Il foglio bianco


Il foglio non tradisce mai.
Non parla mai alle tue spalle, non critica, è muto se non hai voglia di ascoltare, il più convinto ascoltatore se hai voglia di parlare.

Puoi trascurarlo, calpestarlo e dirgli cose illogiche, inaspettate, sconvolgenti e senza senso ma resta lì fermo immobile, pendente dalle tue labbra come il più fervente dei seguaci.
Si ciba dell’euforia adolescenziale, rassicura le tue più intime paure, condivide la gioia e addolcisce i difetti, il rifugio più sicuro dagli errori.

 

Il foglio non delude mai.
Non una parola fuori posto, sempre la cosa giusta al momento giusto.
In un pomeriggio assolato, durante un temporale, è sempre lì ad aspettarti.
E non si lamenta per il ritardo, né rivendica l’esclusiva delle emozioni, delle risate, degli sbadigli, dei sorrisi e dei pianti spavaldo e consapevole che non c’è dogana che lo precluda all’anima.
Si fa bianco per riflettere i tuoi colori, nero per assorbirli fino all’ultima stilla.

 

Il foglio non cambia mai.
Eppure può essere una montagna da scalare o un cioccolatino da scartare avidamente.
E lo affronti con felicità come il migliore degli amici, e lo temi come il più profondo dei salti nel vuoto.
Può premiarti nelle sere più tempestose, e lasciarti a bocca asciutta nei giorni più lieti.
E senza essere scortese ti invita a riprovare se non riesci, e con fierezza ti invita a replicare se raggiungi l’obiettivo.

 

E sei contento se lo riempi di te, se riesci ad intingere il pennello di ogni singolo colore della tua anima, e non ti abbatti se resta bianco perché non ti nega mai una chance di colorarlo.

 

Un foglio bianco può colorare i tuoi giorni.

 

 

Gianluca Popolla

 

 

Credeteci: potete decidere del vostro destino..


Se tre anni fa ci avessero raccontato che avremmo raggiunto questi risultati, avremmo riso per giorni, ma la realtà sta superando i sogni.
Quattordicimila visite totalizzate per centoquarantotto articoli scritti, alla luce del rapporto annuale 2011.

Tutto questo nasce da un piccolo gesto: aprire un blog per mettere “nero su bianco” le nostre idee prima sul Liceo e poi su Ceccano, sull’Italia sino ad arrivare ai massimi sistemi, seguendo l’esortazione del professor Alviti primo motore immobile di Cogitanscribens.

Ringrazio, e non smetterò mai di farlo, Giovanni per aver creato quest’opportunità di espressione ormai parte integrante delle nostre vite: un piccolo sogno quotidiano che invito a sostenere con la stessa volontà d’inizio percorso.

Un sogno, una sfida continua, una missione: manifestare e diffondere un’idea al giorno d’oggi equivale a voler incidere più che mai sulle vite nostre nonchè dei nostri figli.

Non siamo politici di “professione”, nè tuttologi, ma ragazzi che vivono in cerca di significato e di significare: vogliamo dimostrare che ciascuno può conquistare spazio nella società in base al merito ed alle idee.

Esse hanno lo straordinario effetto di migliorarci e di migliorare chi ci circonda, in un solidale e reciproco progresso spirituale e materiale.

Se saremo capaci di fondare la nostra comunità sulle idee, sul confronto costruttivo e mai manicheo avremo ottimi risultati: premieremo il merito ed escluderemo la raccomandazione, favoriremo l’obiettività nel giudizio di valore ed escluderemo le ideologie.

Non vi chiederemo mai di credere che basti una persona per cambiare il mondo, vi chiediamo (e ci chiediamo) di credere in voi, nella vostra capacità di decidere del destino vostro e della vostra comunità.

Siamo qui, sempre qui, per tutti noi.

