Sciogliere nodi…


Mc 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 
Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno.Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Da Tiro verso Nord sino a Sidone, poi verso la Decapoli, a sud-est della Galilea: uno strano itinerario quello percorso da Gesù per raggiungere il lago di Tiberiade.
Marco, nel racconto scarno ed essenziale, non ne dà le ragioni.
Sarà un allontanarsi dall’ipocrisia farisaica (Mc 7,1-13), per annunciare l’universalità della sua missione? Un viaggio in territori pagani dice che la salvezza è per tutti.
La guarigione del sordomuto avviene fuori dai luoghi consueti, in zone ancora oggi scenario di conflitti, ove per incapacità di ascolto domina la totale incomprensione.
Il mondo, anche quello “cristiano”, è in gran parte afflitto da questa grave “patologia”. La molteplicità dei mezzi e la facilità dei collegamenti  paradossalmente condizionano la qualità della comunicazione, banalizzano le relazioni umane, rendono sordi alla Parola. La globalizzazione non va verso la solidarietà.
«Gli portarono un sordomuto…»: si tratta di aiutare un emarginato, di dar voce a chi non ha voce perché non può sentire.
È un anonimo, come gli altri personaggi del racconto, simbolo del non-credente o di chi è sordo per indifferenza ed il suo cuore non ha nulla da dire.
Questo Vangelo parla all’uomo di oggi, ripiegato sui suoi problemi, chiuso nelle sue paure, in solitudine tra la massa.
Gesù lo accoglie, lo sottrae alla folla, instaura un rapporto personale, si lascia percepire con gesti sensibili che intercettano la sua capacità di comprensione, stura le orecchie, scioglie la lingua perché parli correttamente, ha compassione e, in unione col Padre, lo ri-crea: «Effatà», «Apriti!». Apri cuore e mente, apriti alla Vita. Chi spalanca le sue porte a Cristo può narrare con stupore: «Ha fatto bene ogni cosa».

 Dalla Caritas in Veritate: 

Un sostegno fraterno per gli oppressi secondo l’esempio di Cristo: «Si pensi anche alla condizione dei profughi, degli immigrati, degli anziani o dei malati ed a tutte le svariate forme che richiedono assistenza, come nel caso dei tossico-dipendenti: persone tutte che possono essere efficacemente aiutate solo da chi offre loro, oltre alle necessarie cure, un sostegno sinceramente fraterno» (Centesimus annus, 48).

 

Tratto da http://www2.azionecattolica.it/leggi-medita/xxiii-domenica-tempo-ordinario-0

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