Horror vacui


La mossa del segretario ovvero quella di raccogliere il bambino con l’acqua sporca, genera perplessità. Il discorso si segue fino a quando non termina ed è allora che sorgono i dubbi. La trovata rischia di macchiare inesorabilmente la fedina politica immacolata e promettente del sindaco di Firenze. Renzi sa di rischiare, lo dice, ma il pericolo è che commetta errori di scala perché la proposta fatta stupisce, spaventa e forse rischia l’irrisione con buona pace del corredo di clausole mirabolanti (vedi l’orizzonte spostato al 2018). Noi elettori, seduti sul davanzale, vediamo arrivare la sagoma di un funambolo. Da quella distanza potrebbe benissimo essere un De Gaulle, riformatore furioso finito all’Eliseo con dinamiche simili ma dall’esito fortunato. Il pericolo sarebbe quello di accorgersi troppo tardi di aver contemplato a lungo Coluche, stella effimera degli annali della politica francese, meteora infrantasi sul muro ruvido della realtà.
Che il governo Renzi abbia inizio, nel segno amletico del dubbio. Un dubbio terribile, quello dell’horror vacui.

Jimmy Guinea

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Non voglio più essere chiamato “renziano”


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Dopo l’8 Dicembre, dopo la tanto attesa vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd è giunta l’ora per me di cogliere l’opportunità di essere coerente con quanto detto e sostenuto con forza sino ad ora.
Non voglio essere più definito renziano.
Non voglio partecipare al banchetto della vittoria perchè, sebbene ci siano i presupposti per raggiungerla, ancora c’è tanta strada da percorrere per avere un’Italia migliore.

Il compito di ogni politico, sarò ripetitivo, non è di vincere le elezioni ma di migliorare il futuro delle generazioni che verranno.

E adesso che è partita la caccia all’acquisizione del nobile titolo di “renziano” mi tiro indietro dallo sterile gioco, perchè non c’è niente di più bello e utile che portare avanti le proprie idee da sconfitto e metterle in discussione quando la vittoria elettorale sia stata raggiunta.

Sono e rimango sostenitore del programma del neo segretario del Pd, siamo chiari.
Ma adesso è l’ora di cambiare sul serio, non di rivendicare la vittoria, è l’ora di affrontare le pesanti responsabilità che chi vince in democrazia porta con sé.

Responsabilità che hanno forma e nome di ogni cittadino che ha donato la sua fiducia, e in alcuni casi i suoi risparmi, ad un’idea d’Italia migliore basata sulla competenza, sulla meritocrazia sull’eliminazione di quelle barriere che impediscono agli uomini di esprimersi.
E sono quelle che ci danno Mario e Francesca per cui dare la vita ad un bambino è diventato un lusso, o Paolo e Lorenzo il cui amore non è “valido” per le istituzione, sono le responsabilità del cinquantenne cassintegrato che non troverà mai più lavoro per mancanza di seri corsi di formazione, e del ragazzo laureato che non trova lavoro, e di chi il lavoro ce l’ha ma ogni notte si addormenta col pensiero di poterlo perdere.

Davanti a questi concittadini sarebbe pretestuoso fregiarsi del titolo di renziano: voglio essere qualcosa in meno per la politica e qualcosa in più per loro.
Conscio che non esistono altre classificazioni in politica se non quella che indivdua chi vuole migliorare il futuro del nostro paese e chi vuole vivere sulla rendita delle proprie appartenenze politiche.

Ecco se veramente si vuole essere fedeli al percorso che ci ha portato qui, e che due milioni di persone hanno votato l’8 Dicembre, ora l’obiettivo non deve essere tanto capovolgere gli organigrammi del Pd quanto informare la propria azione sulla base di opposti principi; e tra questi in primis il rispetto e l’integrazione delle diversità di pensiero.

Per cambiare la politica non possono utilizzarsi gli stessi metodi di chi l’ha resa tale.

