Il muro del pianto. Chi non vuole il registro dei tumori a Ceccano


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Consiglio comunale di Ceccano, 14 maggio 2013. Una brutta pagina resterà indelebile nel piccolo libro gretto della politica ceccanese. Tre punti all’ordine del giorno: interrogazioni, interpellanze e mozioni (il solito), “nomina rappresentanti del consiglio comunale nel Comitato di Gestione del Centro Sociale Anziani” e, attenzione, “Adesione all’Associazione Franco Costanzo per l’istituzione del Registro dei Tumori”.

 In una valle martirizzata da questo male ci si aspetterebbe dai politici perlomeno un briciolo di sensibilità, magari unita a quel poco di memoria utile a ricordarsi di quando, giusto un anno fa, sventolavano  la bandiera elettorale della percentuale di malati autoproclamandosi paladini unici riconosciuti di questa battaglia. Martedì è stato il giorno della vergogna per molti di loro, per i quali grideranno vendetta tutti coloro che ritengono l’istituzione di un registro di tumori una cosa seria. L’unica colpa di questa buona causa è di essere finita nel punto sbagliato della vita di questa amministrazione, soggiogata dalla politica insignificante e infantile di coloro per i quali alzarsi dalla sedia è la migliore manifestazione del proprio pensiero politico. Da un lato una maggioranza sfilacciata a tal punto da non vedere la drammaticità di questa mancanza, dall’altro un’opposizione incapace di interpretare il proprio ruolo in maniera tattica, intelligente, seria,  la lungimiranza politica non può che alzare le mani di fronte a una tecnica così sottile,  acuta e geniale da farci capitolare per manifesta inferiorità: mettere in difficoltà l’avversario, è questa l’idea bomba. Giulio Cesare e Napoleone al confronto giocavano con i Lego. Morale della favola: soffocata dai tatticismi muore di tumore la buona politica. Ne danno il triste annuncio quanti ancora ci sperano.

G. P.

P.S.: Queste poche parole segnano la spazio di uno sdegno personale. Altre, che troverete qui, raccontano meglio come è andata questa giornata particolare, e forse di straordinaria follia.

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