Precisazioni su ‘La Banda degli 11’


di: Giovanni Proietta
Molto clamore ha destato sia il titolo che il contenuto del mio ultimo articolo. Su quest’ultimo punto, brevemente, rivendico il diritto concesso a tutti noi di esprimere la propria opinione come scritto nella prima parte della nostra Costituzione all’articolo 21. Mi permetto di aggiungere dall’alto della mia scarsa esperienza che spesso la politica e i partiti dovrebbero tentare di capire le ragioni delle critiche piuttosto che montare su inutili impalcature di giustificazioni, come sta avvenendo in questi giorni per arginare la larga protesta contro il gesto dei famigerati undici. Spesso vedere dietrologie inutili ci protegge dalla verità o comunque dal dubbio che potrebbe strapparci dalla nostra di verità. Indipendentemente da quanto ne pensi io, che sono un osservatore e un cittadino, bisognerà pure guardare a cosa ne pensa tutto il resto delle elettorato. Sul titolo ho forse rincorso una metafora alta risultando poco chiaro. Chi contesta il grillismo deteriore del mio ‘banda degli 11’ semplicemente non mi conosce o molto più probabilmente sconta una mancata chiarezza che é la ragione di questo commento. La banda dei 4 era il gruppo di gestori del potere fino alla morte di Mao in Cina. Persone che all’indomani della fine del leader della Repubblica popolare vennero fortemente condannate. Un morto e dei condannati, politicamente per carità. Ho peccato di altezza e ho perso la chiarezza facendo una pessima allitterazione, infine. Ma di altro non voglio essere accusato.

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“La società che prepara il collasso” di Alessandro D’Avenia


Ho 35 anni, sono fortunato ed orgoglioso di essere nato e cresciuto in questo Paese, per il quale nutro ancora qualche speranza, che ricevo e alimento facendo l’insegnante.
Ma mi preparo al voto rileggendo il bel saggio di J. Diamond «Collasso: come le società scelgono di vivere e di morire», relativo alla singolare sparizione di società fiorenti che più o meno consapevolmente si «suicidano», dagli abitanti dell’Isola di Pasqua, che tagliarono tutti gli alberi dai quali traevano il loro sostentamento, ai coloni dell’Australia che importarono, con calcolo e sforzo, animali che distrussero la ricchezza del nuovo ecosistema. Rischiamo il «collasso» anche noi? Abbiamo già tagliato l’ultimo albero che poteva tenerci in vita? Abbiamo apportato correttivi più nocivi dei benefici?

L’antropologo spiega che sono quattro i motivi per cui una società determina il suo declino: non riesce a prevedere il sopraggiungere del problema, non si accorge che il problema è già in atto, se ne accorge ma non prova a risolverlo, cerca di risolverlo ma non ci riesce. Nel primo caso il gruppo prende decisioni disastrose perché il problema è talmente nuovo e imprevisto che non si sa come affrontarlo (spesso l’evento si era già verificato, ma è stato dimenticato per carenza di memoria storica…). Il secondo caso colpisce i popoli che scivolano gradualmente nel problema, che però ad un tratto supera la soglia di non ritorno e si fa evidente quando è ormai troppo tardi. Il quarto caso è quello che si verifica quando la soluzione è chiara, ma i costi e i modi di realizzazione sono troppo alti per le capacità del gruppo.

Lascio per ultimo il terzo caso perché penso sia quello che ci riguarda più da vicino. É il più frequente e sorprendente, per la paradossale non volontà di risolvere un problema evidente.

Continua su: http://www.profduepuntozero.it/2013/02/16/la-societa-che-prepara-il-collasso/

Il 25 Aprile in tempi di elezioni


Diffondere la democrazia, abbattere lo status quo di omertà e incompetenza, rinunciare ad una comoda poltrona per difendere i propri ideali, rinunciare a vendere il proprio voto per la promessa di un posto di lavoro o un posto nell’olimpo dello sballo è commemorare il 25Aprile, altrimenti solo bandiere rosse di vergogna, altrimenti sono solo parole…

Gianluca Popolla

Ceccano 2012: il nuovo movimento civico..


Cari lettori,
vorrei condividere con voi un’esperienza che si sta rivelando molto interessante quanto inaspettata.