Primarie di centrosinistra: buoni motivi per partecipare


di: John Lilburne

Le cinque W



Domenica 25 novembre la coalizione di centrosinistra “Italia bene comune” (per puro caso anche la compagine bersaniana ha scelto questo nome, forse perché unica tutrice riconosciuta) ha deciso che la politica dello sfascismo più totale si combatte dando risposte concrete alle domande ineludibili poste dalla società civile, a cominciare dalla scelta dei propri leader. Piuttosto che lasciare l’argomento al pressappochismo (PDL), all’improvvisazione (Verso la Terza Repubblica), alla corrente modaiola (M5s) si è preferito evitare l’inutile snobismo di chi tende a derubricare il problema come roba da Seconda Repubblica.  Invece di tentare la via dello slalom facile i “Fantastici 5”, per merito dell’intelligenza politica di Bersani sia detto, si candidano apertamente ad essere a capo della propria coalizione di riferimento, ne parlano persino in un talk all’americana sicuramente  riuscito e siederanno al tavolo il giorno dopo per decidere come procedere. Chi è il colpevole? Qual è il movente? La mente è Grillo. Senza di lui avremmo avuto “il solito”, la pletora degli attendisti in completino bianco ad aspettare la palla, niente terremoti a scuotere il tepore della vittoria attesa oltre l’orizzonte. Finalmente qualcuno che spiegasse ai partiti che non rappresentano ormai nulla a fronte del potere crescente che sono chiamati a gestire (sul tema un ottimo libro  è “Forza senza legittimità. Il vicolo cieco dei partiti, Laterza 2012” di Piero Ignazi). L’esecutore materiale del misfatto, invece, ha nome Matteo Renzi, cui va il merito di aver chiesto le stesse primarie che hanno fatto crescere il consenso nell’alveo del centrosinistra, l’unico attore politico in campo, infine,  capace di scombinare il premio di maggioranza  ad hoc, confezionato dagli sconfitti annunciati in funzione antigrillina (vergogna) o comunque per combattere qualsiasi vittoria nemica.

Fonte: CISE, 2012

Stereotipi sedimentati e pensiero unico

Questo messaggio purtroppo viene disturbato dai cliché divenuti verità di fede, stupidi ma consolidati, troppo semplici e per questo ingannevoli ma di assoluto interesse. Renzi è di destra, fa affari con le Cayman, è un politico ergo ruba, distrugge il PD hanno maggiore successo nei media di: Renzi si candida alle primarie del centrosinistra, ha chiesto un dibattito fra i candidati alle primarie sulla finanza senza ottenere risposta (gravissimo segnale,  questo), ha pubblicato sul suo sito i nomi e le somme del suo finanziamento (mentre l’allegro Ugo Sposetti, tesoriere del PD, svalvola consapevolmente e tira fuori numeri che sembra la Orlando de “Il lotto alle otto”) e, sullo stesso sito continua a pubblicare smentite motivate e puntuali delle mille storielle anti-Renzi che circolano in giro (a voi stabilire quale dei due contenuti vada per la maggiore, se le risposte di Renzi o le barzellette sull’”ebetino” di Firenze). Si aggiunga che Massimo D’Alema, dopo il birignao e le finte lacrime per il pupazzo baffuto finito sotto un camper e la divertente retorica della “rottamazione” come sinonimo di barbarie, inciviltà, boomerang ecc., non ha paura di dire che in caso di vittoria di Renzi sfascerà il PD, mentre il sindaco di Firenze è costretto quasi quotidianamente a ribadire la propria appartenenza anche  in caso di sconfitta. Una professione di fede politica diretta allo stesso partito dal quale  è stato trattato come un criminale mascherato, accusato del peggio del peggio da coloro che una volta si chiamavano “compagni” e da cui avrebbe, invece, tutte le ragioni per andarsene.


That’s the MEDIA, baby, the press.
And there’s nothing you can do about it. Nothing.

E’ questa la celebre battuta di Humphrey Bogart ne “L’ultima Minaccia” del 1952, opportunamente rivisitata. Ma insomma, dove avrà sbagliato Renzi? Ebbene, laddove tutti lo riconoscono come il candidato meglio dotato cioè sul versante della comunicazione lì ha clamorosamente toppato, in un punto preciso della campagna elettorale: l’inizio. Sceso in campo senza attendismi di sorta  si è letteralmente tuffato nel tritacarne dei media che hanno avuto tutto il tempo di produrre stereotipi e confezionare le stesse falsità ormai sedimentate nel sentire comune. Qualsiasi opera di convincimento non può che fallire quando il frame è stato già fissato. Altro errore, colto questo anche dallo stesso Renzi,  è stato quello di far passare il messaggio della difficoltà delle operazioni di voto quando, in linea teorica, basterà munirsi di tessera elettorale e carta di identità  per poi dirigersi presso il seggio stabilito. Questo ha scoraggiato buona parte dei potenziali partecipanti alle primarie e non ci riferiamo, certo, agli agit prop con un passato a Botteghe Oscure e la foto di Togliatti sul comodino. Votare sarà difficilissimo solo se le primarie saranno un successone. In quel caso –il CISE stima 12 milioni di partecipanti, un record nella storia delle primarie da Prodi in giù- preparatevi a lunghe code e a un inversione di tendenza storica, non so quale delle due sia più auspicabile.

