Precisazioni su ‘La Banda degli 11’


di: Giovanni Proietta
Molto clamore ha destato sia il titolo che il contenuto del mio ultimo articolo. Su quest’ultimo punto, brevemente, rivendico il diritto concesso a tutti noi di esprimere la propria opinione come scritto nella prima parte della nostra Costituzione all’articolo 21. Mi permetto di aggiungere dall’alto della mia scarsa esperienza che spesso la politica e i partiti dovrebbero tentare di capire le ragioni delle critiche piuttosto che montare su inutili impalcature di giustificazioni, come sta avvenendo in questi giorni per arginare la larga protesta contro il gesto dei famigerati undici. Spesso vedere dietrologie inutili ci protegge dalla verità o comunque dal dubbio che potrebbe strapparci dalla nostra di verità. Indipendentemente da quanto ne pensi io, che sono un osservatore e un cittadino, bisognerà pure guardare a cosa ne pensa tutto il resto delle elettorato. Sul titolo ho forse rincorso una metafora alta risultando poco chiaro. Chi contesta il grillismo deteriore del mio ‘banda degli 11’ semplicemente non mi conosce o molto più probabilmente sconta una mancata chiarezza che é la ragione di questo commento. La banda dei 4 era il gruppo di gestori del potere fino alla morte di Mao in Cina. Persone che all’indomani della fine del leader della Repubblica popolare vennero fortemente condannate. Un morto e dei condannati, politicamente per carità. Ho peccato di altezza e ho perso la chiarezza facendo una pessima allitterazione, infine. Ma di altro non voglio essere accusato.

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11 uomini sulla cassa del torto


di Giovanni Proietta (Forum Democratico)
Un anno ci divide dalla fine del mandato del commissario. Un anno di campagna elettorale che dovrà avere il compito di spazzare via la maggior parte dei protagonisti di un ventennio fallimentare sul piano culturale, economico e sociale. Ceccano ha bisogno di novità. Non ha bisogno di nuovismo, volto ammiccante dietro cui si celano i volti dei soliti noti. Cognomi familiari spolverati di belle speranze e specchietti per le allodole. Ceccano ha bisogno di guardare a tre fari: la competenza, l’onestà e la capacità politica, caratteristica senza la quale si finisce inevitabilmente impigliati nelle fauci dei navigati amministratori di questa città, di destra e di sinistra. Il treno della modernità, del progresso, anzi meglio, dello sviluppo sostenibile, farà fermate solo per chi sarà capace di capirne l’arrivo. I tempi sono maturi perché una città abitata da persone con esigenze impegnative e aspettative interessanti sia governata finalmente da amministratori all’altezza delle sfide del futuro. Negli ultimi vent’anni la qualità della vita ceccanese è andata peggiorando, laddove altrove la capacità di qualche raro buon amministratore è riuscita a donare alla comunità una visione di futuro. Una classe dirigente ha fallito e ora si è chiaramente identificata. Nei prossimi giorni avremo modo di vedere come si disporranno i vari interessi. Indipendentemente da questo, cerchiamo tutti, per quanto ci è possibile, di non essere rappresentati ancora una volta da politici non all’altezza dei nostri sogni, delle nostre necessità. Evitiamo di prolungare la lunga nenia della lamentela. Ovunque impegniamoci, ognuno a modo suo, per evitare altri anni di decadenza e degrado per la nostra comunità. Persone preparate, pronte a questa sfida, non mancano. Nei prossimi giorni occorrerà capire come si distribuiranno o se, ancora peggio, a ridosso dalle elezioni, preferiranno ancora una volta le solite fazioni, dietro a simulacri di rappresentazione che dietro al personalismo non celano ormai neanche uno sparuto seguito. Le vecchie formule hanno fallito, occorre trovarne di nuove.
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Cronaca di un sabato mattina a spasso per Ceccano


[da: Ceccano2012 – Idee in Movimento]

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Ceccano 2012 pubblica oggi la sua ultima inchiesta sulla gestione del verde pubblico a Ceccano. Un articolo interessante e pieno di spunti cui i nostri amministratori e i nostri concittadini potrebbero prendere spunto, rinunciando al proprio orgoglio e alle proprie abitudini. L’inchiesta, niente più che una comune passeggiata nei parchi ceccanesi, è quanto di più intelligente e documentato sia mai stato prodotto sulla questione. Si può leggere qui: bit.ly/PThDkA