Da poco, sono entrato a far parte di un nuovo movimento civico ceccanese che forse avrete già sentito nominare: “Ceccano2012”.
Nonostante non ci siano nomi altisonanti ed inflazionati, di quelli che ultimamente riempiono le prime pagine dei giornali locali, ho visto qualcosa di più di un semplice comitato elettorale pronto a raccogliere voti a destra e a manca.

Ho visto onestà, trasparenza, partecipazione, sacrificio disinteressato e voglia di cambiare davvero il nostro paese, tramite proposte e non proclami.

Vi racconto solo il metodo con il quale si giunge alle proposte: 
-si stabilisce il tema all’ordine del giorno;
-ci si dispone a mo di tavola rotonda;
-si intraprende una discussione generale di vari durata;
-ad ognuno vengono concessi 2 minuti per esporre la propria idea sul fatto;
-si compie un’eventuale secondo giro di pareri;
-si suddividono su una tabella i problemi e le soluzioni proposte;
-discussione finale;
-a maggioranza si scelgono le proposte ritenute più importanti che andranno a far parte del programma.

Una cosa del genere non esisteva a Ceccano, chiunque creda nelle possibilità di riuscita di tale progetto, che passerà per le elezioni 2012 ma non sarà finalizzato ad esse, è il benvenuto: abbiamo bisogno di cittadini e non di polticanti per costruire il nostro paese.

Inoltre candidati a sindaco e consiglieri verranno eletti con il metodo delle primarie sia interne che aperte; non esistono dunque gerarchie preordinate, solo idee, proposte e soluzioni ai problemi.

Io ho deciso di partecipare e chiedo: c’è altrettanta libertà di partecipazione nello scenario politico ceccanese?

Sta a noi decidere con quali mezzi creare il nostro futuro..

Per approfondire il tema: http://www.ceccano2012.net

      Gianluca Popolla 

Obama e i suoi nemici/La caduta di Re Mida


di Giovanni Proietta

Il golden boy della politica americana Barack Obama sembra non brillare più. Ce lo racconta proprio lui in un’intervista rilasciata qualche giorno fa al giornalista della Abc-Yahoo, George Stephanopoulos, stilando la lista dei colpevoli: sul piatto della bilancia innanzitutto la crisi economica, croce e delizia dell’avventura forse solo one-term di Obama, da non dimenticare, poi, la cattura di Bin Laden, ma non siamo più nel 2001 e gli americani guardano con maggiore attenzione a tasse, crescita economica e disoccupazione (per la cronaca al 9%).
In periodo di crisi si ingrossano la file degli avversari – facile sparare sulla croce rossa – che propongono la propria candidatura alle prossime primarie del Partito Repubblicano. Dopo un’agosto in cui si era fatto il nome della meteora Rick Perry, considerato dal deputato democratico Mike Villareal “un talentuoso animale politico” mentre qualche collega di partito lo definisce come un “Bush, però senza cervello” si è tornati in autunno al candidato “seat belt” della compagine repubblicana: Mit Romney che, a una linea politica ambigua (non sembra avere il background identitario necessario) accompagna qualcosa di fondamentale se si vuole fare politica oltreoceano, the money. Vero è che non convince i conservatori ma se la campagna elettorale verrà impostata sul buttare giù un sovrano detestato, basterà mettere in pista il meno peggio. Se invece il partito repubblicano preferirà uno scontro muscolare allora sarà la volta dei membri del Tea Party, quei deputati in fondo decisivi dopo aver strappato il Congresso ai Democratici nelle midterm elections del novembre scorso, con buona dose di populismo (Sarah Palin nel caso sarebbe stata un buon candidato).
Scardinare il dogma del liberismo non è facile in un Paese che si fonda sulla libertà. Lo sa bene anche Obama che probabilmente vedrà bocciata la sua proposta di introdurre un’aliquota del 35% sul reddito di chiunque guadagni più di un milione di dollari l’anno, poco importa se destinata a finanziare una manovra di 447 miliardi a favore dell’occupazione. Tutto questo mentre la Corte d’appello di Atlanta accoglie il ricorso di 26 Stati contro la famigerata riforma sanitaria dichiarandola incostituzionale.
In fila, secondo indiscrezioni ad oggi smentite dallo stesso protagonista di queste, c’era anche il corpulento governatore del New Jersey Chris Cristhie, l’outsider che ama dire la verità, lontano dalla letteratura del politico perfetto; ruvido, forse goffo, ma connotato da una vena antipolitica molto comoda in tempi di magra per il consenso dei partiti americani classici, sfilatosi dalla corsa alle presidenziali, ufficialmente, per dedicarsi al suo mandato e rimandare la sua candidatura a data da destinarsi.
L’opposizione Usa, a casacche invertite (dello stesso “colore” forse per ironia della sorte), condivide con quella nostrana la ricerca del Papa nero, mutatis mutandis del Cavaliere bianco.
Muovendoci dalla politica di palazzo scopriamo quella parte di società civile indignata, fatta non solo di liberal, che nei giorni scorsi ha occupato il ponte di Brooklyn finendo sulle prime pagine della stampa internazionale. Sarebbe un errore politico grave derubricare l’Occupy Wall Street Movement (questo è il loro nome) a gruppo di freakkettoni, veterani e studentelli della East Cost, specie per Obama, che a quel pubblico elettorale ha sempre strizzato l’occhio. Si tratta del popolo, in costante crescita, dei delusi. Dal terrore di una double- dip, certo, ma soprattutto dal loro Presidente che volente o nolente è stato quello che ha visto volgere l’American Dream in un incubo umano, prima che politico.

