Il rimpasto di giunta e le ataviche promesse del centrosinistra ceccanese


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Le dichiarazioni

Cerroni è entrato a testa alta nella giunta.”

Grande risultato la riunificazione del centrosinistra a Ceccano.”
“C’è da essere felici.”

Il fatto
Questa la sequenza horror delle dichiarazioni degli esponenti locali del Pd dopo il rimpasto della giunta Maliziola che riscopre come alleato fondamentale chi un anno fa le ha fatto una dura campagna elettorale contro, e come elemento innovativo di una giunta senza politici di professioni il “novello” Maurizio Cerroni già due volte Sindaco (dal 1994 al 2002) e dal 1980 in consiglio comunale.

 

L’analisi

-Il fine del politico

Partiamo dall’inizio: un politico raggiunge il suo obiettivo non quando prende un incarico ma dopo che lo assolve in maniera positiva, quindi niente testa alta senza risultati.

Poi qualcuno ci spieghi tutto questo giubilo davanti la riunificazione del centrosinistra; c’è da essere contenti quando il proprio paese prospera, apre le strade per un futuro migliore, garantisce ai cittadini un migliore tenore di vita, ma non perchè i capi dei due partiti di sinistra fanno pace: non è cosa nostra, i cittadini vogliono fatti.

 

-Il distacco dalla realtà e il ritorno al passato

Molti diretti interessati ci tengono a far sapere che l’improvvisa pace tra PSI e PD si basa su un accordo programmatico teso al miglioramento del paese: gli stessi partiti che hanno governato male Ceccano per 20 anni (10 di Cerroni e 10 di Ciotoli) ora si riuniscono dopo 1 anno di latitanza per fare in 3 anni e mezzo ciò che non hanno fatto in 20 anni: una tesi credibile no?

-Il partito non democratico
Da molti esponenti del PD si esprime incredulità per l’avvenuto accordo dato che né il segretario dei GD né altri big del partito sapevano di questa scelta e dimostrando come la stessa fosse minoritaria nel partito: gli stessi che fanno le primarie a livello nazionale definendola come dimostrazione di democrazia ora neanche convocano una riunione per decidere del futuro del partito.

Epilogo
Il Pd ha tradito la parola data agli elettori alle scorse comunali accontentandosi di un posto in cambio di una tregua col psi: ma forse la guerra non era mai iniziata ed il più scontato dei finali della politica ceccanese si ripropone: se nel Gattopardo il Tomasi di Lampedusa affermava “facciamo che tutto cambi affinchè tutto rimanga com’è” a Ceccano i professionisti della politica praticano il “facciamo che nulla cambi affinchè tutto rimanga com’è”.

 

 

Gianluca Popolla

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Primarie di centrosinistra: buoni motivi per partecipare


di: John Lilburne

Le cinque W



Domenica 25 novembre la coalizione di centrosinistra “Italia bene comune” (per puro caso anche la compagine bersaniana ha scelto questo nome, forse perché unica tutrice riconosciuta) ha deciso che la politica dello sfascismo più totale si combatte dando risposte concrete alle domande ineludibili poste dalla società civile, a cominciare dalla scelta dei propri leader. Piuttosto che lasciare l’argomento al pressappochismo (PDL), all’improvvisazione (Verso la Terza Repubblica), alla corrente modaiola (M5s) si è preferito evitare l’inutile snobismo di chi tende a derubricare il problema come roba da Seconda Repubblica.  Invece di tentare la via dello slalom facile i “Fantastici 5”, per merito dell’intelligenza politica di Bersani sia detto, si candidano apertamente ad essere a capo della propria coalizione di riferimento, ne parlano persino in un talk all’americana sicuramente  riuscito e siederanno al tavolo il giorno dopo per decidere come procedere. Chi è il colpevole? Qual è il movente? La mente è Grillo. Senza di lui avremmo avuto “il solito”, la pletora degli attendisti in completino bianco ad aspettare la palla, niente terremoti a scuotere il tepore della vittoria attesa oltre l’orizzonte. Finalmente qualcuno che spiegasse ai partiti che non rappresentano ormai nulla a fronte del potere crescente che sono chiamati a gestire (sul tema un ottimo libro  è “Forza senza legittimità. Il vicolo cieco dei partiti, Laterza 2012” di Piero Ignazi). L’esecutore materiale del misfatto, invece, ha nome Matteo Renzi, cui va il merito di aver chiesto le stesse primarie che hanno fatto crescere il consenso nell’alveo del centrosinistra, l’unico attore politico in campo, infine,  capace di scombinare il premio di maggioranza  ad hoc, confezionato dagli sconfitti annunciati in funzione antigrillina (vergogna) o comunque per combattere qualsiasi vittoria nemica.

