AVVELENIAMOCI TUTTI !!!


L’opportunità che La Repubblica ci ha fatto intravedere sull’inquinamento della valle del Sacco in questi giorni è fondamentale, se non addirittura decisiva. E riguarda il nostro destino di ragazzi e contemporaneamente il nostro diritto-dovere di cittadini. L’obiettivo è questo: cavalcare la cresta l’onda, sfruttare l’assist che i giornalisti di Repubblica ci hanno dato, per alzare la voce e farci sentire…

Oltre ad evitare qualsiasi strumentalizzazione da parte politica – visto che i gatti e le volpi della politica ciociara e regionale sono abituati a prendersi le luci della ribalta e a mettersi in mostra sui teatrini allestiti dai loro fidi compagni di merende…  – dovremmo anche ricordarci qual è la genesi della catastrofe ambientale che attanaglia la nostra valle da Colleferro e Isoletta. Volendo isolare il problema alla nostra Ceccano le cause di questo sfacelo sono innumerevoli, ma partono da una fonte principale: da un difetto antropologico.

Il problema di questa bistrattata città, da troppi anni abbarbicata al suo immobilismo e degrado, sta tutta in una parola bella e profonda: coscienza. È La Coscienza che manca a noi cittadini di Ceccano; è la maturità capace di farci mobilitare tutti per un obiettivo comune e soggetto a rischi terribili, ovvero la salute pubblica. Il problema che riguarda Ceccano è la “in-coscienza”, che con doppia accezione significa “non coscienza, non partecipazione” e insieme “immaturità, infantilismo”. È una in-coscienza che ci circonda, dai familiari ai parenti fino agli amici stretti o allargati: una in-coscienza scaduta dentro la rassegnazione dei nostri genitori, o nell’attesa provvidenzialistica dei nostri nonni di un miracolo che non arriverà mai. È una in-coscienza che si è trasmessa purtroppo a tanti, troppi nostri coetanei: vite da play station, o vite tutte concentrate nello studio universitario; vite da pizzeria, vite da calcetto o da parrocchia e basta. Il “comandamento” che i padri suggeriscono ai figli è «se non puoi andartene, tira dritto, fregatene, non t’impicciare. Niente qui potrà cambiare». E la nostra terra intanto agonizza; il Sacco diventa un campionario dei veleni; l’aria è una gigantesca nuvola di smog. E noi? Siamo lì e tiriamo via, non abbiamo tempo per fare qualcosa. Non abbiamo tempo per fare niente. Non vogliamo coinvolgerci, perché perderemmo la nostra immunità intellettuale, le nostre energie fisiche. Nei libri di storia – semmai saremmo degni di avere una storia – noi verremo ricordati come la generazione “non me ne frega”…

Vivendo in un territorio contaminato esso dal veleno dell’inquinamento, dal virus endemico della sopraffazione e dell’inerzia, abbiamo finito per infettarci anche noi. Troppo spesso abbiamo pensato e detto “ci penseranno gli altri”; troppo spesso abbiamo sentito dire “lascia perdere, qui non si può cambiare niente”; troppo spesso abbiamo ascoltato il grido classico della immobilità, quello che provoca sguardi di stupore, occhiate di disprezzo, o quel che è peggio un senso di sfigata compassione: “ma accum t’ n’ tè?”. Un grido, col relativo sbuffo/sbadiglio pieno di noia.

Ora però è l’ora di darci coraggio, è l’ora di provarci. Risolutamente. Parlando del fiume tra di noi; coinvolgendo le varie associazioni di tutela del territorio e dei cittadini – tutte, nessuna esclusa; manifestando il nostro dissenso; chiedendo l’intervento deciso delle istituzioni competenti – immobilizzate oggi nelle sabbie mobili della burocrazia. E dobbiamo metterci l’entusiasmo e l’euforia; dobbiamo metterci il cuore, che contraddistingue ogni gioventù matura.

E dobbiamo, naturalmente, ricordarci anche dei rischi del progetto, dei pericoli che si nascondono dietro questa titanica impresa. (Provare a) scalfire le coscienze comporta il processo temporaneo, l’ilarità, l’indice puntato contro come un’accusa; (provare a) scalfire le coscienze significa, nell’80-90% dei casi, avere intorno gli sguardi brutti di chi invece non si interessa, di chi resta quieto e continua a (soprav)vivere. (Provare a) scalfire le coscienze, in questa terra, vuol dire combattere contro il muro di gomma della codardia. Ognuno di noi ha paura della codardia, ma dobbiamo capire che la risposta migliore è gettare il cuore oltre l’ostacolo, impegnandoci e rivendicando davvero il diritto al cambiamento e all’inversione di tendenza.

