“Gli sdraiati” di Michele Serra (Feltrinelli)


di: Giovanni Proietta

ImmagineCos’è “Gli sdraiati” di Michele Serra? Un racconto spurio colpevole di bellezza. Se le recensioni dovessero arrestarsi sulla soglia delle sei parole, saremmo a cavallo. La tentazione forte è di proseguire prendendo subito le distanze dal ritratto della nostra generazione (a parlare è un ventitreenne) presentatoci da Michele Serra. Delle amebe sdraiate, senza un futuro che non sia la ripetizione eterna di un presente di precarietà, appeso ad oggetti e luoghi inutili e labili. Finiremmo così per essere noi i colpevoli, di snobismo stavolta, quando l’analisi di Serra fotografa bene molti dei nostri reali difetti, senza generalizzare mai. La narrazione mescola sapientemente riflessioni saggistiche con il racconto di un padre alla ricerca del tempo perduto da lui e da suo figlio per dare un senso a quella catena di cui si sente l’ultimo anello. Una distinzione ontologica tra ciò che è stato e le generazioni protagoniste del futuro, per la prima volta perdenti, offuscate da una schiera di anziani che vive del proprio ricatto anagrafico.

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Una proposta per la politica under 30, di Giovanni Proietta


Ho avuto modo di notare che, nelle prossime elezioni comunali a Ceccano, moltissimi ragazzi, come me e Gianluca che da anni portiamo avanti le nostre quotidiane battaglie, sono candidati in ogni lista, per cause diverse.

Ammettere un dato del genere, senza passare al momento della riflessione, è inutile e forse dimostra che molti di quei giovani sono cartine di tornasole e belle speranze. D’altra parte, non è escluso che la passione politica possa venir fuori come un virus, fulminante, allo scoccare delle elezioni: la miglior politica, scriveva Immanuel Kant, è l’onestà (quella intellettuale, per esempio).

Nella speranza che la prognosi sia prolungata, qualcuno teme si tratti di un banale raffreddore, stagionale. Mentre scopriamo se i nostri timori sono fondati (è ancora presto per dirlo) io e Gianluca non abbiamo bisogno delle elezioni (così come non ne abbiamo avuto bisogno in passato) per affermare la nostra attività politica che va avanti, senza punti di discontinuità, dal lontano settembre 2009 quando, insieme ad e Enrico Martella e i suoi ragazzi, varcammo le soglie di Castel Sindici per affermare le nostre idee e la passione che ci anima.

La crisi economica sembrava essersi appena placata, Berlusconi avrebbe dovuto governare fino al 2013 e il nord Africa riposava tranquillo, ma fare politica non era ancora di moda, nel 2009. Era un’idea per qualche sognatore idealista “la democrazia” e portare venti ragazzi (per la maggior parte minorenni) a manifestare perché il loro fiume fosse pulito, persino un’utopia. Adesso che Ceccano sembra essere diventata meta favorita dei big del PD sembrano tutti più belli e fare politica è diventata un’arte di cui vantarsi.

Noi saremmo destinati al ruolo di brutti e cattivi, cornuti e mazziati, fuori tempo e fuori luogo, combattenti per una causa perdente. Noi tutto, noi niente, come nell’Avvelenata di Guccini. Non ci stiamo. Combattiamo da anni per una causa così nobile che non può essere lasciata in pasto ai nuovi teologi della politica ceccanese, introdotti nella difficile scienza della difesa degli indifendibili, capaci solo di spirito di parte e becera mentalità elettorale. Gente che vede prima i voti, poi le persone. Prima le elezioni, poi la politica. Individui che sanno calcolare il potere dei loro numeri, dati alla mano.

Le premesse sono ardenti ma la conclusione sarà dolce. In qualità di candidato under 30 della lista Ceccano 2012, vi sfido ad avere un confronto pubblico, parlando di politica, della vostra visione della galassia “giovani di Ceccano”.

Ci state?
Giovanni Proietta

Credeteci: potete decidere del vostro destino..


Se tre anni fa ci avessero raccontato che avremmo raggiunto questi risultati, avremmo riso per giorni, ma la realtà sta superando i sogni.
Quattordicimila visite totalizzate per centoquarantotto articoli scritti, alla luce del rapporto annuale 2011.

Tutto questo nasce da un piccolo gesto: aprire un blog per mettere “nero su bianco” le nostre idee prima sul Liceo e poi su Ceccano, sull’Italia sino ad arrivare ai massimi sistemi, seguendo l’esortazione del professor Alviti primo motore immobile di Cogitanscribens.