(pubblicato in parte sul giornale universitario "LUISS 360" nel numero di novembre)

Elezioni regionali 28-29 Marzo: un commento


Da qualsiasi parte le si guardi le Elezioni Regionali del 28e29 Marzo non possono essere considerateuna vittoria, almeno a Ceccano.
Esse sono infatti la dimostrazione di una consapevolezza insita in molti Ceccanesi: non abbiamo avuto rappresentanti in grado di portare in alto il nome della nostra Città, almeno con i fatti.

Sì i fatti, grandi assenti della nostra politica, che sostenta vecchia e stanca di parole irrigiditee stufe di uscire dalle bocche di tutti per poi mai trasformarsi in realtà.

Nessun rappresentante del nostro paese è stato eletto, e questo può anche capitare, ma la cosa piùimportante da sottolineare è che nessuno lo meritava o almeno ha dimostrato di meritarlo in questi anni, con i fatti intendo…perchè a parole c’è chi dice (erroneamente nel suo comizio di chiusura alla Madonna della Pace) di essere stato Presidente del Consiglio…bah…

Stiamo parlando di una politica che non si sforza di risolvere i problemi che aggrediscono il nostro territorio ma si vanta delle poche cose che è riuscita a fare, segno di mancanza di fiducia nelle proprie capacità e di lungimiranza, perchè come già detto dal mio amico Giovanni in questo blog:”lo statista pensa alle prossime generazioni, il politico alle prossime elezionie qui a Ceccano siamo tutti politici

Anche se servirebbero statisti

Perchè?
Beh..forse è più facile fare il politico che lo statista..

politico è chi dice che è un successo personale la vittoria d’altri d’indubbia popolarità;

politico è chi dice che è un successo personale aver preso 2.200 voti a Ceccano dopo averne presi alle Comunali 8.457;

politico è chi dice che l’astensione è frutto del caso Marrazzo.

Statista è chi prende atto della decisione del popolo e si rimbocca le maniche perchè sa che può e deve migliorare la propria città, il futuro della propria gente, dei propri figli;

Statista è chi non perde tempo in inutili e sofiste dispute sul risultato delle elezioni;

Statista è chi non gioca sulle disgrazie personali di un politico e che consideri l’astensionismoun insuccesso di tutta la politica e non come successo proprio e sconfitta d’altri.

Le elezioni sono passate è ora di iniziare a costruire il nostro futuro, io voglio essere con voi fabbro del mio, del nostro destino e non voglio vederlo oscurato dagli interessi di pochi, bensì voglio che risplenda del lavoro di tanti.