Grazie di aver dedicato parte del vostro tempo nell’accogliere le idee ivi proposte.
Gianluca Popolla

Intervista a Marco Corsi


Intervistato da: GiPì

Qualche giorno fa sulla stampa locale ha fatto la sua comparsa uno dei possibili retroscena delle prossime elezioni ceccanesi , ad opera del giornalista Antonio Nalli, il primo a svelare l’asse che si starebbe creando intorno ad alcuni personaggi politici della nostra cittadina. Si fa qualche nome, si butta giù qualche numero, insomma si prova a ragionare nella fantapolitica che prepara a tempi ben più aspri, quelli, cioè, della sfida elettorale. Dietro le quinte una riunione del Pdl nostrano con assenze illustri, causa il mancato invito – da alcuni smentito – e le trame, più in generale,  delle prossime elezioni. Per qualche momento depongo l’ascia di guerra e impugno una penna virtuale per cercare di vederci meglio, innanzitutto come cittadino, facendovi partecipi dello spicchio di palco che spero di aver contribuito a disvelare. Parto, così, dai fantomatici protagonisti della bagarre cercando di allontanare il fumo, spesso artefatto, che avvolge gli inarrivabili intrighi di palazzo e rivolgo le mie attenzioni a Marco Corsi, meteora della politica ceccanese, 355 voti di preferenza nella scorsa tornata elettorale e soprattutto fautore del teorema che tanto ha dato fastidio a qualcuno quanto incuriosisce l’occhio dell’analista.

Ultimamente si è fatto portatore di una proposta di riforma del panorama politico ceccanese scatenando numerosi malpancisti della sua stessa compagine, ebbene: quali i nomi e quali le idee del nuovo progetto politico che ha intenzione di mettere in campo? Vuoti il sacco…

Beh, la politica, i partiti e le ideologie si sono un po’ allontanati dalla realtà, il “vero politico”  e’ invisibile o, forse, non esiste più. La gente ci chiede di toglierci la casacca della nostra fazione  costruendo un progetto civico a tutti gli effetti, con persone nuove, che non si siano mai affacciate al mondo politico, ove possibile, e, soprattutto,  mai compromesse.

Se siamo caduti in basso con la politica e’ con la politica che dobbiamo risalire, con una politica nuova, credibile e responsabile, solo cosi riporteremo le persone a scegliere se riprendere il cammino verso i loro ideali o allontanarsi da essi definitivamente. Quindi mi sono fatto portavoce insieme ad altri di un progetto serio, funzionale e forse necessario per le sorti della nostra amata Ceccano, un progetto che non abbia nessuna connotazione politica, nessun “colore”,  realizzabile, certo, con l’aiuto di altri (penso all’Avvocato Flippo Misserville, al Prof. Mario Sodani, a tanti altri) …

Marco Corsi fu nel 2007 una meteora da tenere sott’occhio nella galassia del centrodestra ceccanese. Qual’è stato e qual’è il suo valore politico spendibile?

Nelle ultima kermesse elettorale ceccanese, quasi  per gioco  amici e conoscenti mi dissero “Marco, perché non provi in politica? Hai un carisma non indifferente” . Io risposi loro che a Ceccano c’era bisogno di cambiamento ma non c’era nessun modo di avere quell’unità nel centrodestra che permettesse la vittoria e quindi mollai di colpo. A due mesi dalle elezioni, numeri alla mano, cambiai idea temendo la batosta.  Alla fine successe proprio il contrario: ben 355 voti! Un vero record che faceva ben sperare per il mio “futuro politico”, ma che non hanno minimamente contribuito a far vincere le mie idee a Palazzo Antonelli. Con il passare dei mesi, formai una vera e propria sezione politica di Forza Italia (partito con il quale mi sono candidato), dove, la gente veniva per esporre le proprie problematiche, formai un direttivo di amici che mi aiutavano a far nascere un nuovo modo di fare politica.

Così facendo portai circa 800 iscriti all’interno di una sezione di poco piu’ di 20m2 non tutti in una volta ovviamente! Capii che qualcosa stava cambiando e andammo avanti vincendo un po’ su tutti i fronti coalizzati con altri membri dell’attuale PDL. Questo credo sia il mio valore aggiunto in un sistema nuovo di fare politica dal basso, ascoltando la gente.

Secondo lei la situazione si sbloccherà nel prossimo futuro?

A livello locale, la situazione può cambiare e credo in meglio…
Cosa dovrebbe cambiare sulla vostra sponda del fiume affinchè la situazione volga a favore del suo teorema politico?

Continuare a confrontarci con tutte le associazioni esistenti sul territorio, questa e’ la strada giusta, altri cambiamenti saranno scritti su un programma elettorale credibile e soprattutto utile, necessario.

