Ancora riflessioni


La mia mente non ci pensa proprio a fermarsi di fronte a questa tragedia, mi ha fatto riflettere sul mio passato a scuola; senza voler entrare nel merito della vicenda di Federico, io mi sono fatto delle domande sul tema del suicidio. Questa idea può diventare pericolsamente vicina in un’epoca della vita nella quale si è in contrasto per eccellenza, alla continua ricerca di un equilibrio che non c’è, sotto mille occhi che ci guardano, in un mondo che ci fa sentire ultimi e dimenticati da tutto.

Un periodo difficile, l’adolescenza, almeno per me e per molti altri anche se qualche tempo fa mi sembrava che certe persone intorno a me avessero sempre avuto una sicurezza incredibile. Non è così, solo oggi capisco che dietro la faccia da capo-branco (mi scuso per il termine rozzo), del più bello, del più simpatico, c’è un “lato oscuro” come oggi l’ha chiamato qualcuno, che non ci è dato di conoscere.

La rabbia nei confronti della società, per quanto mi riguarda c’è sempre stata ed è bellissimo poter fare questo outing ora, che ritengo di aver raggiunto un equilibrio maggiore. Sfogliando le poesie di un mio non troppo remoto passato non è difficile farsi un idea diversa di me, forse sono proprio cresciuto, comunque sono cambiato, chissà…

Mi facevano schifo tante cose che mi fanno schifo ancora adesso, altri sentimenti erano invece dettati dalla condizione in cui vivevo.  Oggi si è parlato di “autostima”, non credo che sia questa la chiave di lettura del problema, almeno per quanto mi riguarda. L’autostima viene da dentro di te (nel quale tu non credi ), la stima invece, viene dagli altri ed è come se desse importanza alla tua posizione. Vero è, però, che non c’è stima se non c’è autostima, ma, secondo me, è altrettanto vero che le due cose sono coordinate e non subordinate.

Scusate se parlo difficile, provo solo a ragionare….Tornando a noi, credo che il fulcro della riconquista del mondo e di se stessi sia convogliare la rabbia che si ha in un canale positivo,giorno dopo giorno, in un percorso fatto di molte sofferenze ma di sicuro successo, almeno per me è stato così.

“Vedere tutto, tollerare molto, correggere una cosa alla volta”

                                                                                        Giovanni Proietta

Una tragedia che deve farci riflettere, la morte di Federico


“Era un ragazzo come tanti, come noi”, i giochi della retorica si susseguono inutili nel commentare l’ultimo atto di chissà quali processi mentali, un percorso fatto di chissà quante delusioni, quante piccole cose che hanno influito sulla vita del povero Federico, cose nelle quali non mi sembra il caso di entrare.

L’unica cosa che mi sento di dire in questi terribili momenti è una riflessione che ho fatto alla luce di questi fatti. Federico, nonostante tutti i moti dell’animo che deve aver attraversato, era uno studente, uno studente vittima di una scuola che non lo ha ascoltato, che non lo ha capito, che non ha saputo leggere nei suoi comportamenti i prodromi di quell’atto estremo. Non ci sto a credere alla fatalità, all’inspiegabilità che mi viene propinata, io credo invece che ci siano degli “insapevoli complici”, che con i loro gesti, anche insignificanti, hanno costruito questo mosaico terribile.

Federico è morto, ma dobbiamo unirci per fare in modo che queste cose non accadano più. Federico avrà passato ore e ore della sua vita sui banchi di scuola, proprio come noi; mi fa rabbia pensare che nessuno sia stato capace, se non di prevedere, di intuire un certo disagio.

Dov’era la scuola?

Concludo dicendo: Impariamo ad ascoltare gli altri, a considerare gli altri come fine e non come mezzo, prima come persone, poi come studenti e professori, e soprattutto, cerchiamo ( e questo lo ripeto anche a me) di non giudicare bensì di capire

                                                                                                   Giovanni Proietta

 

Chiarimenti:

Quando parlo della scuola, parlo di un solo tassello dei tanti inesplorati della vita di ognuno di noi, uno soltanto.

Quando parlo di incolpevoli complici non mi riferisco ai professori, ma a tutte le persone che circondano la vita di un ragazzo; la scuola siamo noi.

Mi riferisco alla scuola, perchè credo che questo sia un microcosmo dove possa e debba avvenire una sana alleanza per assottigliare le distanze fra il mondo degli adulti e quello dei giovani, mi occupo di questo frangente cosciente che si tratti della punta di un iceberg, la punta di iceberg sulla quale noi tutti viviamo una parte delle nostre vite, una terra nella quale, forse, possiamo cambiare qualcosa.