Non ne faccio più una questione di ideologie e di partiti politici. Per la terra, per la nostra terra, stavolta non c’è sigla o categoria che tenga, non c’è distinzione intellettuale che regga. Stavolta, sul fiume e sull’inquinamento, siamo davanti a una questione di pelle. Di polmoni, di cuore e di prostata. Stavolta è una faccenda che riguarda le fibre di ogni nostro muscolo, le cellule di ogni nostro tessuto. Stavolta, pensando alla nostra terra, il pericolo più grande è per il nostro sangue, per altro già avvelenato dalle tonnellate di particelle tossiche che abbiamo mangiato e inalato: inconsapevoli, ignari dei rischi terribili che già ci portiamo dentro…

E allora, già che ci siamo, uniamoci e incazziamoci: AVVELENIAMOCI TUTTI!!!

Un altro abitante della Valle del Sacco

Sondaggio Repubblica: trasportiamo l’unione dal web al mondo reale


Dopo l’emozionante ed attesa vittoria nel Sondaggio finalizzato a portare sulle pagine di Repubblica la situazione ambientale inerente la Valle del Sacco, inizia la seconda fase del lavoro: i giornalisti del famoso quotidiano nazionale hanno mosso qualche passo e preso i primi contatti.

 

Inizia per noi la fase più difficile: se è vero che chi ben comincia è a meta dell’opera, ora dobbiamo trasferire i nostri intenti dal Web al mondo reale, trasformare le parole e le idee in fatti.

Per farlo, mi sembra opportuno porre attenzione su cosa ha spinto centinaia, migliaia di persone a cliccare la casella inquinamento sul sondaggio, a condividere pensieri sull’apposito gruppo, a passare dallo sconforto per un risultato difficile da sovvertire alla gioia della vittoria, a chiedere di formare un gruppo che nel concreto lavori per denunciare a Repubblica il degrado attuale della Valle del Sacco.

 

A mio avviso, mai come questa volta, i cittadini di Ceccano e della zona colpita dal problema ambientale, hanno voluto dare un segnale forte e chiaro: occorre una risoluzione rapida e ponderata, un’unione di intenti, una netta presa di posizione contro i personalismi e i giochi partitici che da molto tempo alimentano la “navette” inarrestabile della morte e del degrado.

“Uniti si vince”, abbiamo dimostrato un’unione indissolubile in questi giorni e abbiamo raggiunto il risultato: quello di vincere il sondaggio certo, di portare all’attenzione dei media nazionali il problema certo, ma soprattutto quello di svegliarsi la mattina pensando a come risolvere un problema che ci affligge, sentirsi di nuovo cittadini in quanto attori del nostro destino, provare un’empatia mai affiorata sino ad ora.

Ora però occorre un ulteriore passo in avanti: in quanto partecipanti ed “azionisti” di quei settemila e più voti con cui l’opzione da noi sostenuta è risultata la vincente, dobbiamo far si che questo problema sia trattato in maniera oggettiva, senza quei personalismi e giochi di partito ai quali abbiamo detto “no”, e che no, in questa nuova ed eccezionale avventura di condivisione.

Chiediamo che le istituzioni provinciali e comunali si confrontino, che le istituzioni delle due province coinvolte(Roma, oltre che Frosinone) espongano le proprie analisi, esplichino le conseguenti risoluzioni e che le confrontino l’una con l’altra, chiediamo che le associazioni, fondazioni, sindacati del territorio abbiano la possibilità di confrontare le loro reciproche proposte ed inoltre che il nostro contributo non sia dimenticato e che ci venga data la nostra parte, quella che ci spetta dopo giorni e notti di lavoro serio e costante.

“Uniti si vince” deve essere un’assioma al quale, almeno stavolta, non dovranno esserci eccezioni di alcun tipo, soprattutto di natura politica: chiunque userà questo spazio per fini personalistici o partitici deve sapere che quelle centinaia, migliaia di persone che hanno conquistato faticosamente questo spazio useranno contro di loro l’arma tipica del cittadino, quella della democrazia.

 

O si risolve il problema o si muore..in tutti i sensi..

Un abitante della Valle del Sacco

 

 



Un giorno di ordinaria follia impenitente – le contraddizioni del caso Terenzi/De Santis


di: Giovanni Proietta

La prima vittima della guerra è la verità”, questa la frase che condisce i molti editoriali sulla primavera libica. Andando dal generale al particolare le cose non cambiano. Se al posto di missili Tomahawk e Regale in picchiata sostituiamo il rapporto, quantomeno controverso, tra l’assessore Umberto Terenzi ed il segretario comunale il Dottor De Santis, cambia l’ordine degli addendi ma il risultato rimane  invariato.

Per i profani, che come me ne capiscono poco di questi intrugli “politici”, vorrei spendere due parole per sbrogliare la matassa. Nella mattinata dell’11 marzo all’interno dell’Ufficio del Segretario Generale, il Dottor Mario De Santis appunto, succede sicuramente qualcosa di interessante. Dalla faccenda escono sicuramente sconfitti un telefono ed un monitor, scagliati a terra; resta da capire quali siano le parti in gioco, come nel miglior giallo di Agatha Christie.  In quella stanza c’è stato sicuramente un diverbio, parola attorno alla quale si arrovelleranno le menti degli spin doctor nostrani.

