“Gli sdraiati” di Michele Serra (Feltrinelli)


di: Giovanni Proietta

ImmagineCos’è “Gli sdraiati” di Michele Serra? Un racconto spurio colpevole di bellezza. Se le recensioni dovessero arrestarsi sulla soglia delle sei parole, saremmo a cavallo. La tentazione forte è di proseguire prendendo subito le distanze dal ritratto della nostra generazione (a parlare è un ventitreenne) presentatoci da Michele Serra. Delle amebe sdraiate, senza un futuro che non sia la ripetizione eterna di un presente di precarietà, appeso ad oggetti e luoghi inutili e labili. Finiremmo così per essere noi i colpevoli, di snobismo stavolta, quando l’analisi di Serra fotografa bene molti dei nostri reali difetti, senza generalizzare mai. La narrazione mescola sapientemente riflessioni saggistiche con il racconto di un padre alla ricerca del tempo perduto da lui e da suo figlio per dare un senso a quella catena di cui si sente l’ultimo anello. Una distinzione ontologica tra ciò che è stato e le generazioni protagoniste del futuro, per la prima volta perdenti, offuscate da una schiera di anziani che vive del proprio ricatto anagrafico.

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L’amaca di Michele Serra del 30/01/2014


amaca
“Leggendo i commenti più o meno autorevoli e tentando di ricavarne una media, il sedicente Italicum parrebbe meglio del Porcellum, ma con almeno un paio di gravi difetti: più o meno gravi, i difetti, a seconda che chi li misura veda favorita o sfavorita dai nuovi meccanismi elettorali la propria parrocchia. Come è umano che sia.
Ma al netto di ogni discussione l’Italicum, qualora arrivasse in porto, avrebbe una caratteristica decisamente unica, e alla luce del recente passato addirittura straordinaria: quella di esistere. Vorrei ricordare a tutti, per primo a me stesso, gli anni scialati attorno al nulla, con il povero Giachetti a digiunare e tutti gli altri a maledirlo, quel nulla, come prova provata di inettitudine politica, quando non di boicottaggio mascherato. E ciascuno di questi anni introdotto dal solenne e comune impegno a fare urgentemente una nuova legge elettorale, tanto ributtante era quella in vigore. Non serve essere renziani o antirenziani per cogliere, se l’Italicum arriva in porto, il nocciolo della questione: ci ha messo un mese a fare quello che gli altri non sono riusciti a fare in cinque o sei anni.”

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