Certamen Sallustianum 2012.


Carissimi!

Ex multo tempore  io non scrivevo su questo blog sede di un’intesa quanto importante campagna elettorale per le comunali della prossima settimana. Oggi voglio scrivere de rebus meis e della mia avventura, se vogliamo chiamarla così, a Teramo in occasione della gara di latino svoltasi sabato scorso. Emozione ed ansia nel partecipare, ut primus,  a un evento di tale portata. Sei ore di versione associate a un commento e analisi testuale su un capitolo della guerra giugurtina di Sallustio, scrittore abruzzese.  Non posso negare come una certa tensione mi sia venuta nel redigere questa versione, di per sé non difficile con dei “pezzi” ostici a causa dello stile sallustiano. 

Parlare oggi di cultura classica, parlare di lingua latina in questi tempi, sembra come essere imprigionati in un circolo vizioso ma in realtà c’è qualcosa di più: studiare il latino significa aprire la mente a una dimensione nuova in cui, la capacità di ragionamento è indispensabile. Significa, inoltre confrontarsi con una lingua a cui l’italiano deve tutto.  Molto spesso, alcuni affermano l’inutilità della lingua latina: mi dissocio completamente da questa affermazione, che dimostra, perdonatemi, una certa ignoranza. Il mondo latino o classico in generale ha una sua bellezza che nessun periodo storico, eccetto il Rinascimento ha potuto dare: il grandioso Cicerone ci ha lasciato trattati in cui ancora c’è attualità, Virgilio ha tracciato l’historia romana con versi meravigliosi, ricchi di pathos.  L’arte vive anche nella lingua latina: lo stile metrico del giambico, del senario, sono elementi sublimi a cui i poeti, si veda il Carducci, cercarono di afferrare. Oggi la cultura latina è minacciata: gli influssi di numerose lingue di natura non latina minano alla sopravvivenza di codesta disciplina: pochi sono i giovani a cui essa piace e non lo dico pro domo mea.  Nei licei viene trascurato, lo dico aperte verbis, la funzione della lingua latina capace di tessere documenti dalla portata eccezionale. 

La mia avventura al Certamen , indipendentemente dalla vittoria o meno, mi rimarrà nel cuore: l’aver partecipato a una tale gara mi ha fatto sentire vicino ai grandi di questa lingua capace di dare emozioni che solo poche altre cose possono dare. Le Muse, Calliope in primis, hanno guidato i poeti per lungo tempo così come Clio guidò gli scrittori. L’aver tradotto e reso in lingua latina un passo di un testo latino è stato “donum felicitatis ut adventus in quo est vita, veritas et gaudium”. 

Credo ancora nella lingua latina, credo ancora nelle versatili opere dell’Arpinate, così come in quelle del vescovo di Ippona: crediamo ancora in questa lingua, dono dolcissimo datoci pro salvezza nostra!

M.T.C

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