Ringrazio, e non smetterò mai di farlo, Giovanni per aver creato quest’opportunità di espressione ormai parte integrante delle nostre vite: un piccolo sogno quotidiano che invito a sostenere con la stessa volontà d’inizio percorso.

Un sogno, una sfida continua, una missione: manifestare e diffondere un’idea al giorno d’oggi equivale a voler incidere più che mai sulle vite nostre nonchè dei nostri figli.

Non siamo politici di “professione”, nè tuttologi, ma ragazzi che vivono in cerca di significato e di significare: vogliamo dimostrare che ciascuno può conquistare spazio nella società in base al merito ed alle idee.

Esse hanno lo straordinario effetto di migliorarci e di migliorare chi ci circonda, in un solidale e reciproco progresso spirituale e materiale.

Se saremo capaci di fondare la nostra comunità sulle idee, sul confronto costruttivo e mai manicheo avremo ottimi risultati: premieremo il merito ed escluderemo la raccomandazione, favoriremo l’obiettività nel giudizio di valore ed escluderemo le ideologie.

Non vi chiederemo mai di credere che basti una persona per cambiare il mondo, vi chiediamo (e ci chiediamo) di credere in voi, nella vostra capacità di decidere del destino vostro e della vostra comunità.

Siamo qui, sempre qui, per tutti noi.

Grazie di aver dedicato parte del vostro tempo nell’accogliere le idee ivi proposte.
Gianluca Popolla

Quando la mancanza di senso uccide


di: GiPì

E’ tardi e dovresti uscire, passare ad altro ma hai appena sentito una notizia che ti ha colpito e la tua umanità ridesta la vena giornalistica che dormiva da un po’ per rendere partecipe qualcun’altro della tua rabbia, del tuo sdegno.
Nel quartiere multietnico di Torpignattara vive la famiglia di Zhou Zeng, cinese, 31 anni. Hanno un bar, il “New Cedrick”, sulla Casilina e anche questa sera l’hanno chiuso, a fine giornata, per tornare a casa. Sono in tre, oltre a sua moglie c’è sua figlia, nove mesi di vita in questo mondo cinico e disumano, lui la tiene in braccio. Vicini al portone di casa, vedono farsi avanti una coppia su uno scooter. Li hanno pedinati, quei due cercano l’incasso della giornata, circa tremila euro, nella borsa di lei. La feriscono con un taglierino, gridano qualcosa come “Vi ammazzo come cani!”, ma i due non mollano, i soldi restano nelle tasche del giubbino di Zhou Zeng.
Parte un colpo, un solo maledettissimo colpo, attraversa la fronte della bambina e si ferma nel cuore di suo padre. Lui muore sul colpo, la piccola in ambulanza. Poi iniziano i commenti la tragedia, le promesse della politica e i giudizi personali, poi inizia il dibattito, i discorsi da bar, le opinioni, ma quella storia resta. Una famiglia spezzata dalla follia omicida, insensata di due sconosciuti. E la vita perde di senso, ci ritroviamo di nuovo a chiederci perchè questo debba accadere, perché ciò debba essere così privo di senso e non ci resta che batterci nell’oceano della Peste collettiva, come il Dottor Rieux nato dalla penna di Albert Camus cercando di abbattere la mancanza di senso con la ferocia delle nostre battaglie, quella per un mondo più giusto, più equo, migliore. Per evitare di vivere in un mondo come questo non possiamo che sperare di costruire un altro mondo dove i valori che riteniamo degni delle nostre vite, siano rispettati come i capisaldi di una nuova umanità.

“Miracolo a Milano”, al Nestor


http://www.facebook.com/events/262974490416573/

E’ sempre meno raro, e questo ci lascia ben sperare, che la provincia di Frosinone offra ai suoi cittadini qualche occasione di svago culturale di livello. Sulla scia di una serie di proiezioni gratuite di film del regista nostro conterraneo Vittorio de Sica, si colloca, a seguito dell’apertura di un’ottima rassegna monografica aperta con un convegno svoltosi qualche settimana fa, uno dei capolavori del Neorealismo italiano, “Miracolo a Milano”, film del 1951.  Non lasceremo certo sfuggire occasioni come questa di poter vedere sul grande schermo come solo i nostri cugini di qualche decennio fa potevano film che hanno contribuito a fare del nostro Paese uno dei passaggi inevitabili della letteratura cinematografica mondiale. “Miracolo a Milano”, per essere brevi e lasciare al film il suo compito, è la storia dell’Italia sempre povera ma felice, che ha saputo trovare nei suoi sogni la ragione del proprio cammino. Siete tutti invitati a partecipare all’evento, caldamente consigliato dal sottoscritto.