Ai posteri l’ardua sentenza

Oltre i risultati andrà riconosciuto a Renzi che della sua battaglia beneficeranno un po’ tutti, detrattori inclusi. Voler allargare la base di un partito e di una area politica da sempre minoritari non è per nulla berlusconiano, anzi.  Si tratta forse di un’impresa impari ma non per questo terminata con l’esperienza delle primarie, qualsiasi sia il risultato. Il tempo magari aiuterà Renzi a spiegare il senso della sua candidatura anche dentro al suo partito che sembra aver dimenticato come per magia bicamerali, patti della crostata, ministri in piazza contro il governo (vi dice niente l’Unione), riforme elettorali mancate o peggio, “poltronismo” di sinistra, vittorie mutilate e risicate, partecipazione meglio che vittoria e la portata nefanda di quel lessico familiare a una sinistra da mettere nella differenziata dei ricordi, di quelli cattivi, che è bene lasciarsi alle spalle per evitare di ripeterne gli errori.

Fonti citate:

Lo studio da cui sono tratti i dati e i grafici, realizzato dal Centro Italiano Studi Elettorali (CISE): http://cise.luiss.it/cise/2012/11/22/sondaggio-cise-sulle-primarie-bersani-in-vantaggio-ma-con-renzi-la-coalizione-e-piu-competitiva/

“Forza senza legittimità. Il vicolo cieco dei partiti” di Piero Ignazi, Laterza, 2012 – ISBN: 9788858106006

Breve recensione di Stefano Folli, ilSole24Ore:
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-11-11/leviatano-morente-081757.shtml?uuid=Aby7Bw1G

Perché Matteo Renzi è credibile: cosa ha già fatto a Firenze? parte 1


di Gianluca Popolla

Molti che andranno a votare alle primarie del 25 Novembre e molti altri che non ci andranno agiranno nella convinzione che Renzi sia un fuoco di paglia, un contenitore vuoto o solo pieno di parole, un “berluschino” dell’ultima ora che vuole cavalcare l’antipolitica o in generale il sentimento di frustrazione del popolo usando il cambiamento per la sua carriera e non viceversa.

“Rottamazione”, “via l’usato sicuro”, “delusi del centrodestra votate per noi”, e l’assimilazione a Berlusconi è cotta e servita.
Può essere credibile o meno la sua candidatura? C’è realmente una similitudine con l’avvento dell’era berlusconiana? Ecco cinque motivi che vi chiariranno le idee.

1-A Firenze è stata creata ed implementata una delle aree wi-fi più estese di Europa, con la possibilità di utilizzare la tecnologia anche sulle 14 linee di tram circolanti per la città; con la possibilità di uso gratuito di servizi informatici fondamentali come meteo o news d’attualità o sul traffico cittadino. (WI-FI SUI TRAM) (PROGETTO WI-FI)

2-Anche Matteo Renzi pensa alle fontane: una delle proposte che ho sostenuto a livello comunale concerneva la cosiddetta “acqua del Sindaco”, a Firenze esistono ben 16 fontane dalle quali sgorga acqua controllato periodicamente e, inoltre, del tutto gratuita per i cittadini: un esempio di sostenibilità. (CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIU’)

3-Anche a livello locale ho lottato affinché fosse data importanza ai bandi europei, nazionali e regionali: occasioni importantissime di sviluppo a costo ridotto o, addirittura a costo zero per sostenere progetti fondamentali per la comunità: in questo caso Firenze ha vinto un bando per lo sviluppo della partecipazione democratica tramite le nuove tecnologie. (CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIU’)

4- Firenze è stato, sotto l’amministrazione Renzi, uno dei primi comuni in Italia a rendere accessibili tutti i dati relativi all’amministrazione della città, con la possibilità del cittadino di controllare ogni singola fattura a carico del comune e, quindi, di ogni singolo cittadino. Personalmente, insieme a Giovanni ed Andrea, continuo la battaglia affinché quello del Comune diventi un palazzo di vetro, trasparente e perciò visibile a tutti. (VEDI WIKI-CITTA’ E ACCESSIBILITA’ DATI)

5- Il comune di Firenze con Renzi, ha fatto una scelta chiara: via le auto blu, usiamo le auto verdi: le auto di rappresentanza infatti sono elettriche, sono stati istituiti 200 punti di ricarica all’interno della città; l’unica eccezione risulta essere un’auto ibrida: soldi risparmiati? 150mila euro l’anno: un altro esempio di sostenibilità. (QUI MAGGIORI INFORMAZIONI)

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Se questa è partecipazione

DIstrazione


ImmagineCari lettori,
seguendo molto da vicino la querelle sul regolamento delle primarie del centrosinistra ho ravvisato alcune incongruenze rispetto ai proclami di apertura alla “massima partecipazione” che hanno preceduto la definizione delle regole per il voto del 25 Novembre riguardante la scelta del leader della coalizione.

