Ceccano: Contenitore senza contenuti


Pochi paesi, in provincia di Frosininone, possono vantare ambienti quali la Mediateca comunale, il Palazzetto dello Sport, il Campo d’Atletica, per non parlare del Cinema Antares,  fiori all’occhiello dell’agenda politica dell’attuale Amministrazione comunale. Realtà che, a distanza di anni, non hanno tutte dimostrato il loro massimo valore potenziale.

Il Cinema Antares è un esempio di come si possa pensare ad un iniziativa culturale seria e vederne i frutti, le persone che a fine serata accerchiano l’assessore alla Cultura Salvatore Raoni, desiderose di congratularsi per l’impegno profuso nell’organizzazione  di una stagione teatrale che ormai possiamo dire più che equipollente alla cugina di Provincia.

Pensando alle cose belle che Ceccano offre ai suoi cittadini torna alla mente un elenco del quale occorre essere contenti, ma non ancora soddisfatti. Nell’ultima campagna elettorale delle Comunali ( l’unico terreno di proposta in un mare di protesta) volavano, da una parte all’altra idee sulla stessa lunghezza d’onda: molti, ad esempio, parlavano della riqualificazione del territorio dell’ex Annunziata, tutti pronti a rivoluzionare dall’esterno certi apparati, nessuno pronto ad inserire l’ingrediente fondamentale nella ricetta.

Senza eventi che reggano, che trascinino la popolazione ceccanese dentro un contenitore culturale, l’Amministrazione comunale non può dirsi contenta di aver convinto la solita cricca di intellettuali a partecipare a manifestazioni pensate da loro e per loro.

Occorre ora aprire una doverosa parentesi, che svilupperò meglio successivamente, sulla comunicazione, a mio avviso, il tallone d’Achille della nostra realtà. Non basta più l’apecar solitaria che fa sempre lo stesso giro avvertendo chi già sa, solo nel centro; Ceccano è una città molto sviluppata.

D’altronde sarebbe folle chiedere al Comune di dotarsi di una flotta esagerata, posso invece consigliare un mezzo che arriva in quasi tutte le case dei Ceccanesi ( anche se ahimè a velocità diverse), lo stesso mezzo che permette a me di scrivere e a voi di leggere le mie parole, superiore, in qualità, persino ai 10 manifesti appesi qua e là in qualche negozio ( assenti appena si varca la fine di Via Magenta), Internet.

                                                         Nella speranza di essere utile

                                                             Giovanni Proietta

Lettera ad un liceale mai nato..


Cari lettori,

arrivato al massimo delle conoscenze in ambito del nostro Liceo Scientifico, vorrei indirizzare questa lettera a tutti coloro che stanno per approdare, o almeno pensano di farlo, nella mia ormai ex-scuola.

Questa lettera prende spunto dalle domande che una giovane ragazza interessata ad iscriversi ha posto qualche giorno fa sul blog della scuola, nel bel mezzo di un’accesa e quanto mai inutile discussione sul voto della maturità, che ha portato alla ribalta i cosiddetti “altarini” e che per me rappresentano una delle pagine più buie del Liceo e dimostrano come la rincorsa ai voti a tutti costi non giovi a molto e porti allo svuotamento dell’oggetto (ovvero di ciò che si studia) con i conseguenti risultati.

Il mio consiglio a “28” pseudonimo che la ragazza usa nel web è stato:

“cara 28 magari sentendo tutte queste cose avrai avuto una strana impressione del Liceo: mille persone che si scannano a vicenda senza nè rispetto ed in alcuni casi nè grammatica(ma questa paradossalmente è la cosa meno importante)…Ma ciò che ti voglio dire è che per fare questa scuola devi avere affinità importanti con le materie scientifiche, anche se la cosa ti pare ovvia ce ne sono molti che vengono al Liceo senza averne le caratteristiche (il che non è un disonore, bensì una scelta sbagliata per il proprio cammino) e la seconda cosa è che devi imparare per te stessa e non per i voti e ricorda sempre che quello che vali lo sai solo te e non lo dice il voto che ti attribuiscono, così ti troverai sempre bene.
Se potessi tornare indietro credo che alcune cose le studierei in modo differente e mi godrei maggiormente questo percorso…
Ti faccio un grande in bocca al lupo    
 (  http://liceoceccano.com/2009/07/11/esami-i-risultati-di-tutte-le-classi/ )

