Ci sono cose che mi/ci offendono di più


grillo vs grilloCi sono cose che mi offendono di più rispetto alle cretinerie di un leader urlante. Ci sono freni ben più imponenti, montati in nome del mio, del nostro essere ciociari. Una patina sedimentata negli anni cui la piccola pagina scritta da Beppe Grillo non va che ad aggiungersi, timidamente.  Non per questo eviteremo di criticarlo soprattutto poi per aver creato un movimento autarchico a sua immagine e somiglianza, impermeabile alla critica interna ed esterna. Duri, puri e intransigenti come vagoni che si infrangono contro il muro altrettanto intransigente della realtà.  Ci sono cose che mi offendono di più. Come l’arroganza e il provincialismo diffuso di tanti concittadini che esportato come sintomo endemico di un’intera, antica regione nasconde tutti i passi fatti per emanciparsi dallo stigma di rozzi, incolti d’Italia quando la Ciociaria ha prodotto nel suo recente passato (ogni elenco sarebbe parziale) scrittori di livello internazionale come Giuseppe Bonaviri e Tommaso Landolfi, nonché buona parte di quella leva cinematografica che ha reso la letteratura italiana su pellicola degna di essere studiata in tutto il mondo. Una terra, aggiungerei, che produce tuttora eccellenze degne di nota a cui sarebbe interessante chiedere quanto ha pesato o giovato, nel proprio cammino, l’essere ciociari. Proporre una comica ipotesi di eugenetica ciociara fa sorridere (sarebbe questo un razzismo al contrario) né tantomeno sembra interessante ripetere la cronologia di pregiudizio costruito negli anni (dal “Manfredi” barista di Ceccano in giù). Tutto ciò per un motivo semplice. Il video di Grillo ha un lontanissimo grado di parentela con tutto ciò. Ci sono cose che mi offendono di più. L’arroganza di quei politici che cancellano dalle proprie biografia i passi falsi, come quei membri del m5s che hanno rimosso l’oggetto della discussione. Dovrebbero imparare che s’impara,  sbagliando; che redimere la propria fedina politica può servire solo ai fanatici dell’estetica. In politica i problemi non si guardano, né si dimenticano, semplicemente si risolvono, consumandosi nei tentativi. Questo almeno dovrebbero averlo imparato visto quanto predicano da mesi. Può un movimento prodotto per cambiare tutto  essere nato col difetto di fabbrica della propria imperturbabilità, progettato com’è per non cambiare mai? Si può pretendere, ancora, una rivoluzione se non si è capaci prima di mutare se stessi? E’ legittimo chiedere delle scuse, consigliare un cambio di rotta senza essere insultati oppure bisognerà aspettare che emendare le proprie colpe diventi di moda come dire basta alla casta? Due domande che vanno ad accrescere le pagine della critica antigrillina. Unire alla nostra feroce volontà analitica il prurito provocato da un video innocente e i suoi piccoli proclama, invece di lasciarlo alla gogna del dimenticatoio è fare il favore del nostro duplice nemico che intanto beatamente ignora i propri accenti illiberali puntando l’attenzione sugli altrui difetti.

Vittorio Gapi

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