Premetto che l’elettore, di qualsiasi matrice politica, non può mai essere considerato un nemico o visto con sospetto e che, nel momento in cui si rivestano cariche pubbliche, queste vengono sempre esercitate nell’interesse generale, non solo dei propri elettori: elemento ordinario del berlusconismo.

Le regole pongono condizioni condivisibili tra cui la dichiarazione di sostenere il progetto politico del centrosinistra, altre invece tendono ad una restrizione dell’elettorato passivo molto forte.
La legittimazione popolare è direttamente proporzionale al numero di votanti, restringerne il numero significa rivolgersi ad una nicchia di affezionati, tutt’altro che vocazione maggioritaria.

1) Per votare bisogna firmar la cosiddetta Carta d’intenti: il programma di Bersani modificato in parte dall’incontro con Vendola. 
Se non si condivide il programma di Bersani non si vota.
Personalmente non condivido, si sarebbe potuta trovare una soluzione migliore.
Negli Usa Obama non ha firmato la carta d’intenti della Clinton.

2)Occorre una pre-registrazione presso un luogo diverso dalla sede del voto.
Perchè non unirla alla votazione? Un’inutile complicazione burocratica.
Il ragazzo fuori sede dovrà rientrare due volte nel proprio comune per poter votare, tre col ballottaggio: una scelta che svantaggia i giovani universitari o i lavoratori fuori sede.
Nonchè la generalità degli elettori che avranno un’ulteriore step burocratico da superare (in un luogo diverso dal seggio!) rispetto le ordinarie elezioni politiche: una perdita di tempo che scoraggerà in molti: una mamma con due bambini nella maggior parte dei casi rinuncerà a votare.

3) I diciassettenni non potranno votare.
Peccato che nel 2013 la maggior parte di essi avrà 18 anni e potrà votare per la Camera dei Deputati: votare alle Primarie sarebbe stata un’ottima occasione per coinvolgerli in un progetto, e invece si è preferito chiudere il cerchio con il rischio di perdere il loro consenso nel 2013.
Le Primarie devono essere un luogo di sviluppo per la coalizione, di coinvolgimento, non di separazione, di nicchia.

4)Non è possibile la registrazione on-line.
Nell’era della spending review, dell’agenda digitale, del web come principale mezzo di comunicazione soprattutto politico si decide di ignorarlo: tipico di una coalizione progressista.
Nessuno si spaventi quando il movimento 5 Stelle assorbirà parte dell’elettorato puntando, intelligentemente, sull’agorà del terzo millennio.

5) Stravolgimento totale delle regole.
Doppio turno, pre-registrazione ed altri cavilli che rendono queste Primarie totalmente differenti dalle precedenti del 2005 e del 2009 basate sul turno unico, registrazione e votazione contemporanea.
Forse perchè il rischio che non vinca il designato (Bersani) c’è e come.
Magari non è così, ma così sembra.

6) Albo pubblico dei votanti.
Da verificare è il rispetto delle norme sulla privacy, d’altronde non esiste albo pubblico nelle elezioni politiche.
L’elettore che non vuole mettere al corrente l’altrui persona delle proprie convinzioni politiche è costretto a desistere dal votare.
Senza parlare del lavoratore che, cosciente della pubblicità del suo voto, rinuncia ad esprimerlo per timore di ripercussioni da parte del suo datore di lavoro.
Esiste l’annullamento del licenziamento discriminatorio certo, ma sapete in quanti casi il lavoratore riesce a dimostrarne l’esistenza: pochissimi, tant’è vero che la norma processuale mai è stata oggetto di discussione nella riforma del mercato del lavoro.
E inoltre, si dimostra un’incomprensibile paura del nemico: l’ex elettore di centro destra, in tal modo considerato un nemico, una persona da cui diffidare.
Nel diritto civile la pubblicità delle sentenze serve a rendere più grave il pregiudizio nei confronti dell’autore dell’illecito, sottoponendolo al giudizio negativo della società, qui è generato un concetto simile.

Paura di perdere le primarie, paura di vincere le elezioni politiche.