Giovanni Proietta

Il fine giustifica i mezzi-Riflettendo su Facebook


Quando Mark Zuckengerb, giovane studente di Harvard appena diciannovenne, creò Facebook, non aveva la più pallida idea di come una semplice piattaforma di social-networking, si sarebbe poi trasformata in una dimensione parallela fondamentale della vita comunicativa moderna. Dove  Dio, la propria Nazione, la propria classe, erano state le uniche istituzioni garanti di identità per l’uomo, ora campeggia in bella mostra la propria vita internautica.

Facebook diventa, anche troppo spesso, il luogo dove trasferire una parte di sé, dove poter esistere ed urlare la propria identità in quel coro stonato che è la società di massa di oggi, dove vince chi urla di più.

Facebook diventa un amico, con cui condividere pensieri, dove l’affermazione della propria individualità è resa più semplice, tale da oltrepassare il velo di timidezza che cela un’adolescenza normale, un posto dove si possa decidere di essere quello che si vorrebbe essere nella vita quotidiana, un’illusione più che un sogno che talvolta sa regalare speranze.

Stare una settimana lontana da Facebook mi ha fatto male, direte? In effetti il mio lessico è andato oltre l’umana comprensione e così la mia mente ha cominciato a funzionare, causa, forse, della scomparsa dipendenza dal popolare social network. Ebbene si, non si vive di solo Facebook, sarebbe questa la tanto osannata conclusione che molti vorrebbero veder uscire dalla mia tastiera ma (e mi dispiace deluderli) la mia riflessione non è stata affatto negativa: ha, piuttosto, ridimensionato entro i giusti confini quello che è un ottimo mezzo di comunicazione.

Se oggi siamo arrivati dove siamo arrivati è perché abbiamo elaborato un sistema di comunicazione (e di collaborazione) con i nostri simili: quel linguaggio che in tanti manuali di biologia sembra doverci dividere dagli animali. Questo bisogno umano elementare rende necessaria la vita in comunità,primo luogo di relazione, di confronto con i simili. L’appartenenza ci regala un’identità senza la quale nessun uomo esiste veramente. Anche chi afferma di essere veramente se stesso, è se stesso proprio nella misura in cui non è come gli altri e obbedisce, più meno coscientemente, ad un universo di valori che gli è stato trasmesso. Essere umani significa essere umanizzati, introdotti, cioè, nella comunità umana, l’unica dalla quale a nessuno di noi, è dato di sfuggire, originali e conformisti e persino i più radicali scioperanti contro il sistema. Insomma: l’uomo ha bisogno degli altri, di appoggiarsi agli altri, per stare meglio e capire se stesso, ed è per questo che si rivolge ad una comunità pronta a donargli senza tanti convenevoli un’identità e soprattutto tanti “Amici”, tutti uniti in una finta valle di Giosafat.

Il senso di questo infinito abbraccio virtuale risiede proprio nella sua natura di mezzo di comunicazione che, in quanto tale, ha il potere di diventare un pericoloso quanto intrigante giocattolo nelle mani di chi non sa farne il giusto uso . “Da grandi poteri derivano grandi reponsabilità” ricordava Zio Ben al suo eroico nipote e se da un lato è vero che le potenzialità di Facebook sono indiscutibili(avreste mai pensato qualche anno fa che fosse possibile diffondere così tante informazioni in un campo così esteso?), è vero anche che questo social-network può diventare “curiosare qua e là”, cercare, trovare, entrare nell’intimità delle persone, ma si tratta di un gioco a carte scoperte, dove chi si siede al tavolo deve conoscere bene le regole per evitare di essere travolto da perdite irrecuperabili. Ognuno punta la sua quota sul panno verde, può decidere se vedere o essere “visto” e lo accetta. Ognuno è responsabile della propria partita.

Vi aspetterete un finale tragico , ma i toni di questo articolo non hanno rispettato le mie aspettative; come al solito prendo poco sul serio le cose importanti e analizzo a fondo cose apparentemente banali, volevo fare un articolo e ho scritto un mezzo saggio, pazienza, sarà per un’altra volta.

Dicevo? Concludo: il fine giustifica i mezzi.

Intelligenti pauca

Giovanni Proietta