Hai un momento, Dio?


di Chiara Sodani

Un giornalista, un microfono, un cameraman, una bottiglia d’acqua e due bicchieri pronti per essere utilizzati. Sembrerebbe quasi di essere spettatori di una  chissà quanto importante e seria intervista, da ascoltare in reverenziale silenzio.  E invece no. Sin da subito, l’incontro tra Alessio Porcu, direttore di TeleUniverso, e il Vescovo Ambrogio Spreafico, organizzato appositamente per presentare e discutere del libro di quest’ultimo, Dio sfida Giobbe? , si configurerà come una chiacchierata, tanto spontanea quanto suggestiva, tra qualche amico: l’intervistato, l’intervistatore e noi, ragazzi delle quinte classi.
Tanto per cominciare, tra una risatina imbarazzata e qualche colpo di tosse, Porcu ammetterà candidamente di  non aver letto il libro del mons. Spreafico, unendoci quindi a noi ragazzi nella sincera curiosità di sentir soddisfatte le nostre curiosità e domande sull’apparentemente inspiegabile comportamento di Giobbe, un uomo comune, di fronte alla grande sfida di Dio. Un atteggiamento saggio, sereno e rassegnato. Infatti, in uno dei più noti e suggestivi libri dell’Antico Testamento viene narrata la storia di un uomo a cui improvvisamente ed inspiegabilmente viene tolta ogni cosa. Ma partiamo dal principio: 

 

continua su: http://pietroalviti.wordpress.com/2014/03/17/hai-un-momento-dio/

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Operazione inondazione 2013 Lourdes…


di Gizzi Pierfrancesco

Salve a tutti,
oggi vorrei parlarvi di un fatto di cronaca un pò passato in ombra.

Il 19 Giugno nella località di Lourdes, famosa per i pellegrinaggi e la fede espressa nella carità verso il prossimo, è avvenuta un’inondazione che ha distrutto e, dove non l’ha fatto rovinato gravemente, i luoghi di preghiera vicino alla Santa Grotta.

Qui potete vedere le foto dell’inondazione: http://www.flickr.com/photos/lourdes_sanctuaires/sets/72157634210788017

Lourdes, come ho scritto in un mio precedente articolo (https://cogitanscribens.wordpress.com/2011/05/19/lourdes/ ), non è solo un luogo di preghiera, ma è una fonte di luce di carità per tutto il mondo, dove la vita vera del Vangelo viene applicata di giorno in giorno, da chiunque la visiti. Entrare nel Santuario di Lourdes cambia il modo di vedere la vita quotidiana, fatta molto spesso di egoismi di cui non ci accorgiamo o meglio nascondiamo dietro la frase “E cosa posso farci io?”. A Lourdes non è così. La domanda diventa un affermazione “Posso farlo”; posso aiutare, posso rendere speciale la giornata di qualcuno. Si può fare.

Allora il mio invito oggi è quello di aiutare la ricostruzione di questo Santo luogo di fede. Come farlo? Cliccate qui: http://it.lourdes-france.org/

Don Pino Puglisi, un ricordo di chi l’ha conosciuto…


(pensiero scritto da Alessandro D’Avenia sul suo blog prof 2.0 http://www.profduepuntozero.it/)

Era una Palermo di sabbia quella del ’92-93.

Non la sabbia bianca di Mondello sulla quale fuggire dalla noia delle giornate scolastiche. Non la sabbia incrostata sulle macchine e le piante dopo una pioggia di scirocco. No. Era la sabbia nei sacchi a protezione delle camionette militari. Era la prima volta dopo la guerra che l’esercito veniva impiegato per ragioni di ordine pubblico. Dopo Falcone e Borsellino la città era sotto assedio, che neanche Beirut. L’operazione Vespri aveva riempito la città di militari. Solo l’esercito poteva proteggerla dall’assedio di sangue a cui l’avevano sottoposta i Corleonesi. Erano gli anni in cui frequentavo il liceo.

Per andare a scuola passavo tutti i giorni davanti alla casa di Falcone e c’era quell’albero sopravvissuto in modo paradossale, come spesso la vita in Sicilia, in mezzo al cemento. Quell’albero era fiorito di pezzi di carta. Dopo Capaci tutti avevano lasciato il loro messaggio a Giovanni Falcone. Era pieno di disegni di bambini, costretti a disegnare in una città che si fregia di essere tutto porto, ma poi le macchine saltano in aria proprio accanto a quel mare. Una città che a detta di un geografo della corte normanna “fa girare il cervello a chi la guarda”. Inconsapevolmente ne definiva l’essenza, tanto bella e complessa da far girare non solo gli occhi, ma anche il cervello a chi cerca di conoscerla.