Fonte: CISE, 2012

Stereotipi sedimentati e pensiero unico

Questo messaggio purtroppo viene disturbato dai cliché divenuti verità di fede, stupidi ma consolidati, troppo semplici e per questo ingannevoli ma di assoluto interesse. Renzi è di destra, fa affari con le Cayman, è un politico ergo ruba, distrugge il PD hanno maggiore successo nei media di: Renzi si candida alle primarie del centrosinistra, ha chiesto un dibattito fra i candidati alle primarie sulla finanza senza ottenere risposta (gravissimo segnale,  questo), ha pubblicato sul suo sito i nomi e le somme del suo finanziamento (mentre l’allegro Ugo Sposetti, tesoriere del PD, svalvola consapevolmente e tira fuori numeri che sembra la Orlando de “Il lotto alle otto”) e, sullo stesso sito continua a pubblicare smentite motivate e puntuali delle mille storielle anti-Renzi che circolano in giro (a voi stabilire quale dei due contenuti vada per la maggiore, se le risposte di Renzi o le barzellette sull’”ebetino” di Firenze). Si aggiunga che Massimo D’Alema, dopo il birignao e le finte lacrime per il pupazzo baffuto finito sotto un camper e la divertente retorica della “rottamazione” come sinonimo di barbarie, inciviltà, boomerang ecc., non ha paura di dire che in caso di vittoria di Renzi sfascerà il PD, mentre il sindaco di Firenze è costretto quasi quotidianamente a ribadire la propria appartenenza anche  in caso di sconfitta. Una professione di fede politica diretta allo stesso partito dal quale  è stato trattato come un criminale mascherato, accusato del peggio del peggio da coloro che una volta si chiamavano “compagni” e da cui avrebbe, invece, tutte le ragioni per andarsene.


That’s the MEDIA, baby, the press.
And there’s nothing you can do about it. Nothing.

E’ questa la celebre battuta di Humphrey Bogart ne “L’ultima Minaccia” del 1952, opportunamente rivisitata. Ma insomma, dove avrà sbagliato Renzi? Ebbene, laddove tutti lo riconoscono come il candidato meglio dotato cioè sul versante della comunicazione lì ha clamorosamente toppato, in un punto preciso della campagna elettorale: l’inizio. Sceso in campo senza attendismi di sorta  si è letteralmente tuffato nel tritacarne dei media che hanno avuto tutto il tempo di produrre stereotipi e confezionare le stesse falsità ormai sedimentate nel sentire comune. Qualsiasi opera di convincimento non può che fallire quando il frame è stato già fissato. Altro errore, colto questo anche dallo stesso Renzi,  è stato quello di far passare il messaggio della difficoltà delle operazioni di voto quando, in linea teorica, basterà munirsi di tessera elettorale e carta di identità  per poi dirigersi presso il seggio stabilito. Questo ha scoraggiato buona parte dei potenziali partecipanti alle primarie e non ci riferiamo, certo, agli agit prop con un passato a Botteghe Oscure e la foto di Togliatti sul comodino. Votare sarà difficilissimo solo se le primarie saranno un successone. In quel caso –il CISE stima 12 milioni di partecipanti, un record nella storia delle primarie da Prodi in giù- preparatevi a lunghe code e a un inversione di tendenza storica, non so quale delle due sia più auspicabile.

Ai posteri l’ardua sentenza

Oltre i risultati andrà riconosciuto a Renzi che della sua battaglia beneficeranno un po’ tutti, detrattori inclusi. Voler allargare la base di un partito e di una area politica da sempre minoritari non è per nulla berlusconiano, anzi.  Si tratta forse di un’impresa impari ma non per questo terminata con l’esperienza delle primarie, qualsiasi sia il risultato. Il tempo magari aiuterà Renzi a spiegare il senso della sua candidatura anche dentro al suo partito che sembra aver dimenticato come per magia bicamerali, patti della crostata, ministri in piazza contro il governo (vi dice niente l’Unione), riforme elettorali mancate o peggio, “poltronismo” di sinistra, vittorie mutilate e risicate, partecipazione meglio che vittoria e la portata nefanda di quel lessico familiare a una sinistra da mettere nella differenziata dei ricordi, di quelli cattivi, che è bene lasciarsi alle spalle per evitare di ripeterne gli errori.