Io credo che sia un dovere morale imparare da tutto e crescere, anche in questi tragci momenti.

Emergenza ambientale sulle rive del Sacco: l’articolo “Incubi nel Sacco”


Mi permetto di inserire nel blog, dato che ci occupiamo della tematica del Fiume Sacco da molto tempo, un articolo molto interessante segnalatomi dalla professorssa Maura, che ringrazio, uscito sulla rivista specializzata ” La nuova ecologia e scritto da un nostro ex collega.

http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=10673&contenuto=Notizia

Errare humanum est


E’ da qualche tempo che sto trascurando il blog, non tanto in senso lato, ma in senso intellettuale, nel senso che, per quanto riguarda i miei post, si sono inariditi sul piano della riflessione e hanno cominciato ad avere una piega più strettamente polemica. Davanti ad alcune critche trovo ora opportuno di chiedermi il perchè.

Innanzi tutto devo ammettere una cosa: da quando questo blog ha cominciato a raccogliere abbastanza lettori, molte frasi di incitamento mi sono venute alle orecchie, frasi che mi hanno fatto peccare di poca modestia. Essere letti non vuol dire essere onnipotenti, anzi, forse il lettore ti sceglie proprio per il tuo ragionamento lineare e puntuale, il tuo lato più originale. Questo lato ha cominciato a degenerare, devo ammetterlo, e forse la critica che ho ricevuto non solo me lo ha ricordato, ma mi ha anche insegnato che voler scrivere tutto non è poter scrivere tutto, anzi, sta tutta qui la differenza tra un bravo giornalista ed un qualsiasi capo-popolo.

Devo poi parlare della pressione d’esame (mi si passi di definirla generica), che non opprime più noi di quanto non abbia già oppresso in precedenza i nostri colleghi. L’esame è un pensiero fisso che da un po’ a questa parte popola spesso i miei pensieri e non mi fa essere sempre me stesso, diventando motivo di bilanci, di vittorie e di sconfitte; molto probabilmente questa mia “alienazione” durerà fino agli esami, o forse chissà, ne rimarrà per sempre una minima traccia in fondo a me.

Per questi e per altri vari motivi che non sto qui a spiegarvi, ho fatto accuse generiche dettate da una rabbia profonda, una rabbia che ha offuscato il mio sguardo ed inquinato l’obiettività del mio giudizio, coinvolgendo in un inutile polverone, proprio chi in questo polverone non doveva entrarci.

Con la promessa di una maggiore attenzione

                                                                                     Giovanni Proietta

Voglio trovare…un senso a questa scuola…anche se questa scuola…


“Il quinto liceo è un anno a sè” così recitavano in molti a settembre, anche se con il succedersi di alcuni eventi, comincio a pensare che quella sia solo una frase campata in aria.

Questo poi è stato un anno particolare, un anno di passaggio tra due concezioni di scuola diametralmente opposte come ho spiegato in un articolo precedente. Sommiamo poi a questa tensione, che non è facile  da sopportare, la solita tensione, già alta senza bisogno di aiuti, causata dagli Esami di Stato. La nostra situazione non era di certo rosea all’inizio delle vacanze e la maggior parte degli insegnanti l’aveva capito, o almeno così pareva.

In quest’ottica, senza ombra di dubbio, per salvare il salvabile, mi sarebbe sembrato doveroso un atteggiamento diverso, da parte di qualcuno, nei confronti delle vacanze di Pasqua, che invece si sono trasformate in giorni impiegabili solo nell’esecuzione di compiti, quando invece sarebbe stato più logico delegare a questi preziosi tempi di riposo dall’attivtà didattica, un impegno quasi completo nell’attività di ripasso e studio. Sarebbe bastato un pizzico in più di lungimiranza ( anche se ci si sarebe accontentati del buonsenso)  per capire quanto queste vacanze in certe condizioni, dovevano essere gestite in maniera diversa.

Voglio puntualizzare che a scrivere è una persona che non vuole evitare i compiti per noia o per voglia di evadere, piuttosto qualcuno che vuole capire se ci sia una logica nell’imbottire ciecamente di lavoro uno studente. In questo caso, temo di no, ma siccome la mia vuole essere una critica e non un insulto, ci tengo a dire che questo è solo il mio parere in merito, un parere che io sono pronto a considerare sbagliato se qualcuno saprà dimostrarlo.

Mi guardo intorno e vedo tante cose diverse, delle quali, molte, non riesco a spiegarle se non con la mancanza di professionalità e di organizzazione, mi dispiace.

