Della credibilità di un politico


di Gianluca Popolla

Prima di parlare di programmi, i politici dovrebbero avere la buona abitudine di spiegare ai cittadini sulla base di quali motivi questi debbano credere che l’insieme di parole da loro scritte su un pezzo di carta possano diventare realtà in un futuro prossimo.
Se così non fosse vincerebbe sempre lo scrittore, o il retore, che il politico.
E infatti proveniamo da 20 anni di promesse così a livello locale, così a livello nazionale.

Prima solo di proferire la parola programma, si dovrebbe parlare di credibilità: l’insieme di atti concreti e passati per cui il cittadino possa aver fiducia a buon ragione in quella persona candidatasi ad amministrare la sua comunità, a prendere scelte decisive per il suo futuro, a segnare irrimediabilmente il futuro dei loro figli.

Concordo in parte con chi parla di falsità dei talk-show: tante parole, magari vere, magari false, ma di cui pochi possono avere cognizione concreta.
Non che non vi si debba partecipare, intendiamoci, ma bisognerebbe indagare nel profondo di ciò che si è già fatto e prenderlo come base di partenza per dire ciò che si farà, un esempio: se A afferma di essere per la riduzione dei parlamentari ma in Parlamento ha già votato contro di essa, la sua proposta seppur apprezzabile è da considerarsi mistificazione, demagogia per attrarre.

Visto il dibattito, privo di contenuti o di checkfacting, e la mia scelta di sostenere con i ragazzi del comitato RinoGaetano di Ceccano per Matteo Renzi, mi pronuncerò nel prossimo articolo sulla credibilità del candidato alle primarie del centrosinistra esaminando il percorso politico da lui intrapreso nel concreto nella città di cui è Sindaco da ben 4 anni: Firenze.

Una bella sfida, nel periodo di minore credibilità della politica, nella convinzione che fare politica, rimanga un’attività dall’elevato contenuto morale, e che sia necessario distinguere chi ne applica alla lettera il contenuto e chi invece se ne dissocia impunemente.

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Diario di bordo: Storia della mia esperienza elettorale..


di Gianluca Popolla

Il bello di questi giorni è che, nonostante la candidatura, non devo sforzarmi di compiere attività diverse da quelle che quotidianamente ho svolto sino ad ora da quasi quattro anni a questa parte
: scrivere un articolo, magari due al giorno; discutere di politica dal vivo o sui social network, controllare il sito ed eventualmente rispondere a chi richieda maggiori informazioni o confrontarmi con chi esponga tesi contrarie da quelle esposte nell’articolo.

Di sicuro gli incontri di questi giorni sono più intensi, se vogliamo meno disinteressati, ma fanno sempre parte di una routine che la mia passione per la politica ha fatto rimanere sempre intatta, un punto fermo della mia persona;
un motivo di scherno per alcuni, un motivo di orgoglio per altri, un dovere per me.

Ho iniziato ad impegnarmi per la mia città, lo si può fare anche con le idee o semplicemente esprimendo un’opinione su un tema di interesse pubblico, per un semplice motivo: evitare che si ripetano o almeno si attenuino le sofferenze che, nel mio piccolo, di giorno in giorno mi affliggono: fare del tutto affinché nessun altro si ritrovi davanti gli stessi ostacoli che a fatica ho dovuto superare o che mi hanno impedito di raggiungere obiettivi, sogni.

Uscire un sabato a Ceccano, non ritrovarsi nella spiacevole situazione di inutile vagabondaggio nella città, praticare uno sport liberamente, avere uno spazio verde in cui portare un figlio, un nipote o nel quale egoisticamente rilassarsi, vivere in un ambiente sano in cui l’inquinamento non metta a rischio la vita dei tuoi famigliari: tutte cose che oggi un ceccanese non può fare, me compreso.

