Hai un momento, Dio?


di Chiara Sodani

Un giornalista, un microfono, un cameraman, una bottiglia d’acqua e due bicchieri pronti per essere utilizzati. Sembrerebbe quasi di essere spettatori di una  chissà quanto importante e seria intervista, da ascoltare in reverenziale silenzio.  E invece no. Sin da subito, l’incontro tra Alessio Porcu, direttore di TeleUniverso, e il Vescovo Ambrogio Spreafico, organizzato appositamente per presentare e discutere del libro di quest’ultimo, Dio sfida Giobbe? , si configurerà come una chiacchierata, tanto spontanea quanto suggestiva, tra qualche amico: l’intervistato, l’intervistatore e noi, ragazzi delle quinte classi.
Tanto per cominciare, tra una risatina imbarazzata e qualche colpo di tosse, Porcu ammetterà candidamente di  non aver letto il libro del mons. Spreafico, unendoci quindi a noi ragazzi nella sincera curiosità di sentir soddisfatte le nostre curiosità e domande sull’apparentemente inspiegabile comportamento di Giobbe, un uomo comune, di fronte alla grande sfida di Dio. Un atteggiamento saggio, sereno e rassegnato. Infatti, in uno dei più noti e suggestivi libri dell’Antico Testamento viene narrata la storia di un uomo a cui improvvisamente ed inspiegabilmente viene tolta ogni cosa. Ma partiamo dal principio: 

 

continua su: http://pietroalviti.wordpress.com/2014/03/17/hai-un-momento-dio/

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Vangelo del giorno…

Domenica: 
3 marzo 2013

Es 3,1-8a.13-15; Sal 102; 1Cor 10,1-6.10-12; Lc 13,1-9

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime.
Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Lc 13,1-9

La verità nascosta nel testo va scoperta attraverso una costante meditazione. Filo conduttore è l’urgenza della conversione.
Mentre Gesù invita le folle a cogliere i segni e a interpretare la storia, emergono due episodi causati dalla cattiveria dell’uomo e dalla violenza della natura. Il mistero della morte e del male fa vacillare la fede: perché Dio permette ingiustizie, violenze e disastri? Gesù dà una lettura sapienziale, pone due volte la stessa domanda e invita alla conversione. Il male non risiede nella sofferenza né nella morte ma nella persona che abusa della propria libertà.
Non sta in chi è affamato, sfruttato, violentato, ucciso, ma in ciò che spinge ad affamare, all’egoismo, alla prepotenza, alla ricerca del proprio profitto. Il peccato è presente in ogni uomo e ciascuno ha urgenza di conversione e redenzione.
La parabola serve a chiarire: il padrone (Dio) della vigna (Israele/la Chiesa) trova il fico (il popolo di Dio/ogni credente) sterile dopo tre anni e decide di tagliarlo, ma il vignaiolo (Gesù) chiede di curarlo ancora, nella speranza che porti frutto. Dio è paziente, la sua misericordia è dono per tutti.
C’è però chi la accetta e chi no. Egli concede un anno di grazia, perché cuore e azione si conformino a Cristo nostra Salvezza.
Il tempo concesso, però, non dura all’infinito. Per di più, il fico sterile non può sfruttare il terreno: ingombra e toglie il sole ad altre piante. Allo stesso modo, il cristiano che vive mediocremente sfrutta la grazia ricevuta, rendendola inefficace per sé e per gli altri.
La conversione nasce dalla consapevolezza della distanza da Dio e dalla decisione di invertire la rotta; è un ripensamento globale che parte dal cuore e trasforma la mente, perché la nostra presenza nel mondo sia segno dei suoi doni. Sono anch’io come il fico che sfrutta la terra senza portare frutti?

Parola della settimana: 
Pazienza

«L’economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto.» (Dei Verbum, 2)

Articolo tratto interamente da: http://www2.azionecattolica.it/