Della credibilità di un politico


di Gianluca Popolla

Prima di parlare di programmi, i politici dovrebbero avere la buona abitudine di spiegare ai cittadini sulla base di quali motivi questi debbano credere che l’insieme di parole da loro scritte su un pezzo di carta possano diventare realtà in un futuro prossimo.
Se così non fosse vincerebbe sempre lo scrittore, o il retore, che il politico.
E infatti proveniamo da 20 anni di promesse così a livello locale, così a livello nazionale.

Prima solo di proferire la parola programma, si dovrebbe parlare di credibilità: l’insieme di atti concreti e passati per cui il cittadino possa aver fiducia a buon ragione in quella persona candidatasi ad amministrare la sua comunità, a prendere scelte decisive per il suo futuro, a segnare irrimediabilmente il futuro dei loro figli.

Concordo in parte con chi parla di falsità dei talk-show: tante parole, magari vere, magari false, ma di cui pochi possono avere cognizione concreta.
Non che non vi si debba partecipare, intendiamoci, ma bisognerebbe indagare nel profondo di ciò che si è già fatto e prenderlo come base di partenza per dire ciò che si farà, un esempio: se A afferma di essere per la riduzione dei parlamentari ma in Parlamento ha già votato contro di essa, la sua proposta seppur apprezzabile è da considerarsi mistificazione, demagogia per attrarre.

Visto il dibattito, privo di contenuti o di checkfacting, e la mia scelta di sostenere con i ragazzi del comitato RinoGaetano di Ceccano per Matteo Renzi, mi pronuncerò nel prossimo articolo sulla credibilità del candidato alle primarie del centrosinistra esaminando il percorso politico da lui intrapreso nel concreto nella città di cui è Sindaco da ben 4 anni: Firenze.

Una bella sfida, nel periodo di minore credibilità della politica, nella convinzione che fare politica, rimanga un’attività dall’elevato contenuto morale, e che sia necessario distinguere chi ne applica alla lettera il contenuto e chi invece se ne dissocia impunemente.

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Pensieri, sul confine dell’anno


31 dicembre: è tempo di migrare, verso un nuovo anno. Cito, mio malgrado, un autore non particolarmente amato, ovvero D’Annunzio, per ripresentarmi in questa soleggiata vigilia di Capodanno. Vorrei, e potrei, augurare pace e felicità a tutti, cedere all’inflazionato e frenetico scambio di auguri, ma è il mio cuore che mi insegna, per questa volta, la prudenza. Scaglio io la prima pietra, perché ritengo di non essere immune da questo mea culpa, nostra culpa, ma ugualmente non sento di potermi riempire di finto buonismo, e di augurare buon anno a destra e manca a conoscenti e sconosciuti, motivato da un trasporto emotivo tanto ilare quanto fatuo. Oggi, e per i primi giorni del nuovo anno che è arrivato, rimarrò col mio animo in sordina, e a braccia conserte, convinto che questa notte, brillante degli ipocriti buoni propositi prima ancora che degli idioti fuochi d’artificio, non cambierà la sostanza delle persone: forse la loro pelle, magari scintillante di gioielli e vestiti luccicanti, ma non la sostanza.

Domattina, dopo aver smaltito la notte di bagordi, ancora intontiti dalle cene pantagrueliche che ci avranno visti protagonisti e ancora rimbambiti dalla gioia, sacrosanta, dello stare insieme, ci guarderemo nello specchio, e ci ritroveremo tali e quali a come eravamo alla stessa ora del 31, identici, come  figure congruenti nella loro geometrica indole; identici, scalfiti magari dagli occhi ancora assonnati, o dall’acconciatura elettrizzata, ma pur sempre immodificati nella nostra interiorità. Ci ricorderemo al massimo dei progetti gridati la sera prima, convinti però oziosamente di avere un intero anno davanti, un anno, dunque lunghissimo, per poter tentare; perciò cominceremo a rinviare già dal principio il primo buon proposito, l’unico che tacitamente ci accomuna: quello di essere più buoni e generosi.