Purtroppo, almeno per me, la grande sconfitta del Liceo non è stata quella di non avere ragazzi da 100 e lode: ci sono stati due “44” agli scritti che potevano essere benissimo “45”…e sapete a chi mi riferisco: molte volte parlando di ingiustizie ci riferiamo solamente a quelle subite da persone con voti medio-bassi, invece se é vero l’ultra-citato (molte volte fuori-luogo) motto “La Legge è uguale per tutti” stesso risalto devono avere le ingiustizie subite anche da due 100 che meritavano senza ombra di dubbio la lode: due pesi, due misure.

Che i professori decisivi in tal senso facciano il loro “esame”, non di maturità bensì di coscienza.

Se c’è ( e c’è!!!) veramente una sconfitta del Liceo è quella di non aver fatto coincidere la maturità scolastica con quella personale, lasciando così molte persone “acerbe” , acerbità che ha raggiunto i suoi massimi nella discussione sul sito www.liceoceccano.com dove l’articolo con i voti finali della maturità è stato commentato ben 67 volte( e non è ancora finita) con il 70% di commenti formati da frasi irrispettose verso altri ex-compagni liceali.

Sarebbero troppi gli aforismi latini contestualizzabili che nel corso del nostro percorso scolastico abbiamo studiato e forse , come in questo caso non assimilato, generando così incomprensioni e vere e proprie manifestazioni di odio: insomma nulla di quello che sembrava avessimo imparato al Liceo in questi 5 anni…

La cosa che mi ha dato più fastidio è stato il fatto che abbiamo dimostrato di mobilitarci, sul blog intendo, solamente per questione di voti e mai per avvenimenti più importanti come ritengo essere l’inquinamento del fiume Sacco, la mancanza di una valorizzazione del patrimonio artistico-culturale della nostra città e la mancanza di luoghi che ci permettano di passare adeguatamente il nostro tempo-libero…

Concludo, pertanto rivolgendomi a tutti i neo-liceali e raccomandandogli di non puntare tanto ai voti bensì al percorso che si compie per arrivare ad essi, perchè altrimenti si perderebbe per strada “il sapore della conoscenza”  dice il poeta greco Kostantinos Kavafis nella celebre poesia “Itaca” :

Sempre devi avere in mente Itaca –
Raggiungerla sia il tuo pensiero costante.
Soprattutto, pero’, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

 

 

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avra’ deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia’ tu avrai capito cio’ che Itaca vuole significare.

 

 

 

 

Il mio pensiero sui voti di maturità dopo la tempesta


Mi ero deciso a non parlare dei voti di maturità, in un atto di presunta superiorità, ma sono “umano, troppo umano” per non entrare nella lotta che si è scatenata in questi giorni almeno con una riflessione.

Voglio da subito precisare che per me, il voto è un insieme di occasioni fortuite, di sudore, di predisposizione, in ordini disparati e diversi per ognuno. Un caos di date e di cavilli degni del peggior regolamento giudiziario, un caos nel quale non mi permetto di mettere ordine.

Molto umilmente dico: questo sistema non mi piace e per me non vale niente; un pensiero che, nonostante stia comodamente in poche parole, è stato il frutto di elucubrazioni, di mille pensieri, una consapevolezza non facilmente acquisita.

Come spesso nella mia vita è successo, anche questa volta mi è venuta in aiuto la lettura di un libro che mi era capitato tra le mani qualche mese fa, lasciando qualche traccia, col senno di poi, importante.  Nel libro “Siddartha” di Herman Hesse, l’omonimo protagonista, passa la sua vita attravero una serie di peripezie e di eventi, proponendosi di raggiungere quella “serenità ultraterrena” che i monaci buddisti chiamano Nirvana. Alla fine della Samsara (il cammino per arrivare alla pace dei sensi), quest’uomo arriva a dire una frase di una profondità estrema, che ultimamente mi è venuta in aiuto, egli dice:

“Io sono Siddartha”

Vi chiederete cosa c’entri con il discorso precedente? Mi spiego subito. Quando ho saputo del mio voto di maturità sono stato davvero male, ma non l’ho dato a vedere, cercando di appigliarmi alla mia presunta superiorità intellettuale: che errore!