Il Sindaco prende separatamente le parti e ne esce con una relazione firmata dal Segretario  Comunale, nella quale si disegna un semplice screzio tra amici. Peccato che il Pd, insieme ai gruppi del centrosinistra (i pacifisti del Prc in disaccordo), chieda le dimissioni dell’Assessore, sulla carta, per condannare un presunto atto violento, in realtà per motivi spiccatamente politici, quelli, cioè, di rosicchiare uno spazio vitale all’interno di una maggioranza sempre più spaccata, facendosi scudo con l’immagine di paladini della giustizia. *

Mai fare i conti senza l’oste, recita l’adagio, ed infatti, come i cavoli a merenda arriva una relazione di un funzionario della Polizia Municipale che ha assistito all’accaduto, una relazione un pizzico difforme da quella del Segretario ( i maliziosi dicono che qualcuno gli abbia forzato la mano, a questo punto ) . Ora il famoso diverbio diventa una vera e propria lite, davanti alla muta presenza di qualche altro personaggio comunale e del Consigliere Pd Marcoantonio Di Vico,tra i denunciatari dell’accaduto.

Stando alla relazione “l’assessore inveiva in modo violento e con parole minacciose contro il Segretario Comunale”. Al poliziotto viene indicata la porta, “[…] dopo qualche minuto – racconta-  udivo urla e rumori provenienti dal Segretario, mi precipitavo al suo interno e vedevo l’assessore che con toni violenti fronteggiava il Segretario a poca distanza.” Scene da rissa metropolitana. “Subito mi mettevo tra i due accompagnando il Segretario nella stanza […] attigua al suo ufficio, poi intimavo l’Assessore Terenzi, che continuava a inveire contro di me, di allontanarsi dall’ufficio del Segretario ottenendo come risposta che ad uscire dovevo essere io e non lui e ripetendo che io non ero nessuno mentre  lui era funzionario del Comune”, il potere rende liberi.

La domanda fondamentale che sta dietro a tutto il discorso è: Perché? Quali interessi si celano dietro lo scontro? Certo è che è impossibile non condannare un atto simile per calcolo politico; la questione vera diventa , quindi, se ci siano momenti nei quali i valori, nel mondo della politica, contano ancora qualcosa.

Cosa mi piace del nostro Paese? (Ceccano:passato e futuro)


 

Mi piacciono i ragazzi che hanno talento nella musica, nello sport,nello spettacolo, nello studio ed è un peccato che non abbiano ulteriori mezzi per svilupparlo;
Mi piacciono i signori che si svegliano presto la mattina per lavoro, altri che lavorano la notte, quelli che tirano la cinghia per arrivare alla fine del mese, altri che il lavoro lo cercano o l’hanno perso, i laureati che non riescono a trovarlo, i meritevoli che sono scavalcati; peccato che poi ogni giorno in questo paese si oscuri la meritocrazia…
Mi piacciono le giovani mamme che portano a spasso i loro piccoli, e quelle meno giovani che sperano che ogni sera il loro figlio rientri sano e salvo a casa; siamo sicuri che la città sia per loro dispensatrice di sicurezza?
Mi piacciono le persone che hanno abilità superiori alle nostre e che ci dimostrano ogni giorno come sia misera e perfettibile la definizione di normodotato, vogliamo assicurare a loro un futuro?
Mi piace la foto in bianco e nero di Castel Sindici: è in atto un pranzo all’aperto e un cagnolino gironzola libero nel prato, mi piace la foto in bianco e nero del fiume Sacco: alcuni spregiudicati tuffatori, altri che prendevano il sole sulle rive; mi piace il ricordo di mio nonno che faceva il barbiere da Annunziata: chissà cosa ne direbbe ora; mi piace la villa romana in località Cardegna, anche se non l’ho mai vista perchè ora sulle sue macerie pascolano dei bufali ma mi fido di Marco Aurelio: l’imperatore del più grande Impero mai esistito sa scegliere bene la località in cui prendersi un pò di svago;

rispolvereremo un giorno questi ricordi? Daremo colore a quei luoghi fantastici della nostra città che abbiamo sino ad ora ammirato solo in bianco e in nero?

Gianluca Popolla

La tecnologia invade tutto…


Volevo segnalare a tutti voi che ci seguite da sempre, o da pochi minuti, o che avete sbagliato sito ed ora state vedendo quest’articolo, questo nuovo blog: http://azionecattolicaceccano.wordpress.com/

Una realtà nuova anche per la catechesi, che può diventare una opportunità enorme d’informazione e diffusione di idee. Nel sito (fatto molto bene sia graficamente che in senso pratico) si può conoscere tutto quello che si vuole sull’ Azione Cattolica di Ceccano: c’è una tab con chi siamo; il nostro impegno; qual’è l’obiettivo ACI, ecc. .

Vi invito a visitarlo anche solo per dare un occhiata!

Pierfrancesco Gizzi