“Mala tempora currunt”


Le parole dell’antico detto latino si adattano perfettamente alla situazione in cui versa l’antico Tolerus, oggi conosciuto come fiume Sacco. Una situazione di crisi, un disastro ambientale che ancora viene celato agli occhi dell’opinione pubblica da parte di alcuni che, forse, per bisogno proprio, negano la verità. Il problema del Fiume non è da ricercare a Ceccano, in quanto i vari scarichi che rendevano l’aria irrespirabile sono stati chiusi, ma è da ricercare a monte, esattamente nella città di Colleferro che ha l’appellativo di città morta per la quantità di inquinamento riscontrabile nelle acque del fiume allorchè bagna la città. Il problema fondamentale è da ricercare nei fossi che, ingrossandosi, formano quello che viene chiamato Fiume Sacco. Domenica 28 febbraio 2010, mi sono recato, per passione e per dedizione, a vedere, con i miei occhi, la situazione: UN VERO DISASTRO!!!!. Ancora una volta la parola degli amministratori risulta fallace: sulle rive non c’è un segno di vita, nulla vi è tranne che tracce di buste di immondizia, di scatoloni, tutto ciò che rientra nella definizione di inquinamento, ma quello che colpisce di qui, è il silenzio, un silenzio che sa di morte, di delusione. Pensavo che, solo a Colleferro, la situazione fosse penosa, ma mi sono dovuto ricredere in quanto, nel tratto compreso tra Colleferro e Paliano, si può osservare un vero disastro di una natura, violentata dalla mano assassina dell’uomo. E infine il colpo di grazia: a Sgurgola è ben visibile, vi consiglio di andarci, uno scarico a cielo aperto. Vi esce un rivolo verde, simbolo tangibile dell”inquinamento e man mano inquina questo fiume già segnato dagli scarichi a Colleferro. Vedete, ancora una volta, il Fiume è minacciato: dov’è la rigogliosa fauna e flora che veniva decantata dai sommi poeti dell’urbe? Dove sono i piccoli antri in cui era possibile osservare il movimento dei numerosi pesci e ammirare nel cielo il volo degli uccelli migratori? Quasi nulla è rimasto: viene da chiedersi perchè tutto ciò? Una domanda giusta che tuttavia non risuona nella mente di coloro che promettono tanto e non compiono nulla, ma solo nella mente della gente che spera, che crede e che ama il suo fiume. Non gettiamo la spugna!! Dobbiamo reagire a questo disastro che viene compiuto sotto le nostre case: Il volo dell’airone, avvistato recentemente, nel tratto urbano di Ceccano, è il segno che il Fiume vive ancora!! A voi, vorrei affidare un messaggio: unitevi in questa crociata, senza armi, senza lotte, per la rinascita di questo fiume che da amico oggi è un nemico. La situazione è grave ma non senza speranza! Unitevi!

Giancarlo  Ruggiero

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La battaglia di Marco e la nostra


Marco Massa è un cittadino ceccanese come tanti, che vive, come tutti noi, Ceccano, nelle sue peculiarità, nelle sue contraddizione. Come tanti non direi, sarebbe più giusto dire che si tratta davvero di una bella persona, non per piaggeria, che sicuramente rimanderebbe al mittente con qualcuna delle sue battute caustiche ma perché al suo interno nasconde o meglio resta nascosta una storia che, secondo noi, merita di essere raccontata.
Facciamo un passo indietro.
Il 21 novembre 2003 nasce suo figlio: “…era un bambino come tanti, sano, anzi sanissimo, uscito dall’ospedale con il massimo nella valutazione delle capacità psico-motorie […] le prime parole, i primi sorrisi” un figlio che, insomma, stava cominciando a dare le prime piccole grandi soddisfazioni ai propri genitori, una storia come tante.
Quel “maledetto” 3 settembre 2005 la vita di Marco cambia, insieme a quella del figlio. Da quel giorno, infatti, ci sono dei comportamenti insoliti da parte del piccolo: “ non parla più, non fa più niente”; non è più come prima, aggiungiamo; a causa degli effetti del vaccino tetravalente quel bambino diventa autistico.
Qui inizia la battaglia di un padre che in nome della vita di suo figlio si ritrova a combattere con le istituzioni, come un cavaliere contro i mulini a vento dell’immobilismo della politica, si arma di una fervente volontà, combatte e non si arrende . Dapprima con la “forza della disperazione”, come egli stesso ci ha confessato, poi con la precisione e gli strumenti del cittadino informato, attento, che non si fa irretire nella burocrazia, l’arma ceca e sadica con cui le istituzioni impietosamente si comportano anche di fronte a casi come questo.

Per ottenere il rispetto della legge 104 che tutela tutte le persone nella condizione di suo figlio, non basta rivolgersi agli amministratori, inutile tentare di creare una fattiva alleanza, Marco deve lottare e lo deve fare senza l’aiuto di nessuno, o meglio, con l’aiuto di “ quel 10% di persone che, accettando di aiutarmi, hanno valso, con il loro lavoro, più del restante 90% disinteressato alla mia storia ”.

Contro tutti, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, solo per fare valere i diritti suoi e di suo figlio.
Tenere una maestra al suo posto, comprare medicine specifiche da farmacie internazionali, assistenza continua,farsi avvocato di se stesso, libri, tanti libri, dal Codice Civile alla Letteratura sull’Autismo, tentare sempre l’impossibile come contattare i più illustri studiosi, come provare terapie innovative e differenti, essere costretti a comprare acqua potabile per garantire al proprio bambino la vita. Costretti da cosa? Perché?
Perché suo figlio quell’acqua non la può bere, non ci si può lavare e non può neanche mangiare cibi cucinati con quell’acqua, e non stiamo parlando di un qualsiasi villaggio del Terzo Mondo, dove la gente è costretta dalla sete, a bere nelle pozze inquinate e morire, ma di quell’acqua che esce tutti i giorni dai nostri rubinetti, che spesso inconsciamente usiamo: l’acqua di Ceccano.
Non lanciamo nessun allarmismo, parliamo di dati oggettivi, di verità perché anche a noi, come a Marco, piace “incontrare persone che vanno avanti con la verità”, non rimaniamo muti di fronte a tale scempio.
Dobbiamo tenerci alla nostra vita e a quella dei nostri figli,perché non c’è niente di più prezioso (molto più di quei metalli purtroppo poco rari nel nostro Fiume e nelle acque dei nostri rubinetti) che la nostra vita, e noi continueremo a gridarlo.
Così sentenzia il medico, sulla situazione del bambino: “l’aggravamento delle condizioni infiammatorie e neurologiche se esposte a fattori ambientali scatenanti processi ossidativi, tossicologici ed infiammatori quali metalli pesanti (asbesto? Eternit?) e agenti allergeni di qualsiasi natura.
E se è vero, come è stato detto, che una società si giudica dal grado di attenzione nei confronti dei diversamente abili, dobbiamo fare un applauso per ogni singola goccia di arsenico, di piombo, di metallo pesante, che rende speciali le nostre pietanze, e l’aroma che ci avvolge, usciti dalle nostre docce

Marco dice che suo figlio ha portato un cambiamento in positivo nella sua vita, facciamo che lo porti anche nella nostra.

Da un’intervista ad opera di

Gianluca Popolla e Giovanni Proietta

http://www.cogitanscribens.wordpress.com