Il Piantagrane di Marco Presta


Immaginedi: Vittorio Gapi

L’ultimo romanzo di Marco Presta (speaker e coautore dell’epico “Ruggito del Coniglio”), pubblicato l’anno scorso da Einaudi, è un racconto piacevole prima che una metafora interessante. Credo non fosse nelle intenzioni dell’autore ma l’occhio svetta sulla natura osservata, molto probabilmente per deformazione professionale. Un solo aggettivo potrebbe fare da spoiler considerato il fatto che sono le ultime due pagine la lapide definitiva posta sui circostanti ragionamenti del Presta. Colpiscono, come pallonate ben assestate in volto, l’invenzione, il fraseggio, il ritmo, un florilegio di arnesi (perché di vivaisti si tratta) pescati dalla cassetta degli attrezzi di un ottimo  battutista. La storia narrata è quella di Giovanni, vivaista sui quaranta appunto,  improvvisamente trascinato dal pacifico mondo dei vegetali a quello, sicuramente più caotico, dell’attivismo politico sovversivo. Al suo fianco Granchio, un compare tutto nervi e slang del sottoproletariato romano. Giovanni ha un potere devastante, è questo il suo problema: in sua presenza le cose vanno come dovrebbero. Il mondo potrebbe cambiare sul serio se solo i poteri occulti, visti e descritti tramite i capi d’abbigliamento indossati (sineddoche riuscita, saramaghiana), non si mettessero di traverso. “Il piantagrane” è la storia di una lotta, di un’amicizia, di uno stillicidio benevolo, insomma di un’avventura piovuta in una vita qualsiasi. Scopriamo con stupore una lezione apparentemente scontata: sono semplici scelte le azioni che governano la rivoluzione, precisamente quelle che risiedono nel recinto delle nostre concrete possibilità.  Un carcerato che impara a suonare la chitarra in galera, sostiene Presta, questo illustre scrocchiazeppi che, grazie a un pressing metaforico d’esperienza, mette la pulce nell’orecchio di noi lettori, costringendoci a riflettere nostro malgrado. Malgrado tutto.

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Dove iniziare…


di Gizzi Pierfrancesco

 

Mise il suo iphone nel dock Bose appena comprato. Dopo tutti quei giorni di attesa, dal momento dell’acquisto sull’Apple Store e la lunga spedizione dall’Irlanda, l’unica cosa che desiderava era accenderlo e alzare il volume più forte che poteva. 
Era uno di quei momenti della giornata in cui la vita ti scorre accanto e vuoi solo un momento per te, da solo, per riflettere o almeno per rilassarti. La musica in queste situazioni è un’ottima compagna. Sembra quasi che il suo ritmo scandisca la tua vita anche nei momenti di silenzio più totale.

Allungato sul letto come un leone marino sul bordo di un ghiacciaio, sfinito dall’aver aperto una scatola e di aver sistemato il dock sul comodino (non esattamente una delle dodici fatiche di Ercole), dopo averne regolato l’ora (sì è uno di quei dock che fa un po’ tutto, ricarica l’iphone, aggiorna ora e temperatura, manca solo che ti prepari il cappuccino quando ti svegli e sarebbe veramente il top!), prende il telecomando:  Play!

Immagine

 

Feeling my way through the darkness
Guided by a beating heart
I can’t tell where the journey will end
But I know where it starts

 

Viene scosso dall’energia della chitarra, sembra più un pezzo Country che House. La voce calda e profonda del cantante riempie la stanza piena di ricordi delle medie e delle superiori. Sopra ogni scaffale ci sono in fila, anno per anno, i diari delle medie e delle superiori. Sono pieni di firme, disegni, canzoni, vecchie partite di battaglie navali e tris, più che di compiti. Quella non è una libreria, è più un monumento alla sua vita, costruito usando come mattoni quei quaderni, quei libri e quei diari che riportano i ricordi di anni ormai lontani.

Pensare che non vedeva l’ora di finire le scuole per fare un bel falò con tutto, convinto che con quel rogo avrebbe purificato tutti quegli anni sofferti sui banchi di scuola. Sofferti sì, ma ugualmente amati.
In quel momento la musica, tenendolo per mano, lo accompagnava sul viale dei ricordi.

