La religione e il diritto: l’un contro l’altro armati?


Carissimi!

Il titolo già è emblematico e richiede una particolare attenzione sopratutto in questo tempo in cui la tematica religiosa assume diversi connotati e tante sfumature e lo stesso diritto, pupilla di Dio sulla terra come Kant lo definiva, sta perdendo quella sua dimensione che è quella di dare certezza e di verità. La religione, si sa, è pietra miliare da ogni tempo: ogni popolo ha avuto una sua particolare predisposizione per le tematiche religiose, come risposta alle domande che affascinano: dal politeismo delle religioni più antiche, all’ideale cristiano radicato da quel messaggio nuovo e vitale che quel Gesù di Nazaret portò con sé usque ad mortem in croce. E’ da pur rilevare che il diritto, quella fatica del concetto, ha sempre avuto un suo vincolo con la religione tanto che nell’esperienza romana, la prima giurisprudenza si innesta con i pontefici massimi e solo dopo con i “prudentes”. Lo stesso sovrano, il rex, “colui che decide sullo stato di eccezione” ha avuto una sua particolare aura religiosa, tanto che con le cerimonie imperali, ufficiate dal Papa (l’ultima a Bologna da parte di Papa Clemente VIII a Carlo V), sono sempre state improntate alla cerimonia dell’unzione che vediamo bene essere usata nei riti spiccatamente religiosi come il sacramento della confermazione o dell’unzione degli infermi. Dunque, dicevamo del rapporto che il re, inteso come titolare del potere, assume verso la religione: una teologia politica dunque? S. Agostino ci avverte: non est potestas nisi a Deo che da un  lato pone una riflessione sulla presenza costante, nel mondo del diritto della sovranità e dall’altro spiega come il titolare del potere sia legato verso quella Lex divina da cui egli trae, il fondamento (ma non ogni elemento di quest’ultimo!) e verso un dovere di protezione del suddito. Un rapporto questo, certo non facile spesso connotato dal richiamo di posizioni antitetiche, da un rapporto problematico in cui, come notava Orlando, si scinde dalla prospettiva della parità tra lo Stato e il suo elemento personale cioè il popolo. Ma questo è su un altro settore che era bene sfiorare senza però lasciarci prendere il sopravvento. Dunque la religione e in particolare quella cristiana (senza affermare che le altre siano di portata inferiore). Lucidamente Hegel, affermava che con il cristianesimo compare per la prima volta il termine persona nella sua fisicità, senza appartenere a quella particolare comunità di individui. Proprio la persona, il significato di questo termine, è tipico del diritto che parla di persona, come “quell’individuo a cui è possibile imputare le proprie azioni” ovvero di “quell’individuo titolare di diritti e doveri” ovvero di “colui che ha una propria dignità”. Vediamo bene, dunque, che vi è già da questa prima battuta uno stretto legame tra diritto e religione. Il concetto di persona, dicevamo, è cristiano:l’invocazione, all’inizio della S. Messa alla presenza triplice di Dio in tre persone è già segno evidente che il termine persona nasce dal cristianesimo per poi essere traslato alla filosofia e quindi al diritto. Abbiamo utilizzato questo termine dunque che non significa solo un rapporto di individualità e di fisicità in senso totale. Non solo noi possiamo dire: Tizio è persona perché è viva, perché ha un corpo, perché è alto e\o basso, ma perché è “titolare di diritti e doveri, che  lo fanno inserire nella prospettiva della comunità statale in cui l’individuo deve sentirsi protetto e cercare di praticare una vita che lo porti al bene comune”.  Dunque vediamo che il rapporto sembra essere di facile lettura, ma è proprio così? Certo la religione da sempre ha portato a conflitti: si giustificavano guerre e attacchi, in nome di Dio: la prospettiva occidentale oggi è andata oltre questo e troppo spesso rinnega la religione in nome di una completa e totale laicità. L’Europa, si noti, è permeata dall’elemento religioso: dal cristianesimo nelle sue articolazioni che concorrono, al pari del progresso tecnologico, della crescita mentale del soggetto, a connotare quella realtà, per non cadere nella prospettiva di una frettolosa Europa,  in cui le lotte si faranno, è un rischio che possiamo correre, sempre intense in nome della religione. E’difficile, ma non impossibile, cercare una soluzione a questo: i fenomeni migratori oggi toccano l’Occidente in maniera sempre nuova: individui che cercano qui una casa, che cercano la pace, la serenità e troppo spesso si sentono esclusi, minacciati, in quelle che, definiva Virilio, oggi sono città panico in cui si assistono a fenomeni di violenza in nome anche di un simbolo religioso. Si veda la vicenda del giudice Moore nel 2001 accusato di aver fatto costruire una statua, dei Dieci comandamenti, che avrebbe violato la laicità dello Stato. Ma il rapporto dunque è di essere l’un contro l’altro armati? O bisognerebbe cercare un “medium” , una visione improntata, seppur tra le diverse opinioni, a vedere diritto e religioni abbastanza vicini tanto da essere “forza” e “collante” della nostra natura umana? Ebbene sì, la risposta vuole essere positiva.