Quali sono le sue reazioni ai recenti attacchi ricevuti sulla stampa e non solo, stando alle indiscrezioni del giornalista locale Antonio Nalli (uno dei fautori del progetto civico così tanto osteggiato)?

La maggior parte delle volte e’ proprio la stampa che rompe i rapporti tra politica e cittadino, a me piace di più il confronto a “tu per tu”, chiaro e preciso.  Antonio Nalli? Un amico un giornalista che dice troppo spesso quello che pensa e quando lo fa dimentica che sta scrivendo…

“Even if you are not political, politics will come to you”


14 Novembre, Domenica mattina

E’ lontano il ricordo dei problemi, sembrano non potermi toccare in alcun modo i problemi della mia città, della mia nazione, della mia vita.

Chi pensa ai problemi che ci circondano la domenica mattina?

Chi pensa ai problemi che li circonda il sabato sera?

Pensiamo ai problemi che rischiano di compromettere il nostro futuro?

Mi accorgo che la risposta a queste tre domande è no.

Questa convinzione penetra dentro me, quando leggo il messaggio personale su un famoso social network di un famoso cardine della democrazia, Aung San Suu Kyi– ecco le sue parole: “Even if you are not political, politics will come to you” tradotto “anche se non siete politici, la politica verrà da voi”.

La testimonianza  di una donna che ha passato 15 degli ultimi 21 anni segregata da un regime anti-democratico, una donna che alla morte del marito non è voluta andare al funerale per paura di non poter più rientrare nel suo paese, una donna che non ha visto i suoi figli per 10 anni con un solo fine: permettere ai suoi connazionali di poter esprimere i loro pensieri, le loro opinioni, in una sola parola democrazia.

Penso e spero che ognuno di noi si rapporti con il messaggio di Aung San Suu Kyi e si chieda: “Faccio davvero qualcosa per la democrazia? Posso impegnarmi maggiormente per il mio futuro?”

Nella vita ci sono scelte, anche di Domenica mattina: possiamo restare nelle calde e rassicuranti coperte del nostro letto, possiamo lasciare che questa testimonianza passi inosservata oppure ragionarci un pò su…e a decidere siamo solo noi…

Link utili:

http://www.facebook.com/aungsansuukyi

http://it.wikipedia.org/wiki/Aung_San_Suu_Kyi

http://www.corriere.it/esteri/10_novembre_14/aung-san-suu-kyi-primo-discorso_6dee12b2-efc7-11df-aa12-00144f02aabc.shtml


Gianluca    Popolla

Il fine giustifica i mezzi-Riflettendo su Facebook


Quando Mark Zuckengerb, giovane studente di Harvard appena diciannovenne, creò Facebook, non aveva la più pallida idea di come una semplice piattaforma di social-networking, si sarebbe poi trasformata in una dimensione parallela fondamentale della vita comunicativa moderna. Dove  Dio, la propria Nazione, la propria classe, erano state le uniche istituzioni garanti di identità per l’uomo, ora campeggia in bella mostra la propria vita internautica.

Facebook diventa, anche troppo spesso, il luogo dove trasferire una parte di sé, dove poter esistere ed urlare la propria identità in quel coro stonato che è la società di massa di oggi, dove vince chi urla di più.

Facebook diventa un amico, con cui condividere pensieri, dove l’affermazione della propria individualità è resa più semplice, tale da oltrepassare il velo di timidezza che cela un’adolescenza normale, un posto dove si possa decidere di essere quello che si vorrebbe essere nella vita quotidiana, un’illusione più che un sogno che talvolta sa regalare speranze.

Stare una settimana lontana da Facebook mi ha fatto male, direte? In effetti il mio lessico è andato oltre l’umana comprensione e così la mia mente ha cominciato a funzionare, causa, forse, della scomparsa dipendenza dal popolare social network. Ebbene si, non si vive di solo Facebook, sarebbe questa la tanto osannata conclusione che molti vorrebbero veder uscire dalla mia tastiera ma (e mi dispiace deluderli) la mia riflessione non è stata affatto negativa: ha, piuttosto, ridimensionato entro i giusti confini quello che è un ottimo mezzo di comunicazione.

