PD: Wi-fi e l’ambiente dimenticato


Da qualche giorno a Ceccano impazza il toto Wi-Fi: è nocivo?
Può causare danni alla salute? Sono solo ipotesi o abbiamo dati certi?
Sollevata in maniera fortuita dal Pd si è aperta una discussione che trascende il singolo tema posandosi su quella della coerenza politica di determinati soggetti.

Ceccano, infatti, da anni è avversata da problemi legati all’inquinamento: dell’aria (polveri sottili; Pm 10, Pm 2.5) ; dell’ acqua e del suolo (generati dal fiume Sacco come il tristemente noto beta hch) con molteplici e tragiche ripercussioni sulla salute dei cittadini.

Problemi ampi, complessi, che non hanno come unici responsabili vecchi e nuovi amministratori fabraterni, però pur sempre affrontati da questi con negligente e non trascurabile disinteresse, ai limiti dell’incompetenza direi.

Polveri sottili
Per combattere le polveri sottili si è ritenuto sufficiente fermare le auto per qualche week-end (misura obbligatoria per legge) e niente più; mentre per il fiume solo slogan, rimpiattini, scarica barile e totale immobilismo.

Fiume Sacco
Nel 2005 il nostro paese sarebbe potuto entrare bell’area emergenziale della Valle del Sacco (in cui siamo entrati nel 2009), ma non ci fu un funzionario, dirigente, amministratore comunale che si preoccupò di soddisfare la misura necessaria richiesta dal governo: la perimetrazione dell’area maggiormente sottoposta a rischio ambientale.

Palazzetto 
Sul Palazzetto dello Sport ancora tutto tace, ma sarebbe necessario che gli amministratori di allora ci spiegassero le modalità di assegnazione dell’appalto, nonchè della costruzione dell’edificio.

Il Pd (ex Margherita, ex Ds, ex Pds,etc..) che fa luce su un aspetto marginale perché non totalmente verificabile, dovrebbe chiedere chiarezza per le su esposte tematiche ed in particolare verificare se al proprio interno non ci siano soggetti responsabili in prima persona del peggioramento o perseveranza dei problemi tuttora esistenti, visto che alcuni dei suoi attuali componenti ricoprirono ruoli cruciali all’epoca dei fatti (vedasi giunte dal 1994 al 2012).

Questione di coerenze e di rispetto nei confronti dei cittadini, delle nuove leve e della sempre consacrata storia del partito.

Gianluca Popolla

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Dies irae, dies illa


Dies irae , dies illa”

Le parole dell’antico detto latino si adattano perfettamente all’articolo di quest’oggi: la situazione del cimitero vecchio di Ceccano.  Scrivo quest’articolo perchè ciò che si può vedere nel nostro cimitero è davvero penoso e senza giustificazione.  A quanti si sono recati in questi giorni si è presentata davanti  una scena quasi da inferno: girando per le stradine sotto l’ombra dei cipressi, anche lo spettatore più distratto può notare come alcune tombe siano in condizioni veramente pessime, alcune addiritura profanate.  C’è un punto che colpisce  e offre l’immagine più drammatica di questo abominio: tombe ricoperte da erbacce, riconoscibili solo per una croce, solo per un simbolo, dimenticate da tutti e da tutto. Ecco solo un simbolo, il simbolo della morte e della vita che qui, putroppo, è solo morte.  Come possiamo non elevare un grido, una supplica dinnanzi a questi fatti? La nostra voce non può non parlare nel guardare queste bare , noi non possiamo pemettere che questo accada. Anche il non credente, nel ammirare questo tristissimo spettacolo, si unirebbe a questa causa: la rinascita del cimitero come luogo VERAMENTE DI PACE. Ecco perchè dobbiamo fare forza, non dobbiamo far sì che  esse finiscano per sempre nel dimenticatoio giacchè ne vale il rispetto per l’anima defunta, di qualunque epoca, di qualunque ceto sociale. Povere anime defunte troveranno, almeno su questa terra, un dolce e placido gaciglio ? A voi la risposta.

Giancarlo Ruggiero

Un Cambiamento positivo – Che fine ha fatto Fabrateria Vetus?


Ricominciare…

Da mesi sono tartassato da questo dubbio: cosa vuol dire ricominciare?

Ho visto molti programmi, sentito tantissimi convegni ed altrettante manifestazione; tutti che parlavano di <<ricominciare>>.. Ma da cosa?

Il vero significato di questo vocabolo secondo me è ammantato dalla realtà odierna, satura ormai di un’inutilità fatta di talk show, rubriche e reality. Questa però è tutt’altra storia.

Riprendiamo il discorso. Ricominciare premette un cominciare, interrotto durante il cammino per poi essere ripreso; ora cosa abbiamo cominciato in questo paese che poi si è interrotto nel cammino? Il paniere di “start and stop” che abbiamo in cronologia è immenso. Si pensi solamente alla sanità a Ceccano: due ospedali immensi e ben funzionanti, un manicomio e un centro di riposo. Ora è rimasto un piccolo pronto soccorso. Haut ignota loquor (dico cose ignote)?

Non voglio entrare in merito del problema della “mala sanità”, come si dice oggi giorno, dato che era solamente un esempio, ma voglio entrare, invece, nel merito della seguente questione: perché a Ceccano, città secondo me con un grande potenziale, abbiamo tutto ma non lo usiamo o non lo usiamo bene?

E questo spreco è tanto colpa dei nostri “politici” quanto di noi stessi che a volte preferiamo rimanere immobili a vedere tutto scorrere invece di agire, dicendo con la solita nenia “Vabbè che ci fa, è sempre stato così”. Se un paese non funziona non vuol dire solamente che non ci siano bravi politici al governo ma che anche la popolazione non fa il suo dovere come cittadini e come elettori.

