Libertà? Sub lege – quei pareri insostenibili


Ognuno può dire quello che vuole?
No, secondo me, e non solo.
Se, da un lato, la nostra libertà di espressione è garantita nei limiti della libertà altrui secondo la morale o più semplicemente l’educazione, dall’altro, esiste uno scoglio duro che non è opinabile, il diritto, la legge, che tutti sono tenuti a rispettare indipendentemente dal loro parere in merito. Se tutti i pareri avessero ragione di esistere, ognuno avrebbe “il diritto” di dire quello che vuole (attenti anarchici, vale anche per gli altri) e avrebbe ragione di farlo. Nell’oceano dei pareri singolari, si pone un cardine fondamentale che tutti (anarchici, assassini, ladri e truffatori) siamo tenuti a rispettare, il testo della nostra tanto odiata Costituzione.
Seguendo un dibattito su Facebook (toni esclusi) tra gli amici Enrico e Riccardo, non ho potuto fare a meno, di cercare la XIIesima delle Disposizioni transitorie e finali, che, al giorno d’oggi, vale per entrambi, d’accordo o meno: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Aspettate che porti avanti il discorso e non giungete a conclusioni affrettate se siete intelligenti.
Naturalmente un testo di 139 articoli e 18 disposizioni, come potete capire, non è capace di dire tutto sulla legge; sulla Costituzione, per esempio, non c’è scritto altro in merito, ma come essa stessa prevede, nei giorni seguenti al 1 gennaio 1948, data della sua entrata in vigore, sarà scritto altro e così è stato.

Legge 20 giugno 1952, n. 645(http://www.miolegale.it/normativa/117-Legge-Scelba-l-645-1952-partito-fascista.html)
Art. 4 – Apologia del fascismo
Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità ideate nell’art. 1 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000. .
Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni .
La pena è della reclusione da due a cinque anni e della multa da 1.000.000 a 4.000.000 di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti è commesso con il mezzo della stampa.
La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’art. 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale, per usi periodo di cinque anni.


Perdonerete i riferimenti in lire e non in euro, ma sta di fatto che parlare bene del Fascismo è un reato e questo non lo dice Giovanni Proietta, ma la legge italiana. Altro discorso si potrebbe fare sui limiti del reato di apologia fascista ma non spetta a noi, bensì alla Corte Costituzionale che si è già espressa in materia, proprio dopo l’entrata in vigore della legge con sentenza del 16 gennaio 1957 connettendo più espressamente il citato comma 4 con la ricostituzione del partito fascista.
Ma a me non interessa approfondire, voglio piuttosto ribadire che non intendo accusare Enrico di reato di apologia fascista non tanto perché io non sia in disaccordo con quello che dice, anzi, quanto nel fatto che non sono legittimato a farlo perché credo nella ragione e nelle persona. La provocazione che lancio ad Enrico e a Riccardo, la lancio a tutti : E’ davvero un bene che, non tutti possano dire e fare quello che vogliono? Perché? E’ lecito che ci siano pilastri in discutibili a garanzia delle nostre libertà?
Secondo voi?
Giovanni Proietta

P.S: per poter parlare ed allo stesso tempo ascoltare bisogna fare un passo indietro, non credete?

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