Convinti di aver fatto una buona azione, accenderemo la tv e ci accorgeremo che anche lì nulla è cambiato, che non sarà stata una notte a cambiare il cuore degli uomini, a rimettere le coscienze davanti al loro mandato di ferocia e di violenza, e a tramutarle in cittadini redenti sulla strada della giustizia: ascolteremo, indignati ma anche un po’ assuefatti dall’abitudine, della nuova strage fatta dai botti illegali e delle ennesime giovani vittime della strada, o scopriremo che il sottomarino nucleare è ancora in fiamme, che la crisi dello stretto di Hormuz è tutt’altro che risolta, che altre bombe  hanno infiammato le chiese e le moschee della Nigeria. Non solo, ma le notizie allarmanti che fino a qualche ora prima della mezzanotte scorrevano sullo schermo, e che sembravano tanto in distonia con le nostre eccitazioni e che cozzavano con la nostra euforia, non solo non verranno cancellate, ma anzi si concretizzeranno ancor di più; non svaniranno, come un dolce miracolo, nel corso dell’ultima notte dell’anno, ma anzi svetteranno domani – e chissà ancora per quanto – su tv e giornali, lasciandoci l’amaro in bocca in tutti noi che, ingenui, avevamo creduto che il nuovo anno avrebbe portato redenzione e serenità. E allora quell’amarezza sembrerà davvero più paradossale, davanti a tutto lo sfarzo che ostenteremo stasera, in barba a tutti i venti di crisi – li’ mortacci suaquando per un inspiegabile bisogno di affetto assoluto, augureremo a tutti quanti, giovani e vecchi, cani e porci e polli e conigli, un cordialissimo ‘buon anno’, sguazzando in un’orgia di sentimentalismo new age e recando un altrettanto cordiale fanculo all’anno appena concluso, e ai fantasmi e agli scheletri che ci ha regalato e che impauriti relegheremo nella cantina dei nostri ricordi, chiusi in cassetti più o meno profondi come cicatrici che porteremo dentro la nostra individuale storia…

Ma ci sveglieremo, domattina, e quel che di negativo quest’anno ci ha portato sarà tutt’altro che scomparso. Ci accorgeremo che la camussiana peste è ancora in mezzo a noi, e forse più forte di ieri.

I volponi e i maiali della vecchia politica avranno aggiunto un altro anno al loro palmares personale.

La giustizia sociale tanto richiesta non avrà fatto nessun passo in avanti, i ricchi rimanendo al loro posto di comando e i poveri nel loro raccattar briciole di una torta consumata altrove.

La crisi non sarà finita, ma anzi dal primo gennaio farà sentire più forte la sua morsa, e il suo morso, sul didietro dei soliti trombati (ovvero gli onesti).

I giusti forse saranno ancora giusti, ma i violenti e gli ignoranti non avranno convertito la loro rotta, e i giusti e gli intelligenti continueranno a trovarsi nei ranghi di una minoranza tanto dignitosa quanto sparuta.

La terra sarà ancora inquinata fin nelle sue viscere da veleni che una notte, una singola notte avrà tutt’altro che smaltito; e così sarà per l’acqua del nostro tanto amato e vituperato Sacco, e delle falde che lo circondano, e così per l’aria, che per colpa dei botti si impregnerà del puzzo della polvere da sparo, alzando magari ancora un po’ il livello già preoccupante delle pm10.

Le strade si riempiranno di nuovo di spazzatura in eccedenza, prodotta in quantità industriali per soddisfare semplicemente i nostri desideri goderecci di cioccolata e di caramelle, con greve influenza degli imballaggi e con tanta gioia per i randagi, anche umani, che si divertiranno loro malgrado a rovistare nei rottami di questa ingiusta civiltà dell’opulenza e dello spreco.

Domattina, amici, nulla di tutto ciò sarà cambiato: prepariamoci piuttosto a un nuovo anno che si prospetta ben più duro del precedente, un anno pieno di appuntamenti importanti, forse decisivi per il nostro futuro – le elezioni comunali, intendo – ma pieno anche di progetti personali che speriamo di poter realizzare tutti quanti, ricordando però sempre i valori che abbiamo condiviso e che dovremmo continuare a difendere dagli attacchi delle belve e delle iene di cui questo mondo, a tutti i livelli, è pieno.

L’anno che si apre altro non è che il ricominciare del giro della stessa giostra. E noi, giovani di mezz’età a metà tra l’adolescenza ridente e il misterioso mondo adulto, su quella giostra ci siamo sopra, e dentro: armiamoci di tanta e tanta Speranza, la stella polare che, assieme all’Amore a livello sociale ed esistenziale, può salvarci dalla barbarie in atto. Questo 2012 sarà davvero un’Odissea, ma non nello spazio dell’universo, bensì nella nostra quotidianità…

Chiudo questo mio auspicio dolceamaro scomodando un grande della nostra letteratura, Elio Vittorini, che nel suo Diario in pubblico ha scritto, con lucidità sempre utopica, ma autentica:  «”Chi cavalca la tigre non potrà più scendere” dice un antico proverbio indiano. Ma chi ha voglia di scendere? Noi supponiamo che anche la tigre (basta resistere) può essere domata».

