Se questa è partecipazione

DIstrazione


ImmagineCari lettori,
seguendo molto da vicino la querelle sul regolamento delle primarie del centrosinistra ho ravvisato alcune incongruenze rispetto ai proclami di apertura alla “massima partecipazione” che hanno preceduto la definizione delle regole per il voto del 25 Novembre riguardante la scelta del leader della coalizione.

Premetto che l’elettore, di qualsiasi matrice politica, non può mai essere considerato un nemico o visto con sospetto e che, nel momento in cui si rivestano cariche pubbliche, queste vengono sempre esercitate nell’interesse generale, non solo dei propri elettori: elemento ordinario del berlusconismo.

Le regole pongono condizioni condivisibili tra cui la dichiarazione di sostenere il progetto politico del centrosinistra, altre invece tendono ad una restrizione dell’elettorato passivo molto forte.
La legittimazione popolare è direttamente proporzionale al numero di votanti, restringerne il numero significa rivolgersi ad una nicchia di affezionati, tutt’altro che vocazione maggioritaria.

1) Per votare bisogna firmar la cosiddetta Carta d’intenti: il programma di Bersani modificato in parte dall’incontro con Vendola. 
Se non si condivide il programma di Bersani non si vota.
Personalmente non condivido, si sarebbe potuta trovare una soluzione migliore.
Negli Usa Obama non ha firmato la carta d’intenti della Clinton.

2)Occorre una pre-registrazione presso un luogo diverso dalla sede del voto.
Perchè non unirla alla votazione? Un’inutile complicazione burocratica.
Il ragazzo fuori sede dovrà rientrare due volte nel proprio comune per poter votare, tre col ballottaggio: una scelta che svantaggia i giovani universitari o i lavoratori fuori sede.
Nonchè la generalità degli elettori che avranno un’ulteriore step burocratico da superare (in un luogo diverso dal seggio!) rispetto le ordinarie elezioni politiche: una perdita di tempo che scoraggerà in molti: una mamma con due bambini nella maggior parte dei casi rinuncerà a votare.

3) I diciassettenni non potranno votare.
Peccato che nel 2013 la maggior parte di essi avrà 18 anni e potrà votare per la Camera dei Deputati: votare alle Primarie sarebbe stata un’ottima occasione per coinvolgerli in un progetto, e invece si è preferito chiudere il cerchio con il rischio di perdere il loro consenso nel 2013.
Le Primarie devono essere un luogo di sviluppo per la coalizione, di coinvolgimento, non di separazione, di nicchia.

4)Non è possibile la registrazione on-line.
Nell’era della spending review, dell’agenda digitale, del web come principale mezzo di comunicazione soprattutto politico si decide di ignorarlo: tipico di una coalizione progressista.
Nessuno si spaventi quando il movimento 5 Stelle assorbirà parte dell’elettorato puntando, intelligentemente, sull’agorà del terzo millennio.

5) Stravolgimento totale delle regole.
Doppio turno, pre-registrazione ed altri cavilli che rendono queste Primarie totalmente differenti dalle precedenti del 2005 e del 2009 basate sul turno unico, registrazione e votazione contemporanea.
Forse perchè il rischio che non vinca il designato (Bersani) c’è e come.
Magari non è così, ma così sembra.

6) Albo pubblico dei votanti.
Da verificare è il rispetto delle norme sulla privacy, d’altronde non esiste albo pubblico nelle elezioni politiche.
L’elettore che non vuole mettere al corrente l’altrui persona delle proprie convinzioni politiche è costretto a desistere dal votare.
Senza parlare del lavoratore che, cosciente della pubblicità del suo voto, rinuncia ad esprimerlo per timore di ripercussioni da parte del suo datore di lavoro.
Esiste l’annullamento del licenziamento discriminatorio certo, ma sapete in quanti casi il lavoratore riesce a dimostrarne l’esistenza: pochissimi, tant’è vero che la norma processuale mai è stata oggetto di discussione nella riforma del mercato del lavoro.
E inoltre, si dimostra un’incomprensibile paura del nemico: l’ex elettore di centro destra, in tal modo considerato un nemico, una persona da cui diffidare.
Nel diritto civile la pubblicità delle sentenze serve a rendere più grave il pregiudizio nei confronti dell’autore dell’illecito, sottoponendolo al giudizio negativo della società, qui è generato un concetto simile.

Paura di perdere le primarie, paura di vincere le elezioni politiche.

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