Ceccano: mancate sorprese post-elettorali


ImmagineLa fase post-elettorale ha lasciato la nostra città con più dubbi che soluzioni, interrogativi che intatti permangono da anni sembrano destinati ad un lungo e deleterio soggiorno nelle nostre vite.
Il primo anno della ‘nuova’ giunta non hanno sortito quelle risposte che, con la candidatura di un soggetto nuovo proveniente dalla società civile quale Manuela Maliziola, in molti si aspettavano.
Nulla di nuovo sotto il sole, o meglio, qualcosa di nuovo c’è, ma niente è cambiato o sta cambiando.

Se si approfondisce l’analisi, e ci si lascia alle spalle la superficialità degli avvenimenti si capisce come si stia verificando niente di più prevedibile: una figura credibile e di buona volontà, così il sottoscritto ritiene il Sindaco, è poco per smuovere un sistema incancrenito dotato di profonde radici.

Perchè il male atavico del nostro paese è l’assenza di partecipazione, della condivisione di idee e di un dibattito sano sul bene e per il bene di Ceccano.

Nonostante l’intento del primo cittadino nel senso di una politica partecipata, i risultati stentano ad arrivare; ancora in bilico la situazione sulla diretta web del consiglio comunale, la prospettiva di avere un bilancio partecipato (in cui i cittadini decidano verso quali servizi impegnare una parte del capitale comunale fabraterno) è ancora remota.
Neanche la consuetudine elettorale degli incontri con le associazioni di rappresentanza è stata mantenuta in vita.

Ma era prevedibile.

Ricordiamoci che lo stesso Sindaco che ha prospettato il cambiamento connotandolo nel senso della condivisione con i cittadini di scelte politiche cruciali per il nostro futuro, ha in più occasioni riconosciuto l’ottimo lavoro compiuto dalla decennale amministrazione Ciotoli.
Qui le radici, qui le basi dell’attuale fallimento.

La contraddizione era ovvia, non si può essere e non essere allo stesso tempo; e quando sotto elezioni si produce un’evidente antinomia nelle dichiarazioni è logico che ad essere sacrificati saranno i buoni propositi.

La natura non fa i salti, la politica ancora meno, chi è benedetto dai ferventi sostenitori della chiusura oltranzista alla città, non può il giorno dopo costruire pareti di vetro a Palazzo Antonelli.

La maggior parte della colpa, però, va a noi, che crediamo di più a un loro cambiamento che alla nostra possibilità di essere decisivi nel cambiamento del paese.

Gianluca Popolla

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