Con l’augurio di domare la tigre, ci vediamo ‘il mese prossimo’, ragazzi…

Alessandro Liburdi

Metti in mostra le tue idee!! Non solo politica su Cs..


Che le porte siano aperte a tutti!!

E’ nostro desiderio raccogliere su questo blog ogni pensiero di qualsiasi genere che un ragazzo di Ceccano e dintorni voglia condividere con il vasto uditorio dei naviganti sul web.

Cogitanscribens con il passare degli anni è diventato uno strumento di diffusione e confronto, un centro di idee e di persone che hanno composto, compongono e comporranno l‘agorà telematica della nostra comunità.

Abbiamo parlato spesso di politica, l’attivismo ci ha guidato lungo un percorso non sempre facile ma di sicuro formativo delle nostre coscienze; da qui l’idea: perchè non allargare le tematiche trattate, non limitandoci a parlare solamente di politica ma indagando nei molteplici aspetti della nostra società?

Musica, Sport, Arte, Scienza e chi più ne ha più ne metta, con la consapevolezza che ciò che si frappone tra le nostre idee e la loro condivisione è un semplice click..

Metti in mostra le tue idee!!

Chiunque sia interessato a partecipare può contattarci (anzi deve farlo) anche sul sito o sui nostri contatti Fb..

Lo staff di CogitanScribens

Protesto per la legalità e non per le accuse del corvo…


Ieri alle ore17 circa presso il teatro comunale “Antares” si è svolta una conferenza sulla legalità a cui ha partecipato tra gli altri  Don Ciotti, presidente dell’associazione “Libera”, ed a cui erano presenti il Sindaco Ciotoli e l’Assessore alla cultura Pietro D’Annibale.

Insieme ad altri amici ho protestato per il rispetto della legalità che, come ha detto lo stesso Don Ciotti, non è un principio ma è, deve essere, un pre-requisito degli atti che compiamo quotidianamente..

Corvo o non corvo, non è questo il problema, almeno per ora: sulle accuse nei confronti dei nostri amminsitratori, sui presunti reati descritti nella lettera di cinque pagine sentenzierà la magistratura e non sarò pertanto io ad ergermi come giudice e non sarò io a condannare i presunti colpevoli, anzi presunti innocenti secondo il principio “in dubio pro reo” (nel dubbio a favore dell’accusato) sancito dalla nostra Costituzione.

La mia protesta è più generale e se permettete di più ampia portata: riconduce al suddetto pre-requisito di legalità e al principio di trasparenza, principi che lettera o non lettera, veridicità o meno delle accuse sono sempre da difendere e dai quali non si può prescindere in una società democratica.

Per questo protesto, e lo faccio per chi è assetato di verità, e non per gli accusatori a prescindere, e lo faccio per chi vuole dimostrare la propria innocenza in tutti i modi, anche e soprattutto istituendo una commissione d’inchiestan”tecnica” per raggiungere tale fine.

Protesto per difendere un principio e non per attaccare i partiti o l’amministrazione, protesto perchè voglio che la giustizia faccia il suo corso e accerti i presunti reati permettendomi o di togliere il “presunti” davanti ai reati o di etichettare le accuse del fantomatico Corvo come “insulse”, protesto inoltre perchè un Comune nel quale si organizzano convegni e conferenze per la legalità e nei quali si intitolano una piazza ed una Mediateca a “Peppino Impastato” non può rigettare la proposta di istituzione di una Commissione di tecnici esterni per accertare eventuali responsabilità politiche.

Protesto perchè non si può essere visti ogni volta come guastafeste o complici dell’opposizione  nel momento in cui esprimo il mio dissenso o divergenza; protesto perchè il Sindaco nel rispondere su tali questioni ha solamente etichettato come infami i diffusori della lettera senza però spiegare il no compatto della maggioranza alla Commissione.

Non credo sia una questione politica, non lo è, e lo sarà solo nel caso in cui i presunti reati siano accertati dagli organi competenti, evidenziando così tali responsabilità.