Sono convinto del fatto che molti dei miei coetanei pensano che l’ambizione mi spinga in proclama o dichiarazioni degne del classico  figlio di papà: quello che mi divide tra questo e l’essere figlio delle mie idee sarà l’impegno che metterò per contribuire al nostro futuro, ma senza il loro aiuto la Ceccano del domani sarà lo specchio del presente.. 

Il mio unico successo, ragazzi, sarà la vostra partecipazione attiva, quindi informata e disinteressata..

Il Festival di San Remo ceccanese….


di Gizzi Pierfrancesco

Si cercherà di creare una dolce ironia sul periodo pre-elettorale ceccanese spero vi possa divertire ma allo stesso tempo far pensare, almeno un pò.

Iniziamo il nostro show con la vincitrice quest’anno del Festival:

Non è l’inferno, ma non comprendo…(Emma)

A due anni dalle elezioni amministrative comunali di Ceccano, i motori della politica ceccanese cominciano a riscaldarsi. Il semaforo verde è ancora tardo a lampeggiare, quindi prepariamoci meglio che possiamo; che vinca il migliore.
Si cominciano ad attaccare manifesti in giro per Ceccano consumando inchiostro e carta a go-go al fine di presentare, e far così conoscere, i “nuovi” candidati…aspettate!! Ma sono sempre gli stessi!! In poche parole mi state dicendo che si sta ricandidando la stessa gente e nonostante questo vengono attaccati anche i manifesti?? A che pro?? Oramai i cittadini vi conoscono a memoria; c’è forse qualche cambio di simbolo ma il “Campione” è sempre lo stesso. Cara Emma di certo non sarà l’inferno ma, come dici bene tu, <<non lo comprendo>>.

Son solo parole, le nostre sono solo parole…(Noemi)

Vabbè cara Noemi, se tu componi canzoni così prima delle elezioni politiche, tagli lavoro a critici, letterati e comici. Che cosa posso dire? Sono solo parole. In questa Italia così troppo politicizzata dai partiti (e non dal popolo), soffriamo molto di quello che in economia viene definito <<effetto annuncio>>. Per chi non lo sapesse l’effetto annuncio non è altro che la fiducia posta in un politico, con il voto, ad una sua promessa elettorale: di questi tempi così innovativi sarebbe più facile credere, come diceva un vecchio cartone Disney, <<agli elefanti volar!>>.. Per adesso abbiamo avuto un assaggio di  promesse/sogni/utopie da parte di quasi tutti i candidati ad un, chiamiamola così, “provocazione” di un prof-blogger di cui vi linko l’indirizzo dell’articolo: http://pietroalviti.wordpress.com/?s=10+domande

Spero che questa canzone non diverrà la colonna sonora dell’elezione ceccanesi 2012 perché sennò avremo la solita situazione gattopardesca. Credo che siano solo parole, far risorgere partiti morti da anni solo per la elezioni, o pubblicare giornalini e volantini, creare blog o account per controllare/rispondere le varie discussioni internautiche. Natura non facit saltus, la natura non fa salti. Salti?? Qui più che salti si vedono veri e propri giochi acrobatici circensi.  Ripeto, per ricordare proprio a tutti, <<Sono solo parole>> pubblicare continue inchieste o articoli su Ceccano e postarli di continuo sui social network e non intervenire mai in dibattiti pubblici, o peggio ancora, non essere intervenuti prima d’ora.

E che qualunque cosa accada, noi ci vediamo a casa.. (Dolcenera)

Cari amici non voglio annoiarvi troppo ma gli ultimi avvenimenti, un po’ mi hanno sconvolto devo dirvi la verità. La forza di un partito è più forte dell’amore del proprio paese. Io ho voluto scherzarci su con quest’articolo, ma sinceramente sono molto sconsolato quando si parla di politica locale. Non voglio un “governo tecnico”, voglio un governo responsabile. Non sto mica chiedendo la luna, voglio solamente far tornare Ceccano (la nostra casa) ai suoi vecchi albori. Chi non lo vorrebbe? Nel libro di Pennacchi, Canale Mussolini, un personaggio dice sempre questa frase per spiegare il comportamento delle persone: ognuno ha le sue ragioni. Prendete e portare a casa questa frase, ragionateci su e accertatevi che le vostre ragioni siano buone prima che sia troppo tardi.