Se oggi siamo arrivati dove siamo arrivati è perché abbiamo elaborato un sistema di comunicazione (e di collaborazione) con i nostri simili: quel linguaggio che in tanti manuali di biologia sembra doverci dividere dagli animali. Questo bisogno umano elementare rende necessaria la vita in comunità,primo luogo di relazione, di confronto con i simili. L’appartenenza ci regala un’identità senza la quale nessun uomo esiste veramente. Anche chi afferma di essere veramente se stesso, è se stesso proprio nella misura in cui non è come gli altri e obbedisce, più meno coscientemente, ad un universo di valori che gli è stato trasmesso. Essere umani significa essere umanizzati, introdotti, cioè, nella comunità umana, l’unica dalla quale a nessuno di noi, è dato di sfuggire, originali e conformisti e persino i più radicali scioperanti contro il sistema. Insomma: l’uomo ha bisogno degli altri, di appoggiarsi agli altri, per stare meglio e capire se stesso, ed è per questo che si rivolge ad una comunità pronta a donargli senza tanti convenevoli un’identità e soprattutto tanti “Amici”, tutti uniti in una finta valle di Giosafat.

Il senso di questo infinito abbraccio virtuale risiede proprio nella sua natura di mezzo di comunicazione che, in quanto tale, ha il potere di diventare un pericoloso quanto intrigante giocattolo nelle mani di chi non sa farne il giusto uso . “Da grandi poteri derivano grandi reponsabilità” ricordava Zio Ben al suo eroico nipote e se da un lato è vero che le potenzialità di Facebook sono indiscutibili(avreste mai pensato qualche anno fa che fosse possibile diffondere così tante informazioni in un campo così esteso?), è vero anche che questo social-network può diventare “curiosare qua e là”, cercare, trovare, entrare nell’intimità delle persone, ma si tratta di un gioco a carte scoperte, dove chi si siede al tavolo deve conoscere bene le regole per evitare di essere travolto da perdite irrecuperabili. Ognuno punta la sua quota sul panno verde, può decidere se vedere o essere “visto” e lo accetta. Ognuno è responsabile della propria partita.

Vi aspetterete un finale tragico , ma i toni di questo articolo non hanno rispettato le mie aspettative; come al solito prendo poco sul serio le cose importanti e analizzo a fondo cose apparentemente banali, volevo fare un articolo e ho scritto un mezzo saggio, pazienza, sarà per un’altra volta.

Dicevo? Concludo: il fine giustifica i mezzi.

Intelligenti pauca

Giovanni Proietta

Dies irae, dies illa


Dies irae , dies illa”

Le parole dell’antico detto latino si adattano perfettamente all’articolo di quest’oggi: la situazione del cimitero vecchio di Ceccano.  Scrivo quest’articolo perchè ciò che si può vedere nel nostro cimitero è davvero penoso e senza giustificazione.  A quanti si sono recati in questi giorni si è presentata davanti  una scena quasi da inferno: girando per le stradine sotto l’ombra dei cipressi, anche lo spettatore più distratto può notare come alcune tombe siano in condizioni veramente pessime, alcune addiritura profanate.  C’è un punto che colpisce  e offre l’immagine più drammatica di questo abominio: tombe ricoperte da erbacce, riconoscibili solo per una croce, solo per un simbolo, dimenticate da tutti e da tutto. Ecco solo un simbolo, il simbolo della morte e della vita che qui, putroppo, è solo morte.  Come possiamo non elevare un grido, una supplica dinnanzi a questi fatti? La nostra voce non può non parlare nel guardare queste bare , noi non possiamo pemettere che questo accada. Anche il non credente, nel ammirare questo tristissimo spettacolo, si unirebbe a questa causa: la rinascita del cimitero come luogo VERAMENTE DI PACE. Ecco perchè dobbiamo fare forza, non dobbiamo far sì che  esse finiscano per sempre nel dimenticatoio giacchè ne vale il rispetto per l’anima defunta, di qualunque epoca, di qualunque ceto sociale. Povere anime defunte troveranno, almeno su questa terra, un dolce e placido gaciglio ? A voi la risposta.

Giancarlo Ruggiero

Un Cambiamento positivo – Che fine ha fatto Fabrateria Vetus?