Fonti citate:

Lo studio da cui sono tratti i dati e i grafici, realizzato dal Centro Italiano Studi Elettorali (CISE): http://cise.luiss.it/cise/2012/11/22/sondaggio-cise-sulle-primarie-bersani-in-vantaggio-ma-con-renzi-la-coalizione-e-piu-competitiva/

“Forza senza legittimità. Il vicolo cieco dei partiti” di Piero Ignazi, Laterza, 2012 – ISBN: 9788858106006

Breve recensione di Stefano Folli, ilSole24Ore:
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-11-11/leviatano-morente-081757.shtml?uuid=Aby7Bw1G

Il programma di Matteo Renzi: Riforma dei partiti e delle istituzioni (punto1.2)


 

 

di Gianluca Popolla

ImmagineOggi, descriverò una parte importante del programma di Matteo Renzi: la riforma dei partiti e delle istituzioni, da tempo al centro di un grande dibattito senza che ad esso sia seguito un completo e radicale progetto di riforma, nonostante gli scandali che imperversano ormai quotidianamente il mondo politico-istituzionale.

Emerge la proposta di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti o, in alternativa una drastica riduzione dello stesso “condizionandolo al fatto che i partiti abbiano statuti democratici, riconoscano effettivi diritti di partecipazione ai propri iscritti e selezionino i candidati alle cariche istituzionali più importanti con le primarie.”, nonché favorendo il finanziamento privato tramite il 5 per mille o donazioni private che siano effettuate “in maniera trasparente, tracciabile e pubblica.”

Riguardo l’assetto istituzionale l’attuale sindaco di Firenze afferma: “ Diamo responsabilità effettive dove servono, a chi le può esercitare sotto l’impulso e il controllo dei cittadini: al governo centrale, alle regioni e ai sindaci.”, valorizzando i principi della “sussidiarietà e chiarezza delle responsabilità” senza trattare in modo fumoso ed ideologico il tema del decentramento istituzionale.

Bisogna continuare nel percorso di aggregazione degli enti intermedi, con l’obiettivo di una drastica riduzione delle province e di eliminare le strutture inutili gravanti sulla spesa dello stato; si ritiene inoltre, “necessaria”, la riforma del Patto di Stabilità premiando quei “Comuni virtuosi che hanno i conti a posto e vogliono investire sul loro futuro.”

In questo e nel precedente articolo sono presenti i contenuti del punto 1 del programma di Matteo Renzi, scaricabile in Pdf sul sito www.matteorenzi.it, dal nome “Ritrovare la democrazia”.

Su FACEBOOK è in corso un sondaggio sul vostro candidato preferito per le primarie del centrosinistra al link: https://www.facebook.com/?sk=question&id=4145717733367&post_id=4218224225984&qa_ref=qd per adesso in vantaggio Bersani con più di 900 votanti.

Frase del giorno: “Non sono d’accordo con te ma farò del tutto affinchè tu possa dirlo”.

 

Primarie Pd: Il programma di Matteo Renzi-Introduzione


di Gianluca Popolla

Rottamazione si, rottamazione no.
Berluschino o progressista?
Nuovo che avanza o solo di facciata?

Vista la diversità di opinioni in merito, ho deciso di condividere sul blog delle parti del programma del Sindaco di Firenze Matteo Renzi che da poco ha ufficializzato la sua candidatura alle primarie del Centrosinistra per la selezione del candidato alle elezioni politiche che si svolgeranno nella primavera del 2013.

Questo nella speranza che una sana discussione sui programmi possa riportare il confronto politico a livelli di contenuti sostanziali e non di slogan, notizie contingenti o dei falsi miti della becera anti-politica, del qualunquismo di facile applicazione ma scevro di soluzioni per i problemi del paese.

Se nel passato personaggi privi di contenuti hanno stretto lo scettro del potere politico, il motivo consta proprio nella mancanza di una discussione politica trascendente i compartimenti stagni e le poco impegnative frasi da bar: far parte dell’elettorato attivo non significa essere ultras, non significa conservare vita natural durante una tessera di partito senza possibilità di cambiare opinione.

Alle prossime puntate allora, con l’augurio che sia una sana discussione..

Qui il sondaggio sulle primarie: Immagine

https://www.facebook.com/questions/4145717733367/

Per adesso dopo 830 voti, lieve vantaggio di Bersani..