Della credibilità di un politico


di Gianluca Popolla

Prima di parlare di programmi, i politici dovrebbero avere la buona abitudine di spiegare ai cittadini sulla base di quali motivi questi debbano credere che l’insieme di parole da loro scritte su un pezzo di carta possano diventare realtà in un futuro prossimo.
Se così non fosse vincerebbe sempre lo scrittore, o il retore, che il politico.
E infatti proveniamo da 20 anni di promesse così a livello locale, così a livello nazionale.

Prima solo di proferire la parola programma, si dovrebbe parlare di credibilità: l’insieme di atti concreti e passati per cui il cittadino possa aver fiducia a buon ragione in quella persona candidatasi ad amministrare la sua comunità, a prendere scelte decisive per il suo futuro, a segnare irrimediabilmente il futuro dei loro figli.

Concordo in parte con chi parla di falsità dei talk-show: tante parole, magari vere, magari false, ma di cui pochi possono avere cognizione concreta.
Non che non vi si debba partecipare, intendiamoci, ma bisognerebbe indagare nel profondo di ciò che si è già fatto e prenderlo come base di partenza per dire ciò che si farà, un esempio: se A afferma di essere per la riduzione dei parlamentari ma in Parlamento ha già votato contro di essa, la sua proposta seppur apprezzabile è da considerarsi mistificazione, demagogia per attrarre.

Visto il dibattito, privo di contenuti o di checkfacting, e la mia scelta di sostenere con i ragazzi del comitato RinoGaetano di Ceccano per Matteo Renzi, mi pronuncerò nel prossimo articolo sulla credibilità del candidato alle primarie del centrosinistra esaminando il percorso politico da lui intrapreso nel concreto nella città di cui è Sindaco da ben 4 anni: Firenze.

Una bella sfida, nel periodo di minore credibilità della politica, nella convinzione che fare politica, rimanga un’attività dall’elevato contenuto morale, e che sia necessario distinguere chi ne applica alla lettera il contenuto e chi invece se ne dissocia impunemente.

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Programma di Matteo Renzi: l’Europa dal basso (punto2)


 

In una fase nella quale è necessario assumere decisioni di portata storica sul futuro dell’Europa, però, è necessario che le istituzioni europee godano della piena legittimazione democratica che solo un governo politico, scelto dai cittadini, può garantire, sulla linea di quello che avevano immaginato i padri fondatori.

Per superare la crisi ci vuole più Europa, non meno Europa.

L’idea di poter costruire l’Europa dall’alto, attraverso meccanismi di natura puramente tecnocratica si è rivelata un’illusione.

a. Istituzioni europee al servizio della stabilità e della crescita.
L’euro ha mostrato altri elementi di fragilità. Il primo è la mancanza di un sistema finanziario e bancario integrato. A farne le spese sono stati i contribuenti.
Per far fronte a questo problema la Commissione europea ha proposto l’integrazione della vigilanza europea presso la BCE.  Ma anche questo non basta.
Ci vuole anche un sistema integrato di risoluzione delle crisi bancarie, a livello di unione monetaria,che riduca i costi per i contribuenti derivanti dalle crisi bancarie e favorisca soluzioni più efficienti e di mercato. Altrimenti saranno sempre i più deboli a pagare.

Il fondo salva-stati (EFSF/ESM) non ha una dimensione sufficiente.
Bisogna dunque lavorare su un sistema di assicurazione reciproca, che in ultima istanza può sfociare su titoli di debito comuni (Eurobond), la cui emissione sia soggetta a vincoli comunitari e venga svolta da un’agenzia del debito europea.

b. Un nuovo modello di integrazione: fare gli europei.
Bisogna riportare una vocazione europea nella cooperazione politica tra i paesi membri, ponendo obiettivi di unificazione politici di lungo periodo e individuando un percorso istituzionale che conduca:
1. all’elezione diretta da parte dei cittadini europei di una figura che sommi le cariche di Presidente della Commissione e di Presidente del Consiglio europeo;
2. alla piena iniziativa di legge per i componenti del Parlamento europeo e alla sua sua riforma in senso bicamerale;
3. ad una vera politica estera e di difesa comune.

 Il progetto che ha dato i migliori risultati, contribuendo un vero spirito europeo negli oltre tre milioni di studenti che ne hanno beneficiato in un quarto di secolo è il programma Erasmus. E’ su quella falsariga che bisogna proseguire, se vogliamo davvero arrivare a una vera integrazione dei popoli. Non nel corso di una legislatura, certo, ma di una generazione.

