25 aprile 1945, 25 aprile 2013.


Carissimi!

Perdonerete il ritardo con il quale oggi io mi presento per scrivere su una data la cui eco ancora perdura nella mente e negli animi di quanti possono definirsi partecipi di codesta vicenda. Ieri in una armoniosa giornata di primavera l’Italia ha ricordato la festa della liberazione. Sono passati numerosi anni ma ancora s’ode quel richiamo dolce e vivo alla libertà, una libertà che era stata negata per oltre vent’anni ma che tuonò in quel 25 aprile del 1945 per tutta l’Italia. Non starò qui di certo a prendere nota contro quanti, per una valutazione forse bieca non guardano all’importanza di questa ricorrenza, ma vorrei solo ricordare il tema pressante che accompagna questo giorno: la libertà.  Per chi studia materie giuridiche, il tema della libertà è un tema faticoso, irto, la cui trattazione non è di facile lettura: una libertà o tante libertà? Il principio è univoco ed oggi nella festa della liberazione assistiamo al suo trionfo: facciamo sì, autocritica di taluni errori che possono essere capitati, dei modi in cui si è arrivato a questo vento novello di pace e di serenità ma quanto è accaduto, è accaduto per una reazione alle scelleratezze di quanti, imbevuti dal potere, s’erano lasciati andare a comportamenti destinati a soccombere prima o poi. Il potere del popolo, si sa, è un’arma a doppio taglio: esso elemento vivo di quello che viene chiamato “Stato” è capace di ribellarsi, modificando il sistema: andrebbe quindi disciplinato, la sua forza attutita? Noi dissentiamo da quanti hanno codesta idea e attribuiamo tanta rilevanza al popolo, titolare della libertà.  La festa che ieri l’Italia tutta, da Milano fino a Trapani, ha commemorato, non è un semplice ricordo, quanto una conquista, conquista dei ciò che era stato perso ma non dimenticato.  Taluni è vero, non hanno correttamente svolto quanto a loro era stato affidato: l’eccesso di potere colpisce entrambe le parti ed è il senso civico a dover far riflettere ed ad ammettere in un franco quanto solidale dibattito i perché e i quando. “Libertas magna in homine est. Non homo sine liberate esse potest”.  Mi ricorda questo angoscioso tema di sentirsi “liberi” il grande Tacito e nell’ambito a noi più vicino il grande Vittorio Alfieri che nel più celebre sonetto “Tacito orror di solitaria selva” enuncia il principio della libertà contro il secol vile. La storicità, carissimi amici, di codesto tema cioè della libertà, è un tema antico ma attuale ed è diletto all’animo poterne parlare sopratutto in queste occasioni di siffatta letizia in cui la fratellanza e l’armonia devono sussistere. La nostra bella Italia soffre di tanti mali: la crisi che affligge, la crisi della politica: che essa trovi in questo giorno (cioè ieri) quello spirito vittorioso che è proprio della terra cantata dai sommi. La libertà oggi quasi ci è negata: non già come accadeva nelle monarchie assolute, quanto siamo noi stessi che poniamo agli altri limitazioni della libertà con polemiche inutili e sterili finalizzate solo ad arrecare fastidio o molestia verso coloro che noi chiamiamo come nemici e non come fratelli. “Fratres sunt qui in libertate pedes eorum ducunt”: la libertà ci rende dunque fratelli, capaci di porre sentimenti di gioia e di gaudio perché la libertà è nostra.  Non possiamo celare il dispiacere nel quale versano coloro che si sentono negati della libertà, coloro che spersi nell’orbe a gran voce dicono: libertà! Libertà. La cosa è terrificante e siamo quasi inermi, diciamolo francamente, di ascoltare questo pressante richiamo e sovente anziché porre in questa missione che è nostro dovere, litighiamo sulla nostra di libertà, negandone i presupposti cercando di addurre chissà quali pseudo argomenti i quali sono costruiti su castelli di sabbia che il vento del presente spazza via. Abbiamo dunque fatto quanto è dovuto per assicurare non già a noi stessi ma a coloro che ne sono privi , questa angoscia di libertà? Non ne abbiamo una risposta.

Dunque, noi salutiamo questo giorno come di ricordo e di serenità: pace ai morti, pace ai vinti e ai vincitori. Nell’ora in cui saremo polvere, guai a colui che avrà negato a libertà ai suo simili! La libertà, carissimi, è un diritto a cui tutti siamo chiamati: nessuno si senta escluso, tutti partecipate alla libertà. Essa vi compenserà con abbondantissimi frutti!

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