Il programma di Matteo Renzi: 1-Ritrovare la democrazia (parte 1)


di Gianluca Popolla

“Ritrovare la democrazia”
, questo è il primo dei 10 punti dell’agenda politica del sindaco di Firenze Matteo Renzi.

La democrazia, spiega, “e’, prima di tutto, l’idea che una comunità possa determinare il proprio destino, che non sia in balia degli eventi o di una qualche forza superiore” e necessità di una politica degna del suo nome: “la politica non è credibile se continua a chiedere sacrifici senza mai farne.”

Il concetto generale di rinnovamento dello Stato viene specificato con una serie di proposte tese a snellire gli organi politico-amministrativi rendendoli più efficienti, legati all’elettorato e meno costosi.

L’eliminazione di una camera, sostituita da un organismo non elettivo legato alle regioni e agli enti locali (“composto da delegati delle Regioni e da sindaci”), porterebbe ad un sistema monocamerale composto da un numero di persone “non superiore alle 500”.

La possibilità, inoltre, dell’organismo non elettivo di “proporre emendamenti alla legislazione statale su cui la Camera elettiva decide in ultima istanza, eventualmente a maggioranza qualificata.” è ritenuta da Renzi una soluzione per sviluppare una sana collaborazione tra i differenti livelli di Governo mettendo fine al sistema attuale definito di “bicameralismo dei doppioni inutili”.

Un filo diretto tra elettori e cittadini si potrà avere con l’elezione diretta del primo ministro sulla base dei successi già ottenuti a livello cittadino: l’investitura popolare servirà a garantire maggiore governabilità e stabilità dell’esecutivo; anche i singoli deputati “devono essere scelti tutti direttamente, nessuno escluso, dai cittadini”.

Le proposte anti-casta sono incentrate sull’abolizione di tutti i vitalizi, l’adeguamento alla media europea delle risorse per i parlamentari, nonché la definizione di un costo standard “per il complessivo funzionamento delle assemblee legislative regionali fissandolo ad un valore compreso tra gli 8 e i 10 euro annui per abitante” relativamente al compenso e, sottolineando la necessità di “un budget per le attività di servizio uguale in tutte le regioni”.

N.b.
Per motivi di spazio il rimanente del primo punto verrà discusso nell’articolo successivo.

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