Sentinelle in piedi…

DIstrazione


Che domani, se venisse approvato il ddl Scalfarotto, la libertà d’espressione sarà fortemente a rischio lo conferma il fatto che già oggi, per il solo fatto di stare fermi e in silenzio, si viene accusati di omofobia. E mentre le Sentinelle in Piedi scendono in questo fine settimana in quattro piazze italiane per dire no a questo disegno di legge, a Bergamo e Cremona sono state organizzate due contro-manifestazioni in cui le Sentinelle in Piedi sono presentate come movimento omofobo o ancora omofobi di nuova generazione. Sta dunque succedendo esattamente quello che le Sentinelle in Piedi vanno denunciando da mesi con la loro presenza silenziosa nelle piazze.

Presentato come necessario per fermare atti di violenza nei confronti di persone con tendenze omosessuali, il ddl Scalfarotto, già approvato dalla Camera e ora al vaglio del Senato,  è invece incostituzionale in quanto non specifica cosa si intenda per omofobia e dunque potrebbe essere denunciato, e rischiare fino a un anno e mezzo di carcere, chiunque si dica contrario alle adozioni da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso o sostenga che la famiglia sia fondata sull’unione tra un uomo e una donna.  

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Ritti, silenti, con un libro in mano simbolo di formazione continua, vigiliamo sulla realtà, su chi legifera e chiediamo che la libertà d’espressione, sancita anche dalla Costituzione, non venga messa in discussione da un da una testo che è un capolavoro di ambiguità. Il provvedimento in discussione è infatti un compromesso fatto da un lato per far credere che chiunque possa divulgare le proprie idee se si agisce all’interno di un’associazione – tramite il famoso emendamento Gitti- , e dall’altro per tranquillizzare la lobby gay poiché le opinioni contrarie potranno essere espresse soltanto a porte chiuse, e dunque solo all’interno di partiti, associazioni o organizzazioni religiose.

Negli ultimi giorni in risposta ai nostri appuntamenti nelle piazze a Bergamo e a Cremona sono state organizzate due contro manifestazioni dal titolo “Rompiamo il silenzio”, poiché il solo fatto di opporsi silenziosamente ad un disegno di legge viene considerato omofobia. Questo non è che la conferma di quello che andiamo denunciando da mesi: se l’omofobia non è definita, qualunque cosa detta può essere considerata arbitrariamente come omofoba. E se oggi il solo stare fermi in silenzio è considerato atto omofobo, cosa succederà domani se la legge passerà?

Per leggere l’articolo integrale vai su: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-sentinelle-in-quattro-piazze-italiane-8237.htm

Per chi volesse avere notizie sulle Sentinelle in Piedi vada su: http://sentinelleinpiedi.it/

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Libertà? Sub lege – quei pareri insostenibili


Ognuno può dire quello che vuole?
No, secondo me, e non solo.
Se, da un lato, la nostra libertà di espressione è garantita nei limiti della libertà altrui secondo la morale o più semplicemente l’educazione, dall’altro, esiste uno scoglio duro che non è opinabile, il diritto, la legge, che tutti sono tenuti a rispettare indipendentemente dal loro parere in merito. Se tutti i pareri avessero ragione di esistere, ognuno avrebbe “il diritto” di dire quello che vuole (attenti anarchici, vale anche per gli altri) e avrebbe ragione di farlo. Nell’oceano dei pareri singolari, si pone un cardine fondamentale che tutti (anarchici, assassini, ladri e truffatori) siamo tenuti a rispettare, il testo della nostra tanto odiata Costituzione.
Seguendo un dibattito su Facebook (toni esclusi) tra gli amici Enrico e Riccardo, non ho potuto fare a meno, di cercare la XIIesima delle Disposizioni transitorie e finali, che, al giorno d’oggi, vale per entrambi, d’accordo o meno: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Aspettate che porti avanti il discorso e non giungete a conclusioni affrettate se siete intelligenti.
Naturalmente un testo di 139 articoli e 18 disposizioni, come potete capire, non è capace di dire tutto sulla legge; sulla Costituzione, per esempio, non c’è scritto altro in merito, ma come essa stessa prevede, nei giorni seguenti al 1 gennaio 1948, data della sua entrata in vigore, sarà scritto altro e così è stato.

Legge 20 giugno 1952, n. 645(http://www.miolegale.it/normativa/117-Legge-Scelba-l-645-1952-partito-fascista.html)
Art. 4 – Apologia del fascismo
Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità ideate nell’art. 1 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000. .
Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni .
La pena è della reclusione da due a cinque anni e della multa da 1.000.000 a 4.000.000 di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti è commesso con il mezzo della stampa.
La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’art. 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale, per usi periodo di cinque anni.


Perdonerete i riferimenti in lire e non in euro, ma sta di fatto che parlare bene del Fascismo è un reato e questo non lo dice Giovanni Proietta, ma la legge italiana. Altro discorso si potrebbe fare sui limiti del reato di apologia fascista ma non spetta a noi, bensì alla Corte Costituzionale che si è già espressa in materia, proprio dopo l’entrata in vigore della legge con sentenza del 16 gennaio 1957 connettendo più espressamente il citato comma 4 con la ricostituzione del partito fascista.
Ma a me non interessa approfondire, voglio piuttosto ribadire che non intendo accusare Enrico di reato di apologia fascista non tanto perché io non sia in disaccordo con quello che dice, anzi, quanto nel fatto che non sono legittimato a farlo perché credo nella ragione e nelle persona. La provocazione che lancio ad Enrico e a Riccardo, la lancio a tutti : E’ davvero un bene che, non tutti possano dire e fare quello che vogliono? Perché? E’ lecito che ci siano pilastri in discutibili a garanzia delle nostre libertà?
Secondo voi?
Giovanni Proietta

P.S: per poter parlare ed allo stesso tempo ascoltare bisogna fare un passo indietro, non credete?