Ad Maiora

Gianluca  Popolla

Parole, parole, parole – Buschini e Ciotoli, come Mina e Alberto Lupo


Quest’anno, alle incombenti elezioni regionali, avevo deciso di cedere alla tentazione di non votare più, finalmente, per protesta. Faccio qualche giro su internet, non basta, do un occhiata ai giornali,non ci siamo ancora, seguo da outsider, insomma, questa campagna elettorale, spenta l’indignazione per il “pasticciaccio” con le liste, per provare a capirci qualcosa e magari, come dicevo, iniziare a votare qualcuno, per qualche motivo.
Spiegare le mie idee politiche comporterebbe un dispiego inutile e fin troppo vasto di energie, anche perchè temo che il mio pensiero emerga, in modo abbastanza chiaro, in quello che, di solito, scrivo. Avrete capito che, in poche parole, sono un liberalsocialsta, riformista,  “un liberalismo,se così è lecito esprimersi,di sinistra”, quello di Popper, di La Pira, passando per Enrico Berlinguer, la tradizione democratica statunitense (Roosvelt), Walter Veltroni, Matteo Renzi, con una forte attenzione puntata verso i movimenti del Popolo Viola, un’attenzione che va da Marco Travaglio (che di sinistra non è) agli stimati Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris, il terribile visionario Giorgio Bocca, Eugenio Scalfari, Curzio Maltese e tanti altri.
Siccome ho,come dicevo, “tentazioni democratiche”, ho apprezzato l’idea del candidato Mauro Buschini, di mettere in rete, non solo i suoi movimenti sul territorio, ma anche una Videolettera alla quale inviare commenti ai quali Mauro Buschini risponderà, insomma un passo da gigante rispetto all’esempio traballante del tardivo antoniociotoli.com ed il suo comunque strabiliante successo (vedi i commenti super entusiastici). Mi siedo davanti al PC e mi gusto le videolettere, l’ultima, la terza, mi stupisce davvero. Molte parole, tutte eccellenti, idee e principi ottimi, nei quali mi riconosco, ottimi preamboli. E i progetti? Il concreto insomma, i contenuti, quando Buschini pensa a rivalutare il turismo nella Provincia di Frosinone, cosa ha in mente?

La mia va alla 5a città, per abitanti, della Provincia, più grande in territorio del Capoluogo, la città in cui vivo, Ceccano; che, nonstante uno dei  cavalli di battaglia di Ciotoli&Co (altro gruppo fecondo di proposte)  sia quello di  portarla in alto, mi sembra che, nei discorsi dei candidati alla Regione, manchi all’appello. Non voglio dire che il suo nome sia assente, anzi, spruzzarlo qua e là nei discorsi, è sempre un’ottimo modo di far pensare alla gente che qualcuno se ne stia occupando, ma ora siamo stufi; vogliamo progetti concreti, contenuti ,basta con le parole.

Buschini è un parolaio, ma evidentemente, nelle scuole di Partito della Provincia di Frosinone, insegnano solo a fare discorsi e slogan, dato che ormai, occorre avere un cognome “telegenico” per candidarsi ( per una sanità più FORTE, oppure con tanto di Margheritone gigante che ricorda una marca d’abbigliamento dell’imprenditore Matteo Cambi, la frase emblematica: il Futuro è FIORITO) oppure cercare uno slogan degno: per Foglietta il Centro sei tu- che, per adesso, è ancora vero ( io sto a sinistra), ma visti i precedenti movimenti tellurici di questo personaggio politico, mi vedranno costretto a farmi sempre più in là per continuare a dargli ragione (anzi probabilmente mi sorpasserà).

Sarebbe una critica blanda e satirica la mia, se rimanesse su temi marginali quali  i cartelloni pubblicitari (encomiabili strategie di marketing), ho fatto questo discorso per giungere ad una conclusione, Mauro Buschini è in parte giustificato, non è di Ceccano ( anche se qui c’è un comitato che promuove la sua candidatura), ma io mi chiedo con che faccia venga a chiedere il mio voto per il Turismo e per l’Ambiente, uno che ha fatto di Turismo e Ambiente i momenti peggiori del suo governo.

Insomma niente progetti per la mia città, “parole, soltanto parole” da chi ormai, può solo parlare. Mi rassegnerò a votare per protesta,

Buschini e Ciotoli non somiglieranno a De Gasperi e La Pira quanto piuttosto  a Mina e Alberto Lupo… “parole, soltanto parole, parole d’…..

Giovanni Proietta