C’è voluto del tempo, è stato necessario curiosare un po’, fare mente locale, per rendermi conto di una cosa più importante del mio voto: Quanto so?Quanto valgo in quel senso?- mi sono dato una risposta e questo mi ha riempito di gioia, non tanto perchè iop creda di valere moltissimo, quanto perchè ho capito, finalmente, come stanno le cose su di me, e ne sono felice. Potete dirmi che sono un cretino, che sono ignorante, che valgo poco o che valgo tanto ma io ho scoperto il mio sapere più intimo, ho finalmente urlato, nel mio cuore: “Io sono Giovanni”

Tutto il resto è una lunga strada davanti a me, della quale vedo solo l’inizio, e forse neanche quello, mi aspetta un percorso nel quale voglio impegnarmi per non commettere gli errori del passato, qualcosa di difficile e arduo, ma tremendamente bello. 

“Nadia hai detto delle parole saggie nonostante il tuo voto di maturità sia 60 (una pura constatazione)…Uso questo presupposto per dimostrarvi che tutti coloro che si sono inseguiti nei commenti, attaccandosi in questo blog, solo per un voto, evidentemente ci tengono molto, più di quanto dovrebbero. Perchè?
Perchè se si è convinti della propria maturità, del proprio sapere, si capisce quanto sia insignificante un voto. Può essere fastidioso prendere un voto che non ci rappresenta ( sempre secondo noi ), ma questo non può essere un pretesto per accapigliarci, molto poco maturamente, ai voti si attacchino pure quelli che volevano di più,
quelli che le ingiustizie…
Beh io ne ho subita qualcuna, ma sinceramente sono sicuro di quello che so e questo bagaglio non ha valore tangibile, è mio, solo mio, solo io posso valutarlo e dirmi intimamente quanto valgo.
Gli esami di maturità poi sono ormai Esami di maturità scolastica e non intellettuale, nè personale. Quando parlo con una persona vengo giudicato per quello che dico, dalle mie parole non traspare l’88 che ho preso
Quando ci capiterà di parlare con qualcuno utilizzando metafore o schemi incomprensibili all’altro (magari per noi immediati) lì verrà fuori la nostra curiosità, lì ci verrà incontro il nostro vero valore.
Non esistono, così come non esisteranno, nè 60 nè 100, nel mondo, ma solo la nostra cultura, la nostra rivincita, se volete, più grande.

Giovanni Proietta
uno che era deluso del suo 88″

Un nuovo arrivo nel blog: Natascia Pizzuti…buon viaggio


Cari lettori,

prima di tutto vorrei scusarmi con voi perchè sono stato assente dal blog per molto, troppo tempo;  però spero che questa mia mancanza sia colmata dall’arrivo di un nuovo membro all’interno del blog si tratta di Natascia Pizzuti, ragazza del 5b del Liceo Scientifico di Ceccano.

Questa volta sarà una presentazione differente dalle precedenti;

infatti penso che non ci sia un miglior modo di presentarla se non andando ad indagare all’interno della sua anima tramite quello che lei definisce un racconto “un pò autobiografico”.

In bocca al lupo Natascia, ti ricordo che ci saranno incomprensioni ed opinioni divergenti ma queste non serviranno a dividere e ridimensionare le nostre idee bensì a moltiplicarle ed a renderle più forti, più grandi.

Adesso vi lascio alla sua auto-presentazione..buon viaggio…

  

Le voyage affaible écoute l’amour

Di

Natascia Piazzuti

 

 

 

 

 

 

Per una persona speciale   

 

Le voyage affaible écoute l’amour

 

Un giorno d’ autunno vagando in una città sconosciuta tra la folla immensa di persone, proprio lì, mentre la nebbia e il freddo avvolgevano la sua anima e il suo spirito ormai gelati dalla certezza di non poter più amare il mondo, la vita, un uomo, ma soprattutto se stessa, Lei vide davanti a se un Ragno con una parvenza di angelo.