4. Investire sul capitale umano: un quarto degli studenti all’università siano di altri paesi europei.
Proponiamo che l’Unione Europea finanzi un nuovo programma di mobilità internazionale, molto più ambizioso di quelli attualmente in essere, con borse di studio e prestiti sull’onore, che consenta al 25% degli studenti di ciascun paese di studiare in un’università di un altro paese UE.

5. Un servizio civile europeo. 6 mesi, su base volontaria, per aiutare a costruire la nuova società europea sul modello della proposta avanzata da Daniel Cohn- Bendit e da Ulrich Beck.

6. L’Europa del lavoro e dei diritti. L’Europa deve porsi la questione di come venire incontro ai problemi di milioni di disoccupati, soprattutto giovanili. Ciò non significa che tutti i problemi possano essere affrontati a quel livello, ma che è giunto il momento di dar vita a un progetto comune, in grado di integrare le politiche del lavoro talvolta inadeguate e inefficienti che vengono messe in atto in alcuni paesi. E’ necessario rifinanziare e ridefinire in modo più incisivo gli interventi del Fondo Sociale Europeo.

Il programma di Matteo Renzi: Riforma dei partiti e delle istituzioni (punto1.2)


 

 

di Gianluca Popolla

ImmagineOggi, descriverò una parte importante del programma di Matteo Renzi: la riforma dei partiti e delle istituzioni, da tempo al centro di un grande dibattito senza che ad esso sia seguito un completo e radicale progetto di riforma, nonostante gli scandali che imperversano ormai quotidianamente il mondo politico-istituzionale.

Emerge la proposta di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti o, in alternativa una drastica riduzione dello stesso “condizionandolo al fatto che i partiti abbiano statuti democratici, riconoscano effettivi diritti di partecipazione ai propri iscritti e selezionino i candidati alle cariche istituzionali più importanti con le primarie.”, nonché favorendo il finanziamento privato tramite il 5 per mille o donazioni private che siano effettuate “in maniera trasparente, tracciabile e pubblica.”

Riguardo l’assetto istituzionale l’attuale sindaco di Firenze afferma: “ Diamo responsabilità effettive dove servono, a chi le può esercitare sotto l’impulso e il controllo dei cittadini: al governo centrale, alle regioni e ai sindaci.”, valorizzando i principi della “sussidiarietà e chiarezza delle responsabilità” senza trattare in modo fumoso ed ideologico il tema del decentramento istituzionale.

Bisogna continuare nel percorso di aggregazione degli enti intermedi, con l’obiettivo di una drastica riduzione delle province e di eliminare le strutture inutili gravanti sulla spesa dello stato; si ritiene inoltre, “necessaria”, la riforma del Patto di Stabilità premiando quei “Comuni virtuosi che hanno i conti a posto e vogliono investire sul loro futuro.”

In questo e nel precedente articolo sono presenti i contenuti del punto 1 del programma di Matteo Renzi, scaricabile in Pdf sul sito www.matteorenzi.it, dal nome “Ritrovare la democrazia”.

Su FACEBOOK è in corso un sondaggio sul vostro candidato preferito per le primarie del centrosinistra al link: https://www.facebook.com/?sk=question&id=4145717733367&post_id=4218224225984&qa_ref=qd per adesso in vantaggio Bersani con più di 900 votanti.

Frase del giorno: “Non sono d’accordo con te ma farò del tutto affinchè tu possa dirlo”.

 

Primarie Pd: Il programma di Matteo Renzi-Introduzione


di Gianluca Popolla

Rottamazione si, rottamazione no.
Berluschino o progressista?
Nuovo che avanza o solo di facciata?

Vista la diversità di opinioni in merito, ho deciso di condividere sul blog delle parti del programma del Sindaco di Firenze Matteo Renzi che da poco ha ufficializzato la sua candidatura alle primarie del Centrosinistra per la selezione del candidato alle elezioni politiche che si svolgeranno nella primavera del 2013.

Questo nella speranza che una sana discussione sui programmi possa riportare il confronto politico a livelli di contenuti sostanziali e non di slogan, notizie contingenti o dei falsi miti della becera anti-politica, del qualunquismo di facile applicazione ma scevro di soluzioni per i problemi del paese.

Se nel passato personaggi privi di contenuti hanno stretto lo scettro del potere politico, il motivo consta proprio nella mancanza di una discussione politica trascendente i compartimenti stagni e le poco impegnative frasi da bar: far parte dell’elettorato attivo non significa essere ultras, non significa conservare vita natural durante una tessera di partito senza possibilità di cambiare opinione.

Alle prossime puntate allora, con l’augurio che sia una sana discussione..

Qui il sondaggio sulle primarie: Immagine

https://www.facebook.com/questions/4145717733367/

Per adesso dopo 830 voti, lieve vantaggio di Bersani..