I Millenaristi e il “tafazzismo” di una certa sinistra


di: John Lilburne

 

Con un pizzico di nostalgia guardo a quei “nanetti” comparsi sul Corriere di qualche hanno fa per mano del politologo Giovanni Sartori; per i profani nient’altro che i micropartiti col cerino in mano della traumatica esperienza targata Romano Prodi. L’Unione, non sempre fa la forza, o almeno sembrava questa la lezione ma evidentemente il Partito Democratico è duro di comprendonio. Nel carnet della alleanze, uscito vittoriosamente sminuzzato dalle lotte inutili e intestine, mosse a colpi di mozione dalle sigle più coraggiose, il PD si ritrova accerchiato da un paio di allegre comari, più che “nanetti” parlerei di una coppia di Biancaneve, malate dei propri vizi. Vendola, dopato di estrema sinistra, si ostina a marcare le differenze con il montiano partito democratico, puntando a prendere i voti di tutti coloro che votarono per la Sinistra Arcobaleno, invalidando quelli degli altri schieramenti, si sa, partecipare è bello, necessario ma non sufficiente ma c’è una certa scuola di pensiero purista che elegge a proprio comandamento il detto “meglio soli che mal’accompagnati”. Dall’altra parte del fiume Pierfischiettando Casini (come lo ha ribattezzato Travaglio su l’Espresso di qualche settimana fa) vive lo strano morbo del centrismo all’amatriciana, lo spettro di un anticomunismo che non ha più senso, di un cattolicesimo anacronistico da difendere da tutto e da tutti, tutti buoni motivi per gettarsi nelle braccia di uno che dell’anticomunismo fece una banderuola sotto cui raccogliere le ceneri dell’antica Democrazia Cristiana (operazione peraltro  riuscitissima e mai demodé). Al peggio andrà da solo incassando proporzionale e preferenze, montismo e moderatismo, ramazzando qua e là le posizioni lasciate per terra dal resto del cielo politico. Renzi, unico profeta del fantasma prodiano, giustamente ricorda che le alleanze fatte a tavolino hanno sempre poco successo dentro e fuori il palazzo, peccato che spesso, fagocitato dai media, venga presentato come una specie di Gabibbo del “nuovo” che usa la parola “rottamazione” come comodo intercalare. Nel frattempo Walter “vocazione maggioritaria” Veltroni annuncia in tv il suo allontanamento  dai banchi della politica parlamentare quando altri non ne hanno il coraggio. Ebbene, la battaglia per un New Labour nostrano sembra persa in partenza, per defezione dei suoi storici combattenti e sindrome da ballons d’essai.

Il programma di Matteo Renzi: Riforma dei partiti e delle istituzioni (punto1.2)


 

 

di Gianluca Popolla

ImmagineOggi, descriverò una parte importante del programma di Matteo Renzi: la riforma dei partiti e delle istituzioni, da tempo al centro di un grande dibattito senza che ad esso sia seguito un completo e radicale progetto di riforma, nonostante gli scandali che imperversano ormai quotidianamente il mondo politico-istituzionale.

Emerge la proposta di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti o, in alternativa una drastica riduzione dello stesso “condizionandolo al fatto che i partiti abbiano statuti democratici, riconoscano effettivi diritti di partecipazione ai propri iscritti e selezionino i candidati alle cariche istituzionali più importanti con le primarie.”, nonché favorendo il finanziamento privato tramite il 5 per mille o donazioni private che siano effettuate “in maniera trasparente, tracciabile e pubblica.”

Riguardo l’assetto istituzionale l’attuale sindaco di Firenze afferma: “ Diamo responsabilità effettive dove servono, a chi le può esercitare sotto l’impulso e il controllo dei cittadini: al governo centrale, alle regioni e ai sindaci.”, valorizzando i principi della “sussidiarietà e chiarezza delle responsabilità” senza trattare in modo fumoso ed ideologico il tema del decentramento istituzionale.

Bisogna continuare nel percorso di aggregazione degli enti intermedi, con l’obiettivo di una drastica riduzione delle province e di eliminare le strutture inutili gravanti sulla spesa dello stato; si ritiene inoltre, “necessaria”, la riforma del Patto di Stabilità premiando quei “Comuni virtuosi che hanno i conti a posto e vogliono investire sul loro futuro.”

In questo e nel precedente articolo sono presenti i contenuti del punto 1 del programma di Matteo Renzi, scaricabile in Pdf sul sito www.matteorenzi.it, dal nome “Ritrovare la democrazia”.

Su FACEBOOK è in corso un sondaggio sul vostro candidato preferito per le primarie del centrosinistra al link: https://www.facebook.com/?sk=question&id=4145717733367&post_id=4218224225984&qa_ref=qd per adesso in vantaggio Bersani con più di 900 votanti.

Frase del giorno: “Non sono d’accordo con te ma farò del tutto affinchè tu possa dirlo”.