Horror vacui


La mossa del segretario ovvero quella di raccogliere il bambino con l’acqua sporca, genera perplessità. Il discorso si segue fino a quando non termina ed è allora che sorgono i dubbi. La trovata rischia di macchiare inesorabilmente la fedina politica immacolata e promettente del sindaco di Firenze. Renzi sa di rischiare, lo dice, ma il pericolo è che commetta errori di scala perché la proposta fatta stupisce, spaventa e forse rischia l’irrisione con buona pace del corredo di clausole mirabolanti (vedi l’orizzonte spostato al 2018). Noi elettori, seduti sul davanzale, vediamo arrivare la sagoma di un funambolo. Da quella distanza potrebbe benissimo essere un De Gaulle, riformatore furioso finito all’Eliseo con dinamiche simili ma dall’esito fortunato. Il pericolo sarebbe quello di accorgersi troppo tardi di aver contemplato a lungo Coluche, stella effimera degli annali della politica francese, meteora infrantasi sul muro ruvido della realtà.
Che il governo Renzi abbia inizio, nel segno amletico del dubbio. Un dubbio terribile, quello dell’horror vacui.

Jimmy Guinea

Brutta aria


Riceviamo e pubblichiamo:
I diritti delle donne, la democrazia, il rispetto delle minoranze, sono solo la forma da far assumere ai propri discorsi per strappare qualche applauso in qualche conferenza luccicante. Che senso hanno le fiere di politicanti che sfilano in nome di questi concetti di fronte a quanto sta avvenendo oggi in Italia? Si può essere d’accordo o meno con le teorie cosmogoniche pittoresche della Casaleggio Associati, supportando magari il teorema della mano invisibile del leader, passando per la ridicola lista della spesa del qualunquismo nella quale convivono stipati a caso Bilderberg, la massoneria, i servizi segreti deviati, la criminalità organizzata, Topolin, Zorro e chi più ne ha più ne metta. Si può ed è bene marcare le proprie distanze qualora questo si renda ulteriormente necessario. Bisogna tuttavia riconoscere per onestà intellettuale, che trascende lo sciovinismo politico e le questioni di tifoseria, la grande violenza messa in atto verso uno dei movimenti politici democraticamente eletti alle scorse elezioni da tanti italiani, le cui posizioni possono essere legittimamente criticate ma che non vanno assolutamente annientate a colpi di mano e sotterfugi per sfuggire al messaggio globale di quella discesa in campo. Non sarà infatti grazie a queste scorciatoie che il sentimento di odio represso del Paese verso la propria classe politica verrà calmierato, anzi probabilmente la messa in atto di una dinamica escludente avrà forse il risultato di avverare una profezia temuta, cui neanche i membri del movimento vorrebbero mai prestare orecchio: una dittatura, sebbene sui generis. Molti dei lettori orientati piuttosto sulle posizioni del Partito Democratico, potrebbero obiettare che è proprio quello stesso atteggiamento di chiusura invalicabile ad appartenere alle dinamiche e ai comportamenti del parlamentari pentastellati. Ed è a questo punto della discussione che propongo la visione di tre video, e la lettura dell’articolo che accompagna l’ultimo in ordine di presentazione. Perché questi video mi hanno mostrato una violenza inaudita e qualunque sia la mia posizione politica –per la cronaca, lontana anni luce da quel grillismo integralista che anima la quasi totalità dei commentatori sempre in linea con il m5s- mi sono sentito in dovere di condannare, anche solo anonimamente una reazione che non lascia ben sperare a un tentativo talvolta ostruzionista ma il più delle volte onesto e genuino, un gesto nel quale molti di noi avrebbero facilità a immedesimarsi.

Buona visione e grazie ai ragazzi di CS per lo spazio

1) bit.ly/MzKCIA
2) bit.ly/1exI2sU
3)bit.ly/1dQCR6f

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Il rimpasto di giunta e le ataviche promesse del centrosinistra ceccanese


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Le dichiarazioni

Cerroni è entrato a testa alta nella giunta.”

Grande risultato la riunificazione del centrosinistra a Ceccano.”
“C’è da essere felici.”

Il fatto
Questa la sequenza horror delle dichiarazioni degli esponenti locali del Pd dopo il rimpasto della giunta Maliziola che riscopre come alleato fondamentale chi un anno fa le ha fatto una dura campagna elettorale contro, e come elemento innovativo di una giunta senza politici di professioni il “novello” Maurizio Cerroni già due volte Sindaco (dal 1994 al 2002) e dal 1980 in consiglio comunale.

