Finti sostenitori del proporzionale: prime cause del maggioritario.


                                                                   di Gianluca Popolla

Cari amici,
da giorni impazza il toto legge elettorale: collegi uninominali o plurinominali, premio di maggioranza si o premio di maggioranza no, soglia di sbarramento alta o soglia di sbarramento bassa, ma soprattutto proporzionale o maggioritario?

Su questo ultimo tema si gioca una grande partita che vede come protagonisti l’ipocrisia’ spero inconsapevole, di molte persone che si proclamano strenui difensori del proporzionale e che in realtà, a mio giudizio, costituiscono la prima causa del maggioritario.

La formula elettorale proporzionale è affiancata di regola ad una soglia di sbarramento bassa e all’assenza di premio di maggioranza, il che implica l’impossibilità da parte di una coalizione omogenea di guidare il paese; pertanto condizione necessaria per il buon funzionamento delle istituzioni, con tale formula, deve essere la capacità di tolleranza, riconoscimento e accettazione della diversità di pensiero di forze politiche eterogenee.

Molto spesso forze diverse devono governare insieme, per cinque anni.

Alla luce di questo mi chiedo, è proponibile un sistema proporzionale?

Teoricamente sì, sostanzialmente no.
E’ bella quanto ipocrita la frase fatta di chi combatte affinché tutte le forze politiche siano rappresentate, soprattutto se dette da chi dell’intolleranza o della mancata accettazione della diversità di pensiero fa il nucleo forte del suo credo politico.

In Parlamento, infatti, ora abbiamo una forza del 25% che si è dichiarata indisponibile a qualsiasi tipo di alleanza con altri partiti e, perciò, pronta a governare solo se avrà la maggioranza assoluta dei seggi; ipotesi questa impossibile con un sistema proporzionale puro (richiederebbe il 51% dei voti), fattibile col maggioritario o con sistema misto con premio di maggioranza (stile italicum).                                                                                                                                                                                        Sarebbe utile domandarsi perché una forza consapevole di non poter governare con il proporzionale, proponga una battaglia a favore di tale formula elettorale; soprattutto se si pensa che il governo del paese sia l’unica condizione che gli consentirebbe di emanare le loro riforme, vista l’indisponibilità al dialogo con gli atri partiti.

L’unico scenario possibile per la formazione di un governo sarebbe quindi una nuova alleanza tra centrodestra e centrosinistra, le larghe intese, il governo di servizio al paese o “nell’interesse nazionale” che fino ad ora ha prodotto poco o nulla, nonostante gli sforzi dall’una e dall’altra parte.
Come si può sostenere, quindi, il proporzionale se ogni volta che si incontrano i leader dei due principali partiti si producono teorie del complotto, dell’inciucio, del colpo di stato?

E non mi riferisco solo agli attivisti cinque stelle, di certo più obiettivi e realisti dei loro leader sul tema, ma anche e soprattutto ai militanti di lungo corso del centrosinistra che stigmatizzano eventi del genere (vedi incontro Renzi-Berlusconi su legge elettorale) e sono pronti a dire tutto il contrario di tutto pur di non far coincidere le loro posizioni con quelle di un avversario politico o di una forza politica loro eterogenea; lotta di classe, che nostalgia!

Bene, queste due tipi di soggetti apparentemente i maggiori sostenitori del proporzionale, sostanzialmente le due maggiori cause per le quali è necessario che la nostra formula elettorale sia sbilanciata più verso il maggioritario.

Parliamoci chiaro: siamo italiani, della partigianeria (in senso a-storico) facciamo un vanto, non siamo ancora tanto maturi da accettare di convivere con persone che la pensano spesso diversamente da noi, ci sentiamo confortati da chi in ogni modo ci approva e siamo schivi nei confronti di chi ci dà nuove chiavi di lettura della realtà.
Indossiamo una maglia, magari inconsapevolmente in gioventù, e non siamo più in grado di smetterla in alcun modo; preferiamo che la nostra cattiva idea si realizzi piuttosto che vederla superata dalla migliore altrui.

Quando saremo in grado di far funzionare il nostro stato con il sistema proporzionale, vorrà dire che saremo cresciuti in civiltà, ma non è ancora tempo, ahimè.


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