Sentirsi “ceccanese” non basta ad elevare lo status culturale-conoscitivo della città, anzi secondo me serve solo ad obnubilare le nostre colpe di non far nulla pro civitate. Si prenda ad esempio la vita ceccanese. Essa sta diventando un vero e proprio stillicidio di monotonia e d’ imbarbarimento. Nessuna rappresentazione teatrale, nessun concerto, nessuna presentazione di libri o conferenze culturali, nessuna visita guidata dei due castelli. I nostri avi ci hanno lasciato una città grandissima e bellissima e noi piano piano la stiamo demolendo, facendola diventare un monotono hotel, anzi una casa di riposo. Fabrateria vetus che fine hai fatto? Emendare gli errori commessi è difficile, ma prima di tutto correggiamo i nostri; applicchiamoci per aiutare Ceccano per sentirci veramente e giustamente fieri di essere ceccanesi.

Il famoso attore Massimo Troisi in un suo film diceva: “Ricomincio da Tre”, perché in tutta la sua vita tre cose gli erano riuscite bene; noi potremo dire lo stesso?

Pierfrancesco Gizzi

La battaglia di Marco e la nostra


Marco Massa è un cittadino ceccanese come tanti, che vive, come tutti noi, Ceccano, nelle sue peculiarità, nelle sue contraddizione. Come tanti non direi, sarebbe più giusto dire che si tratta davvero di una bella persona, non per piaggeria, che sicuramente rimanderebbe al mittente con qualcuna delle sue battute caustiche ma perché al suo interno nasconde o meglio resta nascosta una storia che, secondo noi, merita di essere raccontata.
Facciamo un passo indietro.
Il 21 novembre 2003 nasce suo figlio: “…era un bambino come tanti, sano, anzi sanissimo, uscito dall’ospedale con il massimo nella valutazione delle capacità psico-motorie […] le prime parole, i primi sorrisi” un figlio che, insomma, stava cominciando a dare le prime piccole grandi soddisfazioni ai propri genitori, una storia come tante.
Quel “maledetto” 3 settembre 2005 la vita di Marco cambia, insieme a quella del figlio. Da quel giorno, infatti, ci sono dei comportamenti insoliti da parte del piccolo: “ non parla più, non fa più niente”; non è più come prima, aggiungiamo; a causa degli effetti del vaccino tetravalente quel bambino diventa autistico.
Qui inizia la battaglia di un padre che in nome della vita di suo figlio si ritrova a combattere con le istituzioni, come un cavaliere contro i mulini a vento dell’immobilismo della politica, si arma di una fervente volontà, combatte e non si arrende . Dapprima con la “forza della disperazione”, come egli stesso ci ha confessato, poi con la precisione e gli strumenti del cittadino informato, attento, che non si fa irretire nella burocrazia, l’arma ceca e sadica con cui le istituzioni impietosamente si comportano anche di fronte a casi come questo.

Per ottenere il rispetto della legge 104 che tutela tutte le persone nella condizione di suo figlio, non basta rivolgersi agli amministratori, inutile tentare di creare una fattiva alleanza, Marco deve lottare e lo deve fare senza l’aiuto di nessuno, o meglio, con l’aiuto di “ quel 10% di persone che, accettando di aiutarmi, hanno valso, con il loro lavoro, più del restante 90% disinteressato alla mia storia ”.

Contro tutti, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, solo per fare valere i diritti suoi e di suo figlio.
Tenere una maestra al suo posto, comprare medicine specifiche da farmacie internazionali, assistenza continua,farsi avvocato di se stesso, libri, tanti libri, dal Codice Civile alla Letteratura sull’Autismo, tentare sempre l’impossibile come contattare i più illustri studiosi, come provare terapie innovative e differenti, essere costretti a comprare acqua potabile per garantire al proprio bambino la vita. Costretti da cosa? Perché?
Perché suo figlio quell’acqua non la può bere, non ci si può lavare e non può neanche mangiare cibi cucinati con quell’acqua, e non stiamo parlando di un qualsiasi villaggio del Terzo Mondo, dove la gente è costretta dalla sete, a bere nelle pozze inquinate e morire, ma di quell’acqua che esce tutti i giorni dai nostri rubinetti, che spesso inconsciamente usiamo: l’acqua di Ceccano.
Non lanciamo nessun allarmismo, parliamo di dati oggettivi, di verità perché anche a noi, come a Marco, piace “incontrare persone che vanno avanti con la verità”, non rimaniamo muti di fronte a tale scempio.
Dobbiamo tenerci alla nostra vita e a quella dei nostri figli,perché non c’è niente di più prezioso (molto più di quei metalli purtroppo poco rari nel nostro Fiume e nelle acque dei nostri rubinetti) che la nostra vita, e noi continueremo a gridarlo.
Così sentenzia il medico, sulla situazione del bambino: “l’aggravamento delle condizioni infiammatorie e neurologiche se esposte a fattori ambientali scatenanti processi ossidativi, tossicologici ed infiammatori quali metalli pesanti (asbesto? Eternit?) e agenti allergeni di qualsiasi natura.
E se è vero, come è stato detto, che una società si giudica dal grado di attenzione nei confronti dei diversamente abili, dobbiamo fare un applauso per ogni singola goccia di arsenico, di piombo, di metallo pesante, che rende speciali le nostre pietanze, e l’aroma che ci avvolge, usciti dalle nostre docce

Marco dice che suo figlio ha portato un cambiamento in positivo nella sua vita, facciamo che lo porti anche nella nostra.

Da un’intervista ad opera di

Gianluca Popolla e Giovanni Proietta

http://www.cogitanscribens.wordpress.com