Primo giorno di scuola elementare. Boh! Delle scuole elementari ricordava solo che ci si divertiva un sacco. Si colorava, si imparavano cose utile, come scrivere, parlare bene perfino cantare, ballare e recitare. Si faceva matematica e si risolvevano i problemi di quello sfigato di Francesco, che ogni volta ne aveva uno diverso e noi eravamo subito pronti per aiutarlo; eravamo i suoi più fedeli consulenti.

Primo giorno di scuola media. Vuoto totale.

Superiori. Qui non ricorda solo il primo giorno, ma ricorda ogni cosa. Ricorda le sue prime amicizie, i suoi primi amori, i suoi primi “Ti voglio bene” (ancora non si usava tvb o tvtttb o tv1kdb), i suoi primi “Scusami per me sei una persona speciale e non voglio rovinare/perdere  la nostra amicizia”. La paura di essere interrogato, di fare un compito in classe, di perdere il torneo di pallavolo con le altre sezioni. Paure che, malgrado tutto, era riuscito a vincere, superare, grazie alla sua famiglia, alla sua classe, ai suoi amici, e a qualche professore che non si limitò a restare seduto dietro la cattedra.
Ricordava con grande emozione quel professore che gli parlava della Divina Commedia come “L’Opera” che non puoi non sapere. Ricordava ancora, dopo tanto tempo, l’incipit, Virgilio, un certo Farinata degli Uberti, Bonifacio VIII, San Francesco, tutti personaggi che gli avevano trasmesso qualcosa. Infatti è proprio qui che affonda le radici il suo “amor patrio” destinato a sfociare non solo in parole e pensieri, ma anche in gesti reali di protesta e di riqualificazione. Tutto questo per colpa di un libro e di un professore che non voleva stare solo seduto.

Per non parlare di Storia e Filosofia o di Astronomia e Matematica. Progetti, presentazioni, lavori extra scolastici, rappresentazioni, gite, che gli avevano dato quella spinta a scoprire, a non accontentarsi di quello che si riesce a vedere nelle righe dei libri, perché oltre c’è sempre qualcosa in più che aspetta solo noi.

Esami. Usare il termine paura sarebbe riduttivo, credo che terrore renda meglio l’idea. Il percorso parlava di tutto e di più, era realizzato in modo tale da portare i professori a chiedere argomenti affini, nel tentativo di non rimanere come la Venere di Milo, muta e con le braccia a terra. Secondo voi funzionò?

Alla fine, dopo 13 anni di reclusione, uscii con la condizionale ( o meglio con la condizione di andare obbligatoriamente all’università) e un 100 tatuato nei registri del Ministero dell’Istruzione.  E ora ?

Dopo così tante giornate di mare, di pallavolo, di calcetto, di paintball, di xbox fino al mattino, rimase con questa domanda: e ora? 
Gli avevano detto che poteva fare tutto, poteva scegliere qualsiasi cosa, « aveva il mondo in mano», ma per ora, in mano, aveva solo un telecomando e tanti dubbi in mente. 
Medicina, Economia, Ingegneria, Giurisprudenza, Matematica e Fisica, Biologia …
La nonna diceva che con Medicina si fanno i soldi; il dottore di famiglia diceva che tentare con Medicina era un’impresa da pazzi, meglio Giurisprudenza, « tanto con la parlantina che ti ritrovi» (bastasse quella!). Gli amici, al contrario, dicevano che Giurisprudenza era l’ultima spiaggia, perché tanto i test d’ingresso non ci sono, male che va si va tutti lì (infatti l’iscrizione a Giurisprudenza non si fa in università ma in Agenzia Viaggi, così c’è lo sconto comitiva sulle tasse universitarie), « intanto prova Ingegneria».

Da dove iniziare?

Questa era la domanda. Ma la risposta?

Se avesse provato una facoltà e poi non fosse stato in grado di superare il test che cosa avrebbe fatto? Per non parlare della brutta figura davanti ai suoi amici. L’ultimo giorno di scuola ci fu un assemblea con tutti gli studenti del quinto anno tenuta dal preside. Lui diceva che i giovani sono il  futuro e che la scelta dell’università non era che il primo gradino sul quale edificare un radioso futuro.

“Grazie signor Preside per la poca ansia trasmessa” pensò, durante il discorso del preside.

