A scuola di Costituzione..


Rappresentare un gruppo, significa tutelare gli interessi di una moltitudine di persone e mediare, quindi, quegli aspetti della loro personalità che sembrano essere incompatibili: occorre fissare dei principi che garantiscano a tutti libertà individuali e sociali; il diritto a vivere libero in quanto essere umano e il diritto di professare il proprio credo, di esprimere le proprie opinioni ed anche il proprio indirizzo politico.

Non bisogna però dimenticare che l’aumentare dei diritti implica una restrizione della possibilità di goderne.

La giusta legislazione della disciplina delle libertà impone infatti che ci sia un meccanismo di bilanciamento (checks and balances) il quale in base ai criteri di ragionevolezza e proporzionalità cerca un punto di equilibrio tra i diritti e le libertà contrastanti: vale a dire che più interessi (includenti diritti e libertà) sono tra loro in conflitto e più limitazioni ad esse verranno poste.

Affascinante è il principio per il quale una norma che affermi un diritto è giudicata legittima:

-nel momento in cui garantisca l’operatività minima dei diritti confliggenti ovvero la possibilità di esercizio di un diritto e la tutela di un determinato interesse;

-inoltre dove sia accertato che non esista un altro strumento di legislazione in grado di limitare in maniera minore i suddetti diritti secondo il principio “less restrictive means”.

Meccanismi a dir poco venerandi e se pensiamo che sono stati stabiliti dai Nostri Padri Fondatori mettono in risalto la lungimiranza e la minuzia di un progetto che ancora oggi non può dirsi pienamente realizzato o meglio attuato.

Meccanismi allo stesso modo complessi e che non possono essere analizzati in maniera superficiale, come purtroppo oggi avviene sia da parte di noi cittadini che da chi dovrebbe concretamente attuarli: i politici.

Questo richiede un grande dibattito democratico, che deve trascendere le appartenenze politiche e che, arma a doppio taglio, deve definire da un lato i nostri diritti ma dall’altro i doveri a cui dobbiamo adempiere.

Un esempio concreto? Eccolo.

Nel momento in cui si parla di aborto abbiamo due diritti confliggenti: il diritto alla vita del nascituro e il diritto alla salute della donna gravida.

In questo caso è difficile stabilire una linea di confine tra comportamento legittimo ed illegittimo: sino a dove può essere tutelato il diritto alla vita del nascituro? Può essere tutelato anche nel caso di gravi rischi di salute della donna gravida?

Un conflitto difficile da dipanare che richiede delle posizioni aperte al dialogo o perlomeno non statiche su dogmi, religiosi e non, che portano all’impossibilità di un compromesso tra le parti.

Sì, compromesso, in questo caso è il termine più giusto: orribile sarebbe vedere l’aborto nelle mani dell’una e dell’altra fazione e l’alternanza di decisioni opposte porterebbe ad un fallimento poco proficuo.

Pertanto in questo caso sarebbe necessario stabilire quali misure siano universalmente o quasi riconosciute nell’ambito della questione, a grandi linee: come gli abortisti saranno d’accordo nel limitare la possibilità d’aborto in casi di stretta necessità, cosi gli anti-abortisti daranno il consenso ad una norma che fissi dei casi-limite nei quali è consentito abortire.

Non solo affermare i principi da seguire, ma definirli, stabilire i limiti della loro portata certficandone così la validità: è questo l’obiettivo della nostra Costituzione.

E sarebbe giusto secondo me, visto lo stato in cui vige la nostra nazione, insegnarLa nelle scuole: dalle elementari alle superiori, che sono i luoghi dove maggiormente vengono indottrinati molti ragazzi che la Costituzione non sanno nemmeno cosa sia…

Chi sta dalla mia parte?

Gianluca  Popolla

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Libertà? Sub lege – quei pareri insostenibili


Ognuno può dire quello che vuole?
No, secondo me, e non solo.
Se, da un lato, la nostra libertà di espressione è garantita nei limiti della libertà altrui secondo la morale o più semplicemente l’educazione, dall’altro, esiste uno scoglio duro che non è opinabile, il diritto, la legge, che tutti sono tenuti a rispettare indipendentemente dal loro parere in merito. Se tutti i pareri avessero ragione di esistere, ognuno avrebbe “il diritto” di dire quello che vuole (attenti anarchici, vale anche per gli altri) e avrebbe ragione di farlo. Nell’oceano dei pareri singolari, si pone un cardine fondamentale che tutti (anarchici, assassini, ladri e truffatori) siamo tenuti a rispettare, il testo della nostra tanto odiata Costituzione.
Seguendo un dibattito su Facebook (toni esclusi) tra gli amici Enrico e Riccardo, non ho potuto fare a meno, di cercare la XIIesima delle Disposizioni transitorie e finali, che, al giorno d’oggi, vale per entrambi, d’accordo o meno: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Aspettate che porti avanti il discorso e non giungete a conclusioni affrettate se siete intelligenti.
Naturalmente un testo di 139 articoli e 18 disposizioni, come potete capire, non è capace di dire tutto sulla legge; sulla Costituzione, per esempio, non c’è scritto altro in merito, ma come essa stessa prevede, nei giorni seguenti al 1 gennaio 1948, data della sua entrata in vigore, sarà scritto altro e così è stato.

Legge 20 giugno 1952, n. 645(http://www.miolegale.it/normativa/117-Legge-Scelba-l-645-1952-partito-fascista.html)
Art. 4 – Apologia del fascismo
Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità ideate nell’art. 1 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000. .
Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni .
La pena è della reclusione da due a cinque anni e della multa da 1.000.000 a 4.000.000 di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti è commesso con il mezzo della stampa.
La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’art. 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale, per usi periodo di cinque anni.


Perdonerete i riferimenti in lire e non in euro, ma sta di fatto che parlare bene del Fascismo è un reato e questo non lo dice Giovanni Proietta, ma la legge italiana. Altro discorso si potrebbe fare sui limiti del reato di apologia fascista ma non spetta a noi, bensì alla Corte Costituzionale che si è già espressa in materia, proprio dopo l’entrata in vigore della legge con sentenza del 16 gennaio 1957 connettendo più espressamente il citato comma 4 con la ricostituzione del partito fascista.
Ma a me non interessa approfondire, voglio piuttosto ribadire che non intendo accusare Enrico di reato di apologia fascista non tanto perché io non sia in disaccordo con quello che dice, anzi, quanto nel fatto che non sono legittimato a farlo perché credo nella ragione e nelle persona. La provocazione che lancio ad Enrico e a Riccardo, la lancio a tutti : E’ davvero un bene che, non tutti possano dire e fare quello che vogliono? Perché? E’ lecito che ci siano pilastri in discutibili a garanzia delle nostre libertà?
Secondo voi?
Giovanni Proietta

P.S: per poter parlare ed allo stesso tempo ascoltare bisogna fare un passo indietro, non credete?