. Ma questo per chi?

Per i tifosi forse che così potranno sfogare anni di insulti e prese in giro o sfogare tristezze e angosce? Per le società calcistiche che così credono di aver concluso un anno stellare? Per il calcio italiano che ogni anno si indebolisce a livello europeo?

Il calcio è bello quando viene giocato in maniera pulita e divertente, quando tu spettatore dello stadio, porti la tua famiglia al completo allo stadio di Domenica e tuo figlio piccolo, inscritto a qualche scuola calcio del paese, ti dice che un giorno lui sarà lì, in quel rettangolo verde, a giocare. Quando rivedrò un nuovo gran Torino, oppure una squadra di serie B salire e vincere il campionato di Serie A, puntando tutto sui suoi vivai e sulla fiducia della societa e dei tifosi.

Si, questa per me sarà la Domenica di calcio perfetta, quando questo sport diventerà un sogno per tutti, per la famiglia, per un giovane, per una città. Voglio un calcio fatto di “sogni”, perché sono quelle le vere emozioni che dovremmo provare quando vediamo una partita, no odio, no violenza, ma voglia di cambiare, voglia di dire “Se l’hanno fatto loro, lo posso fare anch’io”.

Quando lo sport diventerà così, cioè una fonte di ispirazione, allora si che diventerà il gioco più bello del mondo.

Don Pino Puglisi, un ricordo di chi l’ha conosciuto…


(pensiero scritto da Alessandro D’Avenia sul suo blog prof 2.0 http://www.profduepuntozero.it/)

Era una Palermo di sabbia quella del ’92-93.

Non la sabbia bianca di Mondello sulla quale fuggire dalla noia delle giornate scolastiche. Non la sabbia incrostata sulle macchine e le piante dopo una pioggia di scirocco. No. Era la sabbia nei sacchi a protezione delle camionette militari. Era la prima volta dopo la guerra che l’esercito veniva impiegato per ragioni di ordine pubblico. Dopo Falcone e Borsellino la città era sotto assedio, che neanche Beirut. L’operazione Vespri aveva riempito la città di militari. Solo l’esercito poteva proteggerla dall’assedio di sangue a cui l’avevano sottoposta i Corleonesi. Erano gli anni in cui frequentavo il liceo.

Per andare a scuola passavo tutti i giorni davanti alla casa di Falcone e c’era quell’albero sopravvissuto in modo paradossale, come spesso la vita in Sicilia, in mezzo al cemento. Quell’albero era fiorito di pezzi di carta. Dopo Capaci tutti avevano lasciato il loro messaggio a Giovanni Falcone. Era pieno di disegni di bambini, costretti a disegnare in una città che si fregia di essere tutto porto, ma poi le macchine saltano in aria proprio accanto a quel mare. Una città che a detta di un geografo della corte normanna “fa girare il cervello a chi la guarda”. Inconsapevolmente ne definiva l’essenza, tanto bella e complessa da far girare non solo gli occhi, ma anche il cervello a chi cerca di conoscerla.

Borsellino lo incontravo di domenica nella parrocchia di Santa Luisa, dove qualche giorno fa si è radunata una folla silenziosa per i funerali di Agnese, sua moglie. Lui arrivava un po’ dopo l’inizio della Messa per non destare troppo scompiglio. Con la scorta, in fondo. Anche io arrivavo un po’ dopo, per pigrizia. E così lo vedevo. Vicino c’era una stazione della via crucis che rappresentava il Cireneo, un uomo “costretto” a portare la croce di Cristo. Borsellino gli assomigliava, con i suoi baffoni. Poi un giorno di luglio “il botto” e un fungo atomico tra i palazzi. Via d’Amelio era saltata in aria con lui e la sua scorta. Così il Cireneo non c’era più, era rimasto schiacciato dalla croce. La croce di Palermo che Borsellino definiva diversamente dal geografo arabo: “Non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”.

Poi c’era quel sacerdote del liceo Vittorio Emanuele II. Accanto alla Cattedrale arabo normanna che sembra una castello di sabbia costruito su un azzurro indicibile da qualsiasi aggettivo. Le cupole corallo di San Giovanni s’incendiavano lì vicino, l’oro dei mosaici della cappella palatina incastonata nel Palazzo dei Normanni ricordava che da quelle parti un giorno c’era stato l’eden e ne era rimasta qualche tessera. Il volto tragicamente sereno del Cristo pantocratore sembrava sapere che per amare quella città bisogna passare dalla croce.

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Il muro del pianto. Chi non vuole il registro dei tumori a Ceccano


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Consiglio comunale di Ceccano, 14 maggio 2013. Una brutta pagina resterà indelebile nel piccolo libro gretto della politica ceccanese. Tre punti all’ordine del giorno: interrogazioni, interpellanze e mozioni (il solito), “nomina rappresentanti del consiglio comunale nel Comitato di Gestione del Centro Sociale Anziani” e, attenzione, “Adesione all’Associazione Franco Costanzo per l’istituzione del Registro dei Tumori”.

 In una valle martirizzata da questo male ci si aspetterebbe dai politici perlomeno un briciolo di sensibilità, magari unita a quel poco di memoria utile a ricordarsi di quando, giusto un anno fa, sventolavano  la bandiera elettorale della percentuale di malati autoproclamandosi paladini unici riconosciuti di questa battaglia. Martedì è stato il giorno della vergogna per molti di loro, per i quali grideranno vendetta tutti coloro che ritengono l’istituzione di un registro di tumori una cosa seria. L’unica colpa di questa buona causa è di essere finita nel punto sbagliato della vita di questa amministrazione, soggiogata dalla politica insignificante e infantile di coloro per i quali alzarsi dalla sedia è la migliore manifestazione del proprio pensiero politico. Da un lato una maggioranza sfilacciata a tal punto da non vedere la drammaticità di questa mancanza, dall’altro un’opposizione incapace di interpretare il proprio ruolo in maniera tattica, intelligente, seria,  la lungimiranza politica non può che alzare le mani di fronte a una tecnica così sottile,  acuta e geniale da farci capitolare per manifesta inferiorità: mettere in difficoltà l’avversario, è questa l’idea bomba. Giulio Cesare e Napoleone al confronto giocavano con i Lego. Morale della favola: soffocata dai tatticismi muore di tumore la buona politica. Ne danno il triste annuncio quanti ancora ci sperano.

G. P.

P.S.: Queste poche parole segnano la spazio di uno sdegno personale. Altre, che troverete qui, raccontano meglio come è andata questa giornata particolare, e forse di straordinaria follia.