I Millenaristi e il “tafazzismo” di una certa sinistra


di: John Lilburne

 

Con un pizzico di nostalgia guardo a quei “nanetti” comparsi sul Corriere di qualche hanno fa per mano del politologo Giovanni Sartori; per i profani nient’altro che i micropartiti col cerino in mano della traumatica esperienza targata Romano Prodi. L’Unione, non sempre fa la forza, o almeno sembrava questa la lezione ma evidentemente il Partito Democratico è duro di comprendonio. Nel carnet della alleanze, uscito vittoriosamente sminuzzato dalle lotte inutili e intestine, mosse a colpi di mozione dalle sigle più coraggiose, il PD si ritrova accerchiato da un paio di allegre comari, più che “nanetti” parlerei di una coppia di Biancaneve, malate dei propri vizi. Vendola, dopato di estrema sinistra, si ostina a marcare le differenze con il montiano partito democratico, puntando a prendere i voti di tutti coloro che votarono per la Sinistra Arcobaleno, invalidando quelli degli altri schieramenti, si sa, partecipare è bello, necessario ma non sufficiente ma c’è una certa scuola di pensiero purista che elegge a proprio comandamento il detto “meglio soli che mal’accompagnati”. Dall’altra parte del fiume Pierfischiettando Casini (come lo ha ribattezzato Travaglio su l’Espresso di qualche settimana fa) vive lo strano morbo del centrismo all’amatriciana, lo spettro di un anticomunismo che non ha più senso, di un cattolicesimo anacronistico da difendere da tutto e da tutti, tutti buoni motivi per gettarsi nelle braccia di uno che dell’anticomunismo fece una banderuola sotto cui raccogliere le ceneri dell’antica Democrazia Cristiana (operazione peraltro  riuscitissima e mai demodé). Al peggio andrà da solo incassando proporzionale e preferenze, montismo e moderatismo, ramazzando qua e là le posizioni lasciate per terra dal resto del cielo politico. Renzi, unico profeta del fantasma prodiano, giustamente ricorda che le alleanze fatte a tavolino hanno sempre poco successo dentro e fuori il palazzo, peccato che spesso, fagocitato dai media, venga presentato come una specie di Gabibbo del “nuovo” che usa la parola “rottamazione” come comodo intercalare. Nel frattempo Walter “vocazione maggioritaria” Veltroni annuncia in tv il suo allontanamento  dai banchi della politica parlamentare quando altri non ne hanno il coraggio. Ebbene, la battaglia per un New Labour nostrano sembra persa in partenza, per defezione dei suoi storici combattenti e sindrome da ballons d’essai.

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Il programma di Matteo Renzi: 1-Ritrovare la democrazia (parte 1)


di Gianluca Popolla

“Ritrovare la democrazia”
, questo è il primo dei 10 punti dell’agenda politica del sindaco di Firenze Matteo Renzi.

La democrazia, spiega, “e’, prima di tutto, l’idea che una comunità possa determinare il proprio destino, che non sia in balia degli eventi o di una qualche forza superiore” e necessità di una politica degna del suo nome: “la politica non è credibile se continua a chiedere sacrifici senza mai farne.”

Il concetto generale di rinnovamento dello Stato viene specificato con una serie di proposte tese a snellire gli organi politico-amministrativi rendendoli più efficienti, legati all’elettorato e meno costosi.

L’eliminazione di una camera, sostituita da un organismo non elettivo legato alle regioni e agli enti locali (“composto da delegati delle Regioni e da sindaci”), porterebbe ad un sistema monocamerale composto da un numero di persone “non superiore alle 500”.

La possibilità, inoltre, dell’organismo non elettivo di “proporre emendamenti alla legislazione statale su cui la Camera elettiva decide in ultima istanza, eventualmente a maggioranza qualificata.” è ritenuta da Renzi una soluzione per sviluppare una sana collaborazione tra i differenti livelli di Governo mettendo fine al sistema attuale definito di “bicameralismo dei doppioni inutili”.

Un filo diretto tra elettori e cittadini si potrà avere con l’elezione diretta del primo ministro sulla base dei successi già ottenuti a livello cittadino: l’investitura popolare servirà a garantire maggiore governabilità e stabilità dell’esecutivo; anche i singoli deputati “devono essere scelti tutti direttamente, nessuno escluso, dai cittadini”.

Le proposte anti-casta sono incentrate sull’abolizione di tutti i vitalizi, l’adeguamento alla media europea delle risorse per i parlamentari, nonché la definizione di un costo standard “per il complessivo funzionamento delle assemblee legislative regionali fissandolo ad un valore compreso tra gli 8 e i 10 euro annui per abitante” relativamente al compenso e, sottolineando la necessità di “un budget per le attività di servizio uguale in tutte le regioni”.

N.b.
Per motivi di spazio il rimanente del primo punto verrà discusso nell’articolo successivo.