 

L’analisi

-Il fine del politico

Partiamo dall’inizio: un politico raggiunge il suo obiettivo non quando prende un incarico ma dopo che lo assolve in maniera positiva, quindi niente testa alta senza risultati.

Poi qualcuno ci spieghi tutto questo giubilo davanti la riunificazione del centrosinistra; c’è da essere contenti quando il proprio paese prospera, apre le strade per un futuro migliore, garantisce ai cittadini un migliore tenore di vita, ma non perchè i capi dei due partiti di sinistra fanno pace: non è cosa nostra, i cittadini vogliono fatti.

 

-Il distacco dalla realtà e il ritorno al passato

Molti diretti interessati ci tengono a far sapere che l’improvvisa pace tra PSI e PD si basa su un accordo programmatico teso al miglioramento del paese: gli stessi partiti che hanno governato male Ceccano per 20 anni (10 di Cerroni e 10 di Ciotoli) ora si riuniscono dopo 1 anno di latitanza per fare in 3 anni e mezzo ciò che non hanno fatto in 20 anni: una tesi credibile no?

-Il partito non democratico
Da molti esponenti del PD si esprime incredulità per l’avvenuto accordo dato che né il segretario dei GD né altri big del partito sapevano di questa scelta e dimostrando come la stessa fosse minoritaria nel partito: gli stessi che fanno le primarie a livello nazionale definendola come dimostrazione di democrazia ora neanche convocano una riunione per decidere del futuro del partito.

Epilogo
Il Pd ha tradito la parola data agli elettori alle scorse comunali accontentandosi di un posto in cambio di una tregua col psi: ma forse la guerra non era mai iniziata ed il più scontato dei finali della politica ceccanese si ripropone: se nel Gattopardo il Tomasi di Lampedusa affermava “facciamo che tutto cambi affinchè tutto rimanga com’è” a Ceccano i professionisti della politica praticano il “facciamo che nulla cambi affinchè tutto rimanga com’è”.

 

 

Gianluca Popolla

Primarie di centrosinistra: buoni motivi per partecipare


di: John Lilburne

Le cinque W



Domenica 25 novembre la coalizione di centrosinistra “Italia bene comune” (per puro caso anche la compagine bersaniana ha scelto questo nome, forse perché unica tutrice riconosciuta) ha deciso che la politica dello sfascismo più totale si combatte dando risposte concrete alle domande ineludibili poste dalla società civile, a cominciare dalla scelta dei propri leader. Piuttosto che lasciare l’argomento al pressappochismo (PDL), all’improvvisazione (Verso la Terza Repubblica), alla corrente modaiola (M5s) si è preferito evitare l’inutile snobismo di chi tende a derubricare il problema come roba da Seconda Repubblica.  Invece di tentare la via dello slalom facile i “Fantastici 5”, per merito dell’intelligenza politica di Bersani sia detto, si candidano apertamente ad essere a capo della propria coalizione di riferimento, ne parlano persino in un talk all’americana sicuramente  riuscito e siederanno al tavolo il giorno dopo per decidere come procedere. Chi è il colpevole? Qual è il movente? La mente è Grillo. Senza di lui avremmo avuto “il solito”, la pletora degli attendisti in completino bianco ad aspettare la palla, niente terremoti a scuotere il tepore della vittoria attesa oltre l’orizzonte. Finalmente qualcuno che spiegasse ai partiti che non rappresentano ormai nulla a fronte del potere crescente che sono chiamati a gestire (sul tema un ottimo libro  è “Forza senza legittimità. Il vicolo cieco dei partiti, Laterza 2012” di Piero Ignazi). L’esecutore materiale del misfatto, invece, ha nome Matteo Renzi, cui va il merito di aver chiesto le stesse primarie che hanno fatto crescere il consenso nell’alveo del centrosinistra, l’unico attore politico in campo, infine,  capace di scombinare il premio di maggioranza  ad hoc, confezionato dagli sconfitti annunciati in funzione antigrillina (vergogna) o comunque per combattere qualsiasi vittoria nemica.