Tutto in quell’istante sembrò riacquistare colore, odore, sapore, sentimento. Anche il Suo cuore, così affranto e delirante, si placava al suon della Sua voce, al sospiro della Sua anima, la quale, benché lontana, pareva essere così vicina tanto da potersi sfiorare, accarezzare, assaporare, udire. Udire il dolce ansimare dell’anima quando la più grande delle novità sta per sconvolgere per sempre la vita di chi la possiede.  E fu così che Lei conobbe il più bel Ragno del mondo, la Sua guida, così umile, così speciale, così ambizioso tanto da farle capire in un solo istante che sarebbe stato per sempre il Suo amore, il Suo angelo, la Sua unica ragione  di vita vissuta sopra le righe e sul filo di quel rasoio che molte volte aveva tentato di superare, il suo primo pensiero la mattina e l’ultimo la sera in modo da farle scoprire che ritmo ha la vita quando si ama e quando si apprezza ogni singolo istante della giornata, perché ogni istante è volto a pensare all’altro e non a se stessi.

E a quel freddo e grigio pomeriggio d’autunno seguirono altri giorni d’autunno freddi e grigi, ma caldi e colorati nel cuore: quando si ama qualcuno si è consapevoli e certi che la vita ha colore.  I colori sono il profumo della vita e chi rifiuta di vedere il miracolo di essa, prima o poi, a stretto contatto con l’amore, si troverà ad essere il suo ostaggio e in preda all’ebbrezza sentirà di essere stordito da un sentimento incontrollabile che a fatica si domina: l’amore. Esso non si può né  dominare né controllare ma solamente vivere.

Infatti, i giorni a seguire, nonostante fossero angosciati dalla consapevolezza di non poter mai vivere quell’amore così sognato e così atteso nella più pura essenza della vita di tutti i giorni, furono comunque emozionanti.

La Sua anima riuscì a trovare quella gioia che l’appagava: l’anelito della felicità si era finalmente placato nel ballo, si proprio nel ballo.  E fu proprio in una sala da ballo che le loro anime si unirono definitivamente.  Quello fu il ballo più bello e più lungo di tutta una vita, capace di farle osservare da vicino e persino sfiorare con le mani una nana bianca o una nebulosa o una gigante rossa.  La verità è che era Lei ad essere diventata una gigante rossa pronta ad esplodere e ad invadere l’intero universo assieme alle sue galassie, ai suoi pianeti e al suo infinito, con il Suo amore.  Al solo essere sfiorata dalle sue mani, tanto delicate quanto appassionate il corpo di Lei diveniva caldo d’amore, arso di passione e devastato dalla trepidazione.  Sembrò durare un’eternità quel momento, in realtà durò pochissime ore, ma tutto quello che Lei voleva era continuare, sino ad estate inoltrata, a danzare insieme, a unire anima e corpo e con il proprio sguardo continuare a fissare quello dell’altro anche senza mai parlare, perché a volte gli occhi sanno dire molto più di mille parole messe assieme. 

L’ultima notte, infatti, benché  sembrasse un inno alle parole (mai dette), fu in realtà un addio, uno di una serie che l’ anima di Lei dovette prematuramente imparare a sopportare nel corso delle stagioni che seguirono quell’autunno.  L’addio più straziante fu il mattino seguente quando Lei scoprì che nel cuore di colui che considerava essere il suo Ragno, non c’era posto per quella piccola stella indifesa ma anche così forte e fiera.

Nel profondo del suo cuore si era ormai radicata la convinzione che le belle cose non hanno mai un seguito e non hanno mai una rispondenza nella realtà: ciò che nasce e cresce nelle situazioni più impensabili è destinato ad appassire e infine a perire in circostanze altrettanto singolari e improbabili.  La realtà rigetta tutto ciò che non è frutto di logica, di razionalità, di ragionevolezza.  Così come “un fiore sbocciato su un terreno inquinato può sopravvivere in un campo non inquinato e un fiore sbocciato in un terreno non inquinato non può sopravvivere in un terreno inquinato” anche un sentimento nato in una circostanza contaminata dalla logica e dalla razionalità può sopravvivere in una circostanza incontaminata da tutto ciò, mentre un sentimento puro, semplice e vero nato in una circostanza a-razionale, non può sopravvivere in questa vita contaminata dalla razionalità.  Esso viene sopraffatto da quel mondo brutale che ha ucciso persino Dio e a poco a poco finisce per morire schiacciato dalla terribile leggerezza del non poter essere e del non poter avere valore in un mondo in cui ogni singolo schema e solo ogni singolo schema ha ragion d’essere.