Borsellino lo incontravo di domenica nella parrocchia di Santa Luisa, dove qualche giorno fa si è radunata una folla silenziosa per i funerali di Agnese, sua moglie. Lui arrivava un po’ dopo l’inizio della Messa per non destare troppo scompiglio. Con la scorta, in fondo. Anche io arrivavo un po’ dopo, per pigrizia. E così lo vedevo. Vicino c’era una stazione della via crucis che rappresentava il Cireneo, un uomo “costretto” a portare la croce di Cristo. Borsellino gli assomigliava, con i suoi baffoni. Poi un giorno di luglio “il botto” e un fungo atomico tra i palazzi. Via d’Amelio era saltata in aria con lui e la sua scorta. Così il Cireneo non c’era più, era rimasto schiacciato dalla croce. La croce di Palermo che Borsellino definiva diversamente dal geografo arabo: “Non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”.

Poi c’era quel sacerdote del liceo Vittorio Emanuele II. Accanto alla Cattedrale arabo normanna che sembra una castello di sabbia costruito su un azzurro indicibile da qualsiasi aggettivo. Le cupole corallo di San Giovanni s’incendiavano lì vicino, l’oro dei mosaici della cappella palatina incastonata nel Palazzo dei Normanni ricordava che da quelle parti un giorno c’era stato l’eden e ne era rimasta qualche tessera. Il volto tragicamente sereno del Cristo pantocratore sembrava sapere che per amare quella città bisogna passare dalla croce.

Continua su: http://www.profduepuntozero.it/2013/05/25/morte-e-resurrezione-di-palermo-falcone-borsellino-puglisi/

Una “Chiara” testimonianza di fede…


Salve a tutti, oggi vorrei riaprire dopo tanto la nostra rubrica “Il richiamo della fede”, creata da Giovanni e Gianluca per dare rilievo anche a quelle testimonianze-realtà di verità cristiane che ci circondano: per questo li ringrazio di cuore.

Grazie al mio parroco qualche giorno fa ho avuto la fortuna (o grazia) di conoscere una persona molto speciale, che ha dato la sua vita per Gesù. Durante l’omelia domenicale (che non è il momento giusto per parlare con il compagno ma per meglio ascoltare) il parroco ha parlato di una certa ragazza di 18 anni, di nome Chiara Luce Badano, da pochi giorni beata e in via di santificazione.

Chiara fin da giovane ha fatto parte del gruppo dei “focolarini” del suo paese (Sassuolo) e lì è cresciuta nel corpo e nella fede. Chiara era una ragazza a cui piaceva vivere e giocare. Un giorno, infatti, mentre giocava a tennis, sente un dolore fortissimo alla spalla e gli cade la racchetta dalle mani, non riuscendo più a prenderla. Va in ospedale e lì le diagnosticano un osteosarcoma, il tumore peggiore, quello più doloroso e difficilmente curabile.

Da lì per Chiara inizia il suo calvario, fatto come per ogni malato di tumore, di chemio e continui interventi; ma lei affronta tutto con un sorriso che ha qualcosa di diverso dagli altri: è il sorriso di chi è in pace con Dio, un sorriso del paradiso. Infatti, dirà: <<Se lo vuole Gesù, lo voglio anch’io>>.

Durante la malattia non vorrà mai degli anestetici, perché vuole rimanere lucida, sempre, per amare. Ama e Ama in ogni momento anche quando il dolore si fa più forte:Non ho più niente, ma ho ancora il cuore e con quello posso sempre amare”.

Non un lamento, ripeteva sempre: <<Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io».

Ai giovani, ripeteva: «…I giovani sono il futuro. Io non posso più correre, però vorrei passare loro la fiaccola come alle Olimpiadi. I giovani hanno una vita sola e vale la pena di spenderla bene!».

Prima di morire Chiara prepara per bene il suo funerale, dove chiederà di essere vestita con un abito da sposa, perché da lei sarebbe venuto lo Sposo (Cristo), e chiede anche che il suo funerale sia una festa perché lei è felice e tutti quanti con lei lo devono essere.

Le ultime parole saranno per la mamma “Mamma, sii felice, perché io lo sono. Ciao”.

Una testimonianza di fede senza confini…

La luce di Chiara non si è mai spenta de quel giorno in poi, perché la sua fede e il suo amore sono rimasti nel suo sorriso e nella sua testimonianza di vita.

Pierfrancesco Gizzi