Credeteci: potete decidere del vostro destino..


Se tre anni fa ci avessero raccontato che avremmo raggiunto questi risultati, avremmo riso per giorni, ma la realtà sta superando i sogni.
Quattordicimila visite totalizzate per centoquarantotto articoli scritti, alla luce del rapporto annuale 2011.

Tutto questo nasce da un piccolo gesto: aprire un blog per mettere “nero su bianco” le nostre idee prima sul Liceo e poi su Ceccano, sull’Italia sino ad arrivare ai massimi sistemi, seguendo l’esortazione del professor Alviti primo motore immobile di Cogitanscribens.

Ringrazio, e non smetterò mai di farlo, Giovanni per aver creato quest’opportunità di espressione ormai parte integrante delle nostre vite: un piccolo sogno quotidiano che invito a sostenere con la stessa volontà d’inizio percorso.

Un sogno, una sfida continua, una missione: manifestare e diffondere un’idea al giorno d’oggi equivale a voler incidere più che mai sulle vite nostre nonchè dei nostri figli.

Non siamo politici di “professione”, nè tuttologi, ma ragazzi che vivono in cerca di significato e di significare: vogliamo dimostrare che ciascuno può conquistare spazio nella società in base al merito ed alle idee.

Esse hanno lo straordinario effetto di migliorarci e di migliorare chi ci circonda, in un solidale e reciproco progresso spirituale e materiale.

Se saremo capaci di fondare la nostra comunità sulle idee, sul confronto costruttivo e mai manicheo avremo ottimi risultati: premieremo il merito ed escluderemo la raccomandazione, favoriremo l’obiettività nel giudizio di valore ed escluderemo le ideologie.

Non vi chiederemo mai di credere che basti una persona per cambiare il mondo, vi chiediamo (e ci chiediamo) di credere in voi, nella vostra capacità di decidere del destino vostro e della vostra comunità.

Siamo qui, sempre qui, per tutti noi.

Grazie di aver dedicato parte del vostro tempo nell’accogliere le idee ivi proposte.
Gianluca Popolla

A scuola di Costituzione..


Rappresentare un gruppo, significa tutelare gli interessi di una moltitudine di persone e mediare, quindi, quegli aspetti della loro personalità che sembrano essere incompatibili: occorre fissare dei principi che garantiscano a tutti libertà individuali e sociali; il diritto a vivere libero in quanto essere umano e il diritto di professare il proprio credo, di esprimere le proprie opinioni ed anche il proprio indirizzo politico.

Non bisogna però dimenticare che l’aumentare dei diritti implica una restrizione della possibilità di goderne.

La giusta legislazione della disciplina delle libertà impone infatti che ci sia un meccanismo di bilanciamento (checks and balances) il quale in base ai criteri di ragionevolezza e proporzionalità cerca un punto di equilibrio tra i diritti e le libertà contrastanti: vale a dire che più interessi (includenti diritti e libertà) sono tra loro in conflitto e più limitazioni ad esse verranno poste.

Affascinante è il principio per il quale una norma che affermi un diritto è giudicata legittima:

-nel momento in cui garantisca l’operatività minima dei diritti confliggenti ovvero la possibilità di esercizio di un diritto e la tutela di un determinato interesse;

-inoltre dove sia accertato che non esista un altro strumento di legislazione in grado di limitare in maniera minore i suddetti diritti secondo il principio “less restrictive means”.

Meccanismi a dir poco venerandi e se pensiamo che sono stati stabiliti dai Nostri Padri Fondatori mettono in risalto la lungimiranza e la minuzia di un progetto che ancora oggi non può dirsi pienamente realizzato o meglio attuato.