« Questa scelta, deve partire da voi. Dai vostri sogni, dai vostri progetti, aspirazioni. Deve nascere da quello in cui voi credete di più al mondo. Nessuna professione è inutile o inferiore ad un’altra. Ognuno darà, in pari misura, il suo contributo al Futuro. Certo, troverete degli ostacoli (molti) durante il percorso, che siano test impossibili, tasse troppo alte, carico di studio troppo pesante, lontananza da casa, ma se in cuor vostro sapete che quella è la vostra strada, niente e nessuno vi potrà fermare. Solo voi potete e dovete decidere. Ricordate: che cosa posso fare io? Quale sarà il mio ruolo? La risposta a queste domande la troverete solo dentro di voi. Quando? Il giorno prima di iscrivervi, in un giorno di sole allungati sul bagnasciuga, alla fine di una arrampicata, oppure fermandovi un momento a riflettere nella vostra camera. In tutto questo, vi ricordo che non siete soli, poiché con voi c’è la vostra famiglia e i vostri prof! La scelta è vostra ma questo non vuol dire che dovete fare tutto da soli! »

Stop. Fine della playlist “Aggiunti di recente”. Rimase a guardare il soffitto ancora per un po’. Scese dal letto e uscì dalla camera.

 

Nda: si ringrazia Ilaria e Mirko per la revisione 😉

Pericolo Anti-Omofobia…


di Gizzi Pierfrancesco

Salve a tutti!

Oggi vorrei proporvi uno dei temi più caldi di quest’anno: le nozze GAY

E’ un tema molto delicato, su cui bisogna avere mente critica e aperta, accettando e rispettando le varie opinioni di tutti, senza insulti e senza presunzioni.

Questo post è dedicato ad un dossier preparato da “La Nuova Bussola Quotidiana” che vuole mettere in evidenza la posizione di chi è contro i matrimoni gay. 

Ecco il link del Dossier: http://www.lanuovabq.it/it/dossier-pericolo-anti-omofobia-6851.htm

 

 

Consiglio comunale del 23-7-2013: quello che non troverete mai scritto sui verbali


In protesta con l’immenso ritardo (ergo rifiuto tacito) dell’amministrazione a consentire la ripresa web del consiglio comunale cittadino scriverò dell’esperienza della personale esperienza avuta durante le due ore di consiglio a cui abbiamo assistito: dalle 12:15 alle 14:15.

Non  parlerò nel dettaglio degli argomenti, bensì delineerò quei comportamenti dei nostri rappresentanti che più ci avrebbero colpito se avessimo osservato queste due ore riprese da una telecamera in streaming: ciò che dai verbali mai e poi mai verremmo a sapere.

-Consiglieri assenti in aula e democrazia partecipativa-

Quando i consiglieri di opposizione presenti (Caligiore, Ciotoli e Del Brocco) evidenziano l’assenza dei consiglieri di opposizione usciti in quattro-cinque per differenti motivi il consigliere D’Annibale rassicura i tre affermando che nel caso in cui non ci fosse il numero legale avrebbero fatto votare il pubblico presente ad assistere il consiglio.
Che siano i primi passi per l’inizio di un processo partecipativo, slogan della giunta Maliziola, sinora mai attuato?

Vuoti di…stomaco-

Durante l’intervento del consigliere Caligiore (ore 14) dalle fila dell’opposizione si elevano alcune critiche: semplici proteste politiche?
Macchè è ora di pranzo quindi il consigliere Carlini kissingerianamente commenta “sbrigat che tenama ì a magnà..”

-Diritto di parola-

Il consigliere Caligiore chiede di poter intervenire dopo l’intervento del compagno di banco d’opposizione Ciotoli ma il Presidente del Consiglio Comunale, sempre Ciotoli, inizialmente nega il diritto di parola allo stesso e decide per la votazione, poi ritorna sui suoi passi e, giustamente concede il sacrosanto diritto al consigliere pidiellino.
Fondamentale in tal senso l’onesto contributo di un consigliere di maggioranza che riconosce l’irregolarità delle operazioni e indirizza a più miti consigli il Presidente con gli effetti di cui sopra.

Conclusione

Vi consiglio di vedere il consiglio comunale: non è una semplice assemblea.
In venti minuti potreste guardare negli occhi tutti i personaggi che hanno fatto il bene ed il male della nostra città, capire le alleanze, le inimicizie, le finte cortesie o la semplice onestà di chi ci rappresenta.
Godetevi gli istanti prima di ogni votazione, gli sguardi di chi non sa cosa votare senza il cenno dell’altrui capo (non volendo ho dato un doppio significato all’ultima parola) e capirete meglio la politica della nostra città.

Gianluca Popolla