Sappiamo che lo Stato democratico è tale, quando riconosce i diritti dell’uomo. Espressione questa fortissima, pericolosa nello stesso tempo:  abbiamo detto prima che l’uomo ha sua dignità e che questo concetto nasce dalla religione come attributo, anche della religione. Se uno Stato riconosce un valore pregnante ai diritti umani e se la religione, per prima nei secoli passati, ha riconosciuto l’uguaglianza, vediamo che c’è un nesso tra diritto e religione: una fonte pre-genesi.  Visione troppo riduttiva? Non del tutto, perché grandi studiosi, riconoscono che ci sono dei diritti morali (per tutti Habermas), che trovano una loro vicinanza con la religione, che trovano una loro collocazione nell’alto scarno delle costituzioni (art 13 s.s per fare l’esempio della nostra). Dunque la vicenda può essere chiusa qui?  Non del tutto: Hegel avverte che il simbolo, in quanto simbolo, ha una duplice dimensione: quella del significato e del significante che appare come portatore di diversità e di contrasto. Possiamo pure porci un’altra domanda: la religione è dunque portatrice di violenza? Si rinnega dunque quel valore della uguaglianza predicata? E il diritto allora cosa può fare? Ecco tre domande fondamentali, solenni e di non facile risposta. Cerchiamo di darne, faticosamente una risposta. La religione, è un elemento unificante: pensiamo a un gruppo religioso che predica questo o quel credo religioso che obbliga i fedeli a professare, in un certo modo la propria fede e pensiamo al diritto, invece, che cerca una sua funzione generale, una sua funzione di generalità, di applicare la giustizia, senza tener conto di questa o di quella fede giacché “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua o religione” (art 3 comma 1 della Costituzione). Ecco richiamo allora, la nostra bella costituzione che ci aiuta a cercare di superare questo problema: focalizziamo l’attenzione sugli art 19 e 20 del testo. Nel primo si riconosce la libertà religiosa, nel secondo si riconosce l’associazionismo religioso purché le associazioni “non (siano) causa di speciali limitazioni legislative”. Dunque si riconosce, ed è una libertà, di professare la propria fede a patto che essa non abbia motivi contrari alla legge e altri elementi come ben nota l’art 20.  E come non fare riferimento all’art 8? “Tutte le confessioni religiose sono uguali davanti alla legge: le confessioni religione diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi (…) in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”. Ecco da questi tre articoli della Costituzione, si evince, cercando di fare un piccolo schema.

1) Una particolare attenzione del nostro costituente alla tematica religiosa 

2) Un riconoscimento dell’elemento religioso purché sia lecito e sia garantito a tutti (cfr capv art 19)

3) Il principio “super partes” del diritto e dell’ordinamento (cfr art 3 comma 1)

Dunque l’ordinamento non può non tenere conto dell’importanza religiosa giacché è innata nel uomo, così come, per riprendere Aristotele l’idea del bello e del brutto: la religione è un “dono” che viene dato a ciascuno di noi, nessuno escluso, affinché possiamo affacciarci nella prospettiva del mondo con speranza. “Spe salvi facti sumus” avverte S. Paolo: la speranza è valore religioso e morale e del diritto in una certa misura. Perché del diritto?  Perché la sua funzione è quella di arrivare a una concordia di popoli, per far sì che si produca la pace così da far riecheggiare quel “opus iustitiae pax” del profeta Isaia. Diritto e giustizia, dunque, per una valore che è anche religioso. Possiamo quindi aver risposto alle domande che ci siamo poste? Ebbene, seppure in maniera imparziale, sì: il diritto lasci spazio alla religione, tematica cara al già citato Hegel nel suo “Spirito soggettivo” e la religione si contenti di ciò, senza dover prendere il sopravvento in una società ove il rispetto tra le culture è elemento vitale, di primaria importanza per la concordia del mondo. Solo così e cioè con la concordia (utopica? Spero proprio di no) tra religione e diritto che si potrà cercare di far sì che quel tanto sospirato collegamento tra Atene e Gerusalemme, tra Occidente e Oriente, riprenda e cerchi, pur nel rispetto delle diversità, di trovare il bene della pace. Il Mare Mediterraneo, ritorni a essere “essenziale principio dei corpi e dello spirito”  in cui fede e ragione, diritto e religione non si facciano una guerra in cui tutti sarebbero vinti ma che invece, riflettendo cerchino, di essere portatori di un messaggio di speranza, verso la pace e la libertà.

G.R.

Annunci

One thought on “La religione e il diritto: l’un contro l’altro armati?

  1. Bellissime parole di conforto! Si vede che c’è una luce promettente in quello che lei scrive. L’Italia non dovrebbe essere così restia all’entrata degli emigranti nel nostro Paese giacché è sancito negli accordi Europei che si deve dare sostegno e aiuto a tutti i rifugiati per motivi di guerra. Purtroppo questo non viene capito. Anche sotto un’ottica cristiana questo atteggiamento se vogliamo è sbagliato: Siamo tutti fratelli e sorelle sotto lo stesso cielo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...