Meccanismi allo stesso modo complessi e che non possono essere analizzati in maniera superficiale, come purtroppo oggi avviene sia da parte di noi cittadini che da chi dovrebbe concretamente attuarli: i politici.

Questo richiede un grande dibattito democratico, che deve trascendere le appartenenze politiche e che, arma a doppio taglio, deve definire da un lato i nostri diritti ma dall’altro i doveri a cui dobbiamo adempiere.

Un esempio concreto? Eccolo.

Nel momento in cui si parla di aborto abbiamo due diritti confliggenti: il diritto alla vita del nascituro e il diritto alla salute della donna gravida.

In questo caso è difficile stabilire una linea di confine tra comportamento legittimo ed illegittimo: sino a dove può essere tutelato il diritto alla vita del nascituro? Può essere tutelato anche nel caso di gravi rischi di salute della donna gravida?

Un conflitto difficile da dipanare che richiede delle posizioni aperte al dialogo o perlomeno non statiche su dogmi, religiosi e non, che portano all’impossibilità di un compromesso tra le parti.

Sì, compromesso, in questo caso è il termine più giusto: orribile sarebbe vedere l’aborto nelle mani dell’una e dell’altra fazione e l’alternanza di decisioni opposte porterebbe ad un fallimento poco proficuo.

Pertanto in questo caso sarebbe necessario stabilire quali misure siano universalmente o quasi riconosciute nell’ambito della questione, a grandi linee: come gli abortisti saranno d’accordo nel limitare la possibilità d’aborto in casi di stretta necessità, cosi gli anti-abortisti daranno il consenso ad una norma che fissi dei casi-limite nei quali è consentito abortire.

Non solo affermare i principi da seguire, ma definirli, stabilire i limiti della loro portata certficandone così la validità: è questo l’obiettivo della nostra Costituzione.

E sarebbe giusto secondo me, visto lo stato in cui vige la nostra nazione, insegnarLa nelle scuole: dalle elementari alle superiori, che sono i luoghi dove maggiormente vengono indottrinati molti ragazzi che la Costituzione non sanno nemmeno cosa sia…

Chi sta dalla mia parte?

Gianluca  Popolla

un progetto Comune


Quanto costa condividere un progetto ?

Sicuramente molto, soprattutto se a condividerlo sono persone di vedute politiche ben differenti se non opposte, almeno a livello nazionale.

Molte persone, tra cui anche nostri amici, credono davvero nella nostra strumentalizzazione ed altri pur non credendo a questa teoria, più che surreale direi, creano delle barriere invalicabili davanti all’effettiva volontà di agire per migliorare la nostra Ceccano, per farci sentire.

Molti, troppi rimangono chiusi nelle barriere partitiche limitando di fatto il loro intervento sulla gestione della cosa pubblica, cosa normalissima e fondamentale in una democrazia partecipativa come quelle “occidentali”.

Pertanto se “bianco” agisce in una determinata direzione, il “nero” rifiuta di partecipare, pur condividendo, per motivi di orientamento politico.

Possono persone di indirizzi politici diversi a livello nazionale agire nello stesso senso per uno scopo comune?

Possono temi come il degrado e l’inquinamento, che da anni provocano malattie e morti nella nostra città, non trovare la giusta considerazione per motivi politici con la “p” minuscola?

Io e gli amici del Comitato Ceccano Viva pensiamo che la città non sia divisa in due squadre per cui tifare, pensiamo che non si debba rinunciare ad usare la ragione per fedeltà ad uno schieramento politico, pensiamo che certi problemi non abbiano alcuna bandiera, anzi forse solo una,quella che dimentichiamo più spesso: quella della nostra città.

Vi chiediamo solo una cosa, condividiamo un progetto, in nome della Città di Ceccano e mettiamo da parte personalismi e ideologie deleterie al futuro della nostra comunità.

Gianluca Popolla

Comitato Ceccano Viva