Perciò ora nè giudice nè proibizionista, ma solo un cittadino che vuole difendere la legalità.

Gianluca Popolla

A scuola di Costituzione..


Rappresentare un gruppo, significa tutelare gli interessi di una moltitudine di persone e mediare, quindi, quegli aspetti della loro personalità che sembrano essere incompatibili: occorre fissare dei principi che garantiscano a tutti libertà individuali e sociali; il diritto a vivere libero in quanto essere umano e il diritto di professare il proprio credo, di esprimere le proprie opinioni ed anche il proprio indirizzo politico.

Non bisogna però dimenticare che l’aumentare dei diritti implica una restrizione della possibilità di goderne.

La giusta legislazione della disciplina delle libertà impone infatti che ci sia un meccanismo di bilanciamento (checks and balances) il quale in base ai criteri di ragionevolezza e proporzionalità cerca un punto di equilibrio tra i diritti e le libertà contrastanti: vale a dire che più interessi (includenti diritti e libertà) sono tra loro in conflitto e più limitazioni ad esse verranno poste.

Affascinante è il principio per il quale una norma che affermi un diritto è giudicata legittima:

-nel momento in cui garantisca l’operatività minima dei diritti confliggenti ovvero la possibilità di esercizio di un diritto e la tutela di un determinato interesse;

-inoltre dove sia accertato che non esista un altro strumento di legislazione in grado di limitare in maniera minore i suddetti diritti secondo il principio “less restrictive means”.

Meccanismi a dir poco venerandi e se pensiamo che sono stati stabiliti dai Nostri Padri Fondatori mettono in risalto la lungimiranza e la minuzia di un progetto che ancora oggi non può dirsi pienamente realizzato o meglio attuato.

Meccanismi allo stesso modo complessi e che non possono essere analizzati in maniera superficiale, come purtroppo oggi avviene sia da parte di noi cittadini che da chi dovrebbe concretamente attuarli: i politici.

Questo richiede un grande dibattito democratico, che deve trascendere le appartenenze politiche e che, arma a doppio taglio, deve definire da un lato i nostri diritti ma dall’altro i doveri a cui dobbiamo adempiere.

Un esempio concreto? Eccolo.

Nel momento in cui si parla di aborto abbiamo due diritti confliggenti: il diritto alla vita del nascituro e il diritto alla salute della donna gravida.

In questo caso è difficile stabilire una linea di confine tra comportamento legittimo ed illegittimo: sino a dove può essere tutelato il diritto alla vita del nascituro? Può essere tutelato anche nel caso di gravi rischi di salute della donna gravida?

Un conflitto difficile da dipanare che richiede delle posizioni aperte al dialogo o perlomeno non statiche su dogmi, religiosi e non, che portano all’impossibilità di un compromesso tra le parti.

Sì, compromesso, in questo caso è il termine più giusto: orribile sarebbe vedere l’aborto nelle mani dell’una e dell’altra fazione e l’alternanza di decisioni opposte porterebbe ad un fallimento poco proficuo.

Pertanto in questo caso sarebbe necessario stabilire quali misure siano universalmente o quasi riconosciute nell’ambito della questione, a grandi linee: come gli abortisti saranno d’accordo nel limitare la possibilità d’aborto in casi di stretta necessità, cosi gli anti-abortisti daranno il consenso ad una norma che fissi dei casi-limite nei quali è consentito abortire.

Non solo affermare i principi da seguire, ma definirli, stabilire i limiti della loro portata certficandone così la validità: è questo l’obiettivo della nostra Costituzione.

E sarebbe giusto secondo me, visto lo stato in cui vige la nostra nazione, insegnarLa nelle scuole: dalle elementari alle superiori, che sono i luoghi dove maggiormente vengono indottrinati molti ragazzi che la Costituzione non sanno nemmeno cosa sia…

Chi sta dalla mia parte?

Gianluca  Popolla

Si sedes non is, si non sedes is..


Ho un’idea originale della politica ed è quello che rende spiazzante ed a volte incomprensibile ai più i miei pensieri, le mie azioni.

Soprattutto a livello comunale, non capisco (o forse si) come si possa affermare un sistema partitico simile a quello nazionale.

Cosa vuol dire essere di destra o di sinistra in una città che conta venticinquemila elettori come Ceccano?

Forse questo è l’unico modo, disperato aggiungerei, per assicurarsi buona parte dell’elettorato.

