Riforma universitaria condizionata (d)alla finanziaria…


 

 

Vi linko il decreto approvato dalla Camera dei Deputati così che possiate sapere di cosa si parla e su cosa si manifesta:

http://www.camera.it/465?area=31&tema=78&Interventi+per+l%27universit%C3%A0

http://www.camera.it/view/doc_viewer_full?url=http%3A//www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp%3Fcodice%3D16PDL0040500&back_to=http%3A//www.camera.it/126%3FPDL%3D3687%26leg%3D16%26tab%3D2%26stralcio%3D%26navette%3D

Allora, il primo è una specie di riassunto dei cambiamenti che interesseranno le università, invece il secondo link è il decreto legge vero e proprio. Vi ho messo questi due strumenti utili al fine che li possiate prima di tutto leggere (e capire), poi confrontarvi con gli altri: a volte capita che ci si confronta solo avendo delle informazioni fallaci oppure per “sentito dire”. Fatevi una vostra idea!

Idea: perchè non stampare questi documenti e portarli in classe o in un assemblea degli studenti?

Cominciamo. Università: è un’istituzione di formazione superiore costituita da un gruppo di strutture scientifiche finalizzate alla didattica e alla ricerca. Questo leggiamo se cerchiamo una definizione di università.

L’università quindi come:

didattica: siamo tutti d’accordo che ogni università pubblica o privata debba offrire i suoi migliori servizi allo studente senza discriminazione garantendo a tutti l’accesso agli studi.

ricerca: perché è questo che dà futuro al mondo e all’umanità.

Fatta questa piccola introduzione necessaria bisogna dire: a cosa serve questa legge?

La legge serve a cambiare molte cose che non vanno bene nell’università come i baronati o l’eccessiva spesa ma inoltre cerca di portare quel cambiamento, un po’ americano, di novità. Ho detto americano perché forse questa riforma si ispira a quelle università americane ai primi posti nel ranking annuale delle migliori università, dove la migliore università italiana (la Bocconi) non è presente nei primi 100 posti.

Ma all’estero cosa ci invidiano allora, i nostri ricercatori o le nostre università?

Risposta semplicissima: i ricercatori logico. Perchè nonostante tutto le nostre università rilasciano una preparazione ottimale; anche se alla fine quest’ultima non serve a nulla se i migliori se ne vanno in altri paesi. C’è stato e c’è tutt’ora un esodo delle migliori menti italiane verso l’estero perchè più ben accette; e poi ci lamentiamo che l’Italia va male: i migliori se ne vanno.

La riforma, certo, per molti aspetti non è condivisibile (ad esempio per il fatto delle borse di studio date solo ai meritevoli con un fondo che ogni anno diminuirà sempre di più) ma dobbiamo ricordare che si installa all’interno di una riforma finanziaria, perciò è a quest’ultima che deve fare capo, cosa forse non giusta. Troppi tagli posso anche bloccare la ricerca e la proliferazione di nuove idee. C’è crisi è vero, ma la cultura (come la sanità) non deve essere toccata se non proprio come ultima spiaggia: ma siamo così disperati? Non credo. Ci potevano essere molti tagli su altri punti di bilancio dello stato che non sono stati fatti: come sul Parlamento, sul Senato, sulle Province ad esempio.

La riforma vista in generale non è un tradimento alla cultura, anzi forse è un ammodernamento della cultura basato anche un po’ sull’efficienza della gestione organizzativa interna dell’università. Si cerca di migliorare dove si può con il consenso di tutti. Poi ognuno ha la sua opinione che “deve” esprimere, per migliorarla, ma non in modo violento come è successo pochi giorni fa, perché il tempo delle rivoluzioni con le armi è finito: ora c’è internet, l’informazione libera gira anche velocemente.

Per concludere. Questa riforma poteva essere presentata in altro tempo, non in questa situazione di squilibro della politica, perché ha causato anche un problema di “vendetta politica”, nel senso che molti non hanno collaborato, solo per far cadere il governo, non pensando al vero bisogno della cultura. La collaborazione è una lezione che si impara all’università, perché solamente collaborando, mettendo insieme le diverse idee, si può costruire quell'<<…immensa costruzione, appoggiata sul mondo, alla quale l’umanità lavora senza posa e la cui vetta mostruosa si perde nelle nebbie dell’avvenire >>(riprendendo una frase di Hugo): cioè in poche parole la cultura.

Non credo che questa riforma fermerà questa costruzione, ma se così sarà saremo pronti ad intervenire.

Pierfrancesco Gizzi

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