Ricominciare…

Da mesi sono tartassato da questo dubbio: cosa vuol dire ricominciare?

Ho visto molti programmi, sentito tantissimi convegni ed altrettante manifestazione; tutti che parlavano di <<ricominciare>>.. Ma da cosa?

Il vero significato di questo vocabolo secondo me è ammantato dalla realtà odierna, satura ormai di un’inutilità fatta di talk show, rubriche e reality. Questa però è tutt’altra storia.

Riprendiamo il discorso. Ricominciare premette un cominciare, interrotto durante il cammino per poi essere ripreso; ora cosa abbiamo cominciato in questo paese che poi si è interrotto nel cammino? Il paniere di “start and stop” che abbiamo in cronologia è immenso. Si pensi solamente alla sanità a Ceccano: due ospedali immensi e ben funzionanti, un manicomio e un centro di riposo. Ora è rimasto un piccolo pronto soccorso. Haut ignota loquor (dico cose ignote)?

Non voglio entrare in merito del problema della “mala sanità”, come si dice oggi giorno, dato che era solamente un esempio, ma voglio entrare, invece, nel merito della seguente questione: perché a Ceccano, città secondo me con un grande potenziale, abbiamo tutto ma non lo usiamo o non lo usiamo bene?

E questo spreco è tanto colpa dei nostri “politici” quanto di noi stessi che a volte preferiamo rimanere immobili a vedere tutto scorrere invece di agire, dicendo con la solita nenia “Vabbè che ci fa, è sempre stato così”. Se un paese non funziona non vuol dire solamente che non ci siano bravi politici al governo ma che anche la popolazione non fa il suo dovere come cittadini e come elettori.

Sentirsi “ceccanese” non basta ad elevare lo status culturale-conoscitivo della città, anzi secondo me serve solo ad obnubilare le nostre colpe di non far nulla pro civitate. Si prenda ad esempio la vita ceccanese. Essa sta diventando un vero e proprio stillicidio di monotonia e d’ imbarbarimento. Nessuna rappresentazione teatrale, nessun concerto, nessuna presentazione di libri o conferenze culturali, nessuna visita guidata dei due castelli. I nostri avi ci hanno lasciato una città grandissima e bellissima e noi piano piano la stiamo demolendo, facendola diventare un monotono hotel, anzi una casa di riposo. Fabrateria vetus che fine hai fatto? Emendare gli errori commessi è difficile, ma prima di tutto correggiamo i nostri; applicchiamoci per aiutare Ceccano per sentirci veramente e giustamente fieri di essere ceccanesi.

Il famoso attore Massimo Troisi in un suo film diceva: “Ricomincio da Tre”, perché in tutta la sua vita tre cose gli erano riuscite bene; noi potremo dire lo stesso?

Pierfrancesco Gizzi

Confronti – Salamanca, Ceccano, i giovani


Di ritorno da uno stage linguistico a Salamanca (Spagna), ho pensato a delle considerazioni, riflessioni riguardo l’impatto con il “Diverso”, con L’altra cultura, che seppur simile per certi aspetti alla nostra, è particolare e tutta da scoprire. Già di buon mattino numerosi turisti affollano la bellissima “Plaza Mayor”, punto di ritrovo dei salmantini; qualche copia de “El Paìs” si intravede fra le mani di pensionati abitudinari e la routine scuola-lavoro-famiglia sembra essere la nostra stessa routine, il meccanismo automatico dall’ingranaggio stancante. C’è qualcosa, però, nell’aria di autentico, di autoctono, di unico e di diverso dalla piccola realtà che vivo ogni giorno nel mio paese, qualcosa che qui da noi, a Ceccano sembra essere cristallizzata e paralizzata da molto tempo. E’ il fermento culturale, il flusso inarrestabile di idee, iniziative, lo scambio di opinioni, il confronto fra giovani. La città è viva e lo è grazie ad un esercito di giovani la cui arma è la più semplice e la più nobile che possa esistere: la cultura. Esistono scambi di parole, di desideri, di ricordi e di sogni, un movimento tutto “giovane” che una volta stimolato è pronto a dare i suoi frutti. Qui, invece la realtà è tristemente diversa: mi chiedo se ai giovani vengano dati gli spazi giusti, se si possa creare movimento in situazioni e ambienti che sembrano stagnanti. Bisognerebbe, come scrisse Calvino nelle sue “Città Invisibili”, cercare e saper riconoscere << chi e cosa in mezzo all’inferno non è inferno e farlo durare e dargli spazio>>. L’inferno per chi è volenteroso di operare in qualche modo per la proprio città è la non collaborazione con chi gestisce dall’alto, il mancato dialogo, l’ottica di essere visto come disturbatore di una quiete distruttiva e improduttiva. Facciamo nascere comitati, associazioni, voci, innalziamo le vele della partecipazione, della collaborazione e della cultura e diamole ai venti. Non si tratta di utopia né di raggiungere l’isola che non c’è, si tratta di far vivere e dare consistenza a ciò che ci circonda. Miguel de Cervantes ne “El licenciado de Vidriera” descrisse Salamanca come quella città che una volta visitata invita sempre a tornarvi. Vorrei, un giorno, poter dire la stessa cosa della mia città.