Basta essere, anzi dichiararsi, fascisti(ahime!), comunisti (?), destrorsi o sinistrorsi che migliaia di voti vengono accaparrati in men che non si dica.

Tutto senza dare uno sguardo ai programmi (e alla loro realizzazione direi)…

Non capiamo quanto sia inappropriato questo “modus eligendi”, che rende statici gli equilibri, e ne paghiamo le conseguenze, è incredibile come le divisioni ideologiche abbiano intorpidito la nostra politica creando nette barriere tra i cittadini: rossi e neri, socialisti e liberali, a prescindere.

Così troviamo ragazzi (300 o più) che protestano per la riforma Gelmini, che non conoscono nei dettagli e ragazzi (una dozzina circa) che protestano per un Fiume che da anni inquina la propria città, provocando morti e malattie; 300 sta a 12 come 25 sta a 1, nelle aspettative dei giovani ceccanesi la riforma è 25 volte più importante del Fiume Sacco: prodigio della cieca appartenenza politico-ideologica.

Non una mancanza di intelligenza, ripeto, ma la conseguenza dell’appartenza politica categorica.

Molti affermano, forse per alcuni giustamente, che il mio impegno sia spinto da un interesse come può esserlo quello della danza, del calcio: come un hobby qualsiasi, a loro però rispondono che la partecipazione democratica per la pretesa dei diritti alla vita e alla libertà è la base di ogni nostra singola azione all’interno della società.

Parole forse pesanti, che non suonano dolci e rassicuranti come il dolce e rassicurante “stai tranquillo, prendila facile, ci pensiamo noi”, che non richiamano al dovere civico ma all’assenteismo partecipativo: emblema di una partitocrazia che pensa molto ai voti e poco alla risoluzione dei nostri problemi.

Penso, dunque, che non bisogna diffidare di un politico per il suo colore ma occorre analizzarne il programma, soprattutto in ambito comunale.

Un esempio: i socialisti ed i comunisti della nostra amministrazione comunale applicano il principio de “il lavoro secondo le tue possibilità” (meritocratico) cardine dell’ideologia comunista ?

A giudicare dalla politica clientelare no, eppure la maggior parte dei loro voti deriva dall’appartenenza dell’elettorato a quell’ideologia.

Ai tempi del Code Napoleon, 1805, si parlava della venerazione della legge in quanto tale, a prescindere dal contenuto: oggi parlerei, e non a sproposito, di venerazione dei partiti a prescindere dai programmi.

“SI SEDES NON IS, SI NON SEDES IS”

Uno dei pochi aforismi, forse l’unico, che si adatta alla nostra politica fatta al contrario.

Gianluca Popolla

un progetto Comune


Quanto costa condividere un progetto ?

Sicuramente molto, soprattutto se a condividerlo sono persone di vedute politiche ben differenti se non opposte, almeno a livello nazionale.

Molte persone, tra cui anche nostri amici, credono davvero nella nostra strumentalizzazione ed altri pur non credendo a questa teoria, più che surreale direi, creano delle barriere invalicabili davanti all’effettiva volontà di agire per migliorare la nostra Ceccano, per farci sentire.

Molti, troppi rimangono chiusi nelle barriere partitiche limitando di fatto il loro intervento sulla gestione della cosa pubblica, cosa normalissima e fondamentale in una democrazia partecipativa come quelle “occidentali”.

Pertanto se “bianco” agisce in una determinata direzione, il “nero” rifiuta di partecipare, pur condividendo, per motivi di orientamento politico.

Possono persone di indirizzi politici diversi a livello nazionale agire nello stesso senso per uno scopo comune?

Possono temi come il degrado e l’inquinamento, che da anni provocano malattie e morti nella nostra città, non trovare la giusta considerazione per motivi politici con la “p” minuscola?

Io e gli amici del Comitato Ceccano Viva pensiamo che la città non sia divisa in due squadre per cui tifare, pensiamo che non si debba rinunciare ad usare la ragione per fedeltà ad uno schieramento politico, pensiamo che certi problemi non abbiano alcuna bandiera, anzi forse solo una,quella che dimentichiamo più spesso: quella della nostra città.

Vi chiediamo solo una cosa, condividiamo un progetto, in nome della Città di Ceccano e mettiamo da parte personalismi e ideologie deleterie al futuro della nostra comunità.

Gianluca Popolla

Comitato Ceccano Viva