Era ormai sola. Lei e la sua anima dovevano misurarsi con il loro orgoglio e con la loro ferita insanabile, ma Lei aveva un’unica consolazione: quel viaggio aveva cambiato molte anime e molte vite, e a lei aveva procurato un dispiacere e una preoccupazione rivelatisi poi fondati; ma in compenso Lui l’ aveva lasciata con la consapevolezza del suo ruolo nella società, dei suoi interessi e ideali… del suo valore. 

Nei giorni seguenti rivide ancora il suo Ragno, ma a poco a poco si rendeva sempre più conto di quanto poco Lei contasse per Lui e di come fosse solo un diversivo: una ragazza un pochino più vivace, simpatica come risposta a tutte le sue domande e non come ispiratrice di queste.  Lui era per Lei le sue domande e le sue risposte, era le sue idee personificate, era il suo motore e la sua voglia di agire e di essere, era il non vergognarsi della sua unicità caratteriale, era la sua “arte importante”, era tutto quello che da bambina aveva sempre desiderato: qualcuno che somigliasse al suo papà, che per lo meno glielo ricordasse e che la trattasse come lui, come la bambina più importante del mondo,  come la sua bambina.  Quando Lei era piccola non vedeva l’ora che arrivasse cena perché a quell’ora della sera il suo papà rientrava dal lavoro e Lei aveva finito i compiti, cosicché poteva rifugiarsi tra le sue braccia per rimanere tranquilla e non avere più paura.  Le braccia del suo Ragno le sembravano così confortanti, così forti come quelle di suo padre e così ansimanti di abbracciare Lei, che per tutta la vita non potrà mai più dimenticare.  Al ricordo delle sue braccia accompagnerà per sempre il ricordo del suo profumo, che sentì per molto tempo dopo la sua separazione, ancora sulle sue magliette lavate molte volte e il ricordo di quel bagnarsi assieme sotto la pioggia e di quel togliersi e strizzare i vestiti per non prendere un raffreddore.

La sua vita all’improvviso era cambiata,  Lei aveva sempre creduto che mai avrebbe fatto un solo sacrificio per un ragazzo, colpa del suo acceso femminismo, e invece tutto quello che fece nei mesi seguenti la sua conoscenza, lo fece solo ed esclusivamente per lui, per vedere lui, per potergli parlare ma soprattutto per potergli strappare quel sorriso che così tanto  l’aveva fatta innamorare a prima vista.  Lei ora ricorda tutti i suoi sorrisi e tutti i momenti in cui  glieli ha regalati inconsapevole di stimolare ogni volta il suo cuore ad amarlo ogni giorno un po’ di più, ad amare ogni giorno la sua quotidianità, alla quale all’improvviso il suo Ragno aveva dato un senso, un valore così importante.  Il suo Ragno le aveva insegnato a vivere al di là, a vedere oltre la pura e semplice realtà; tutti sapevano che questo amore non poteva essere vissuto, ma Lei, ad un’amara verità, preferiva una bugia agrodolce che avrebbe potuto ancora farle apprezzare la vita e che avrebbe ancora potuto farle credere di poter essere corrisposta per quell’amore in cui Lei tanto credeva. 