Sara Bucciarelli

La generazione di Giosuè


Cari lettori,

un discorso di Barack Obama mi ha veramente colpito e penso che possa essere un’ottima lettura per tutti quelli che :

” La politica ? io questa roba non la capisco proprio e non mi voglio interessare perchè tanto non cambia mai niente…”

Il 44esimo presidente degli Usa ci spiega cosa vuol dire politica e perchè non ci si deve mai allontanare o demonizzare la politica…

http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en|it&u=http://www.barackobama.com/2007/03/04/selma_voting_rights_march_comm.php                                                                (tradotto in italiano oppure andare sul link in inglese e tradurlo)

http://www.barackobama.com/2007/03/04/selma_voting_rights_march_comm.php  (x la lettura in inglese)

Una buona lettura per chi ha occhi per leggere

un buon discorso per chi ha orecchie per ascoltare

Gianluca Popolla

L’Italia vista dall’estero


Il confronto con le soluzioni e le idee che vengono dall’estero, nel senso più assoluto del termine (internet, vari outsider, paesi e giornalisti stranieri), è uno dei cardini costitutivi del passaggio dalla Società Chiusa e la Società Aperta. Dalla Sparta di Licurgo, alla “Germania” di Lutero, dalla Spagna di Filippo II, all’Italia del “bavaglio” che l’avvolge sempre più strettamente, prosegue la marcia retrograda verso il passato, dove il Mondo era la famiglia, la propria casa, la propria città, dove, quindi, non esistevano termini di paragone.
Per fortuna oggi c’è la rete, che sconfigge i giornalisti servi e i politici corrotti, ai quali faceva tanto comodo, una volta, risolvere il problema istituendo la censura o facendo la voce grossa. Ora, mi dispiace, ma non è più così e questo comporta sia una grande opportunità per il cittadino consapevole, che una grande responsabilità, quella di cercare finalmente, da soli, la verità, cercando le fonti dei pareri, orientandosi, scegliendo quello che si vuole leggere, quello che si vuole guardare. Siamo da anni nell’era del democraticissimo telecomando, da ancor meno tempo, nell’era del click, nell’era della pluralità senza limiti di informazioni, una mare, certo, nel quale ci si può perdere, ma nel quale c’è anche la possibilità di cercare la verità nascosta ma presente e comunque mai celata da una volontà provenente dall’alto ( ancora per poco tempo, abbiamo la fortuna di stare dalla parte dove il sole sorge, piuttosto che nell’Estremo Oriente, nella Cina del No a Google).
Cercare non è facile, ma talvolta il caso diventa amico e, quasi per caso ci imbattiamo nella verità cercando altro, in una fortunosa serendipity. Così è successo a me e non mi dilungo oltre dove avrei voluto evitare di scrivere un articolo che ormai sembra essersi fatto da sé.
Dicevamo?
Ebbene, cercando per caso in rete, ho trovato questo sito che presenta alcuni degli articoli più importanti di stampa estera ,che hanno come argomento il nostro Paese, tradotti in italiano. Curiosando, oggi ho trovato questo articolo, e vi consiglio di leggerlo alla luce delle osservazioni che ho appena fatto.
Buona visione e soprattutto
Buona riflessione
http://italiadallestero.info/archives/9232

Giovanni Proietta