Fonte: CISE, 2012

Stereotipi sedimentati e pensiero unico

Questo messaggio purtroppo viene disturbato dai cliché divenuti verità di fede, stupidi ma consolidati, troppo semplici e per questo ingannevoli ma di assoluto interesse. Renzi è di destra, fa affari con le Cayman, è un politico ergo ruba, distrugge il PD hanno maggiore successo nei media di: Renzi si candida alle primarie del centrosinistra, ha chiesto un dibattito fra i candidati alle primarie sulla finanza senza ottenere risposta (gravissimo segnale,  questo), ha pubblicato sul suo sito i nomi e le somme del suo finanziamento (mentre l’allegro Ugo Sposetti, tesoriere del PD, svalvola consapevolmente e tira fuori numeri che sembra la Orlando de “Il lotto alle otto”) e, sullo stesso sito continua a pubblicare smentite motivate e puntuali delle mille storielle anti-Renzi che circolano in giro (a voi stabilire quale dei due contenuti vada per la maggiore, se le risposte di Renzi o le barzellette sull’”ebetino” di Firenze). Si aggiunga che Massimo D’Alema, dopo il birignao e le finte lacrime per il pupazzo baffuto finito sotto un camper e la divertente retorica della “rottamazione” come sinonimo di barbarie, inciviltà, boomerang ecc., non ha paura di dire che in caso di vittoria di Renzi sfascerà il PD, mentre il sindaco di Firenze è costretto quasi quotidianamente a ribadire la propria appartenenza anche  in caso di sconfitta. Una professione di fede politica diretta allo stesso partito dal quale  è stato trattato come un criminale mascherato, accusato del peggio del peggio da coloro che una volta si chiamavano “compagni” e da cui avrebbe, invece, tutte le ragioni per andarsene.


That’s the MEDIA, baby, the press.
And there’s nothing you can do about it. Nothing.

E’ questa la celebre battuta di Humphrey Bogart ne “L’ultima Minaccia” del 1952, opportunamente rivisitata. Ma insomma, dove avrà sbagliato Renzi? Ebbene, laddove tutti lo riconoscono come il candidato meglio dotato cioè sul versante della comunicazione lì ha clamorosamente toppato, in un punto preciso della campagna elettorale: l’inizio. Sceso in campo senza attendismi di sorta  si è letteralmente tuffato nel tritacarne dei media che hanno avuto tutto il tempo di produrre stereotipi e confezionare le stesse falsità ormai sedimentate nel sentire comune. Qualsiasi opera di convincimento non può che fallire quando il frame è stato già fissato. Altro errore, colto questo anche dallo stesso Renzi,  è stato quello di far passare il messaggio della difficoltà delle operazioni di voto quando, in linea teorica, basterà munirsi di tessera elettorale e carta di identità  per poi dirigersi presso il seggio stabilito. Questo ha scoraggiato buona parte dei potenziali partecipanti alle primarie e non ci riferiamo, certo, agli agit prop con un passato a Botteghe Oscure e la foto di Togliatti sul comodino. Votare sarà difficilissimo solo se le primarie saranno un successone. In quel caso –il CISE stima 12 milioni di partecipanti, un record nella storia delle primarie da Prodi in giù- preparatevi a lunghe code e a un inversione di tendenza storica, non so quale delle due sia più auspicabile.

Ai posteri l’ardua sentenza

Oltre i risultati andrà riconosciuto a Renzi che della sua battaglia beneficeranno un po’ tutti, detrattori inclusi. Voler allargare la base di un partito e di una area politica da sempre minoritari non è per nulla berlusconiano, anzi.  Si tratta forse di un’impresa impari ma non per questo terminata con l’esperienza delle primarie, qualsiasi sia il risultato. Il tempo magari aiuterà Renzi a spiegare il senso della sua candidatura anche dentro al suo partito che sembra aver dimenticato come per magia bicamerali, patti della crostata, ministri in piazza contro il governo (vi dice niente l’Unione), riforme elettorali mancate o peggio, “poltronismo” di sinistra, vittorie mutilate e risicate, partecipazione meglio che vittoria e la portata nefanda di quel lessico familiare a una sinistra da mettere nella differenziata dei ricordi, di quelli cattivi, che è bene lasciarsi alle spalle per evitare di ripeterne gli errori.

Fonti citate:

Lo studio da cui sono tratti i dati e i grafici, realizzato dal Centro Italiano Studi Elettorali (CISE): http://cise.luiss.it/cise/2012/11/22/sondaggio-cise-sulle-primarie-bersani-in-vantaggio-ma-con-renzi-la-coalizione-e-piu-competitiva/

“Forza senza legittimità. Il vicolo cieco dei partiti” di Piero Ignazi, Laterza, 2012 – ISBN: 9788858106006

Breve recensione di Stefano Folli, ilSole24Ore:
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-11-11/leviatano-morente-081757.shtml?uuid=Aby7Bw1G