Il suo risveglio fu brutale: il suo Ragno l’abbandonò senza accortezza, ma Lei continuerà sempre ad amarlo senza odiarlo neanche per un momento, perché lui le fece apprezzare le piccole cose della vita e le fece vivere un miracolo.  Lui le aveva spezzato il cuore,, ma le aveva anche donato gioia; Lei sentiva di essere la sua stellina e di avere un posto privilegiato nel suo cuore.  Una volta la sua migliore amica aveva regalato a Lei il disegno di una stella con su scritto << Sei la stella? Dovresti prima trovare un cielo in cui stare!>>, Lei credeva finalmente di aver trovato il suo cielo e  di poter iniziare ad esplorare l’intero universo che non si può certo conoscere in tutti i suoi luoghi oscuri o luoghi conosciuti con una navicella spaziale, ma che sicuramente in due si possono visitare.  Il loro non era un semplice abbraccio ma un unire insieme le ali per poter volare sopra l’altra gente, per poter vedere il mondo attraverso una potentissima lente d’ingrandimento, per poter superare ogni sorta di ostacolo e per poter ripudiare i pregiudizi, perché l’amore non conosce differenze.  L’amore vaga tra le apparenze facendosi scudo con la passione e con la complicità.  Lei da bambina sognava un amore puro, vero e forte come non mai e adesso si trovava  chiaramente nel bel mezzo di un paradosso: aveva trovato un amore, puro e forte ma impossibile da godere e proteggere.  Tutti vedevano chiaramente cosa accadeva intorno a Lei e ognuno cercava di proteggerla convincendola che lui non la meritava, ma Lei come faceva a credere a tutto ciò?

Lui rimaneva per Lei il suo Ragno e nessuno avrebbe mai potuto convincerla del contrario e tutto quello che riusciva a pensare era che forse Lei non lo meritava perché lui era davvero molto speciale.

Quante volte Lei ripensò a come sarebbe stato se solo fosse riuscita a dirgli quanto gli voleva bene, senza pensare al dopo e senza pensare che l’ammissione di amare qualcuno non è affatto un’umiliazione bensì un gesto d’amore che si deve alla persona amata.  Lei non riuscì però mai a dirgli che gli voleva troppo bene, che lo amava per quello che era e non per quello che rappresentava o perché era il frutto proibito del desiderio e la sua condanna più grande non fu il rimpianto di non avergli parlato ma la consapevolezza del fatto che Lei lo amava e che il suo Ragno era all’ oscuro di tutto, in quanto Lei non aveva avuto abbastanza coraggio da dirglielo.

Lei passò molte notti insonni sognando che il suo Ragno ogni volta le chiedeva di amarlo e Lei rispondeva ogni singola volta << Si.  Si perché ho bisogno di te.  Si perché ti amo.  Si perché tu sei quel Partigiano da cui ogni Bella vorrebbe sentirsi dire “CIAO” >>.  Questo fu il suo sogno ricorrente che non confidò mai a nessuno per paura di ammettere la sua ingenuità e per paura di rivelare il suo lato debole e vulnerabile. 

La mancanza del suo Ragno si acutizzava ogni giorno sempre di più nel cuore di Lei e fu per questo che ogni sera Lei si rifugiava nella sua soffitta osservando da un balcone l’orologio della città dove lui viveva e dall’altro balcone quello scorcio di cielo stellato che Lei aveva sempre avuto paura di non rivedere mai più se un giorno avesse dovuto lasciare questo mondo.  Quello scorcio di cielo stellato la faceva sentire a casa ma non riempiva e sanava il vuoto e la ferita del cuore di Lei.  Ogni giorno pensava a quanto volesse di nuovo con sé il suo Ragno, ma un giorno smise di covare questa infame speranza che non le permetteva di ricostruire il suo naturale equilibrio e accettando la realtà iniziò a morire a poco a poco dentro il suo cuore l’idea di amare il suo Ragno.

Lei, però, in silenzio e negandolo perfino a se stessa, continuava a pensare a come sarebbe stata la sua vita senza colui che aveva donato così tanto colore alla sua grigia esistenza e in ogni istante pensava che lui sarebbe tornato un giorno da Lei, perché si sarebbe accorto che per una persona come Lei avrebbe persino superato ostacoli e pregiudizi. La vita di Lei allora al solo vederlo, sentirlo avrebbe finalmente riavuto un senso e insieme avrebbero sfidato il mondo, avrebbero conosciuto il possibile e l’impossibile e avrebbero ascoltato e vissuto insieme l’amore di cui avevano tanto sentito parlare.

Natascia Pizzuti