Se c’è un senso in questa logica illogica, io non riesco a vederlo, ed è forse questo uno dei meriti di questa scuola, di avermi regalato una coscienza critica che mi fa vedere molte cose dall’alto, il che è una cosa sicuramente  positiva ma soprattutto negativa, in quanto le cose del mondo dall’alto appaiono in tutta la loro insignificanza, e questo punto di vista è molto pericoloso.

                                                                               Giovanni Proietta

Il Liceo si mobiliti per il terremoto a L’Aquila


Propongo qui sul blog e consiglierò anche ai rappresentanti di Istituto, che venga stituita una raccolta fondi (o eventualmente di beni di prima necessità) come aiuto per le vittime della terribile tragedia di qualche giorno fa.

Qualcuno dice di evitare gli atti di eroismo, di evitare di essere protagonisti, io penso che si possa essere eroi in molte dimensioni differenti; credo che i nostri sforzi intellettuali, più che materiali, debbano essere indirizzati a capire quello che ci circonda per non permettere che eventi simili si verifichino.

In questo senso vanno le pesanti accuse di Gianluca che spero desteranno l’attenzione di molti, insomma, “facciamoci delle domande e diamoci delle risposte”

                                                             Giovanni Proietta

Terremoti e movimenti sismici:Ancora siamo in tempo per agire…


Cari lettori, credo di poter parlare a nome di tutti se affermo che i fatti de L’aquila sono momenti che vorremmo cancellare dalla nostra memoria e che faremmo di tutto per far si che tutto cio’ fosse solo un sogno, un incubo e niente piu’.

Ma purtroppo non e’ cosi’ ed i dati parlano da soli: oltre 200 morti, 1.5oo feriti, 70.000 sfollati : un vero e proprio dramma che ha sconvolto e modificato irreversibilmente la vita di migliaia e migliaia di persone: case distrutte, famiglie distrutte, paesini ormai divenuti “fantasma”.

In tutto questo la mia attenzione si e’ soffermata sui fatti che ci accadono intorno e che sembriamo ignorare o voler ignorare come se fossimo intoccabili o immortali o piu’ semplicemente come se non ci importasse niente degli altri ed oltre tutto di noi stessi.

Ho sentito troppe volte discorsi che accusavano la societa’ ed i politici di non essere mai adeguati e puntuali nelle leggi e nelle decisioni da prendere con la solita affermazione del tipo: “In Italia le leggi si fanno solo quando esce il morto” oppure con famosissimi soliloqui come: “Perche’ prima nessuno ci ha pensato?”…

Ecco penso che la maggior parte di noi non faccia nulla per migliorare e mantenere cio’ che ha e che infantilmente si protegga dietro quegli universali a volte inesistenti de “la societa’” e de “i politici” non considerando oltretutto che egli stesso e’ parte della societa’ e che egli stesso non fa altro che votare le stesse persone alle politiche…cosa che succede nelle scuole, cosa che succede al comune di Ceccano, alla provincia e cosi’ via sino ad arrivare al panorama politico nazionale e ai suoi vecchi capisaldi…

Comunque il mio discorso si vuole incentrare su un altro argomento che e’ quello di alcune costruzioni che ci circondano e che non sono a norma come per esempio credo lo sia la nostra scuola nella quale e’ crollato un pilastro qualche  mese fa, a meno di un anno dalla sua inaugurazione.

Copertura in polistirolo caduta per l’attivita’ degli agenti esogeni(sole, pioggia, vento) e che ha rilevato l’inadeguatezza e fragilita’ del nostro edificio scolastico di fronte a eventi naturali e neanche minimamente paragonabili con la potenza di un terremoto; senza considerare l’umidita’ penetrata nei muri che ha provocato il distaccamento dell’intonaco e le frequenti “inondazioni” che si sono verificate nelle giornate di forte pioggia: un vero record per un edificio costruito nel 2007.

Adesso non oso immaginare cosa possa succedere in caso di terremoto, scongiurando ovviamente che questo accada, e come in una scuola con piu’ di 600 iscritti cio’ possa provocare innumerevoli danni anche con scosse di gran lunga inferiori a  quelle verificatesi a L’aquila e dintorni e che ha provocato questa tragica situazione:

quindi dico che e’ giusto essere dispiaciuti e senza parole per cio’ che e’ successo, ma ora non bisogna stare fermi  perche’ centinaia di vite umane  sono state sacrificate per inefficienze e speculazioni e che dobbiamo agire insieme noi cittadini, noi giovani d’anagrafe e giovani d’animo e di cuore affinche’ i nostri diritti siano tutelati cosi’ come le nostre vite…

                                                                       Gianluca Popolla